da Liberazione del 10-1-2008
Roberto Musacchio* Mercoledì prossimo a Strasburgo il Parlamento europeo discuterà in sessione plenaria della vicenda dei rifiuti campani. Un dibattito utile e necessario dopo che le immagini del disastro hanno fatto il giro dell'Europa e del mondo. L'Unione ci arriverà con una posizione unitaria avendo considerato giusta la discussione e fondamentale il punto di vista europeo. Sarà un momento che potrà servire anche a discutere con il commissario all'ambiente Dimas che ha aperto la procedura d'infrazione verso l'Italia (sono tantissime quelle in materia di ambiente, un vero record), per spiegare cosa si sta facendo per l'emergenza e per inquadrare le prospettive dentro l'ambito europeo, come indispensabile.
Infatti le stesse infrazioni ci sono perché la materia dei rifiuti è europea, da almeno 30 anni, e le leggi nazionali sono, o dovrebbero essere, derivate. Perdipiù si sta discutendo in Europa una nuova direttiva quadro che conferma le scelte strategiche di questi decenni. Come parlamentari de "La sinistra-L'arcobaleno" eravamo stati nei mesi scorsi proprio in Campania dopo l'annuncio dell'apertura dell'infrazione. Avevamo allora visitato uno dei siti di stoccaggio delle ecoballe, una vera città dantesca che si è edificata nei 14 anni di commissariamento. Ecco, tutti quelli che dicono di fare l'inchiesta dovrebbero partire da lì. Come è stato possibile realizzare milioni di tonnellate di ecoballe che non hanno nemmeno i requisiti di legge e tecnici per poter essere bruciati? Tanto che se l'inceneritore di Acerra fosse aperto non risolverebbe il problema. Questa è la contraddizione a cui non risponde chi se la prende con gli ambientalisti e che, invece, spiegano bene coloro che, come facciamo noi della sinistra, ricostruiscono i passaggi dei vari commissari e dei vari governi che hanno consentito alla Fibe e al suo modello di farla da padrone. Ma la riflessione va spinta ancora più a fondo. Anche perché mi pare evidente che lo scontro aperto riguarda sì l'emergenza campana, che deve vedere una unità d'intenti concentrata sul ridare dignità ai cittadini, ma ha aspetti più generali. E lo scontro, a mio avviso, riguarda la colossale cifra di finanziamenti che è stata data in questi anni a chi bruciava rifiuti, e cioè il CIP6 e l'assimilazione dei rifiuti alle energie rinnovabili. Come sempre le vicende italiane sono bizantine e anche per questo il rapporto con l'Europa ci aiuta. I fans degli inceneritori ricordano che in Europa questi impianti ci sono. Ed è vero. Ci sono da tempi antichi e poi di nuova generazione. Solo che si chiamano inceneritori e non termovalorizzatori. E le leggi che li regolamentano, molto severe, sono quelle sui rifiuti e non quelle sulla energia. E bruciano a valle della raccolta differenziata qualcosa che rimane definito rifiuto e non esaltato come fonte energetica. Con l'obbligo di produrre energia, ma senza possibilità alcuna di incentivarla pagandola come se fosse assimilata a energia rinnovabile (tranne per la parte biologica). Le norme europee sono molto chiare e rigorose in ciò, perché all'Europa non piacciono molto le furbate. E' dal 1975 che la politica dei rifiuti è fatta secondo una gerarchia chiarissima. Primo ridurre, poi raccogliere differenziato indi riciclare e riusare. Lo smaltimento è ultimo e l'incenerimento ultimissimo. Con recupero energetico obbligato, con la preselezione, ma ancora considerato smaltimento. Si discute se farlo accedere alla categoria di recupero previo un tassativo e elevatissimo obbligo di rendimento energetico. Questo perché le merci e le materie recuperate hanno un valore energetico più alto di quello che si può ottenere dal bruciarle. E siccome l'Europa non funziona con le chiacchere ma guarda alla termodinamica, c'è la gerarchia.