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    Angry L'espansionismo della Nato.

    13.01.2008 - Romania sempre più al servizio della Nato
    Il presidente rumeno, Traian Basescu, ha dichiarato che Bucarest sostiene l’allargamento l’allargamento alla Nato di altri tre Paesi , quali Croazia, Macedonia e Albania, nonchè ad avvicinare Stati come Serbia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro. ( Foto: Traian Basescu e Jaap de Hoop Scheffer )



    “La Romania appoggia senza riserva l’allargamento alla Nato di altri tre Paesi – Croazia, Macedonia e Albania – e allo stesso tempo si sosterà l’idea secondo la quale una maggiore attenzione dovrebbe essere riposta nel trovare una soluzione per la Georgia e l’Ucraina”, ha ricordato il Presidente. Basescu ha poi dichiarato che il vertice Nato che si terrà dal 2 al 4 aprile a Bucarest sarà un successo. “Il summit punta a trovare una soluzione per l’Afghanistan, per i progetti di allargamento, per la sicurezza degli Stati membro, per ottenere la salvaguardia nella regione del Mar Nero e per i problemi dell’energia”, ha dichiarato Basescu. “Dobbiamo ottenere dei progressi per il summit di Riga, organizzato lo scorso anno, in autunno”, ha osservato il presidente. “Oltre all’allargamento, il summit punta anche a rendere più vicini alla Nato Stati come Serbia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro”, ha dichiarato Basescu.

    Il Segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jaap de Hoop Scheffer, si è recato venerdì a Bucarest per incontrare il presidente rumeno e discutere della preparazione del vertice. De Hoop Scheffer ha incontrato anche il Primo Ministro di Bucarest Calin Popescu-Tariceanu e il Ministro della Difesa rumeno, Teodoro Melescanu, ed altri importanti rappresentati del Ministero degli Affari esteri del Paese europeo. A questo riguardo il Segretario generale della Nato ha sostenuto che il summit dei capi di Stato e di governo dei 26 stati membri della Nato in aprile a Bucarest sarà “il più grande mai realizzato”. Secondo de Hoop Scheffer, a dare importanza all’evento sarà già l’eccezionale numero di delegati previsti all’evento, che dovrebbe essere nettamente superiore al precedente vertice di Riga del 2006. Il Segretario generale ha poi elogiato la Romania, affermando che “i preparativi sono nei tempi giusti”. In sostanza la Nato persegue gli obiettivi di Washington dato che rappresenta una sua diretta emanazione. Il fine è sempre lo stesso contenere la Russia e impedirgli l’avvicinamento al Vecchio Continente. E l’Europa ed i suoi rappresentanti si mostrano sempre più incapaci nel dare risposte adeguate alle strategie statunitensi di controllo e dominio del nostro continente.

    Antonella De Pasquale
    Fonte: Rinascita

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    22.01.2008 - La coalizione contro l`indipendenza del Kosovo e le dimissioni di Nicolas Burns
    Mentre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu rivela al suo interno una coalizione contro l'indipendenza del Kosovo, giungono inaspettate le dimissioni di un personaggio cruciale per la squadra diplomatica albanese: Nicolas Burns. Le sue dimissioni sono forse collegate alla maggioranza dei voti all'interno del Consiglio di Amministrazione dell'ONU contro l'indipendenza, oppure hanno solo una funzione propagandistica, considerando che alcune fonti affermano che Nicolas Burns non è una voce poi così lontana da Madeleine Albright.


    La decisione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU dello scorso 16 gennaio è stata caratterizzata dalla formazione di una coalizione di oltre 15 voti contro l`indipendenza del Kosovo. Tale dato evidenzia come esistano ancora dei contrasti all'interno della Comunità Internazionale sulla risoluzione della situazione kosovara. Paesi come gli Stati Uniti d'America, la Gran Bretagna e la Francia continuano a difendere la loro posizione favorevole all'indipendenza, ma dall' altra parte ci sono nuovi Stati che sostengono il rispetto della legge internazionale e il raggiungimento di un accordo tra entrambi le parti in Kosovo, sia kosovara sia serba. Non nascondono infatti il timore che un'autoproclamazione dell'indipendenza possa provocare una destabilizzazione di tutta la Regione anche a livello mondiale e così compromettere l'equilibrio tra gli Stati.

    Alla vigilia dell'Assemblea del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, il rappresentante della delegazione statunitense in seno all'ONU, Zalmai Halilzad, si è dichiarato ottimista, convinto che le forze nel Consiglio di Sicurezza sarebbero state 11 contro 4 a favore dell' indipendenza, mentre l'unico problema sarebbe stato il veto della Russia. Invece, al termine dell'assemblea vi è stato un totale capovolgimento di fronti in questa sfida internazionale. Sembra infatti un vero e proprio quiz, in cui non si sa bene, fino alla fine, chi vincerà, ma attualmente 4 dei 5 nuovi stati nell'ONU si sono espressi in maniera contraria all'indipendenza: Russia, Cina, Sud Africa, e Indonesia hanno avuto il supporto di Costarica, Burchina Faso, Vietnam e Libia. Contraddicono il coro Francia e Gran Bretagna, che si rivelano sempre in linea rispetto al piano di Ahtisaari.

    Possiamo così trarre la conclusione che la situazione sta cambiando a svantaggio delle forze occidentali, che hanno sempre meno supporto per l`indipendenza del Kosovo. Questo conferma inoltre il rispetto che la comunità internazionale ha nei confronti di uno Stato come la Russia, nonché della Serbia, nonché il timore che la lesione dell'integrità di un Paese possa provocare gravissimi problemi per tutti gli altri a livello mondiale. D'altra parte, l'Assembla del Consiglio della Sicurezza si è svolta a porte chiuse, alla presenza di molti rappresentanti dei paesi dell'ONU, coinvolgendo anche paesi come la Cina. Dato interessante è stata la mancanza del Presidente Ban Ki-Moon che, ovviamente, dopo aver dato il suo supporto al Piano Ahtisaari, ha preferito allontanarsi da una discussione così delicata.

    Altro elemento da approfondire sono le dimissioni di un personaggio cruciale per la squadra diplomatica albanese, che sostiene l'indipendenza del Kosovo: Nicolas Burns. La diplomazia americana ha perso uno dei più rigidi diplomatici sulla questione kosovara. Come "terzo uomo della diplomazia", aveva un ruolo molto importante nella Regione della ex Jugoslavia. Come spesso accade, le dimissioni sono state motivati da "motivi familiari", e non e` la prima volta che sentiamo queste parole quando manca ormai una certa compatibilità politica. Nikolas Burns sarà sostituito il prossimo marzo da William Burns, ora ambasciatore in Russia. Una pioggia di complimenti ha elogiato il caro Nicolas Burns, come conviene la fine di una carriera o la presentazione delle dimissioni di un personaggio del coro diplomatico, ma Condoleeza Rice non ha proferito neanche una parola sui Balcani o il Kosovo, mentre è una cosa nota la loro stretta collaborazione nella gestione della crisi kosovara. Sappiamo benissimo che lui è stato uno dei primi diplomatici di Washington a cambiare per il Kosovo il principio "gli standard prima dello status" in "lo status prima degli standard".
    Ha difeso l'indipendenza come mezzo per migliorare il livello degli standard per i serbi e gli albanesi, sottolineando continuamente che gli albanesi "sono veramente gentili" e "tutto il Kosovo è pro-amaericano". Lo stesso Tom Lantosh, che nel Congresso rappresentava la lobby albanese, ha dichiarato che "i kosovari devono erigere un monumento a Burns che li ha appoggiati nella loro battaglia". I Balcani, per Burns, hanno rappresentato quel gradino in più nella sua carriera, sia nel governo di Clinton sia di Bush. All'interno della struttura governativa di Clinton è stato il portavoce della grande signora Madeleine Albright, poi ambasciatore in Grecia, ambasciatore della NATO, conquistando poi la terza carica nello State Department. Ha fatto della "centralizzazione della Bosnia" e dell' "indipendenza di Kosovo" il suo obiettivo principale, e mentre era all'apice della sua carriera, ha decido di dimettersi: teniamo presente che lui ha solo 53 anni che sono pochi per un diplomatico.

    Le sue dimissioni sono forse collegate alla maggioranza dei voti all'interno del Consiglio di Amministrazione dell'ONU contro l'indipendenza, oppure hanno solo una funzione propagandistica, considerando che alcune fonti affermano che Nicolas Burns non è una voce poi così lontana da Madeleine Albright. Egli infatti continuerà a partecipare in un certo senso alle trattative considerando che resterà nella società fondata dalla stessa Albright, e, assieme a lei, sarà consigliere del governo kosovaro per la privatizzazione del settore energetico in Kosovo e membro del corpo importante per le decisioni delle costruzioni per gli impianti elettrici in Kosovo. Saltando da un "consulting poltico", ad un "consulting economico", tutti gli affari dei Balcani passano attraverso le stesse persone di sempre. Come virus o una vera paranoia, girano in tutti i Balcani, non lasciandoci in santa pace fino alla fine, e andarsene del tutto, rifugiandosi per sempre in qualche casa di campagna a fare i veri cowboy con le muche pazze americane.

    Biljana Vukicevic
    Fonte: rinascita balcanica

  3. #3
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    04.02.2008 - Una vittoria di Pirro
    Alla fine ha vinto Boris Tadic, il candidato vicino al mondo euro-atlantico. Il nazionalista Tomislav Nikolic, che pur aveva conseguito un buon risultato al primo turno con il 40% dei voti, non ce l’ha fatta. Immediatamente da Bruxelles gli eurocrati con alla testa l’Alto rappresentante per la politica estera e di difesa Ue, Javier Solana, si sono rallegrati per la vittoria del loro sodale serbo.


    “Siamo molto contenti - ha dichiarato Solana - mi congratulo con il presidente Tadic e con il popolo serbo, è un grande successo per il presidente e per la gente”. Solana ha poi ricordato l’offerta di un accordo ad interim, deciso una settimana fa dai ministeri degli Esteri dei Ventisette e che sarà firmato il prossimo 7 febbraio. Ad onor di cronaca in Kosovo le tre enclave serbe di Kosovska Mitrovica, Zubin Potok e Vucitrn con 12.144 votanti (ovvero il 73,66%) hanno dato il loro sostegno a Nikolic, mentre 4170 elettori (il 25,36%), hanno votato Tadic. In sostanza, in queste aree il nazionalista ha ottenuto la maggioranza dei voti contro lo sfidante alleato di Washington. I serbi kosovari hanno voluto sostenere chi si batte contro la secessione voluta dai colonizzatori albanesi, preoccupati come sono per il loro futuro in quella regione martoriata dalle azioni terroristiche delle milizie dell’Uck.

    Per quanto riguarda le presidenziali in Serbia, i sostenitori del presidente hanno voluto dare fiducia all’Europa e all’Occidente, ma hanno dimenticato le sanzioni economiche susseguenti allo distruzione della Jugoslavia - uno sconquasso progettato già negli ottanta - giustificate col pretesto che Slobodan Milosevic difendeva i serbi rimasti all’interno delle nuove frontiere. Gli elettori di Tadic hanno dimenticato come venne negata l’autodeterminazione ai serbi di Bosnia, e come la Nato bombardò le loro postazioni, fornendo così un sostegno fondamentale allo sforzo bellico croato-musulmano, assieme alla pulizia etnica in Krajina condotta contro i serbi. Per arrivare poi al 1999 quando Belgrado non accettò l’occupazione della Nato con lo stratagemma di Rambouillet, allora gli aerei di Washington coadiuvati dall’Europa aggredirono Belgrado per 78 giorni, in netto contrasto con ogni forma di diritto internazionale. Bruxelles ha assecondato sempre le strategie di Washington su tutte le questioni che riguardavano il futuro della Serbia.

    Anche questa volta l’Ue si è detta favorevole all’indipendenza del Kosovo ma non a quella della Republika Srpska, della Transnistria, dell’Abkhazia, dell’Ossezia del Sud, del Nagorno Karabakh, e così via. Dimostrando di nuovo come i voleri dei gendarmi d’Oltreoceano siano più importanti di quelli del popolo serbo e di tutte le altre comunità internazionali. Con il loro pur risicato sostegno a Tadic i cittadini di Belgrado hanno deciso di sostenere una politica filo-atlantica, contro i tentativi dei nazionalisti di puntare all’indipendenza nazionale e all’integrità territoriale in direzione di Mosca. Non è bastato neanche l’accordo con la compagnia statale russa Gazprom per l’acquisto del 51% della società petrolifera serba NIS, a far votare Nikolic. Persino il sostegno negato da Vojislav Kostunica al presidente filo-atlantico, in difesa del Kosovo e contro la missione di polizia Ue, non ha sortito l’effetto desiderato. Vedremo quali saranno gli scenari futuri. Purtroppo l’ipotesi più attendibile sarà proprio la spartizione del Kosovo, della Bosnia e della Macedonia. Una soluzione che difficilmente potrà avvenire in maniera indolore. In ogni caso, la Serbia perderà gran parte del Kosovo creando così in tutta l’area un pericoloso clima di instabilità. Alla faccia proprio di chi ha sostenuto Tadic e le decisioni del mondo euro-atlantico.

    Andrea Perrone
    Fonte: Rinascita

 

 

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