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    Predefinito La madre di tutti gli scandali itagliani

    Pubblico su forum un articolo comparso qualche mese fa. L'argomento - ma potrei ricordare male - era passato sotto silenzio anche su "Padania". Male, perchè l'inchiesta di cui sotto rappresenta il miglior spaccato del 'sistema'. O, se preferite, d' 'o' sistema'. A costo di essere ripetitivo faccio notare che, in merito, se fosse serio e in buona fede il movimento di nostra conoscenza avrebbe scatenato l'inferno. Invece, ancora una volta, ha preferito il silenzio. E, per carità di patria, limitiamoci a prendere atto di questo silenzio senza grattare il barile e pretendere di fare bingo. Questo è quanto: leggetelo tutto d'un fiato e poi precipitatevi in bagno.


    La lotta all’evasione….. ma ci faccia lo piacere !
    Leggetevi questo articolo e meditate gente meditate….


    Marco Menduni e Ferruccio Sansa per il “Secolo XIX”

    Lo scandalo slot-machine arriva sul tavolo del governo. Dopo l’inchiesta del nostro giornale e dopo i messaggi dei cronisti del Secolo XIX ospitati dal sito di Beppe Grillo, il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha scritto una lettera a Romano Prodi, al responsabile dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa e al viceministro alle Finanze Vincenzo Visco (che da mesi si rifiuta di rispondere alle domande dei giornalisti del Secolo XIX perché, dice, «non mi sono simpatici»).

    Di Pietro chiede che la questione venga affrontata in Consiglio dei ministri. La notizia del suo intervento arriva dal suo sito personale (www.antoniodipietro.it). Scrive nel suo messaggio l’ex pm padre di Mani pulite: «Ho ricevuto molte lettere sulla notizia riportata dal Secolo XIX dell’evasione fiscale di 98 miliardi di euro da parte delle società concessionarie ai danni dell’Agenzia dei Monopoli di Stato, struttura preposta al controllo. Ho inviato ai diretti interessati, Romano Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa e Vincenzo Visco, e per conoscenza a tutti i ministri, una lettera per discuterne in Consiglio dei ministri. Riporterò sul blog le loro risposte. Ricordo che, come scritto dal Secolo XIX, la Corte dei conti ha chiesto alle società concessionarie alcune decine di miliardi di euro per il risarcimento del danno patito dallo Stato e il direttore dei Monopoli ha un procedimento in corso per 1,2 miliardi di euro di danni».

    Ma ecco l’affondo di Di Pietro: «Non si può chiedere ai cittadini di pagare le tasse e, allo stesso tempo, non dare risposte su 98 miliardi di euro di evasione fiscale». Ormai, insomma, la questione dei 98 miliardi “regalati” alle concessionarie (private) di slot-machine diventa ineludibile per Romano Prodi e il suo governo.

    Incredibilmente, dopo mesi di assordante silenzio, proprio nelle ore in cui Di Pietro mandava il suo messaggio, sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri (www.governo.it) compariva una nota: «Macchine da gioco: le verifiche delle Finanze». Un testo che, paradossalmente, sembrerebbe più preoccupato di difendere le società concessionarie quotate in borsa che non le tasche dei cittadini: «Quanto alle penali previste nelle concessioni, calcolate dalla Corte dei conti per un ammontare complessivo equivalente a circa sei volte il valore dell’intera raccolta annuale delle giocate tramite apparecchi da intrattenimento, va ricordato che attualmente sono oggetto di contenzioso tra i Monopoli e le società concessionarie. Tra queste ultime, inoltre, vi sono alcune società quotate in Borsa; fatto che impone rigore, ma anche prudenza nelle dichiarazioni». Di prudenza, in questa vicenda, il governo senza dubbio ne ha avuta molta.

    Sono mesi che Il Secolo XIX pubblica un’inchiesta sulla presunta evasione fiscale che riguarda le slot-machine. I fatti denunciati negli articoli sono interamente contenuti in atti ufficiali: prima di tutto nel rapporto di una commissione d’inchiesta (presieduta dal vice di Visco, il sottosegretario Alfiero Grandi, tra i massimi esperti del settore), poi negli atti della Corte dei cnti e nei rapporti della Guardia di finanza che da più di un anno sta occupandosi di questo caso.

    In sostanza si dice: tra imposte non pagate e multe non riscosse, le società concessionarie delle slot-machine dovrebbero allo Stato 98 miliardi di euro. Di più: secondo gli investigatori, «tra i beneficiari di questo regalo miliardario, ci sarebbero alcune società guidate da uomini appartenenti a famiglie legate a Cosa Nostra e altre amministrate da esponenti di partiti politici (soprattutto An)».

    La commissione d’indagine lo dice a chiare lettere: ci sono macroscopiche “anomalie” nella gestione delle concessioni per le slot-machine. E non è roba da poco, perché qui si maneggiano decine di miliardi di euro ogni anno. Il meccanismo è semplicissimo: lo Stato trattiene una piccola somma su ogni giocata alle slot-machine. Per questo le macchine dovrebbero essere tutte collegate in rete e monitorate. Ma ecco che, come scoprono la commissione e i magistrati della Corte dei conti, la maggioranza delle slot non è collegata. Questo permetterebbe l’evasione da record. Soldi regalati alle società concessionarie. Non basta. La commissione d’inchiesta punta il dito contro i Monopoli di Stato che (come ricorda la Corte dei conti) non hanno chiesto alle concessionarie il pagamento di nemmeno un euro di multa.

    Il direttore generale dei Monopoli è Giorgio Tino, parente di Antonio Maccanico. Sì, proprio quel Tino che venne nominato dal centrodestra e confermato dal governo Prodi nonostante appena un mese prima avesse ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Potenza. Quel Giorgio Tino che mentre guidava i Monopoli sedeva nel consiglio di amministrazione di una delle principali multinazionali di distribuzione dei tabacchi.
    Accanto a lui, al posto chiave di direttrice delle strategie dei Monopoli, siede Gabriella Alemanno, sorella dell’ex ministro Gianni (An).


    Questo ha scritto Il Secolo XIX, ma non ha ottenuto una parola di risposta. «Non vi rispondo perché non mi siete simpatici», ha tagliato corto Visco allontanando in malo modo i cronisti.
    L’unica volta che Visco si è degnato di parlare del mondo dei giochi è stato quando il deputato Gianfranco Conte, di Forza Italia, gli ha presentato un’interrogazione. La risposta del vice-ministro Visco - consultabile a pagina 81 del resoconto della seduta della VI Commissione parlamentare Bilancio del 25 luglio 2007 - è lapidaria. Per parlare della questione Visco spreca dieci righe.

    Ma l’esordio è significativo: «Onorevole Conte, il ramo dei giochi è un disastro», ammette Visco, che però punta il dito contro la passata gestione di centrodestra: «Alcuni anni fa volevamo avviare un’iniziativa avveniristica, ma non è stato possibile. Volevamo mettere in rete 200mila macchinette. A Las Vegas in rete ce ne sono 60mila. L’altro Paese che ne ha in rete un certo numero è la Svezia che ha 20mila, nonostante gli svedesi siano meno degli italiani e giochino meno.

    Noi, invece, ripeto, abbiamo preteso di mettere in rete, in soli due anni, 200mila macchinette. Non poteva che verificarsi un disastro! E adesso lo gestiamo. Già abbiamo dato disposizioni per la sostituzione delle macchinette. Abbiamo ben due interventi della magistratura ordinaria e contabile. Ci dobbiamo muovere senza interferire direttamente sui giudizi sapendo che, se le norme predisposte e le convenzioni stipulate comportano stime per 100 miliardi di euro, probabilmente qualcosa non funziona».
    Poco più di un minuto di discorso per liquidare una questione che vale tre manovre finanziarie e almeno dieci tesoretti.

    •   Alt 

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