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    Predefinito Un docente de La Sapienza commenta la vicenda del Papa

    Dal Blog del professor Giorgio Israel


    lunedì 14 gennaio 2008

    L'APPELLO SPAZZATURA DEGLI SCIENZIATI "LAICI" CONTRO IL PAPA
    Ho trascorso la giornata a ricevere telefonate che richiedevano dichiarazioni sulla sconcertante e avvilente situazione che si è determinata a "La Sapienza" con la mobilitazione contro la visita del Papa.
    Non posso anticipare un articolo che ho scritto né l'intervista che uscirà domani su Avvenire.
    Attendo con impazienza un confronto con uno dei firmatari del documento dei fisici contro il Papa, domattina a Rai Tre.
    Uno dei lettori di questo blog attende con ansia una presa di posizione dei "veri" docenti de "La Sapienza".
    Non so se verrà, non credo più molto agli appelli e alle lettere, ma per parte mia non ho mancato e mancherò di prendere posizione e sono certo che altri lo faranno.
    Frattanto, vorrei sottolineare la coraggiosa presa di posizione di Giuseppe Caldarola sul suo blog.
    Leggetela, ne vale la pena.
    Intanto, vorrei raccontare un episodio significativo del clima della nostra Università.
    È d'uso non fare mai uso della posta elettronica universitaria per questioni non inerenti alla stretta attività didattica, scientifica o istituzionale. È una regola essenziale, altrimenti si scatenerebbe l'inferno. Immaginate la situazione in campagna elettorale.
    Nel mio dipartimento si segue questa regola strettamente, anche da quando un "collega" mise sulla sua pagina web un link a un sito no-global che conteneva pesanti minacce nei miei confronti.
    Ebbene, un collega ha chiesto al direttore una deroga, e cioé di inviare a tutti un suo messaggio che invita a sottoscrivere l'appello dei colleghi di fisica contro la visita del Papa.
    La deroga è stata concessa.
    Per parte mia, ho risposto con il messaggio al direttore che riporto qui.
    Lo faccio, sia perché in tal modo anticipo subito quali sono le mie opinioni. Sia perché non so se verrà inviato a tutti. Per il momento questo non è successo.
    So comunque che sarò considerato d'ora in poi un appestato servo del Papa, dopo essere stato bollato come un sionista, propagandista dei "criminali" israeliani.
    Tanto, come diceva una certa persona, in certe situazioni il massimo che si perde sono le proprie catene...

    ====================================

    Caro Direttore,

    indipendentemente da quel che si può pensare dalla visita del Papa alla nostra università, credo che faccia parte dello standard minimo di un professore universitario usare argomenti appropriati e basati su riferimenti documentati.
    Ora, forse è utile che i colleghi sappiano, prima di apporre la loro firma al documento del colleghi fisici, il fondamento della contestazione che in questo documento si fa al Papa.
    Nella lettera si dice che il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: «All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto».
    E così si commenta: «Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano».
    Se uno si prende la briga di andare a rileggere attentamente - come dovrebbe fare un docente - il succitato discorso ne ricava quanto segue. Il Papa ha voluto descrivere la crisi di fiducia della scienza moderna in sé stessa. Dopo aver ricordato come nel Settecento e in parte dell'Ottocento il processo a Galileo venisse ricordato come esempio dell'oscurantismo della Chiesa, ha mostrato attraverso una serie di citazioni come il diffondersi progressivo di un punto di vista scettico abbia condotto prima a sostenere la non oggettività del sistema eliocentrico, e via via fino all'affermazione di Feyerabend (citato come un filosofo della scienza "agnostico-scettico") che finisce col giustificare la Chiesa e addirittura a quella di von Weizsäcker secondo cui esiste una via diretta che ha condotto da Galileo alla bomba atomica. Egli ne ha concluso che la religione non deve trovarne in ciò spunto per rivalse ma, al contrario, difendere la ragione osservando a qual punto di sfiducia in sé stessa sia arrivata la scienza.
    In buona sostanza il citato discorso di Parma è una vera e propria apologia di Galileo...
    Come lo sono del resto altri recenti discorsi del Papa che citano la visione matematica della realtà del "grande Galileo" come l'unica coerente con una visione razionale del mondo.
    Spero che nessun buontempone interpreti queste osservazioni come un'arringa in difesa del Papa che non ne ha bisogno.
    Voglio soltanto sottolineare che, deve essere accaduto che qualche sprovveduto ha suggerito che si poteva giustificare la condanna della visita del Papa sulla base di una frase di un discorso che non aveva capito, e un gruppo di illustri docenti (tra cui il nuovo presidente del CNR) ha firmato con la leggerezza con cui nel sessantotto si firmavano i documenti contro la "repressione".
    Sarebbe stato quantomeno più elegante se non si fosse condito un simile infortunio con una tirata penosamente retorica sulla vita consacrata all'avanzamento delle conoscenze, il che finisce col suonare autoironico.
    Ognuno è libero di far quel che vuole. È bene soltanto essere consapevoli che sottoscrivendo una lettera come quella si sottoscrive al contempo una pregnante testimonianza del degrado culturale cui è giunta la nostra università.
    Sarebbe consigliabile che chi vuol opporsi alla visita del Papa trovi un modo più serio per farlo.
    Ma, beninteso, ognuno è libero di impiccarsi all'albero che preferisce.

    Cordiali saluti

    •   Alt 

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  2. #2
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    Dal blog del prfoessor Giorgio Isrel

    Martedì 15 gennaio 2008



    VERGOGNA
    Ci sono riusciti a impedire che il Papa parlasse all'Università "La Sapienza". Negli Stati Uniti, alla Columbia University può parlare il supernegazionista della Shoah Ahmadinejad e in Italia, alla "Sapienza", non può parlare Benedetto XVI.
    È una vergogna per tutti, in primo luogo per il governo e soprattutto per il suo "presidente" Prodi che è stato capace di non dire una sola parola, una soltanto.
    Se esiste ancora un minimo di senso della decenza il governo dovrebbe cadere tra un'ora.
    È una vergogna per quei docenti che si sono coperti di ridicolo mostrando a quale livello culturale siamo caduti.
    È una vergogna per La Sapienza che si conferma essere una delle università più intolleranti del mondo. Ricordate il caso di De Felice?
    Mi vergogno in quanto docente di questa università e vorrei che qualcuno mi aiutasse a trasferirmi in un luogo migliore.

  3. #3
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    Dal blog del professor Giorgio Israel


    Quando Ratzinger difese Galileo alla Sapienza


    Osservatore Romano - 16 gennaio 2008
    Giorgio Israel
    Professore ordinario
    di Matematiche complementari
    Università di Roma La Sapienza


    È sorprendente che quanti hanno scelto come motto la celebre frase attribuita a Voltaire - "mi batterò fino alla morte perché tu possa dire il contrario di quel che penso" - si oppongano a che il Papa tenga un discorso all'università di Roma La Sapienza. È tanto più sorprendente in quanto le università italiane sono ormai un luogo aperto ad ogni tipo di intervento ed è inspiegabile che al Papa soltanto sia riservato un divieto d'ingresso. Che cosa di tanto grave ha spinto a mettere da parte la tolleranza volterriana? Lo ha spiegato Marcello Cini nella lettera dello scorso novembre in cui ha condannato l'invito fatto dal rettore Renato Guarini a Benedetto XVI. Quel che gli appare "pericoloso" è che il Papa tenti di aprire un discorso tra fede e ragione, di ristabilire una relazione fra le tradizioni giudaico-cristiana ed ellenistica, di non volere che scienza e fede siano separate da un'impenetrabile parete stagna. Per Cini questo programma è intollerabile perché sarebbe in realtà dettato dall'intento perverso, che Benedetto XVI coltiverebbe fin da quando era "capo del Sant'Uffizio", di "mettere in riga la scienza" e ricondurla entro "la pseudo-razionalità dei dogmi della religione". Inoltre, secondo Cini, egli avrebbe anche prodotto l'effetto nefasto di suscitare veementi reazioni nel mondo islamico. Dubitiamo però che Cini chiederebbe a un rappresentante religioso musulmano di pronunziare un mea culpa per la persecuzione di Averroè prima di mettere piede alla Sapienza. Siamo anzi certi che lo accoglierebbe a braccia aperte in nome dei principi del dialogo e della tolleranza.
    L'opposizione alla visita del Papa non è quindi motivata da un principio astratto e tradizionale di laicità. L'opposizione è di carattere ideologico e ha come bersaglio specifico Benedetto XVI in quanto si permette di parlare di scienza e dei rapporti tra scienza e fede, anziché limitarsi a parlare di fede.
    Anche la lettera contro la visita firmata da un gruppo di fisici è ispirata da un sentimento di fastidio per la persona stessa del Papa, presentato come un ostinato nemico di Galileo. Essi gli rimproverano di aver ripreso - in una conferenza tenuta proprio alla Sapienza il 15 febbraio 1990 (cfr J. Ratzinger, Wendezeit für Europa? Diagnosen und Prognosen zur Lage von Kirche und Welt, Einsiedeln-Freiburg, Johannes Verlag, 1991, pp. 59 e 71) - una frase del filosofo della scienza Paul Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Non si sono preoccupati però di leggere per intero e attentamente quel discorso. Esso aveva come tema la crisi di fiducia nella scienza in sé stessa e ne dava come esempio il mutare di atteggiamento sul caso Galileo. Se nel Settecento Galileo è l'emblema dell'oscurantismo medioevale della Chiesa, nel Novecento l'atteggiamento cambia e si sottolinea come Galileo non avesse fornito prove convincenti del sistema eliocentrico, fino all'affermazione di Feyerabend - definito dall'allora cardinale Ratzinger come un "filosofo agnostico-scettico" - e a quella di Carl Friedrich von Weizsäcker che addirittura stabilisce una linea diretta tra Galileo e la bomba atomica. Queste citazioni non venivano usate dal cardinale Ratzinger per cercare rivalse e imbastire giustificazioni: "Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità". Esse piuttosto venivano addotte come prova di quanto "il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica".
    In altri termini, il discorso del 1990 può ben essere considerato, per chi lo legga con un minimo di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna. Del resto chi conosca un minimo i recenti interventi del Papa sull'argomento sa bene come egli consideri con "ammirazione" la celebre affermazione di Galileo che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico.
    Come è potuto accadere che dei docenti universitari siano incorsi in un simile infortunio? Un docente dovrebbe considerare come una sconfitta professionale l'aver trasmesso un simile modello di lettura disattenta, superficiale e omissiva che conduce a un vero e proprio travisamento. Ma temo che qui il rigore intellettuale interessi poco e che l'intenzione sia quella di menar fendenti ad ogni costo. Né c'entra la laicità, categoria estranea ai comportamenti di alcuni dei firmatari, che non hanno mai speso una sola parola contro l'integralismo islamico o contro la negazione della Shoah. Come ha detto bene Giuseppe Caldarola, emerge qui "una parte di cultura laica che non ha argomenti e demonizza, non discute come la vera cultura laica, ma crea mostri". Pertanto, ripetiamo con lui che "la minaccia contro il Papa è un evento drammatico, culturalmente e civilmente".

  4. #4
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    martedì 15 gennaio 2008

    COME MAI IN SOLI DUECENTO?
    Come mai un gruppo di 67 docenti che scrivono un documento da pezzenti capitanati da un "cattivo maestro" che scrive un documento ideologico pieno di assurdità, assieme a un centinaio di esagitati riescono a impedire al Papa di venire all'università? Come mai circa duecento persone riescono a far fare una figura di merda a un intero paese?
    Volete una risposta?
    La do raccontando un piccolo episodio.
    A un collega - docente illustre, anziano e rispettato - ho detto che trovavo delirante che negli USA la Columbia University avesse invitato un delinquente patentato (negatore della Shoah, programmatore della distruzione di uno stato membro dell'ONU) come Ahmadinejad e in Italia l'università La Sapienza non riuscisse a invitare una persona rispettabile come Benedetto XVI. Sapete cosa ha risposto? Che Ahmadinejad non è pericoloso per gli Stati Uniti quanto lo è il Papa per l'Italia...
    Questa è l'acqua demente in cui nuotano quei duecento fanatici.
    Ed ecco perché viviamo in un clima così mefitico, che ha indotto (giustamente) il Papa a rinunciare.
    Ha detto bene Cossiga: questa è la grande vittoria del grande popolo dell'Unione.
    Ma forse è una gran vittoria di Pirro.

  5. #5
    spirito libero
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    Probabilmente è solo un trappolone politico che è scattato...
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da simplicio Visualizza Messaggio
    Probabilmente è solo un trappolone politico che è scattato...
    Mi sembra una teoria campata in aria, ma volendoti venire incontro al massimo potrei parlare di auto trappolone, forse i "docenti" de "La Scemenza" hanno una tendenza al masochismo.

 

 

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