
Originariamente Scritto da
Bisentium
I sentieri della globalizzazione islamista dal Caucaso all'Asia centrale
di Piero Sciacca
Fiamma Futura
Dopo l'ennesima strage dei nostri ragazzi di stanza in Afganistan è nostra intenzione andare oltre la solidarietà e il cordoglio di rito aiutando i nostri amici a capire le motivazioni profonde di un conflitto per cui sono state sacrificate delle così giovani vite. Parliamo dunque di Caucaso e Asia Centrale ovvero monti steppe e deserti, luoghi tra più suggestivi della terra, con un fascino arcaico e selvaggio che sembra immune ai cambiamenti epocali della nostra era moderna; scenari perfetti per chi silenziosamente già da alcuni decenni intende costruire delle basi dalle quali diramare una rete internazionale che oggi mira alla conquista del potere dell'intero pianeta, ovvero l'integralismo islamico. Oltre 15 anni sono passati da quando le tesi del politologo Samuel Huntington illustre docente dell'università di Harvard, aprirono un acceso dibattito; già allora, infatti, l'illustre politologo prevedeva che il destino dell' umanità non si sarebbe più giocato sullo scontro delle ideologie o degli stati ma su quello di civiltà diverse tra loro, una lotta tra le identità, ovvero tra quelle società appunto che si riconoscevano per cultura, costume e religione in una specifica tradizione. Huntington sintetizzerà questo concetto nel termine inglese clash of civilizations. Lungi dall'essere un ideologo della destra radicale già anni orsono il politologo di Harvard aveva però di fatto concordato con alcune tesi della destra identitaria europea. Ma in tempi di lobby finanziarie sovrannazionali come ormai sappiamo, nulla possono valere tutte le voci che osano contrastare il dio denaro, così alle volte anche ciò che può sembrare solo fanta-politica dei peggiori fumetti, si realizza, si concretizza in personaggi come Bin Laden che segnano appunto la fine e l'inizio di un ciclo dell'umanità, quello dell'integralismo islamico, che come un avvoltoio si aggira sulle ferite di un impero occidentale(Europa, Stati Uniti) in agonia. L'Afghanistan più di ogni altro paese islamico al mondo è l'esempio emblematico di questo passaggio epocale che segna la fine dei grandi scontri ideologici tra stati, mettendo in luce la nuova realtà internazionale fatta di confronti tra civiltà. Mai come in Afghanistan infatti Russi e Americani figli della medesima civiltà europea dopo essersi scontrati tra loro adesso si ritrovano alleati contro un nemico comune come l'Islam, che rappresenta non più un ideologia, ma un identità dalle radici culturali avverse a tutto ciò che ha espresso nel corso della storia la civiltà europea. Così oggi il nemico sottovalutato ed usato a secondo delle occasioni a favore degli uni o degli altri adesso gode della debolezza di entrambi, una debolezza che è costituita essenzialmente dal vuoto culturale e di identità che imperversa in tutto l'occidente, cioè il virus del relativismo scientista che ha quasi cancellato tutti gli anticorpi identitari della nostra tradizione in nome del vuoto assoluto, un conto che prima o poi la globalizzazione liberal-progressista doveva pagare. Il nostro Osama già dai primi anni novanta aveva intuito abilmente certe debolezze, cominciando a creare scuole coraniche di addestramento, frutti di una sinergia di forze tra AL-QUAEDA e i TALIBAN studenti del Corano. Un islamismo che con la fine dell'unione sovietica esplose dal Caucaso a tutta l'Asia centrale; una cosa poco risaputa è che, per esempio, attualmente in Afghanistan sempre più frequentemente vengono catturati dei cecchini ceceni, una cosa questa che dimostra le connessione a vasto raggio del radicalismo islamico su tutta la zona dell'Asia centrale ed ex sovietica in generale. L' Islam è un antagonista culturale con cui prima o poi si doveva fare i conti, finché il mondo occidentale è stato in grado di influenzare culturalmente le società arabe, culle della civiltà islamica, si è riusciti a creare anche delle correnti politiche che in qualche modo privilegiavano dei surrogati culturali della civiltà europea, pensiamo ai grandi movimenti di ispirazione socialista e nazionalista molto laica di alcuni gruppi e partiti politici arabi degli anni 60 come AL FATAH o il partito BAHT siriano e iracheno. Ma da quando la forza dei numeri di una immigrazione massiccia islamica si è riversata sull'Europa in coincidenza della fine di un ciclo coloniale e di dominio culturale dell'Europa sui territori medio-orientali e asiatici, grazie anche alle crisi delle ideologie ottocentesche marxiste e liberali, ecco che vi è stato un risveglio e una presa di coscienza del mondo arabo della propria identità culturale. Una presa di coscienza che dal quel momento ha visto il mondo arabo spingere fisicamente e culturalmente verso occidente in un'azione di conquista e quindi verso la creazione di un nuovo impero globale. Oggi i combattenti di Maometto si muovono in una zona della terra molto ampia e scarsamente popolata come quella dell'Asia centrale con i suoi 4,6 milioni di Km quadrati ed una densità di 31 abitanti per Km quadrato, passando tranquillamente da un confine all'altro dei sei paesi che la compongono: KazaKistan, Kirghizistan, TagiKistan, Turkmenistan e Afganistan.Dopo il crollo dell'ex Unione Sovietica la propaganda islamica in questi paesi è sempre più massiccia e presente, dai posti di lavoro alle università, L'islam mite dell'era sovietica ha lasciato il passo ai costumi sempre più integralisti come l' uso del viso coperto per le donne. Soprattutto nelle aree rurali è diffusa l'intolleranza per le etnie di origine europea come russi e tedeschi, questi ultimi arrivati nei territori sovietici durante il tempo della Zarina Katerina anch'essa di origine tedesca, i cosiddetti tedeschi del Volga, circa 2 milioni e mezzo di persone che successivamente vennero deportati da Stalin in tutti i territori sovietici dell'Asia Centrale. L'Asia centrale è una zona della terra ricca di idrocarburi, cosa che ha attirato in una epoca recente oltre gli interessi di americani e russi anche quelli di Pechino, ma ciò nonostante l'integralismo islamico non solo non sembra essersi indebolito o quantomeno ridimensionato , ma addirittura da qualche tempo sta creando grossi problemi al governo cinese nella zona nord occidentale del paese, nello Xinjiang, appunto una regione confinante con l'asia centrale, con una popolazione in prevalenza di fede mussulmana con diversi etnie quali gli Uyghur ed altre etnie minori di ceppo mongolo come i Kirghisi e i Tagiki, anche se recentemente il governo cinese ha cercato di avviare una sorta di genocidio etnico favorendo l'immigrazione in queste terre dell'etnia cinese Han. La propaganda islamista anche in questo territorio che è il più esteso della Cina sta giocando una grossa partita geo-politica, lo Xingiiang è ricco oltre che di idrocarburi anche di oro e uranio, non a caso tutti gli impianti dell'ingegneria spaziale cinese si trovano in questa regione, inclusi gli armamenti nucleari. Una minaccia questa che l'islamismo sta estendendo su tutta l'Asia centrale passando per il nord del Pakistan dove i talebani afghani continuano ad avere le loro basi, colpendo tutte le zone limitrofe, arrivando fino nel Caucaso. Una situazione che è resa sempre più pericolosa dal fatto che in Afghanistan le forze americane ed internazionali hanno rinunciato a controllare le zone meno abitate del paese, poiche è impossibile distruggere e annientare la guerriglia talebana in territori cosi vasti, pur disponendo di tutta la migliore tecnologia militare. Per quanto riguarda il Caucaso l'islamismo sfrutta l'ennesima idiozia che contraddistingue gli stati occidentali, ed in questo caso abbiamo gli americani che pompano lo staterello georgiano e il movimento islamista ribelle ceceno contro i russi. L'idiozia americana così si ritrova dei cecchini ceceni addestrati in Georgia che sparano poi in Afghanistan sui militari americani ed europei. In questo scenario desolante da neo-medioevo però vale la pena di citare una interessante anomalia che può rappresentare un motivo di speranza nella lotta alla globalizzazione islamista e contro ogni forma di livellamento culturale dei monoteismi abramitici, cristiani, islamici che siano o laici liberal-marxisti, parliamo del fiero popolo dei kafiri che popola le impervie e inaccessibili catene montuose del nord del Pakistan, un popolo di ceppo indoeuropeo, che solo dopo la caduta dell'ex unione sovietica si è dovuto ufficialmente convertire all'islam, ma la loro di fatto è solo una una conversione di facciata poiché in realtà continuano a celebrare tutti i riti ancestrali del paganesimo indo-europeo, legati agli elementi della natura di cui nutrono un grande rispetto. I kafiri si dicono discendenti da alcune legioni di Alessandro Magno rimaste poi in quei territori. In Ogni caso molti antropologi ritengono che la loro origine sia da ricercarsi in alcune remote migrazione indo-europee arrivate dal cosiddetto corridoio indo-iranico ovvero attraverso il Caucaso e poi verso l'Iran il Pakistan ed infine verso l'Afghanistan, in pochi sanno infatti che i Kurdi disseminati tra Turkia e Iran sono un popolo di stirpe e lingua indo-europea come gli Iraniani e gli Afghani che l'islam impietoso ha trasformato dopo la loro conversione (avvenuta non indolore ma tra bagni di sangue di donne e bambini)tra i nemici principali dei popoli europei eredi della civiltà Indo-europea. Adesso sta noi mantenere vive le nostre tradizioni, organizzare la difesa della nostra civiltà, non possono e non devono rubarci la nostra anima.