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    La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - A guardia della Rivoluzione!





    La Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale

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    La storia della Milizia (*)



    La sua costituzione, i suoi compiti, le sue vicende, la sua storia
    Con una deliberazione, del Gran Consiglio, nella notte del 12 gennaio 1923, veniva approvata la relazione del Generale Emilio De Bono che era stato incaricato di studiare la costituzione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Veniva quindi deciso che fossero immediatamente completati gli studi per la sua formazione, organizzazione ed inquadramento.
    Segue il Regio Decreto n. 31 del 14 gennaio 1923 - che entrerà in vigore il 1° febbraio 1923 e sarà poi convertito in legge (n. 473 del 17 aprile 1925) - con il quale viene istituita la Milizia «al servizio di Dio e della Patria». Il reclutamento è volontario ed i limiti di età per appartenere alla M.V.S.N. sono fissati tra i 17 ed i 50 anni (1).
    All'atto della sua costituzione la M.V.S.N. fu posta alla dipendenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In seguito, divenuta Forza Armata dello Stato, il Comando Generale riceveva direttive ed ordini (per quanto concerneva ordinamento, addestramento, mobilitazione ed impiego in guerra) dal Ministero della Guerra, dallo Stato Maggiore Generale, dallo Stato Maggiore del Regio Esercito. Presso quest'ultimo fu istituito un Ispettorato (di arma) della M.V.S.N. cui era preposto un Ufficiale Generale della Milizia. Nel caso particolare della Specialità Artiglieria Marittima, direttive ed ordini provenivano dal Ministero della Marina.
    Gli ufficiali della Milizia (RR.DD. n. 31, 14 gennaio 1923, n. 832, dell'8 marzo 1923, n. 1292 del 4 agosto 1924) erano divisi in due grandi categorie: Ufficiali in S.P.E. (servizio permanente effettivo) che costituivano l'ossatura dei comandi superiori (fino a quello di Legione). Questi ufficiali - retribuiti con stipendi inferiori a quelli di pari grado delle altre Forze Armate - non superarono mai, neppure negli sviluppi successivi, un numero complessivo, in tutta Italia, superiore al migliaio e mezzo: Ufficiali nei quadri - retribuiti solo nei periodi in cui erano richiamati in servizio - che seguitavano nelle loro abituali occupazioni civili, dedicando il rimanente della loro attività alla Milizia, tenendo un effettivo comando di reparto: furono parecchie migliaia e tra essi vanno annoverati gli ufficiali medici, questi soli oltre 600.
    Le nomine degli ufficiali, secondo il R.D. dell'8 marzo 1923, dovevano essere fatte per Decreto Reale, ma con un successivo R.D. del 1925, ne fu delegato il Comando Generale. L'avanzamento degli ufficiali fu regolato da precise norme del Comando Generale già dal 1° settembre 1931, norme successivamente completate e modificate. Le chiamate in servizio dei legionari, salvo la chiamata generale di tutta la Milizia che era di unica facoltà del Capo del Governo, venivano effettuate:
    • con cartolina rosa (di tre parti, una per il milite, la seconda per il datore di lavoro che doveva lasciare in libertà il legionario, la terza per il comando che la riconsegnava al milite al termine del servizio con timbro, firma e indicazione sulla durata di questo, e che doveva essere presentata al rientro al lavoro per giustificare l'assenza);
    • con cartolina grigia, per chiamata alle armi dovuta a motivi bellici, simile a quella delle altre FF.AA. e che dava diritto al trasporto gratuito sui mezzi pubblici per facilitare al richiamato la presentazione al centro di mobilitazione.
    L'armamento era depositato nelle caserme e veniva distribuito al momento della chiamata e riconsegnato prima che i legionari venissero rimessi in libertà. L'uniforme era invece in consegna al legionario ed egli ne era responsabile tenendola presso la sua casa. Dell'uniforme, fino a che non saranno costituiti i battaglioni di guerra, non facevano parte le calzature; queste erano proprietà del legionario.
    L'ordinamento iniziale della M.V.S.N. fu effettuato su Legioni, Coorti, Centurie e Manipoli, più o meno corrispondenti ai Reggimenti, Battaglioni, Compagnie e Plotoni dell'Esercito. Col tempo gli ordinamenti cambiarono anche per meglio aderire ai sempre nuovi compiti che venivano man mano affidati alla Milizia, specie per quelli che successivamente sarebbero stati i suoi compiti in guerra. Ma il nominativo di Legione sarà e rimarrà costante nel tempo; la Legione sarà la base ed il deposito, funzionerà da reggimento e da distretto di reclutamento. Ogni Legione avrà un numero, un nome, una sede, una zona di reclutamento; e questi resteranno immutati durante i venti anni di vita della Milizia.
    Accanto alla Milizia ordinaria vennero man mano create le specialità e le Milizie Speciali. Erano specialità della Milizia ordinaria le seguenti Milizie:
    • Confinaria: con compiti di sorveglianza sulla linea di frontiera in concorso coi Carabinieri e la Guardia di Finanza.
    • Universitaria: inquadrava gli studenti universitari e svolgeva per essi particolari corsi Allievi Ufficiali.
    • Artiglieria Controaerea: organizzava e predisponeva la difesa contraerea territoriale.
    • Artiglieria Marittima: costituiva ed addestrava le batterie per la difesa costiera del territorio.
    Erano infine Milizie Speciali, le seguenti:
    • Ferroviaria: con compiti di vigilanza e di sicurezza sulle strade ferrate, sul materiale e sulle persone.
    • Portuaria: per la vigilanza dei porti e degli scali marittimi.
    • Forestale: per la difesa del patrimonio boschivo nazionale e per il suo incremento.
    • Stradale: destinata ad assicurare la disciplina della viabilità, alla difesa del patrimonio stradale dello Stato, a prestare assistenza e soccorso negli incidenti stradali.
    • Postelegrafica: per garantire il miglior rendimento del servizio postale in pace ed in guerra, con compiti anche di Polizia Amministrativa.
    Tutte le Milizie Speciali avevano anche compiti ed attribuzioni di Polizia Giudiziaria e la loro utilità si è dimostrata tale che, disciolta la Milizia, esse furono conservate trasformandole, spesso con gli stessi elementi, nelle attuali Polizie speciali, ad esse corrispondenti. Alla fine del capitolo, perché il lettore possa avere sempre sotto mano un quadro preciso di riferimento sui reparti che verranno di volta in volta citati, riporteremo lo schema dell'inquadramento della Milizia, con le sue Legioni, la loro numerazione, il loro Nome, la loro Sede e la zona di reclutamento. Questo reclutamento di tipo provinciale ha costituito uno dei più importanti caratteri di forza e di coesione dei reparti della Milizia che - in pace ed in guerra - erano formati dagli stessi uomini, inquadrati dagli stessi ufficiali: tutta gente nata e vissuta sulla stessa terra, unita dalle medesime usanze e tradizioni, parlante lo stesso dialetto, unita spesso da valida amicizia o, almeno, da vecchia conoscenza.
    Già nel luglio dello stesso anno della sua costituzione, il 1923, tra lo Stato Maggiore dell'Esercito ed il Comando Generale della M.V.S.N., vengono presi i primi accordi per l'addestramento militare delle Legioni e la definizione dei compiti spettanti alla Milizia. Immediatamente dopo la loro conclusione, gli accordi intercorsi vedevano la loro prima applicazione. Nel settembre dello stesso anno lo S.M. dell'Esercito richiedeva alla Milizia di mobilitare tre legioni per concorrere, con i reparti dell'Esercito, alle operazioni di riconquista della Libia, praticamente tutta perduta, salvo qualche importante città costiera, durante la guerra 1915-18.
    Il 28 ottobre del 1924 la Milizia, così come le altre FF.AA., presta solennemente il giuramento di fedeltà al Re.
    Nel 1925, viene assegnato alla Milizia il compito della istruzione premilitare dei giovani, già in precedenza assolto da varie istituzioni, prima fra tutte quelle del Tiro a Segno Nazionale. Per gli Ufficiali istruttori della Premilitare viene istituita una speciale scuola formativa a Mirandola.
    Nel 1926 la Valtellina viene gravemente e ripetutamente colpiva da gravi alluvioni: sono immediatamente mobilitate ed inviate sul posto in aiuto alle popolazioni, le Legioni 93 (Sondrio), 143 (Bergamo) e 153 (Brescia). La prima di queste legioni, la 93, interviene anche per le alluvioni del novembre; tale è la sua abnegazione nei soccorsi che il suo Labaro viene decorato della medaglia d'argento al Valor Civile; quello della 143 della medaglia di bronzo.
    Il 1927 vede già i primi reparti della Milizia partecipare ai campi divisionali dell'Esercito; questa attività si andrà sempre più intensificando col passare degli anni.
    Il 1928 è l'anno della grande trasformazione nel concetto di impiego dei volontari della Milizia in tempo di guerra. In base a studi effettuati dallo S.M. viene deciso che le Legioni verranno inquadrate nelle Grandi Unità dell'Esercito e combatteranno affiancate ai vecchi gloriosi reggimenti. Ogni Legione costituisce un Battaglione CC.NN. di guerra ed un Battaglione complementi per rinsanguarne, all'occorrenza, gli effettivi. Il volontario dei Battaglioni CC.NN. si arruola per 10 anni.
    Nell'anno 1930 l'istruzione premilitare diviene obbligatoria e per quanto riflette gli studenti universitari, allo scopo di agevolare per loro il periodo di servizio militare, presso le Legioni Universitarie vengono istituiti speciali corsi Allievi Ufficiali: gli studenti vengono addestrati dalle Legioni Universitarie durante l'anno accademico, nelle istruzioni formali, sulle armi, e con lezioni teoriche sulle varie materie previste dai corsi AA.UU.; in due estati successive e per la durata di due mesi, partecipano con l'Esercito a campi addestrativi e manovre, conseguendo al termine il grado di sottotenente nelle varie armi e compiendo così, senza perdite di tempo, il periodo di leva.
    Nel 1934 ben 36 battaglioni CC.NN. partecipano, in pieno cameratismo coi soldati, alle manovre divisionali; altri 6 battaglioni prendono parte alle grandi manovre sull'Appennino.
    Il 1935 è l'anno della grande occasione per la Milizia Volontaria: il conflitto con l'Etiopia le darà la possibilità di intervenire non solo coi suoi battaglioni, ma addirittura le consentirà la costituzione di intere divisioni e gruppi di battaglioni, batterie e salmerie, mobilitando, fra volontari per i dieci anni ed altri occasionali, circa 170.000 uomini.
    Nel 1938 e nel 1939, dietro invito dello Stato Maggiore Esercito, Ufficiali in S.P.E. della Milizia, in limitato numero e dopo severissimi esami di concorso stabiliti su programmi dello S.M., sono ammessi a frequentare i corsi regolari di tre anni presso l'Istituto Superiore di Guerra (oggi Scuola di Guerra). Dal 68° corso nell'aprile del 1941 escono brevettati tre Ufficiali e sono subito inviati sul fronte libico-egiziano per compiere l'anno di esperimento di servizio di S.M. presso Divisioni dell'Esercito, assolvendo brillantemente il loro compito e guadagnandosi promozioni per merito di guerra e ricompense al V.M. Nell'anno successivo (1942) escono brevettati altri 3 ufficiali della Milizia. Negli anni successivi, essendo stati aboliti i corsi regolari triennali, all'Istituto Superiore di guerra si svolgono corsi accelerati di sei mesi, con la partecipazione di altri ufficiali della Milizia.
    Gli Ufficiali della Milizia vennero anche ammessi a frequentare i corsi delle Scuole Centrali Militari di Civitavecchia e quelli per ufficiali di complemento in servizio nelle Grandi Unità. Scuole Allievi Ufficiali delle Specialità Artiglieria Contraerea e Artiglieria Marittima, furono istituite rispettivamente a Nettuno ed a Gaeta. La Milizia Forestale ebbe una Scuola per Ufficiali a Vallombrosa e una per sottufficiali a Cittaducale.
    Intanto, dal 1936, in stretta fraternità di spirito e di intenti coi volontari commilitoni dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, volontari della Milizia accorrono a costituire reparti italiani (Brigata Frecce Azzurre, Divisione «Penne Nere», Divisione «Littorio», Divisione «23 Marzo») per appoggiare i Nazionali Spagnoli nella guerra civile di Spagna. Complessivamente il Corpo Truppe Volontarie (C.T.V.) raggiunse e superò le 40.000 unità ed ebbe come successivi comandanti i generali dell'Esercito Bastico, Berti e Gambara.
    I volontari conquistarono Malaga, si distinsero a Guadalajara, furono vittoriosi nelle molte battaglie (Ebro, Santander) ed entrarono trionfalmente con le truppe spagnole dì Franco a Madrid e Barcellona, dove, il 26 gennaio 1939, sfilarono in parata per festeggiare la vittoria.
    Sempre nel 1939, battaglioni di CC.NN. parteciparono all'occupazione dell'Albania (aprile); e nel settembre, allo scoppio della crisi europea, i battaglioni CC.NN., inquadrati nelle Divisioni dell'Esercito, vennero mobilitati durante il periodo della neutralità armata. Nell'ottobre, due ufficiali per ciascuno dei 19 battaglioni mobilitati, parteciparono con ufficiali dell'esercito a numerose ricognizioni di frontiera. Per rimediare agli inconvenienti dell'ordinamento Pariani che aveva ridotte le Divisioni di Fanteria dell'Esercito da ternarie a binarie, lo Stato Maggiore dispose che in guerra a ciascuna Divisione fosse assegnata organicamente una Legione della Milizia, formata su due Battaglioni CC.NN. ed una compagnia mitraglieri CC.NN.
    Nel 1940, alla dichiarazione di guerra del 10 giugno, oltre 220 fra battaglioni CC.NN. d'Assalto, da montagna e di complementi, vengono mobilitati e parteciperanno, anche negli anni seguenti, alle operazioni su tutti i fronti. Inoltre furono mobilitati altri 81 battaglioni costieri, 51 territoriali e 29 compagnie costiere. A seguito del magnifico comportamento nella campagna di Grecia, i migliori battaglioni CC.NN. d'Assalto vengono trasformati, nel 1941, in Battaglioni CC.NN. «M», distinzione che serve di premio al loro ardimento e ne aumenta l'efficienza bellica.
    Nel 19411942-1943 lottano sempre in Balcania ed in Russia, continuando a coprirsi di gloria e soffrendo grandi salassi del loro sangue generoso.
    Nel maggio 1943, con armi e mezzi forniti dalla Germania, viene costituita la Divisione Corazzata CC.NN. «M» con uomini reduci dalla Grecia e dalla Russia, e nuovi giovanissimi volontari. Anche lo S.M. divisionale è fornito dalla Milizia con ufficiali col brevetto della Scuola di guerra che hanno già effettuato l'anno di esperimento al fronte nelle Divisioni dell'Esercito. Dal 10 luglio 1943 battaglioni CC.NN. d'assalto e costieri si battono in Sicilia per contrastare l'invasione.
    Il 25 luglio, alla caduta del regime, anche prima che il nuovo governo Badoglio pubblichi il comunicato col quale la Milizia è riconosciuta totalmente parificata alle altre FF.AA. dello Stato, questa Milizia che molti volevano considerare fascista, offre la più grande prova, oltre le tante già fornite sui campi da battaglia, di non essere truppa di parte, ma truppa che mette l'amore e la dedizione alla Patria al di sopra ed al di fuori di qualsiasi altro sentimento, al di sopra di qualsiasi opinione politica: non un uomo si allontana dai reparti in armi, non uno fa la minima resistenza all'ordine di sostituire al bavero dell'uniforme i fascetti con le stellette. Mussolini, già comandante generale della Milizia è sostituito con il generale dell'Esercito Quirino Armellini; il Capo di S.M., Generale Galbiati, dimissionario, viene sostituito dal generale Conticelli.
    Tutti i comandanti delle Milizie Speciali e delle specialità sono sostituiti con generali dell'Esercito o dei Carabinieri: tutti i legionari seguitano ad obbedire nella più salda disciplina. Vale la pena, a dimostrazione di quanto vogliamo affermare, di riportare qui alcuni brani della circolare che, immediatamente dopo assunto il Comando, il Generale Armellini diramò ai comandi della Milizia. ...« Il primo atto col quale il nuovo capo del governo, Maresciallo Badoglio, ha additato alla Nazione la Milizia quale parte integrante delle FF.AA. dello Stato, ha implicitamente e nello stesso tempo riconosciuto la necessità della Milizia ai fini nazionali, i meriti che essa aveva conquistati, la necessità che tante nobili tradizioni non venissero disperse.
    Io ho avuto - con l'onore di avere ai miei ordini numerose formazioni della Milizia - la fortuna di seguirla ed apprezzarla nelle sue funzioni, manifestazioni, opere militari». E più avanti, «Al nemico che incalza dobbiamo opporre i nostri petti e le nostre armi strenuamente combattendo a fianco dell'alleato, dobbiamo soprattutto offrire lo spettacolo di un popolo unito e compatto, animato da un solo pensiero: la Patria, la nostra grande Patria immortale; di un popolo stretto intorno ad una sola persona: quella del Re Imperatore che esce oltre i limiti della caducità umana perché rappresenta la continuità della Patria per l'eternità»... E ancora: «chi mai, di fronte a tale tremenda visione, potrà pensare che l'Italia si possa dividere o permettere che possa dividersi per seguire diverse ideologie, per stare attaccati a nostalgie del passato? Non certo la Milizia che è nata con nel cuore l'Italia quando l'Italia era ancora una volta minacciata, che per l'ideale della Patria ha combattuto sulle piazze e sui campi di battaglia, morendo serenamente e purificandosi nella gloria del sacrificio»... E conclude: «Ancora una volta ripeto: la Patria è in pericolo e richiede l'unione e la concordia di tutti gli italiani; in Italia non vi sono e non vi debbono essere che Italiani».
    I legionari dimostrarono oltre ogni limite di essere veramente Italiani. Fino all'8 settembre i volontari CC.NN. seguitarono a fare il loro dovere ed a morire per la difesa della Patria, in combattimento.
    Dopo l'armistizio i reparti si sfaldarono come quelli delle altre FF.AA. perché privi di ordini ed abbandonati dai grossi capi. Ogni uomo cercò di tornare a casa o seguì l'impulso del suo temperamento, della sua coscienza e delle sue opinioni.
    A conferma comunque del radicato senso del dovere che viveva nella Milizia citiamo l'episodio di quei battaglioni CC.NN. che, in Corsica, obbedirono all'ordine di cambiare fronte e combatterono valorosamente contro i tedeschi, contribuendo con altre truppe a strappare loro la città di Bastia.
    I1 6 dicembre 1943 termina la storia della Milizia: il governo Badoglio ne decreta lo scioglimento, chiudendo così la sua vita ventennale, vissuta però degnamente e gloriosamente, nella buona e nell'avversa fortuna, con le altre FF.AA. Italiane, lasciando brandelli di carne e rivi di sangue ovunque le CC.NN. siano state presenti.
    Durante la sua breve vita, la Milizia ha dato alla Patria:
    - Caduti: 14.142.
    - Feriti e mutilati: non accertato.
    Ricompense ai Reparti:
    20 Ordine Militare di Savoia (ora d'Italia) ai Labari di tutte le Legioni operanti in A.O. nella guerra del 1935-1936.
    37 ricompense al Valor Militare a Labari di Legioni CC.NN.
    Ricompense al V.M. ai singoli:
    - 20 Ordini Militari di Savoia.
    - 90 medaglie d'oro al V.M.
    - 1.232 medaglie d'argento al V.M.
    - 2.421 medaglie di bronzo al V.M.
    - 3.658 croci di guerra al V.M.
    - Numerosissime promozioni al grado superiore per meriti di guerra.








    NOTE

    (1) A prova del nostro concetto che la Milizia, se dal punto di vista storico deriva dallo squadrismo, assume - fin dalla sua costituzione - sotto l'aspetto giuridico e di fatto, carattere di istituzione statale, al servizio dello Stato, riportiamo alcuni brani dal libro «La Milizia volontaria e le sue specialità» di Salvatore Foderaro, edito dalla CEDAM di Padova nel 1939. L'autore, allora Sostituto Procuratore del Re e più tardi Deputato della Democrazia Cristiana, esamina la questione sotto i suoi aspetti giuridici con competenza ed esattezza. Leggiamo a pag. 6: «Un’attenta disamina della legge istitutiva porta senz'altro alla conclusione che (la Milizia) sin dal suo sorgere venga ad inserirsi nel nostro ordinamento costituzionale come una istituzione squisitamente statale, una Milizia di Stato, al servizio dello Stato». E ancora:
    «Già la stessa denominazione (Sicurezza Nazionale) della Milizia Volontaria, portata dal Decreto di fondazione, è indice abbastanza sintomatico della nostra tesi. Ma il decreto istitutivo denuncia nel modo più chiaro, il carattere statale (e, diremmo, anche ultrastatale) della Milizia, quando la mette al servizio di Dio e della Patria Italiana (art. 2), e le assegna l'altissima funzione di preparare e conservare inquadrati i cittadini per la difesa degli interessi dell'Italia nel mondo; mentre più avanti dispone che le nomine degli ufficiali e le loro promozioni sono compiute con decreto Reale».
    E a pagina 9:
    «Possiamo dunque concludere che, non solo allo stato attuale della legislazione, ma fin dalla sua fondazione la M.V.S.N. si inserisce nel nostro ordinamento costituzionale come Milizia di, Stato. Soprattutto per tale carattere la M.V.S.N. si differenzia dalla Milizia Nazista; le SA. e le S.S. sono parte integrante del Partito Nazionalsocialista. E poiché la dottrina tedesca considera il partito al di fuori dello Stato, la Milizia Nazista è milizia di partito e non è contemplata nell'ordinativo relativo alle forze armate».

    (2) Non va dimenticato che il piano militare approntato per il conflitto in Etiopia, era caratterizzato da due fasi: la prima improntata sulla difesa delle posizioni in mano alle nostre truppe e la seconda da una avanzata da effettuare con estrema cautela.
    (3) In occasione di questo scontro, trovano la morte cinque CC.NN.
    (4) Di questa colonna faceva parte il 230° Battaglione CC.NN. della Divisione “21 Aprile”
    (5) Divisione di prima schiera sulla sinistra del II Corpo d’Armata, durante quattro giorni di accaniti combattimenti, travolse il nemico avanzando verso il Tacazzè.
    (6) Alla fine del ciclo operativo militare, numerosi furono i soldati che decisero di rimanere in quelle terre per poter avviare alcune comuni agricole.

    FONTI

    E. Lucas-G. Ce Vecchi, "Storia delle unità combattenti della M.V.S.N. (1923-1943)", Volpe Editore, Roma, 1976.


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    La Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale




    Organizzazione della Milizia (*)










    Costituzione della Milizia
    Milizia delle Camicie Nere rappresenta,nello spirito e nelle armi - forse meglio d'ogni altra Istituzione del Regime, e certo in forma più d'ogni altra concreta - la continuità e il divenire della Rivoluzione. Essa, scaturita dalla più pura passione insurrezionale con la missione di perpetuare le virtù originarie del Fascismo e di presidiarne le conquiste, ha ormai esteso la sua azione nei vari settori della vita nazionale, ovunque a difesa e a beneficio del nuovo Stato mussoliniano.
    Il Duce non consenti che andassero disciolte le schiere di quei valorosi, i quali avevano aperto con le armi la via di Roma. Volle che le Legioni delle Camicie Nere divenissero parte integrante dello Stato, strumento legale della sua difesa, arma pronta e fedele della Rivoluzione per il raggiungimento delle più lontane mete. Dal 1° febbraio 1923 la Milizia ha assolto la sua missione, compiutamente : ed oggi, nel decennale della Rivoluzione, essa, nata nello spirito del Duce, è fiera di rivendicare quale suo atto di nascita la storica deliberazione presa dal Gran Consiglio il 12 gennaio 1923:
    «Il Gran Consiglio Nazionale del Fascismo, riunito la sera del 12 gennaio, udita la relazione del Generale De Bono sulla formazione della Milizia per la Sicurezza Nazionale, l'approva nelle sue linee fondamentali ed affida al Comando Generale ed ai Comandi dipendenti il compito di ultimare i lavori necessari entro il 28 febbraio.
    «Il Gran Consiglio, ossequiente agli ordini del Governo, che prescrivono lo scioglimento di tutte indistintamente le formazioni a tipo o inquadramento politico-militare per la fine del corrente mese, dichiara sciolte per detta epoca le squadre d'azione del Partito Fascista, che entrano a far parte della Milizia per la Sicurezza Nazionale secondo le norme che verranno impartite dal Comando Generale. Inoltre afferma che:
    «1. Il carattere della Milizia per la Sicurezza Nazionale sarà essenzialmente fascista, avendo essa Milizia lo scopo di proteggere gli inevitabili ed inesorabili sviluppi della Rivoluzione di ottobre; per cui essa conserverà i suoi simboli, le sue insegne, i suoi nomi consacrati dalle battaglie vittoriose e dal sangue versato per la Causa.
    «2. Il carattere interiore della Milizia per la Sicurezza Nazionale dovrà essere informato ai sensi di una disciplina che giunga alle più dure rinunce e alle più ascetiche dedizioni.
    «Il Gran Consiglio invita le Camicie Nere di tutta Italia ad essere degne del massimo onore che possa essere consentito ad un fascista, quello di militare sia all'interno che all'estero in difesa dello Stato e della Nazione ».
    Già il 14 gennaio successivo, con R. Decreto si concretavano le direttive fissate dal Gran Consiglio, ponendo le basi dell'ordinamento della Milizia.
    Si trattava ora di organizzare l'Istituzione secondo le nuove finalità : di trasformare le squadre d'azione in regolari reparti e di stabilire i Comandi; in una parola, di adeguare alle nuove esigenze la massa dei gregari. Per realizzare quello che è stato il primo ordinamento della Milizia si segui pertanto la traccia delle formazioni squadriste, col precipuo scopo di perpetuarne lo spirito rivoluzionario. Le norme emanate in quello scorcio di tempo mantengono tuttavia la loro austera bellezza e il carattere squisitamente rivoluzionario che le informò.
    «Il milite della Milizia Nazionale serve l'Italia in mistica purità di spirito, con fede incrollabile ed inflessibile volontà; sprezza, al par d'ogni altra viltà, la prudenza che nasce dall'opportunismo; ambisce, come premio sommo alla sua fede, il sacrificio; sente la fiera bellezza dell'apostolato a cui tutto si vota per fare forte e sicura la gran Madre comune.
    «Egli perciò non conosce che doveri, e non ha diritto che alla gioia di compierli. Del comandare e dell'obbedire è uguale in lui la fierezza: giacché esercita su se stesso il più difficile dei compiti colui che più ciecamente obbedisce. Capo o gregario, sia che ordini, sia che eseguisca, la Camicia Nera della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, deve essere sempre ed a tutti esempio di questa purità spirituale.»
    Così il regolamento di disciplina delle Camicie Nere; né poteva essere sostanzialmente diverso. Il volontario s'impone un più severo abito di vita: è già in atto nel suo spirito una legge morale, prima ancora che nella stessa lettera del regolamento. Così fu per le Milizie volontarie dei liberi Comuni e del nostro Risorgimento, così doveva essere per l'Armata delle Camicie Nere, che a quelle si ricollega idealmente, poiché una sola è l'anima secolare della nostra gente guerriera.

    I compiti della Milizia
    </SPAN>Alla Milizia sono affidati compiti delicatissimi d'importanza nazionale che possono suddividersi in politici, educativi, militari.
    Essa concorre con le altre Forze Armate a mantenere l'ordine pubblico e ad assicurare in ogni evenienza il perfetto funzionamento degli essenziali servizi dello Stato; cura la istruzione premilitare e post-militare; vigila con speciali reparti di frontiera i valichi della Patria.
    Strettamente collegati l'uno all'altro sono il compito educativo e quello militare: può dirsi più esattamente che essi rappresentano due fasi successive di quell'azione che la Milizia è andata esercitando con efficacia via via crescente per la formazione spirituale e fisica della gioventù. Inquadrare, organizzare le nuovissime generazioni, istruirle, educarle, rinvigorirle, indirizzarle a più alti destini: questo complesso compito è svolto in gran parte dalla Milizia la quale lo assolve provvedendo all'inquadramento militare delle organizzazioni giovanili ed universitarie e curando l'istruzione premilitare.
    È un'imponente massa di giovani che, dagli otto ai vent'anni, marcia in camicia nera e cresce sotto il segno della stessa fede; impara ad amare la Patria più che se stessa ed entra nella vita con la coscienza del cittadino e del soldato.
    Accanto alle organizzazioni destinate ai giovani sono quelle che cooperano alla preparazione militare della Nazione: i Battaglioni Camicie Nere e la Difesa Controaerea Territoriale. Oltremare stanno i legionari della Coloniale; ovunque, nel Regno, a invigilare i più delicati servizi e i più importanti centri vitali del Paese, i gregari delle varie Specialità.
    Riassumendo i compiti della Milizia erano:
    • Compiti politici: concorso nei servizi di ordine pubblico (O.P.) e di pubblica sicurezza (P.S.);
    • Compiti educativi militari: inquadramento, disciplina, istruzione dei reparti Balilla e Avanguardisti dell'O.N.B., reparti Universitari, istruzione premilitare;
    • Compiti militari: Battaglioni CC.NN. a piedi e ciclisti; Milizia per la difesa contraerea territoriale; Legioni Libiche permanenti.
    Ordinamento della Milizia
    All'atto della costituzione l'ordinamento della Milizia dovette essere adattato alle sue prime finalità e alle momentanee contingenze, tenuto conto del suo compito essenzialmente e prevalentemente politico. Nel fissare la suddivisione delle varie unità, fu necessario non discostarsi molto, non solo per ragioni politiche, ma anche per ovvie ragioni sentimentali, da quello che fu l'ordinamento della Milizia squadrista: furono infatti mantenuti i Comandi di Zona e quelli di Legione del periodo insurrezionale. La circoscrizione territoriale di ciascuna Zona coincise, in linea di massima, con il territorio di una o due Regioni del Regno, anche per facilitare la chiamata dei militi per istruzione, per servizio di ordine pubblico o per mobilitazione. Ma in seguito i nuovi compiti militari assunti (Premilitare - M.D.I.C.A.T. - Battaglioni CC.NN.), che facevano sentire la necessità di avvicinare il più possibile la circoscrizione territoriale della Milizia a quella dell'Esercito, e gli originari compiti politici, anch'essi gradualmente trasformatisi, resero l'ordinamento inadeguato alle nuove necessità. Dal Comando Generale venne studiato allora un nuovo ordinamento che rispondesse ai compiti e alla maturità dell'istituzione e che andò in vigore il 1° settembre 1929. Attualmente la Milizia ha un Comandante Generale nella persona del Duce, ed è così ordinata:
    • Un Comando Generale, con sede in Roma, retto da un Capo di S. M.;
    • Quattro Comandi di Raggruppamento e due Comandi di CC.NN. delle Isole, con sede in Milano, Bologna, Roma, Palermo, Cagliari, i quali esercitano una funzione di vigilanza e di controllo sull'attività dei dipendenti Gruppi e delle rispettive Legioni;
    • Trentatré Comandi di Gruppo, retti da Consoli Generali, cui spetta il controllo di tutte le attività che svolgono le dipendenti Legioni (ogni Gruppo ne comprende due o più) e in special modo la direzione del loro addestramento militare. La circoscrizione territoriale del Comando di Gruppo corrisponde, a un dipresso, a quella delle Divisioni Militari;
    • Centoventi Comandi di Legione, retti da Consoli. Ogni Legione comprende 3 o più Coorti ordinarie.
    • Tredici Legioni di Complemento, comandate da Seniori, composte di una sola Coorte.
    • Sei Coorti Autonome, comandate da Seniori, comprendenti 3 o più Centurie ordinarie.
    • Una Legione Mutilati, con sede in Roma ed un reparto Mutilati per ogni Legione avente sede nel capoluogo di provincia.
    La gradazione delle unità della Milizia in corrispondenza con le unità del R. Esercito è la seguente:
    Raggruppamento o Comando CC.NN. Isole - Divisione

    Gruppo di Legioni - Brigata
    Legione - Reggimento
    Coorte - Battaglione
    Centuria - Compagnia
    Manipolo - Plotone
    Squadra - Squadra

    Quadri e reclutamento

    Di massima gli Ufficiali appartengono alle categorie in congedo delle altre forze armate, e conservano in generale lo stesso grado nella Milizia; ad eccezione dei Capimanipolo che possono anche non aver ricoperto il grado di Ufficiale dell'Esercito, ma che debbono essere comunque in possesso dello stesso titolo di studio prescritto per la nomina a Sottotenente. Il grado di Capomanipolo può essere conferito anche a quei Capisquadra che abbiano una determinata anzianità e superino speciali prove di esame.
    Gli aspiranti tutti indistintamente debbono essere inscritti al P.N.F.
    Gli Ufficiali della Milizia si dividono in due grandi categorie
    a) Ufficiali in servizio permanente;
    b) Ufficiali della riserva.
    Gli Ufficiali in servizio permanente si suddividono ancora come segue: Ufficiali in servizio permanente effettivo, che prestano ininterrottamente servizio presso i Comandi e vengono retribuiti mensilmente con indennità fisse; Ufficiali nei quadri che hanno un Comando di reparto e che, pur essendo in servizio, non percepiscono indennità fisse, salvo nei casi di servizio fuori della loro residenza. Fanno parte degli Ufficiali in S.P.E. quelli inscritti nel ruolo speciale che comprende i Quadrumviri ed i Luogotenenti Generali che durante la Marcia su Roma ebbero Comando di Colonna.
    Diventano Ufficiali della riserva tutti coloro che per una ragione qualsiasi (che non sia di indegnità) siano costretti ad abbandonare la categoria di cui alla lettera a), purché però abbiano appartenuto per almeno un anno a tale categoria.
    Gli Ufficiali sono inscritti in appositi ruoli di anzianità. Vi è un ruolo unico per gli Ufficiali in S.P.E., che viene tenuto aggiornato dall'Ufficio Personale del Comando Generale, mentre per gli Ufficiali nei quadri e per quelli della riserva vi sono ruoli distinti presso i Comandi di Raggruppamento e Camicie Nere delle Isole.
    Il reclutamento delle Camicie Nere è volontario ed è fatto esclusivamente attraverso la Leva Fascista, fra i giovani dei Fasci Giovanili di Combattimento che compiono il 20° anno di età (per le Milizie Speciali e Universitarie basta aver compiuto il i8° anno di età) e che posseggono l'idoneità fisica e soprattutto morale. Per tutti gli appartenenti alla Milizia é obbligatoria la inscrizione al P.N.F.
    La Leva Fascista si celebra in forma solenne presso le sedi di Legione il 21 aprile di ogni anno, alla presenza delle autorità politiche e militari. Essa consiste nella consegna del moschetto, simbolo dello spirito guerriero, da parte del milite più anziano al giovane fascista che entra a far parte della Milizia.
    Centri di reclutamento della Milizia sono i Comandi di Legione e di Coorte Autonoma, che giudicano delle inscrizioni e presso i quali funziona uno speciale Ufficio Matricola.
    In ruoli a parte vengono elencate, separatamente, le CC.NN. che hanno obblighi militari. E ciò allo scopo di avere una organizzazione interna tale che la Legione o Coorte Autonoma possa seguitare a funzionare senza scosse nella eventualità di una chiamata generale di coloro che hanno obblighi di servizio militare.
    Particolare nota viene tenuta delle CC.NN. che hanno qualche conoscenza o attitudine speciale, come telegrafisti, piloti, aviatori, osservatori, barcaiuoli, macchinisti, ferrovieri, meccanici, automobilisti e personale specializzato di aviazione.
    In caso di mobilitazione o di richiamo parziale nell'Esercito, nella Marina e nella Aeronautica, la Milizia viene assorbita, a seconda della posizione e degli obblighi militari dei
    singoli suoi componenti.

    Il servizio delle Camicie Nere
    La Milizia ha</SPAN> i suoi quadri costituiti da lavoratori del braccio e della mente, i quali attendono alle loro abituali occupazioni, pur essendo sempre pronti ad ogni appello. È questa la caratteristica che ne fa un'istituzione prettamente italiana ben distinta dalle forze armate di ogni paese.
    Le chiamate in servizio possono essere generali e parziali. Le prime costituiscono un'eccezione e sono sempre ordinate dal Capo del Governo per gravi necessità di ordine pubblico; le seconde vengono fatte per reparti e per località, e sono ordinate dal Comando Generale e, nei limiti della loro giurisdizione, dai Comandi di Raggruppamento, CC.NN. delle Isole, Gruppo, Legione e Coorte Autonoma.
    Ufficiali e CC.NN. possono essere chiamate in servizio:
    I - per ragioni di ordine pubblico;
    II - per riviste o parate;
    III - per l'istruzione ordinaria o per manovre, campi, esercitazioni.
    Queste chiamate avvengono quasi sempre di domenica e in altri giorni festivi. Il loro scopo è duplice : impartire l'istruzione militare alle CC.NN. che non hanno prestato alcun servizio militare e perfezionare l'istruzione di quelle altre che tale servizio hanno compiuto. Di tanto in tanto si effettuano poi chiamate straordinarie per esercitazioni in unione ai reparti di altre forze armate, previ accordi fra i singoli Ministeri competenti ed il Comando Generale. In questo modo ogni cittadino italiano che appartenga al Corpo dei nostri volontari, senza essere distolto dalle proprie occupazioni, acquista e mantiene pronta ed aggiornata quella cultura militare teorica e pratica che lo conserva buon soldato in perfetta efficienza.
    IV - in casi di pubbliche calamità.
    Queste chiamate sono regolate in base ad apposite disposizioni di legge. Avuta segnalazione di un disastro che abbia danneggiato una zona del territorio nazionale, i Comandi di reparto della Milizia aventi giurisdizione nella zona colpita, con le proprie formazioni tecniche debbono portare d'urgenza nei luoghi del sinistro, e nella più larga misura, i primi soccorsi, mettendosi a disposizione delle Autorità che hanno assunto la direzione dei servizi. In tali casi la Milizia agevola e assolve il proprio compito mediante:
    a) l'adozione dei provvedimenti d'urgenza, coordinati con l'opera di salvataggio;
    b) la cura e l'assistenza nella zona colpita, dei feriti e dei malati, ed il loro ricovero;
    c) l'impianto di attendamenti e baraccamenti e il relativo governo igienico.
    Le chiamate in servizio, generali e parziali, degli appartenenti alla Milizia, per ragioni di ordine pubblico, in caso di pubblica calamità, per istruzioni, riviste o parate, sono da considerarsi a tutti gli effetti come richiami in servizio militare e, durante tale periodo, gli appartenenti alla Milizia conservano il posto che essi occupano nei pubblici o privati impieghi.
    Chi giudica la Milizia o senza conoscerla, o attraverso le deformazioni dello spirito di parte, ignora o finge di ignorare l'abnegazione dei volontari in occasione di sinistri e di pubbliche calamità : essa non ha limiti di sacrificio. Si può dire che non c'è stato in Italia episodio di dolore, in cui non sia rifulso lo spirito di sacrificio delle Camicie Nere. Il terremoto del Vulture, il disastro del Gleno, il ciclone di Montebelluna, la valanga di Bolognola, il terremoto del Friuli, la inondazione del mantovano, la piena della Ghironda, il nubifragio di Salerno videro i Legionari prodigarsi ad alleviare la sventura e a far rifiorire la vita là dove era stata sconvolta o distrutta, sempre primi nell'esercizio delle virtú civili.
    L'Albo d'Oro «I Decorati della Milizia» documenta in proposito il valore e l'opera dei volontari. Contadini e studenti, lavoratori del braccio e della mente, Ufficiali e gregari, sono stati premiati per atti di valore. La Milizia è fiera della sua aristocrazia: é orgogliosa soprattutto di constatare che i ranghi di essa aumentano di continuo; poiché i legionari, adusati come sono alla scuola del sacrificio, nell'esercizio del proprio dovere o fuori, ricordano il monito che viene loro dai Camerati più forti: quelli che caddero e quelli che hanno sul petto i segni del valore.
    Vanno segnalate particolarmente le decorazioni concesse a interi reparti di Milizia perché esprimono l'ufficiale riconoscimento dell'opera collettiva di soccorso e di assistenza. In prima linea stanno le Legioni 9a, 14a, e 15a. Ecco la eloquente motivazione con la quale veniva concessa la medaglia d'argento al valor civile alla 9a Legione «Cacciatori Alpini di Valtellina »
    «In occasione di terribili alluvioni che sconvolgevano la Valtellina, allagandola e distruggendo arginature e abitati, tutti i reparti del la Legione accorrevano prontamente, anche di loro iniziativa, sui luoghi del disastro e, prodigandosi per giorni e per notti dove maggiore era il pericolo, con magnifico spirito di emulazione salvavano vite e averi, meritandosi l'ammirazione della popolazione tutta».

    Attività sportiva
    Seguendo l'impulso dato dal Regime alle esercitazioni sportive della gioventù, la Milizia ha particolarmente curato l'addestramento fisico dei suoi gregari.
    Non esistono dei reparti sportivi organici, ma presso ciascun Comando di Raggruppamento, di Gruppo e di Legione vi é un Ufficiale che si occupa dell'educazione fisica e sportiva. Tali Ufficiali, basandosi sulle direttive impartite dall'Ufficio esistente presso il Comando Generale, provvedono all'addestramento fisico dei gregari e selezionano gli elementi délegati a rappresentare i reparti nelle varie gare di Gruppo, di Raggruppamento e nazionali, che ogni anno, in base ai fondi assegnati per ciascun esercizio finanziario, vengono organizzate.
    Tutta questa attività comprende i più svariati sports: dalle competizioni atletiche ai campionati di sci, dal torneo di scherma per la disputa della «Spada Mussolini» che si conclude nel giorno annuale della Milizia, ai campionati di volata, dalle gare di marcia al campionato di tiro a volo, dalla staffetta ciclistica al campionato motociclistico per la «Coppa Mussolini», ai concorsi ippici, alle gare di nuoto, a quelle di tamburello, alle regate per il campionato di canottaggio; l'annata sportiva delle Camicie Nere è indubbiamente fra le più intense e le più attentamente seguite.

    L'istruzione premilitare
    L'istruzione premilitare, di cui è veramente sentita la necessità, è affidata alla Milizia secondo le norme ed i regolamenti emanati dal Ministero della Guerra.
    Con recente disposizione di legge, 29 dicembre 1930-IX, essa è stata resa obbligatoria per tutti i cittadini del Regno che compiano il diciottesimo anno di età entro il 31 dicembre dell'anno in cui si iniziano i corsi.
    La concessione della ferma, essendo prevista dal Testo Unico della legge sul reclutamento del R. Esercito, è subordinata al possesso del requisito dell'istruzione premilitare.
    Le istruzioni sono impartite in due anni consecutivi e suddivise in due cicli: il primo della durata di sei mesi, il secondo di quattro. Le lezioni, di massima, vengono svolte nella stagione invernale, dal 1° ottobre alla fine di gennaio per il 2° corso, ed alla fine di marzo per il 1°. Soltanto in determinate località, ove per ragioni di clima, di viabilità, di comunicazione o per altri motivi, non sarebbe possibile svolgere i corsi nella stagione invernale, l'istruzione si effettua nei mesi estivi.
    In ogni località si svolge di massima un solo corso (1° e 2°). Nelle località più importanti, ogni anno di corso è suddiviso in due o più sezioni, a seconda del numero degli allievi iscritti. Ogni corso è retto da un direttore (che riveste sempre il grado di Ufficiale), il quale sorveglia e dirige il lavoro degli istruttori. Questi vengono scelti fra gli Ufficiali della Milizia riconosciuti idonei allo speciale compito, e sono coadiuvati da Capisquadra e Camicie Nere in possesso dei necessari requisiti.
    Il Comando Generale impartisce le disposizioni di massima; nomina gli Ufficiali in servizio permanente addetti alla premilitare, presso i Comandi di Raggruppamento, di Gruppo, di Legione e di Coorte Autonoma; raccoglie i dati statistici riferentisi al numero dei corsi e al numero degli allievi iscritti, esaminati e idonei. A coordinare tutta questa attività, secondo i programmi e le esigenze, esiste presso il Comando Generale un Ispettorato della Premilitare.
    Presso i Comandi di Raggruppamento, di Gruppo, di Legione e Coorte Autonoma sono istituiti speciali Uffici premilitari retti rispettivamente da un Ufficiale superiore e da Ufficiali inferiori, che hanno il compito di coadiuvare i loro comandanti sotto la cui responsabilità si svolge l'istruzione.
    Presso gli Uffici di Legione vengono compilati per ogni allievo speciali fogli matricolari, nei quali rimane permanente notizia delle qualità morali e militari di ognuno e dei risultati degli esami.
    La premilitare ha assunto lo scorso anno un imponente sviluppo: oltre un milione di iscritti, quasi ventimila istruttori. È tutta la giovinezza italiana che passa, negli anni immediatamente precedenti il servizio di leva, al vaglio dell'istruzione. La Milizia con le sue nuove reclute, che saranno i soldati di domani, è depositaria della più eletta spiritualità fascista; essa deve restare il mezzo per cui la fiamma della fede si perpetua e si alimenta nell' annuale afflusso delle generazioni.

    Organizzazione giovanile
    La Milizia provvede all'inquadramento ed all'istruzione militare delle Legioni avanguardisti e balilla, fornendo propri Ufficiali e Capisquadra all'Opera Nazionale Balilla. Cosicché, prima ancora di entrare nei ranghi del Partito, i giovanetti ed i fanciulli d'Italia crescono temprati all'austero costume fascista.
    I reparti avanguardisti e balilla sono organizzati militarmente con la stessa progressione della Milizia. L'ordinamento è provinciale; in ciascuna provincia si raggruppano varie unità a seconda del numero dei giovani iscritti.
    Gli Ufficiali addetti al loro inquadramento vengono scelti, nei limiti del possibile, fra gli insegnanti delle scuole elementari e delle scuole medie.
    I risultati ottenuti dalle organizzazioni dell'Opera Nazionale Balilla si sono imposti all'ammirazione del mondo. Gli Ufficiali della Milizia cooperano così all'esercizio quotidiano dell'apostolato più nobile: l'educazione dei giovanissimi.

    La Milizia nello Stato
    La Milizia è una istituzione di Stato. Ai suoi appartenenti è riconosciuta la qualità di Ufficiali ed agenti della forza pubblica.
    Gli appartenenti alle Milizie Speciali (Ferroviaria, Forestale, Portuaria, Postelegrafica, Stradale), mentre rientrano nella comune costante qualifica di Ufficiali ed agenti della forza pubblica, sono in pari tempo riconosciuti Ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, limitatamente alla ricerca e all'accertamento dei reati riguardanti le loro speciali mansioni, anche quando tale ricerca li conduca ad agire fuori dell'ambito della loro specialità.
    Con Decreto 4 agosto 1924 la Milizia è entrata a far parte delle Forze Armate dello Stato. Da allora ebbe il suo posto e i suoi precisi compiti nel quadro della Nazione.
    Le Camicie Nere, qualche mese dopo, giurarono fedeltà al Re. Il rito fu celebrato così come il Duce ordinò coll'ordine del giorno del 27 ottobre:
    «Nel secondo anniversario della Marcia su Roma, siete chiamati a compiere un rito solenne: giurare fedeltà al Re.
    «Lo farete con pura coscienza, con lealtà assoluta, con voce gagliarda.
    «Inquadrati nelle vostre ferree Legioni, offrirete ancora una volta alla Nazione uno spettacolo superbo di forza e di disciplina.
    «Sfilando in unione coi reparti dell'eroico Esercito, dell'invitta Armata e della gloriosa Aviazione, riaffermerete la solidarietà che lega insieme tutte le forze armate dello Stato.
    «Con le baionette innalzate a mille nel cielo voi rinnoverete nell'anniversario glorioso la vostra devozione al Fascismo, di cui portate nel cuore la fiammeggiante passione.
    «Oggi, piú che mai: Viva la Milizia!»
    Dal 1° febbraio 1923 ad oggi la Milizia, consapevole della sua posizione in seno allo Stato, ha offerto esempio costante di disciplina, accettando tutte le consegne e tutte le rinunce. Specie nel periodo della più accesa opposizione la Milizia delle Camicie Nere attirò, per la sua fedeltà al Regime e per la fermezza dei suoi gregari, spesso illuminate da oscuro eroismo (l'Albo d'Oro dei nostri Caduti è li a documentarlo), l'odio e la violenza dei nemici del Regime. I Legionari si irrigidirono: per essi rispose sempre il Duce, che li aveva voluti dopo la Marcia ancora intorno a sé: mantenendo l'istituzione delle Camicie Nere nella sua piena efficienza e integrandola secondo le nuove esigenze. Sicché essa rimase, attraverso tutte le insidie, guardia della Rivoluzione, perfezionando la sua posizione giuridica e meglio assestandosi nel quadro dello Stato.
    Sono qui da ricordare gli uomini che agli ordini del Capo - prima che il Duce assumesse il Comando diretto della Milizia - comandarono l'Armata delle Camicie Nere: i Quadrunviri De Bono, De Vecchi e Balbo, primi animatori della Milizia; Asclepia Gandolfo, magnifica tempra di Generale e di Fascista, mancato mentre era ancora al suo posto di comando; Maurizio Gonzaga, due volte decorato di medaglia d'oro.


    SPECIALITA' DELLA MILIZIA

    Alla pagina seguente la suddivisione in specialità della Milizia. Vedi ora </SPAN>







    FONTI A. Teruzzi, "La Milizia delle Camicie Nere e le sue specialità", A. Mondadori Editore, Milano, 1933.

  3. #3

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