Quì di seguito è riportata la proposta, minimale, presentata da tre organizzazioni associate alla Confederazione Impatto Sociale, in collaborazione con l'organizzazione paneuropea M.I.N.E.R.V.E, contestualmente ad un documento che alcuni professori universitari avevano elaborato, per l'Unione Europea, sul problema energetico.
Ovviamente la proposta aveva come destinatario, vero, il governo italiano.
Tutto l'elaborato fu accompagnato da una raccolta di firme (a livello europeo).
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Roma, 10 ottobre 2006
Aspetti minimali per un risparmio energetico
La crisi energetica è oramai, consolidata, non la si può tamponare con interventi episodici e slegati. I contesti nazionali e, soprattutto, gli assetti politici degli Stati membri dell'Unione, purtroppo, non ne facilitano la soluzione; questa richiederebbe uno studio ed un'analisi ben più approfondita di quella esaminata in questo contesto.
Ma parlare non serve, soprattutto, quando bastano pochi e significativi interventi per iniziare ad affrontare il problema.
La tecnologia ci consente di disporre di risorse e mezzi totalmente alternativi a quelli abusati (petrolio) o troppo superficialmente ventilati, se non adottati (centrali nucleari).
E' sufficiente una disposizione del Parlamanto Europeo che spinga i singoli governi ad:
- Imporre (senza necessità di ricorrere a delibere finanziarie verie e, nel caso, inutili) l'istallazione su tutte le nuove costruzioni di pannelli solari;
- Facilitare l'istallazione dei medesimi sulle costruzioni già in essere, mediante incentivi (es. prestito a tasso agevolato, defiscalizzazioni immediate - e non dilatate nel tempo ed irrisorie);
- Provvedere esclusivamente nei apesi distanti dai grandi centri, all'istallazione di centrali eoliche;
- Incentivare per le abitazioni isolate, o non interferenti con il traffico aereo, pannelli foto voltaici (un metro quadrato di pannello equivale ad un barile di petrolio.
Quanto esposto non è miracolistico, è alla portata di tutti i giorni e comporterebbe:
1. Risparmio energetico a carico delle singole famiglie;
2. Incentivazione al perfezionamento tecnologico;
3. Miglioramento della produttività delle piccole e medie aziende;
4. Riduzione immediata e non dilazionata nel tempo dell'inquinamento atmosferico;
5. Aumento della produttività nei settori della costruzione ed istallazione dei sistemi citati;
6. Abbassamento dei costi dei carburanti con conseguente riduzione dell'asservimento a ben individuate fonti energetiche;
7. maggiore disponibilità finanziaria, per minori costi, da parte delle famiglie e delle piccole imprese, con conseguente aumento di merci in acquisto.
L'impegno politico è minimo, i vantaggi molti.
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Va da se che la proposta è esemplificativa e si correla con altre fonti alternative (vedi barbabietole). Per inciso lo sapevate che il governo italiano, come sempre servo e succube, ha accondisceso alla chiusura di zuccherifici ed alla drastica riduzione della coltivazione della barbabietola a favore di prodotti sud-americani e di alcuni paesi dell'est, che guerda caso sono sotto stipendio USA?
L'insieme dei documenti, riferenti ai cambiamenti climatici, furono presentati come petizione (n° 0225/2007) al Parlamento Europeo. In data 16/8/2007 numero di protocollo 313160, la petizione è stata accolta e dovrebbe implementare i testi approvati da Bruxelles in data 14/2/2007 alla voce "Risoluzione del Parlamento europeo sui cambiamenti climatici".
P.S.
Una delle tattiche adottate dall'Italia per non approvare testi che potrebbero creare problemi con i padroni, è quello di:
- dilazionare il percorso bicamerale,
- approfittare di crisi di governo per non firmare i testi approvati a Bruxelles.
Traete voi le conclusioni.




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