Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito "crisi di governo"? Crisi ello STATO!

    Trascrivo il comunicato-stampa del MFE sulla crisi di governo italiana.


    ==============================================
    CRISI DI GOVERNO, CRISI DELLO STATO

    UN PATTO PER UN'ITALIA EUROPEA
    Nessun governo può garantire il benessere dei suoi cittadini in uno stato in cui gli interessi corporativi e partigiani prendono il sopravvento sul bene comune. Gli italiani rischiano di diventare preda di ideologi populisti e qualunquisti, perché hanno perso la speranza di costruire, con il loro voto, il futuro dell'Italia. I governi si succedono, ma l'Italia non riesce a fare quelle riforme istituzionali e strutturali che le consentirebbero di tenere il passo con l'Europa.

    I partiti italiani sembrano ignorare la dimensione europea della politica. Alcuni sono euroscettici. Altri perseguono una politica estera dogmaticamente antiamericana o filoamericana, provocando inutili lacerazioni in una popolazione che ha ormai scelto l'Europa come sua comunità di destino. Si ostinano a non riconoscere che le regole fondamentali dell'economia, della finanza e della moneta sono europee. Se non ci fosse l'euro, le attuali turbolenze dei mercati finanziari internazionali travolgerebbero l'economia italiana come un fuscello. Anche la politica estera e della sicurezza deve diventare europea.

    Al contrario dei partiti, i cittadini hanno compreso che solo un'Europa unita, con un proprio governo, può affrontare le sfide globali del nostro tempo, in primo luogo quella ambientale che minaccia la sopravvivenza stessa del Pianeta.

    Il Movimento Federalista Europeo si batte per l'unità politica dell'Europa perché questa è la sola via per il rinnovamento democratico dell'Italia. In un momento difficile, di sfiducia e di sconforto, i federalisti chiedono ai partiti italiani e al Presidente della Repubblica, che ha solennemente ricordato al Parlamento le solide radici europee della Costituzione italiana, di promuovere un patto per un'Italia europea, per affrontare uniti, al di là degli steccati ideologici, le riforme istituzionali e strutturali necessarie per consentire all'Italia di riprendere il suo posto tra i paesi protagonisti della costruzione europea.

    Anche l'Europa ha bisogno dell'Italia. L'elezione europea del 2009 può rappresentare l'occasione per rilanciare il processo costituente e dare un vero governo democratico all'Unione europea.

    L'Europa può unire l'Italia. L'Italia può unire l'Europa.

    Movimento Federalista Europeo
    Milano, 25 gennaio 2008

    ==============================================

    Ciao a tutti.
    Erasmus
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  2. #2
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    «ma dimmi, se tu sai, a che verranno

    li cittaddin de la città partita?
    s’alcun v’è giusto; e dimmi la cagione
    per che l’ha tanta discordia assalita.»

    E quelli a me: «Dopo lunga tencione
    verranno al sangue, e la parte selvaggia
    caccerà l’altra con molta offensione.

    Poi appresso convien che questa caggia
    infra tre soli, e che l’altra sormonti
    con la forza di tal che testé piaggia.

    Alte terrà lungo tempo le fronti,
    tenendo l’altra sotto gravi pesi,
    come che ciò pianga o che n’aonti.

    Giusti son due, e non vi sono intesi;
    superbia, invidia e avarizia sono
    le tre faville c’hanno i cuori accesi.»

  3. #3
    email non funzionante
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    Erasmus,
    --continui a non capire che le istituzioni sovranazionali politiche non avranno mai la forza di operare secondo i propri fini perchè non collimano con i desideri delle popolazioni che hanno lingue diverse e corrispondenti usi e costumi che vogliono difendere giustamente perchè per cambiarli dovrebbero avere un interesse che non hanno e che non vedono per ora nè forse lo avranno mai.
    Ma soprattutto stanno sperimentando che l'UE tenta di imporre visioni di società che distruggono millenarie convinzioni familiari e questo non viene accettato.
    La persistenza dei costumi e delle tradizioni è più forte di quelle idee che provengono da èlites illuminate ma distanti dai popoli.
    E l'unione dei popoli può avvenire solo se lo vorranno loro e non i demiurghi di Brussel e/Strasburgo.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da pcosta Visualizza Messaggio
    «ma dimmi, se tu sai, a che verranno
    [...]
    superbia, invidia e avarizia sono
    le tre faville c’hanno i cuori accesi.»
    [Inferno, Canto VI]
    58 «Tu pur lo vedi, pcosta, che 'l mio affanno
    59 mi pesa sì, ch'a lagrimar mi 'nvita;
    60 ma dimmi, se tu sai, a che verranno

    61 li cittadin de la patria sfigata.
    62 Chiamati a rivotar essi saranno
    63 col modo elettoral detto "porcata"?

    64 E l'Inclemente, e 'l Rospo che faranno
    65 in tal mafiosa losca situazione?
    66 A quale prezzo e a chi si venderanno?»


    ----------------------------------------


    Ma come è piccolo il dantesco inferno!
    Insieme a Ciacco trovoci inatteso
    quel noto pcosta ch'io credea superno.

    «O "TemporalGrilletto", tanto peso
    la pancia ebbe per te che al fango eterno
    del terzo cerchio alfin pur sei disceso?»


    Ecco perché a Natal non m'hai risposto
    (e più non t'incontravo in superficie):
    'Na crapula fu che ti mise a posto!

    Bye, bye ChTr!

    ----------------

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    Erasmus
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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    Erasmus,
    --continui a non capire che le istituzioni sovranazionali politiche non avranno mai la forza di operare secondo i propri fini perchè non collimano con i desideri delle popolazioni che hanno lingue diverse e corrispondenti usi e costumi che vogliono difendere giustamente perchè per cambiarli dovrebbero avere un interesse che non hanno e che non vedono per ora nè forse lo avranno mai.
    Ma soprattutto stanno sperimentando che l'UE tenta di imporre visioni di società che distruggono millenarie convinzioni familiari e questo non viene accettato.
    La persistenza dei costumi e delle tradizioni è più forte di quelle idee che provengono da èlites illuminate ma distanti dai popoli.
    E l'unione dei popoli può avvenire solo se lo vorranno loro e non i demiurghi di Brussel e/Strasburgo.
    Mi metterò a confutare 'ste scempiaggini (da "luoghi comuni" mal orecchiati e peggio intesi)?


    Suvvia: il minimo che puoi fare è cambiare l'user-name.
    Mi ricorda un pochino quel caporale uscito di testa che credeva d'essere un Napoleone.

    Ciao, ciao
    Erasmus
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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    Erasmus,
    --continui a non capire che le istituzioni sovranazionali politiche non avranno mai la forza di operare secondo i propri fini perchè non collimano con i desideri delle popolazioni che hanno lingue diverse e corrispondenti usi e costumi che vogliono difendere giustamente perchè per cambiarli dovrebbero avere un interesse che non hanno e che non vedono per ora nè forse lo avranno mai.
    Ma soprattutto stanno sperimentando che l'UE tenta di imporre visioni di società che distruggono millenarie convinzioni familiari e questo non viene accettato.
    La persistenza dei costumi e delle tradizioni è più forte di quelle idee che provengono da èlites illuminate ma distanti dai popoli.
    E l'unione dei popoli può avvenire solo se lo vorranno loro e non i demiurghi di Brussel e/Strasburgo.
    Nell'attesa che Erasmus risponda ti do un consiglio: leggi la seconda pagina del primo thread stickato in alto, così forse comincerai a capire dove stai sbagliando.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Erasmus Visualizza Messaggio
    Mi metterò a confutare 'ste scempiaggini (da "luoghi comuni" mal orecchiati e peggio intesi)?


    Suvvia: il minimo che puoi fare è cambiare l'user-name.
    Mi ricorda un pochino quel caporale uscito di testa che credeva d'essere un Napoleone.

    Ciao, ciao
    Come darti torto

  8. #8
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    America: l'Europa è tornata!

    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    Erasmus,
    --continui a non capire che le istituzioni sovranazionali politiche non avranno mai la forza di operare secondo i propri fini perchè non collimano con i desideri delle popolazioni che hanno lingue diverse e corrispondenti usi e costumi che vogliono difendere giustamente perchè per cambiarli dovrebbero avere un interesse che non hanno e che non vedono per ora nè forse lo avranno mai.
    Ma soprattutto stanno sperimentando che l'UE tenta di imporre visioni di società che distruggono millenarie convinzioni familiari e questo non viene accettato.
    La persistenza dei costumi e delle tradizioni è più forte di quelle idee che provengono da èlites illuminate ma distanti dai popoli.
    E l'unione dei popoli può avvenire solo se lo vorranno loro e non i demiurghi di Brussel e/Strasburgo.
    Caro Tucidide,
    La precedente mia risposta... non mi piace più!

    Allora, considerando le tue obiezioni (che in fondo partono dal presupposto indiscusso, direi "dogmatico", che gli stati nazionali rappresentano davvero nazioni e sono senz'altro il meglio possibile per i rispettivi popoli), ti rispondo adeguatamente con l'offrirti in lettura un articolo che invece parte dal considerare sempre migliorabile lo stesso concetto di stato e quindi critica le categorie del pensiero stesso che, nel fare politica, partono esclusivamente dal punto di vista "stato-nazionale".

    Beh: non è una scoperta!
    Altiero Spinelli, già 60 anni fa (e più!) usava dire "il Principio Nazionale" proprio per intendere quello che l'autore del brano che poi dò in lettura chiama "Le categorie di pensiero nazionali", oppure "Il punto di vista nazionale". Ossia: il modo di affrontare la politica consolidatosi da due secoli, prima in Europa e poi (di riflesso) in tutto il mondo, che vede sempre e comunque lo Stato come massima istituzione (per autorevolezza, per sovranità ed indipemdenza, per esclusiva rappresentanza dei cittadini, ecc); come se lo "Stato nazionale" fosse l'ultima spiaggia dell'evoluzione delle istituzioni e dello stesso pensiero politico, e quindi l'istituzione necesaria e sufficiente a garantire il diritti e a soddisfare i bisogni dei cittadini.

    Il federalismo ... la vede in tutt'altra maniera!
    Altiero Spinelli, autore nel 1941 del "Manifesto di Ventotene" (isola pontina dove era confinato antifascista da 4 anni dopo 10 anni di prigione, sempre perché antifascista), fondatore nel 1943 del Movimento Federalista Europeo, riconosciuto uno dei "Padri dell'Europa" (anche a lui intitolando la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles), era appunto federalista.
    Chiaramente, come dice Machiavelli, modificare quel che c'è e creare un modo nuovo di fare politica è cosa ardua, trovi pochi seguaci. Ma questo non vuol dire che non sia giusto! E dire difficile è diverso da dire impossibile.

    Se tutti i "rivoluzionari" (del pensiero, prima ancora che dell'azione) si fossero scoraggiati davanti alle analoghe (inevitabili) obiezioni alla "Tucidide" – questo qui, per caarità! Mica l'acuto storico greco! – saremmo ancora, non dico al medioevo, ma alla preistoria.

    ---------------------------


    Trascrivo più sotto un articolo del “Corriere” di sabato 26.01.08.
    Si tratta della traduzione di un articolo del sociologo tedesco Ulrich Beck, pubblicato da The Guardian martedì scorso, 15.01.08.
    =>National-state politics can only fail the problems of the modern world, (The Guardian, UK)

    Anticipo però un’osservazione, perché c'è un punto che può indurre equivoci e confusione, in quanto riguarda proprio il significato da dare ai vocaboli “federalismo”, “federale” e “federazione” usati da Beck.
    Ad un certo punto dell’articolo si legge:
    «Le categorie di pensiero nazionali rendevano impossibile pensare all' Europa. Il punto di vista nazionale vede due – e solo due – modi di leggere la politica e l'integrazione europea contemporanea.
    O come un federalismo, che porta verso un super-Stato federale, o come un intergovernalismo, che porta verso una federazione di Stati. Entrambi i modelli sono inadeguati. [...]»

    Sono d’accordo con quello che, sotto sotto, vuol dire Beck: Con le categorie dello “stato” formatesi nella tradizione dello 'Stato Nazionale', si cade inevitabilmente in uno dei due errori: la creazione di un super-stato che assorbe (e mortifica) gli stati-membri, oppure il mantenimento formale delle sovranità nazionali (che stroncano alla radice l’unità che ci si illude di aver fatto nascere).
    [Solo che lui – o il suo traduttore ? –, usa (accidenti!), federalismo per intendere 'fusione di stati' in un unico super-stato (che chiama appunto “super-Stato federale”) e usa “federazione di stati” per intendere quella che più propriamente è detta invece “confederazione”.
    Ed infatti, subito dopo, Beck spiega:
    «O c' è un unico Stato europeo, nel qual caso non esistono Stati membri nazionali (federalismo); oppure gli Stati membri nazionali rimangono Stati sovrani, nel qual caso non esiste un' Europa (intergovernalismo)»
    Sembra che al nostro manchi una opportuna differenziazione del linguaggio. Ciò potrebbe (forse) dipendere da una precedente traduzione dal tedesco all’inglese. Infatti, in tedesco, per parlare di federalismo coesistono vocaboli d’origine latina col tema “foed-” di foedus (= patto di collaborazione; radice che in tedesco diventa “föd-”) con vocaboli d’origine germanica col tema “Bund-” (che, etimologicamente, significa “fascio” (per esempio di verghe), ossia una unione che però non è rigida, non è affatto una “fusione” perché mantiene le identità degli elementi componenti. [Ad esempio, La “Corte federale” svizzera è detta “Bundesgericht”, una “Repubblica Federale” è detta “Bundesrepublik”, il parlamento tedesco che corrisponde al Congresso americano è il Bundestag (='dieta federale') e quello che rappresenta i Länder e corrispond e al Senato americano è il Bundesrat (= 'consiglio federale'), ecc.]

    Oppure: Il “federalsismo” di Beck è concepito solo alla Hamilton (“verso l’alto”, cioè tra stati che danno vita ad uno “Stato di stati”) e gli manca tutto il filone del federalismo alla Proudhon (“verso il basso”, cioè di un processo che rende più elastico, differenziato e variegato un precedente stato rigidamente unitario, rendendolo più organico, in grado di garantire e preservare distinte peculiarità territoriali , comunitarie, culturali, etniche, ...).

    Fatte queste osservazioni preliminari, l’articolo merita (secondo me) una grande considerazione.

    Buona lettura!


    ======================================
    Corriere della Sera, 26 gennaio 2008

    Scenari Economia, terrorismo, mutamenti climatici:
    serve una rivoluzione del diritto per affrontare i problemi della nostra epoca


    America, l' Europa è tornata
    di Ulrich Beck

    Addio Stato nazione:
    il piano per creare le regole di un nuovo ordine globale


    L' Europa è l' ultima utopia politica realistica rimasta all' Europa. Ma si deve ancora comprenderla e concettualizzarla. Questa forma di comunità internazionale, unica nella storia, non si può spiegare utilizzando i significati tradizionali di politica e Stato, che rimangono immobilizzati dalla camicia di forza del nazionalismo metodologico. Se vogliamo comprendere l' Europa cosmopolita, dobbiamo rivedere radicalmente le categorie convenzionali dell' analisi sociale e politica. Proprio come la Pace di Westfalia ha messo fine alle guerre religiose attraverso la separazione di Stato e Chiesa, così la separazione di Stato e nazione rappresenta la risposta appropriata agli orrori del XX secolo.
    E proprio come lo Stato laico rende possibile la pratica di diverse religioni, così anche l' Europa cosmopolita deve garantire la coesistenza di diverse realtà etniche, religiose e politiche oltre i confini nazionali, in virtù della tolleranza cosmopolita.

    Ci si è spesso chiesti: se la Gran Bretagna è così insoddisfatta, perché non lascia l' Ue? Perché segue i propri interessi nazionali. Immaginiamo per un attimo che la Gran Bretagna agisca secondo la retorica antieuropea e volti le spalle all' Ue. Cosa succederebbe? L' Europa ne risulterebbe sollevata. E la Gran Bretagna sarebbe un' isola sperduta nel mare. Ma gli euroscettici non la pensano per niente così. Sono intrappolati nelle contraddizioni derivanti dal fatto che i Paesi membri dell' Ue hanno frainteso il loro ruolo nel mondo. L' Europa cosmopolita fu consapevolmente concepita e lanciata dopo la Seconda guerra mondiale, come antitesi politica a un' Europa nazionalistica e alla devastazione morale e materiale che ne era derivata.

    Fu in questo spirito che Winston Churchill, nel 1946, affermò: «Se l' Europa si unisse... non ci sarebbe limite alla felicità, alla prosperità e alla gloria di cui godrebbero i suoi quattrocento milioni di abitanti».

    I documenti fondanti del cosmopolitismo sono quelli del processo di Norimberga.
    Il tribunale creò sia le categorie legali sia una procedura che andavano oltre la sovranità dello Stato nazione. Ciò che veniva introdotto non erano nuove leggi, né un nuovo principio legale, quanto piuttosto una nuova logica legale che rompeva con la concezione precedente del diritto internazionale. Il concetto di crimine contro l' umanità è rivoluzionario. Eccone la definizione dall' articolo 6c: «Crimini contro l' umanità: assassinio, sterminio, riduzione in schiavitù, deportazione ed altri atti inumani commessi contro popolazioni civili prima o durante la guerra; persecuzione per motivi politici, razziali o religiosi in applicazione di, o in rapporto con, tutti i reati che rientrano nella giurisdizione del Tribunale, che costituiscano o meno una violazione della legislazione nazionale del Paese in cui sono stati perpetrati». La prima formula chiave è «prima o durante la guerra». Questo è ciò che distingue i crimini contro l' umanità dai crimini di guerra: la guerra può anche non esserci. E la seconda è che tali crimini sussistono indipendentemente dal fatto «che costituiscano o meno una violazione della legislazione nazionale del Paese in cui sono stati perpetrati».

    Questa enorme presa di distanza dai concetti legali basati sulla nazione era necessaria, poiché la persecuzione degli ebrei, secondo le leggi della Germania nazista, era legale e fu avviata ancor prima dello scoppio della guerra. Ma, considerate insieme, queste due formule cambiano tutto. Presuppongono una responsabilità individuale per tutti i perpetratori basata al di fuori delle legislazioni nazionali. Quindi, se si è in presenza di uno Stato criminale, l' individuo che lo serve deve tener conto che sarà accusato e condannato da un tribunale internazionale. Le tradizioni dalle quali hanno avuto origine gli orrori coloniali, nazionalisti e del genocidio erano chiaramente europee. Ma allo stesso modo lo erano i nuovi standard legali secondo i quali questi atti furono severamente giudicati e condannati. In quel momento l' Europa fece appello alle proprie tradizioni per produrre qualcosa di storicamente nuovo. Prese l' idea del riconoscimento dell' umanità dell' Altro e ne fece la base di una contro-logica. Sviluppò questa logica appositamente per contrastare la perversione etnica della tradizione europea. Era un tentativo di ricavare un antidoto europeo all' Europa.

    Le categorie di pensiero nazionali rendevano impossibile pensare all' Europa. Il punto di vista nazionale vede due – e solo due – modi di leggere la politica e l' integrazione europea contemporanea.
    O come un federalismo, che porta verso un super-Stato federale, o come un intergovernalismo, che porta verso una federazione di Stati. Entrambi i modelli sono inadeguati. Non riescono infatti a cogliere gli elementi essenziali né dell' Europa attuale, né delle nazioni che la compongono. In un senso profondamente strutturale, si rivelano antieuropei. Negano infatti l' obiettivo principale: un' Europa di diversità, che agevoli lo sviluppo della diversità. Sia la federazione di Stati sia il super-Stato federale costituiscono un gioco a somma zero, visto da diverse angolature.

    O c' è un unico Stato europeo, nel qual caso non esistono Stati membri nazionali (federalismo); oppure gli Stati membri nazionali rimangono Stati sovrani, nel qual caso non esiste un' Europa (intergovernalismo). Secondo questo ragionamento, ciò che guadagna l' Europa lo perdono i singoli Stati. Il declino dello Stato nazione è in realtà il declino di un contenuto specificatamente nazionale dello Stato e un' opportunità per creare un sistema statale cosmopolita che possa meglio trattare i problemi che tutte le nazioni oggi affrontano. La globalizzazione economica, il terrorismo transnazionale, il surriscaldamento globale: i temi sono familiari e scoraggianti. La risposta ai problemi globali, che incombono minacciosi e che resistono alle soluzioni offerte dai singoli Stati, impone alla politica di fare un enorme balzo in avanti dal sistema nazionale a quello cosmopolita. La politica deve riacquistare credibilità per offrire soluzioni reali. Più che altrove nel mondo, l' Europa mostra che questo passo è possibile.

    L' Europa insegna al mondo moderno che l' evoluzione politica degli Stati e dei sistemi statali non è assolutamente giunta al termine. La Realpolitik nazionale sta diventando irreale, non solo in Europa, ma in tutto il mondo: un gioco senza vincitori. Europeizzare significa creare una politica nuova. Significa entrare da giocatori nel gioco del metapotere, partecipare allo sforzo per creare le regole di un nuovo ordine globale.

    Lo slogan per il futuro potrebbe essere: America, fatti da parte, l' Europa è tornata.

    Guardian News & Media 2008
    Traduzione a cura dello Iulm
    ======================================

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