Arrampicarsi sugli specchi
Con le sole tasse non si esce da una crisi economica profonda

Va riconosciuta al ministro Ferrero una certa capacità di arrampicarsi sugli specchi. Egli ha detto che sulla base di quanto è stato fatto, il suo partito, Rifondazione comunista, potrebbe già uscire dal governo oggi; ma in un quadro che il ministro definisce "dinamico", le possibilità politiche sono tali da consentire un affondo sui salari tale da imprimere una svolta all'azione del governo in senso sociale.


E visto che le risorse a questo fine non ci sono, (i conti del paese sono senza dubbio migliorati, ma per mantenere l'attuale livello di spese non consentono interventi di sostegno al lavoro e alle famiglie, come ha subito fatto sapere nell'ultimo vertice di maggioranza il ministro dell'Economia Padoa Schioppa), Ferrero impugna il programma dell'Ulivo ed in particolare la tassazione delle rendite finanziarie: la tassazione delle rendite dei da fare ora, non a giugno. Ovviamente Ferrero non distingue se nell'ambito delle rendite finanziarie vi siano anche quelle dei semplici lavoratori piuttosto che degli speculatori di assalto e non distingue perché una distinzione di questo genere non si può fare. Oltre tutto, se fosse possibile escludere dal provvedimento i piccoli risparmiatori, la tassazione dei soli grandi rentiers non sarebbe particolarmente utile, a meno che si decida di spogliarli di tutta la rendita. Cosa che non crediamo possibile: la proprietà privata è ancora una prerogativa costituzionale, grazie al cielo, e non lo diciamo enfaticamente perché con questi chiari di luna, non ci stupiamo più di nulla. Per cui se passasse la linea Ferrero vedremmo una tassazione generalizzata della rendita che potrebbe incidere comunque, e pesantemente, sulle famiglie che percepiscono un salario.

Purtroppo per il governo di centrosinistra, il semplice miglioramento dei conti pubblici non è una condizione di ripresa economica sufficiente, considerando il livello della spesa pubblica. Si conferma insomma che l'unica idea che sorregge il governo è quella dell'aumento delle tasse, ora anche sulle rendite; e non c'è nessuna terapia più efficace per deprimere l'economia. Walter Veltroni, che è un ammiratore del presidente John Kennedy sa bene che per rilanciare l'economia il leader statunitense giunto alla Casa Bianca pensò bene di abbassare subito le tasse. L'Italia dovrebbe seguire una ricetta del genere e contemporaneamente intervenire in maniera strutturale, sulla previdenza ad esempio, o come propone anche Dini abolendo le province. Poi servirebbe un monitoraggio degli enti inutili e così via. Il governo Prodi ha proceduto su una strada che è esattamente l'opposto. Il risultato è un impoverimento generale della condizione del paese: se con il governo Berlusconi non si arrivava a fine mese, ora non si arriva a metà, come certifica l'Istat. Non c'è verso che nel governo si rendano conto di questa situazione. Chiedere un'Italia nuova, come pure non rinuncia a fare il partito di Veltroni, in queste condizioni appare molto difficile. Il primo passo sarebbe quello di porre fine all'attuale governo che, nonostante il malcontento generale, i rifiuti e quant'altro, vuole proseguire il suo cammino. Non osiamo pensare fino a che punto si possa andare oltre.

Roma, 15 gennaio 2008

tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4647