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    NO PASARAN
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    Predefinito I Napolitani al cospetto delle nazioni civili - G. De Sivo

    Un testo quanto mai attuale....da rileggere



    APPELLANO ALLE NAZIONI CIVILI

    In mentre la fantasia si lancia rapida ne' campi
    dell'avvenire, e vagheggia il trionfo della civiltà, il tuonar
    di barbari cannoni ne richiama al cieco debaccare della
    forza brutale. Qui ferve una lotta esecranda fra la ragione
    e la setta, fra la religione e l'ateismo, fra l'ingegno e
    l'ignoranza, fra la verità e la calunnia, fra l'ordine che
    rilutta e il disordine che comanda. Il disordine seduto in
    seggio, sorretto da braccia abbiettissime, vuole l'ordine a
    suo modo, cioè l'imperio della brutalità. Né è contento
    che si ubbidisca, e si paghi, ma vuole benanco si sorrida
    e si plaudisca, e si faccian luminarie, e si preghi per
    esso a un Dio cui non crede. Vuole la libertà di tutti i
    culti, fuorché del cattolico; vuole la libertà della stampa,
    purché si esalti la rivoluzione; la libertà del pensiero e
    della favella, purché si pensi e si dica a prò d'ogni
    storta idea; vuole un re, purché sia quel galantuomo;
    vuole la costituzione, purché non s'esegua; vuole un
    parlamento, purché vadan deputati i suoi adepti. Il
    disordine si è ordinato: ha tribunali che condannano la
    gente onesta; ha carceri, e le ha piene di reazionarii; ha
    gendarmi, e lor da nuovi ferrei ordigni da legar la gente;
    ha guardie nazionali perché faccian le spie e le visite
    domiciliari; ha camorristi perché si godan tutti gli uffizii;
    ed ha soldati Pinelli e Cialdini, da fucilare inermi, e da
    bombardar da lontano, e abbruciare le nostre città. Il
    disordine è trionfatore; però non rispetta patti né
    capitolazioni, e imprigiona o deporta sull'isole gli uffiziali
    fedeli al trono, e i difensori di Gaeta; però mutila e
    abbatte monumenti, ruba i milioni, addoppia le imposte,
    impone leve militari, discioglie collegi e istituti d'arte e di
    scienze, abolisce conventi e se ne piglia le rendite; e fa
    vendette, e pugnala, e perseguita, ed esilia, e in mille
    maniere percuote qualunque abbia amor di patria e
    nobiltà di sangue, o di cuore, o d'ingegno. Il disordine è
    anche religioso. Ha i suoi Caputi e Gavazzi e Pantalei che
    predicano la religione del coltello dentro i tempii di Dio,
    che cantano i Te Deum al Signore, perché benedica le
    orgie; e dicon le messe pe' suoi martiri, e pongon fiori e
    croci sulle tombe de' regicidi. E il disordine è pure
    legislatore: esso fa cento leggi coercitive pel popolo vinto;
    ma per sé ha la legge supremaed immutabile del non
    ubbidire a legge nessuna.
    E dove ha più gli occhi l'Europa? Mira impassibile la
    distruzione delle più belle contrade della terra, e lo
    abbrutimento di quel popolo che trovava la bussola e la
    filosofia. La pace, supremo de' beni, n'è tolta
    impunemente; e siam saccheggiati, scacciati dalle nostre
    case, e legati e carcerati, e barbaramente vilipesi, e
    uccisi in cento guise nefande. Oh Dio di pietà! tu poni
    fine agl'inenarrabili mali nostri; tu disugella gli occhi de'
    potenti della terra, perché veggano questo sole delle
    nostre infelicità. Dio di pietà, fa ch'ei sappiano come al
    regno sia rapito ogni decoro, ogni forza, ogni ricchezza!
    Mirino le deserte derubate reggie, i porti vuoti di
    vascelli, gli arsenali vuoti di arme, gli opificii distrutti, i
    rovesciati monumenti, i monasteri aboliti, e tante
    religiose in forse del domani. Veggano le leggi mutate in
    peggio, l'esercito disciolto, deportati i duci, i soldati
    costretti a morir fuori per guerre straniere, gli
    sprofondati erarii, gli addoppiati debiti, il mancato
    commercio, le abbiettate arti, i liberati galeotti, i
    contrabandi, le strade rotte e infeste da ladri, gli
    assassinii impuniti, le fucilazioni illegali, le frodi
    sublimate, la perduta giustizia, le violazioni del domicilio
    e delle lettere, gli ergastoli, le paure, e la perdita d'ogni
    libertà. Veggano come andiam raminghi per la terra,
    riempiendola di lamenti, invocando soccorso dagli uomini
    e dal cielo. Come da ingordi stranieri siamo isforzati a
    lasciare i luoghi cari dell'infanzia, a vagar miseri e canuti,
    lungi dalle mogli e da' figli, privi di conforti, tementi di
    pugnali,, incerti dell'avvenire, per estranie terre ed
    algenti, fidando all'aura i sospiri che da' petti angosciati
    mandiamo alla patria lontana. Vegga l'Europa come
    questi sono barbari e spietati, come insultano e percuotono,
    come saccheggiano ed incendiano. Venosa, la
    patria d'Orazio, ebbe il fuoco; fuoco e sacco ebbero
    Barile, Monteverde, S. Marco, Rignano, Spinelli,
    Carbonara, Montefalcione, Auletta, Basile, Pontelandolfo,
    Casalduni, Cotronei, ed altri molti villaggi e borgate.
    Fuochi, saccheggi e stupri da per tutto. I miseri abitanti
    innocenti, avvertiti così delle Garibaldesche imprese, chi
    fugge e chi muore; chi dalle baionette è sospinto a forza
    a morire nelle fiamme delle crollanti case, e chi da
    piombo micidiale è atterrato sul limitare della soglia
    paterna. Vedi le madri, i vecchi, i fanciulli, le verginelle
    vagolare scalzi pe' monti, senza panni, senza un tozzo di
    pane, fra mille stenti, cercar rifugio fra le meno ospitali
    belve, nelle caverne degli orsi, in recondite valli, o ne'
    più ermi casolari. Senti le strida de' bambini, le preci
    delle madri, i gemiti di tutti, e di tutti un volger gli occhi
    a Dio misericordoso, per un conforto che troppo tarda a
    venire.
    Queste rovine finiranno? ritornerà l'antica nostra pace?
    Miseri! e sarà possibile d'averla? Dove ritroveremo i nostri
    cari caduti a migliaia? dove i benestanti riavranno l'entrate
    disperse, gli animali uccisi, le case derubate? dove i
    mercatanti chiederanno i mancati capitali? dove i padri di
    famiglia ricupereranno i figli traviati nel subisso delle idee
    socialiste? dove centomila capi di famiglia, cacciati
    d'uffizio, chiedenti limosine, avranno soccorso? dove la
    giustizia impetrerà la forza del dritto? Ma dove, dove
    ricupereremo i morigerati costumi e la religione de' nostri
    padri? Forse nelle eresie, o nelle false bibbie, o nelle
    chiese diventati teatri, o ne' teatri fatti chiese? O forse
    negli osceni detti, o nelle luride immagini, o nelle
    persecuzioni de' buoni prelati, o ne' culti pubblicamente
    derisi dei santi, e sin della Vergine Madre di Dio?
    Nazioni della terra, voi che vi vantate soccorritrici
    dell'umanità straziata, voi che mandate vascelli e
    battaglioni a difendere cristiani in Siria ed in China, voi
    avete permesso che i Cialdini, i Pinelli, i Garibaldi e i loro
    spietati seguaci vituperino l'italiano nome, e sgozzino
    tanti cristiani innocenti. È qui, nel bel mezzo dell'Europa,
    nel seno dell'italico giardino, che i più neri delitti, alla
    luce del sole, innanzi agli occhi vostri, si van
    perpetrando. Voi siete sordi a' nostri gemiti; e par che
    non giungano a voi. Queste dolorose e miserande grida
    sono soffocate, sono smentite, sono anzi calunniate; e
    noi barbaramente morenti ed oppressi, siam tacciati di
    briganti e di barbarie. Ma tutto ha limite quaggiù: il
    servaggio che s'appella libertà, la tirannide che si dice
    uguaglianza, la menzogna che si vanta civilità già
    spuntano le loro arme. La immaginazione ora retrocede
    innanzi a un presente che ne insanguina ed insozza, e non
    osa scrutare un avvenire fosco, e forse più terribile
    ancora. Le nazioni non possono perire; e una forza ignota
    prepossente sospinge le braccia de' popoli offesi...
    Deh! l'esempio nostro sia salute universale. Sopra di
    voi, o monarchi, pesano gravissimi doveri in questa
    ultima lotta fra la barbarie e la civilità. I nostri nemici
    sono anche i vostri. Voi pure li avete, e coperti
    d'ipocrisie, intorno a' più splendidi vostri troni, donde
    tiranneggiano la terra, e minacciano la società. La setta
    manovra, investe, combatte, trionfa, procede, e non
    riposa; né riposerà, perché la società non può riposar
    fuor del dritto.
    I Napolitani invocano il dritto, reclamano la pace,
    fanno appello agli uomini onesti di tutte le nazioni, e
    fidano in Dio.
    31 dicembre 1861

  2. #2
    Gaeta resiste ancora!
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    Predefinito

    IO ho l'edzione della Bordi edita negi anni '60 del '900 con le lettere di Villari.
    Una piccola rarità.

    ps
    Modestamente del De Sivo ho TUTTO tranne i romanzi, che sono introvabili!

 

 

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