
Originariamente Scritto da
Forfy
Italiani popolo di poeti santi e navigatori e di ribelli,altro che rivoluzionari !
Almeno a “destra” tra noi brutti,sporchi e cattivi tribuni condannati alla difesa a volte disperata di posizioni “inaccettabili”,”indifendibili” addirittura “impresentabili” per qualcuno,specialmente nel recente passato dove i nostri predecessori,più o meno illustri,si sono divertiti quasi con piacere masochistico a rappresentare il Male... dato che tutti i posti erano occupati noi ci sedemmo dalla parte del torto,così si diceva…
Questo che da umile penna estranea alle intellighenzie varie sto tentando di scrivere non vuole essere un’apologia delle lotte dei “bei tempi andati”,anche perché sarei il meno adatto a farlo essendo un diciottenne sbarbatello; ma semplicemente un analisi neanche tanto dettagliata del perché in Italia noi a destra non esistiamo. Ebbene sì, non abbiamo punti di riferimento,non siamo manco tanto sicuri di essere di destra,non abbiamo Santoro e Travaglio e né Feltri e Emilio Fede che pur rappresentando l’antidoto ai “sinistri” di cui sopra non ci rappresentano nelle nostre pulsioni,nella nostra formazione culturale e nelle nostre contraddittorie passioni o forse per non irritare qualcuno dovrei usare un “mie” al posto di quel “nostre” ?
Le ragioni di questo spaesamento comune alla destra italiana che dal dopoguerra tentiamo di immaginare,sono riconducibili a motivi storico-culturali che affondano le proprie radici nell’estatica avventura della legione fiumana,nelle avanguardie artistiche,una cosiddetta destra italiana che si è costruita nel segno della rottura da sempre contro l’immobilismo,la massificazione,i dogmi di tutte le parrocchie religiose e soprattutto ideologiche. Contro la cultura monolitica di massa,contro la cultura “orientata” e militante di sinistra prima comunista e poi barackobbamiana in salsa nostrana condita di rivoltante buonismo da maestra elementare misto a cattolicesimo arcobaleno e pacifista,in pratica l’altra faccia del berlusconismo nella odierna politica spettacolo,uno spettacolo malriuscito a differenza di quello offertoci dal nostro esimio Cavaliere. Una destra che sappia fare cultura come si faceva al tempo delle riviste come “La Voce” con originalità e con libertà e che sappia contrapporsi al “fatebenefratelli” dei nuovi comunisti travestiti da missionari. Bisogna creare cultura a destra ma non come si è fatto per anni a sinistra cioè con l’indottrinamento di clichès a generazioni di giovani idealisti e viziati,il compito della destra del futuro è quello di smascherare e dissacrare i miti della sinistra,miti ormai trasversali agli schieramenti politici,di riportare la libertà e il suo valore più profondo all’interno del dibattito politico e culturale. Insomma oltre ad una destra di governo serve una destra di “rottura” che rompa con 70 anni di politicamente corretto,di utopie sanguinarie anche se pacifiste,una destra “culturale” ma non indottrinata,una destra che sappia farla finita con la “mollezza” culturale che ci attanaglia da decenni. Ripartiremo dai legionari di Fiume per poi arrivare a Prezzolini,Longanesi e Montanelli, un itinerario tortuoso e variegato nel segno del coraggio e della libertà.