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    Bollettino Economico n. 51, gennaio 2008



    SINTESI

    L'economia mondiale risente della crisi dei mutui sub-prime e dei rincari delle materie prime - Lo scenario macroeconomico mondiale è ancora dominato dalla crisi del mercato dei mutui immobiliari americani iniziata la scorsa estate e dalle sue implicazioni per i mercati finanziari e la crescita economica. Le tensioni sui mercati hanno registrato andamenti alterni, reagendo al susseguirsi di notizie sulle perdite di alcuni intermediari, sulla caduta del mercato immobiliare statunitense, sulla crescita economica nelle principali aree. Un secondo elemento chiave dello scenario internazionale è rappresentato dal forte aumento dei prezzi delle materie prime energetiche e alimentari, dovuto a molteplici fattori, tra cui l'elevata domanda da parte dei paesi emergenti.

    Le prospettive divengono più incerte - Rispetto all'autunno questi sviluppi stanno determinando una revisione al ribasso delle previsioni di crescita e al rialzo di quelle d'inflazione. Il peggioramento delle prospettive per l'anno in corso ha riguardato soprattutto gli Stati Uniti; la Riserva federale ha reagito con tre successive riduzioni dei tassi ufficiali, scesi complessivamente di un intero punto percentuale, al 4,25 per cento. Un'ulteriore riduzione è attesa dagli operatori di mercato per la prossima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC). Nell'area dell'euro l'aumento dell'attività produttiva nel 2007 sarebbe stato superiore alla crescita potenziale nella media dell'anno, ma in decelerazione nel quarto trimestre. Il quadro previsivo dell'Eurosistema, pubblicato lo scorso dicembre, segnala per il 2008 una crescita appena in linea con quella potenziale; l'inflazione rimarrebbe superiore al 2 per cento per gran parte dell'anno. In questo contesto, il Consiglio direttivo della BCE ha mantenuto i tassi ufficiali invariati al 4,0 per cento. A fronte delle difficoltà nei maggiori paesi industrializzati, la crescita in quelli emergenti è rimasta elevata e continuerebbe a sostenere l'economia mondiale nel 2008.

    Anche in Italia il 2007 si chiude in decelerazione - Dopo una modesta ripresa nel terzo trimestre, in Italia la produzione industriale sarebbe calata nel quarto. L'attenuazione della crescita è confermata dagli indicatori qualitativi ricavati dalle indagini, compresi quelli relativi al settore dei servizi. Nei primi nove mesi dell'anno la crescita della produttività nell'industria è rimasta modesta; la competitività di prezzo ha subito ulteriori peggioramenti. Il costo del lavoro per unità di prodotto è cresciuto più che nell'analogo periodo del 2006. L'aumento del fabbisogno finanziario delle imprese ha potuto essere soddisfatto con finanziamenti bancari. L'incremento del debito bancario, particolarmente sostenuto per le imprese di medie e grandi dimensioni, può aver risentito nei mesi più recenti del peggioramento delle condizioni sul mercato obbligazionario, che ha determinato un calo della raccolta netta. La redditività delle imprese sarebbe rimasta stabile.

    I consumi sostengono la domanda interna ma rallentano - Si stima che i consumi, sostenuti nella prima metà dell'anno, abbiano quasi ristagnato nella seconda. L'andamento nei mesi più recenti potrebbe aver risentito negativamente degli aumenti di prezzo connessi con i citati rincari delle materie prime. Gli investimenti fissi avrebbero decelerato seguendo il profilo del PIL. La domanda estera risentirebbe in misura crescente dell'apprezzamento dell'euro e del rallentamento della crescita nei nostri principali mercati di sbocco.
    I dati sull'occupazione, relativi ai primi nove mesi del 2007, sono positivi: aumentano gli occupati e diminuisce il tasso di disoccupazione. Nel terzo trimestre è tornato a crescere il tasso di attività, anche nel Sud; è aumentata la partecipazione delle donne, si è arrestata la flessione di quella dei giovani.
    Come nel resto dell'area, la dinamica dei prezzi al consumo ha risentito dei rincari delle materie prime, facendo registrare nella media del 2007 un aumento del 2 per cento secondo l'indice armonizzato.

    Forte calo del fabbisogno; il debito torna a scendere in rapporto al PIL - Le informazioni disponibili sui conti pubblici indicano un significativo miglioramento dei saldi rispetto al 2006. Il fabbisogno del settore statale è sceso al livello più basso dal 2000. L'indebitamento netto e il debito dovrebbero collocarsi su livelli inferiori alle stime indicate dal Governo alla fine di settembre (rispettivamente pari al 2,4 e al 105,0 per cento), che erano già state ridotte rispetto agli obiettivi stabiliti un anno prima in occasione della manovra di bilancio per il 2007 (2,8 e 106,9 per cento). Nei primi nove mesi del 2007 la pressione fiscale è aumentata rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; l'incidenza sul PIL delle spese primarie correnti è diminuita; le spese in conto capitale sono rimaste sostanzialmente stazionarie in termini nominali, escludendo nel 2006 le contabilizzazioni riguardanti la sentenza sull'IVA della Corte di giustizia europea.

    Anche il quadro previsivo italiano risente degli shock esterni - Nel periodo intercorso dalla pubblicazione, nel Bollettino economico del luglio scorso, delle nostre previsioni per l'economia italiana, il quadro di riferimento esterno si è deteriorato in misura marcata, per effetto degli sviluppi descritti sopra. Si prevede ora che la crescita dell'economia italiana prosegua nel prossimo biennio a un ritmo di circa l'1 per cento l'anno, inferiore a quello del prodotto potenziale. La revisione al ribasso per il 2008 rispetto al luglio scorso, pari a 7 decimi di punto percentuale, è attribuibile essenzialmente al peggioramento del quadro esterno, che ha iniziato a produrre effetti fin dal quarto trimestre del 2007. Analoghe revisioni stanno interessando gli scenari previsivi per altri paesi dell'area dell'euro.
    Anche la crescita dei consumi si fermerebbe attorno al punto percentuale sia nel 2008 sia nel 2009; gli investimenti rallenterebbero, soprattutto nella componente residenziale. Il contributo del commercio estero alla dinamica del PIL, pressoché nullo nel 2007, sarebbe lievemente negativo quest'anno. L'aumento delle esportazioni rimarrebbe inferiore a quello degli scambi internazionali, scontando gli effetti cumulati della perdita di competitività di prezzo delle nostre merci, che proseguirebbe nel biennio.
    L'inflazione al consumo si collocherebbe in media poco sopra il 2,5 per cento nel 2008; ritornerebbe attorno al 2 per cento nella parte finale dell'anno e nella media del 2009. Tale dinamica rifletterebbe soprattutto gli aumenti dei prezzi internazionali del greggio e dei beni agricoli e solo in parte l'accelerazione dei costi interni. Il CLUP aumenterebbe quest'anno di oltre il 3 per cento nel settore privato, anche per il rallentamento ciclico della produttività.
    Questo quadro previsivo si presenta con accentuati caratteri di incertezza, riflesso di quella che circonda gli scenari internazionali. Vi sono rischi di un rallentamento ciclico, negli Stati Uniti e in altri paesi avanzati, più brusco di quello qui ipotizzato. I rincari delle materie di base potrebbero rilevarsi più duraturi di quanto implicito nelle attese dei mercati. D'altro canto, è ancora aperta la possibilità che si diffonda tra le nostre imprese la capacità, di cui vi sono evidenze parziali, di ricercare aumenti di produttività e vantaggi competitivi di carattere strutturale, fondati sull'uso della tecnologia e sull'innovazione

  3. #3
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    Innocenzo Cipolletta Il SOLE24ORE

    secondo Cipolletta la correzione economica negli USA sarebbe salutare perchè correggerebbe i deficit della bilancia commerciale e il deficit federale.
    Sul deficit federale basta la considerazione che esso negli anni dell'amministrazione Bush è stato costantemente migliore delle attese.
    Il dato sul deficit federale invece attesta solamente la buona salute del commercio internazionele compreso quello americano.
    Non capiamo davvero l'isteria con la quale Innocenzo Cipoletta attacca i provvedimenti dell'Amministrazione Bush che hanno introdotto sgravi fiscali che hanno sostenuto i consumi e l'economia.
    Non è comprensibile la posizione di Cipolletta che ripete ad nauseam il mantra smentito ripetutamente dai fatti di una società, quella americana, che consuma a debito.
    Negli Stati Uniti la produttività è costentemente cresciuta a tassi da favola se visti dalla piccola Europa. Gli americani consumano meritatamente i propri guadagni di produttività.
    Delle due l'una: o è l'invidia che fa scrivere veleno a Innocenzo Cipolletta o è la solita paranoia ideologica (quella dell'economista americano più isolato nel panorama accademico e più smentito dai fatti Paul Krugman)

    se qualcuno ha letto il pezzo di Antonio Martino su Libero Mercato del 15-1-2006 avrà imparato un po' di economia.

 

 

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