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    Bagram, in Afghanistan è nata «Guantanamo II»

    Da il manifesto del 11 Gennaio 2008

    Bagram, in Afghanistan è nata «Guantanamo II»
    I detenuti nella base militare Usa sono 630, due volte quelli a Cuba.
    E di quest'altro gulag non c'è neanche una foto
    Emanuele Giordana

    Il nome in codice è «Bagram theater internment facility». Btif, una
    semplice sigla per identificare un luogo di detenzione all'interno
    della grande base militare statunitense. È lì che finiscono i
    prigionieri che gli americani catturano in Afghanistan ma anche in
    Africa o in Pakistan. Ed è da lì che molti sono partiti per
    Guantanamo. Così come lì finiscono adesso tutti quelli che a
    Guantanamo - sotto i riflettori della cronaca - non possono più essere
    spediti.
    Stando al New York times, a Bagram ci sono 630 internati, più del
    doppio dei 305 nell'enclave americana a Cuba. Ma mentre la tuta
    arancione dei prigionieri di Guantanamo è ormai un simbolo, di Bagram
    non è mai stata pubblicata nemmeno una fotografia. A Bagram è di casa
    una sola parola: denied, vietato.
    A raggiungere in macchina la cittadina, a 50 chilometri da Kabul, si
    capisce subito che questa è terra dove a comandare è un altro paese.
    Bagram è un lungo serpente d'asfalto che finisce alla base militare,
    dove si avvicendano camion di rifornimenti, jeep piene di soldati,
    commercianti locali, carretti di frutta. Lungo la strada, una quantità
    di società private, americane e non, nascoste da alti muri. Non ci
    sono donne velate dietro questi fortilizi costruiti sul modello delle
    case fortificate dei deserti centro asiatici ma agenzie per la
    sicurezza, importatori di beni di prima necessità, compagnie di
    manutenzione. Tutto ruota attorno alla «madre di tutte le basi» a cui
    la lunga arteria centrale conduce, attraversando viuzze polverose e
    sterrate di questo afghan-american village.
    La presenza della base la percepisci a chilometri. L'enorme
    agglomerato è sul fondo della grande piana che si raggiunge scendendo
    dal passo che porta al Panjshir o lungo la grande arteria che viene da
    Kabul.
    Ci puoi arrivare davanti alla base, ma lì ti devi fermare. Al primo
    check point, da quando ci fecero saltare una bomba durante la visita
    «segreta» del vicepresidente americano Cheney, le misure di sicurezza
    sono raddoppiate. Non si entra nella cittadella fortificata e anche il
    Comitato internazionale della Croce rossa (Icrc), quello che dovrebbe
    controllare i parametri della Convenzione di Ginevra e che è l'unico
    ad avere accesso, ha le sue difficoltà.
    La stampa americana e quella britannica riferiscono che, al di là dei
    rapporti sullo stato di detenzione pubblicati, già abbastanza critici,
    l'Icrc avrebbe fatto commenti ancora più forti e assai meno
    diplomatici nei colloqui coi funzionari americani. Il regime
    carcerario prevede settimane, mesi senza difensori. Il trattamento dei
    reclusi è top secret, ma le notizie che filtrano parlano di
    interrogatori durissimi e di pestaggi. Condizioni così dure da indurre
    Karzai a non firmare l'accordo con gli americani che doveva guidare la
    gestione della nuova prigione che gli Stati Uniti hanno progettato
    vicino a Kabul e che sarebbe già costata 30 milioni di dollari.
    La nuova prigione per adesso è stata inaugurata a Pul-i-Charki, il
    centro di detenzione per eccellenza dell'Afghanistan, il 3 aprile
    scorso col trasferimento dei primi 12 detenuti da Bagram. Adesso
    saremmo attorno a quota 157, di cui 32 provenienti da Guantanamo, e
    una dozzina sarebbero poi stati scarcerati. Non è ancora quel che gli
    americani avrebbero voluto, sia in termini di struttura sia di
    capienza, per non parlare del trattamento su cui, come abbiamo detto,
    afgani e americani hanno litigato dopo che Karzai è stato oggetto
    delle pressioni di ministri e parlamentari sempre meno inclini a
    obbedire ai diktat americani.
    Insomma in Afghanistan anche le prigioni sono un problema, con una
    differenza rispetto a Guantanamo: nessuno se ne occupa in questa
    guerra senza testimoni che mobilita le coscienze e i giornali solo
    quando muore un soldato con divisa internazionale o si devono
    rifinanziare le missioni militari. Per il resto è buio. Buio come i
    giorni uguali alle notti dei fantasmi di Bagram sottoposti a
    legislazione speciale. Il Pentagono ha ammesso che alcuni prigionieri
    non sono stati nemmeno registrati per una paio di settimane. Del resto
    li avevano portati a Bagram gli uomini delle «Special operation».
    Trattamento speciale.

  2. #2
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    Predefinito

    Solo Guantanamo II? Ce ne sono ovunque...in Iraq, in Afghanistan, in Kosovo e chissà in quanti altri posti......

  3. #3
    email non funzionante
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    Predefinito

    Negli Usa la tortura ai danni dei non cittadini americani è stata ufficializzata, anche se al momento vi è una vertenza in corso dinanzi la Corte Suprema, staremo a vedere.

 

 

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