Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post Bush piange lacrime ipocrite - M. Manno

    (inedito)


    Bush piange lacrime ipocrite


    Un George Bush lacrimoso? Lo avevate mai visto? Ma per chi piange Bush? Non certo per i milioni di iracheni o afgani della cui morte è direttamente responsabile. No Bush piange di fronte a una foto aerea di Auschwitz, nel memoriale dell’olocausto in Israele. “We should have bombed it”, (avremmo dovuto bombardarlo) dice il commosso Bush. Bombardare Auschwitz? Questo lascerebbe presupporre quell’ “it”, che il più stupido presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto ha incautamente pronunciato. Bombardare Auschwitz con tutti i suoi prigionieri? E quante volte? E bravo Bush, così non ci sarebbero stati sopravvissuti: chi poteva scampare ai tedeschi sarebbe stato massacrato dagli americani. Scandalo tra i presenti ebrei, compreso il presidente del memoriale. C’è voluta la servetta nera di turno, la Condoleezza, per salvare il suo padrone spiegando che egli si riferiva alle “train tracks leading to Auschwitz, not the camp itself” (le linee ferroviarie che portavano al campo, non il campo stesso).
    Questo piccolo incidente ha movimentato una commemorazione altrimenti perfetta e finalizzata a ammorbidire la volontà del presidente Usa nel caso egli avesse intenzione di prendere sul serio le sue stesse parole sulla costituzione di uno stato palestinese prima della fine del suo mandato.
    Non c’è in verità pericolo che Bush creda alle sue parole. Sono fumo negli occhi, parole al vento. Tra meno di un anno Bush conterà meno di niente. Non sarà più il più potente presidente del mondo. Da qui a novembre 2008 non avrà modo di imporre a Israele (sempre che lo voglia veramente) uno stato palestinese che Israele aborrisce. Da novembre in poi, a servire Israele alla Casa Bianca ci sarà la Clinton, o forse ci sarà McCain, ci potrebbe essere Obama, se gli americani si dimostrano pronti ad accettare un presidente nero.
    Allora perché questo inutile viaggio di Bush, queste mirabolanti prospettive di ‘pace’?
    Servono a dividere i palestinesi e isolare Hamas. Un ulteriore favore di Bush alla lobby ebraica. Servono ancora di più a tentare di arginare la positiva influenza dell’Iran in Medio Oriente. Non per niente Bush ha ripetuto in tutti i paesi del Golfo che l’Iran “minaccia il mondo” (non ce n’eravamo accorti) ed “esporta terroristi in Occidente”. Si dicevano le stesse cose dell’Iraq poi sappiamo come è andata a finire. Che le menzogne di Bush siano così spudorate lo dimostra l’incidente navale nello stretto di Hormuz, prima fatto passare per una “minaccia di aggressione”, poi ridimensionato ad un innocuo diverbio, oggi presentato come una svista causata dall’interferenza di hackers non meglio identificati. Che faccia tosta poi parlare di minaccia dell’Iran quando poco fa le stesse agenzie di intelligence americane hanno smontato una escalation costruita da Bush, dalla lobby ebraica e da Israele in tre anni. La campagna contro l’Iran del presidente Bush è solo un altro favore, il più importante in questo momento, alla lobby ebraica e a Israele. Da oggi in poi le persone serie dovrebbero subito bollare come agenti di Israele, della lobby e di uno screditato presidente tutti coloro che continuano a spargere veleno e menzogne contro l’Iran. Primo tra tutti l’ebreo sionista Sarkozy.
    Il fatto che l’obiettivo di Bush sia sempre quello di isolare l’Iran la dice lunga sulla sincerità delle sue intenzioni sullo stato palestinese. Se avete illusioni, non sorprendetevi se domani, quando le illusioni saranno crollate, vi diranno che siete ingenui nel migliore dei casi e imbecilli nel peggiore.
    Ma torniamo ad Auschwitz.
    Perché non furono bombardate le linee ferroviarie che portavano al campo? Bush non dice “Non sapevamo niente”, come molti hanno sostenuto. Si sapeva invece tutto. Lo sapevano gli americani, lo sapevano i britannici, lo sapevano i sionisti.
    Il problema di bombardare le linee ferroviarie fu posto da alcuni, ebrei e non, nel 1944. Weizmann, il più importante caporione sionista di allora, e Sharret, dirigente dello Yishuv in Palestina e poi primo ministro di Israele, si recarono a Londra per parlarne con Anthony Eden, Ministro degli Esteri britannico. Lo fecero con molte esitazioni e Eden parlò poi del discorso del Presidente dell’Organizzazione Sionista mondiale in questi termini: “Il Dr Weizmann ammise che sembrava esserci ben poco che si potesse fare per fermare questi orrori”. Sharret, da parte sua, in un memorandum redatto 4 giorni dopo l’incontro, scrisse:
    “Il bombardamento dei campi della morte è difficile che possa procurare in termini apprezzabili la salvezza alle vittime. Il suo effetto concreto può solo essere la distruzione degli impianti e del personale e probabilmente l’accelerazione della fine di coloro che sono già condannati”. [1]
    Si noti che l’ipocrita Sharret, ben sapendo che la proposta era di bombardare le linee ferroviarie e non il campo, nella sua dichiarazione parla del campo e degli impianti e non delle linee ferroviarie che potevano essere bombardate a centinaia di chilometri di distanza da Auschwitz.
    Sappiamo perché gli alleati non pensavano di bloccare le fabbriche di guerra dei campi. Non volevano bloccare lo sforzo bellico tedesco contro la Russia. La Germania era considerata già sconfitta, si temeva ormai l’Unione sovietica. Soprattutto alla fine del 1944 quando i Russi avanzavano velocemente verso l’Europa centrale. Ai sionisti, milioni di ebrei assimilazionisti, non sionisti, non interessavano più di tanto.
    Affermazione avventata quest’ultima? Vediamo. Consideriamo un altro episodio storico.
    Nel marzo del 1944 Kasztner (capo dei sionisti ungheresi) e Brand (suo vice) entrarono segretamente in contatto col capo delle SS Dieter Wisliceny, che era allora alla testa del Nucleo Speciale per gli Affari Ebraici in Ungheria, dopo esserlo stato in Slovacchia, e in Grecia. Nel 1944 Wisliceny aveva capito che la Germania era destinata a perdere la guerra. Inviato in Ungheria per risolvere il problema degli ebrei ungheresi e delle molte migliaia di ebrei polacchi e cecoslovacchi precedentemente fuggiti in quel paese, cominciò a pensare a come salvare la pelle dopo la guerra. Era disposto a farsi corrompere. Quando si incontrò con i due capi sionisti chiese molto denaro in cambio della sua collaborazione. Ma necessariamente Wisliceny doveva fare il doppio gioco. Kasztner e Brand chiesero che qualche migliaio di persone, con certificati di emigrazione verso la Palestina (vedremo chi erano), fossero autorizzati a viaggiare sul Danubio verso il Mar Nero e la Turchia. In cambio offrirono collaborazione. Wisliceny informò della richiesta il suo superiore Eichmann. Costui conosceva i sionisti «socialisti» da quando aveva trattato con loro prima della guerra ma non aveva nessuna intenzione di lasciare che gli ebrei ungheresi restassero liberi nelle città del paese occupato. Accettò di trattare ma fece una controproposta. Chiese quindi a Brand di portarla in Turchia all’Organizzazione Sionista Mondiale e agli alleati. La sua controproposta era la seguente: era disposto a far emigrare verso la Spagna un milione di ebrei in cambio di 10.000 camion militari, sapone, caffè ed altri prodotti; i camion sarebbero stati usati esclusivamente sul fronte orientale, dove le cose non andavano bene. Come prova della sua buona fede avrebbe permesso il rilascio preliminare di un convoglio verso la Palestina di 600 persone.
    Il 19 maggio, Brand partì su un aereo tedesco insieme ad un altro ebreo Bandi Grosz, che era in realtà un agente tedesco e ungherese, già utilizzato per contatti con i servizi segreti alleati. Dopo varie peripezie, Brand incontrò Sharret il 10 giugno. Sharret si accordò con gli inglesi perché arrestassero Brand e lo spedissero in una prigione in Egitto. I sionisti non credevano di dover fare pressioni sugli alleati perché accettassero la proposta di Eichmann. Agli inglesi (e agli americani) forse una proposta del genere poteva interessare, perché avrebbe potuto contribuire a fermare o rallentare l’avanzata russa. Gli alleati però non potevano fare i conti senza Stalin. Quindi notificarono a Mosca la missione di Brand. Stalin rifiutò che si prendesse in considerazione un accordo ai suoi danni (i 10.000 camion dovevano essere utilizzati sul fronte russo). E dovette battere forte i pugni sul tavolo per bloccare l’operazione. Il 19 luglio la notizia della proposta tedesca fu data alla stampa e denunciata come un trucco per dividere gli alleati. Il 5 ottobre, dopo quasi 4 mesi, Brand fu liberato.
    Di certo inglesi e americani e russi si misero d’accordo per far fallire l’operazione di Eichmann e condannarono gli ebrei ungheresi. Ma i sionisti cosa fecero? Fecero tenere in prigione Brand perché non rivelasse la proposta che avrebbe salvato centinaia di migliaia di ebrei.
    Ma non si limitarono a questo. Dopo la sua liberazione, Brand si precipitò a Gerusalemme dove cercò di convincere Eliahu Dobkin, capo del Dipartimento Immigrazione dell’Agenzia Ebraica a riprendere le trattative segrete. Dobkin rifiutò. Disperato Brand si recò a Tel Aviv per partecipare ad un incontro con i dirigenti e i delegati dell’Histadrut (sindacato corporativo ebraico in Palestina). Sentendosi preso in giro, afferrò il microfono e gridò:
    “Eravate l’ultima speranza di centinaia di migliaia dei nostri condannati a morte. Li avete traditi. Io ero l’emissario di quella gente e mi avete fatto marcire in una prigione al Cairo (...). Avete rifiutato di scatenare uno sciopero generale. Se non c’era altro modo, avreste dovuto usare la forza”.[2]
    Operai e dirigenti si precipitarono a chiudergli la bocca visto che era presente la stampa.
    In un disperato ultimo tentativo, Brand chiese di incontrare Weizmann. Ciò avvenne il 29 dicembre 1944 e naturalmente anche questo incontro si concluse con un nulla di fatto. Weizmann promise solo che avrebbe aiutato il suo interlocutore a tornare in Europa.
    Fallita l’operazione proposta da Eichmann, cosa fece Kasztner? Entrò in trattative ancora più strette con i nazisti anzi proprio con Eichmann.
    Dopo la sua cattura in Argentina, Eichman, prima di essere condannato a morte in uno spettacolare processo a Gerusalemme, fu intervistato e parlò anche delle sue trattative con Kasztner:

    “Egli (Kasztner) accettò di aiutare a fare in modo che gli ebrei non resistessero alla deportazione – e addirittura a tenere l’ordine e la calma nei campi di raccolta – se io avessi chiuso gli occhi e lasciato qualche centinaio o qualche migliaio di giovani ebrei emigrare illegalmente in Palestina. Era un buon accordo. Per tenere l’ordine nei campi, il prezzo di 15 000 o 20 000 ebrei – in definitiva se ne potevano contrattare anche di più – non mi sembrava molto alto. Eccezion fatta, forse, per i primi incontri, Kasztner non venne mai da me impaurito dall’uomo forte della Gestapo. Trattammo assolutamente tra uguali. La gente lo dimentica. Eravamo su opposti fronti politici e cercavamo un accordo, e ci fidavamo perfettamente l’un dell’altro. Quando era con me, Kasztner fumava sigarette come se fosse al Caffé. Mentre discutevamo, fumava una sigaretta aromatica dopo l’altra, prendendole da una custodia d’argento e accendendole con un piccolo accendino d’argento. Con la sua riservatezza e educazione sarebbe stato anch’egli un ideale ufficiale della Gestapo. (...)
    Credo che Kasztner avrebbe sacrificato migliaia o centinaia di migliaia di persone del suo sangue per raggiungere il suo scopo politico. Non era interessato negli ebrei vecchi o in coloro che si erano assimilati nella società ungherese. Insisteva invece in modo incredibilmente persistente per salvare ebrei biologicamente validi – cioè, materiale umano in grado di riprodursi e lavorare sodo. «Potete tenervi gli altri» diceva «Ma lasciate che prenda questo gruppo». E dal momento che Kasztner ci stava rendendo un grande servizio aiutandoci a tenere tranquilli i campi di deportazione, io lasciai che il suo gruppo partisse. Dopo tutto, non mi preoccupavo dei piccoli gruppi di qualche migliaio di ebrei”.[3]
    Il 6 dicembre 1944, il treno per il gruppo di Kasztner era pronto alla stazione di Budapest, destinazione la Svizzera. André Biss, il nipote di Brand, che era nell’organizzazione dei sionisti di Kasztner e che operò con lui, conferma nella sostanza le parole di Eichmann in un libro scritto successivamente e soprattutto spiega nei dettagli come era composto il gruppo di coloro che erano stati selezionati per partire. Il gruppo più numeroso, l’orgoglio di Kasztner, era la gioventù sionista (membri di varie organizzazioni, non solo i ‘socialisti’ ma anche i revisionisti), in gran parte coinvolti nell’opera di controllo dei campi di raccolta. Poi venivano la madre di Kasztner, i suoi fratelli, le sorelle ed altri membri della sua famiglia. Quindi i dirigenti delle organizzazioni sioniste e le loro famiglie. I membri delle famiglie di coloro che avevano lavorato con lui per conto dei nazisti erano una cinquantina. Infine venivano circa 300 ricchi ebrei che avevano pagato in contanti per il viaggio, perché si era dovuto raccogliere il denaro richiesto dai tedeschi. In tutto erano 1684 passeggeri.[4] Ecco chi erano gli ebrei che Katszner voleva salvare. I sionisti, i ricchi ebrei e i suoi familiari. La maggior parte degli altri 450.000 ebrei d’Ungheria finirono la loro vita ad Auschwitz.
    Dopo la guerra, il «socialista» Kasztner, occupò posti di prestigio nell’amministrazione dello Stato di Israele. La sua vicenda venne tenuta nascosta dai suoi compagni laburisti fino a quando un sopravissuto dell’Olocausto lo riconobbe e lo denunciò. Al processo, malgrado prove schiaccianti contro di lui, fu proclamato innocente (tre giudici contro due). L’intero partito laburista si schierò con lui. Kasztner fu misteriosamente assassinato il 3 marzo del 1957.

    Prima di fare le sue stupide e ipocrite dichiarazioni al memoriale dell’olocausto, Bush avrebbe dovuto informarsi meglio: I sionisti furono i primi a non voler fare bombardare le linee ferroviarie che portavano ad Auschwitz. Essi erano perfettamente d’accordo in questo con i loro alleati britannici e americani.
    Per salvare gli ebrei dei campi gli americani avrebbero dovuto bombardare Tel Aviv dopo essersi assicurati che tutti i caporioni sionisti, primi tra tutti Weizmann, Sharret e l’intero Histadrut , vi fossero presenti.

    Manno Mauro, 13.01.08

    [1] Bernard Wasserstein, Britain and the Jews of Europe, 1939-45, Oxford University Press, 1988, p. 311.

    [2] Alex Weissberg, Desperate Mission, La storia di Joel Brand raccontata da Weissberg), New York, 1958, Lightening Source Inc., p. 75. Gli eventi raccontati sono contenuti in questo libro.

    [3] Adolf Eichmann, I Transported Them to the Butcher, sulla rivista Life, 5 dicembre 1960, p. 146.

    [4] André Biss, A Million Jews to Save, New York, South Brunswick, 1975, pp. 92-93.



  2. #2
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    George Bush
    Dagli alleati arabi inchini e scetticismo
    Michele Giorgio

    George W. Bush ieri, ultimo giorno della sua visita in Israele, ha
    visitato il Museo dell'Olocausto dove, di fronte alle immagini dello
    sterminio degli ebrei, ha commentato: «Avremmo dovuto bombardare
    Auschwitz» e si è ripetutamente domandato perché, all'epoca, non venne
    presa una decisione simile. Poco dopo ha lasciato lo Stato ebraico per
    il Kuwait, la prima delle tappe in programma tra i suoi alleati nel Golfo.
    L'evidente scopo del tour è quello di consolidare il fronte
    anti-iraniano scosso dal recente rapporto dei servizi di sicurezza Usa
    che ha ridimensionato le capacità nucleari di Tehran, frenando così in
    conseguenza il desiderio di una nuova guerra del presidente americano.
    Nel mondo arabo Bush troverà regimi disposti ad assecondarlo e
    popolazioni scettiche - se non ostili - verso la sua politica in
    Medioriente. Sondaggi svolti ieri da alcune televisioni satellitari
    hanno messo in evidenza che buona parte dei cittadini arabi pensa che
    il viaggio di George W. Bush non stia favorendo la pace, anzi.
    Il 56% dei telespettatori al Arabiya è convinto che Bush sia venuto
    nella regione solo per aiutare gli israeliani. «Bush chiede agli Stati
    arabi di sostenere Israele e intanto annulla sia il diritto dei
    profughi che la validità delle risoluzioni dell'Onu sulla questione
    palestinese», ha scritto il quotidiano al Quds al Arabi. «Per
    consolidare la patria ebraica, Bush cancella il diritto al ritorno dei
    palestinesi», ha rincarato il libanese a-Safir.
    Giudizi che vanno alla sostanza degli obiettivi del presidente
    statunitense, volti a terminare il capitolo palestinese alle
    condizioni poste dagli alleati israeliani. Non sorprende perciò la
    soddisfazione di Tel Aviv e la cautela dell'Anp nei confronti della
    «visione» di Bush. Fonti israeliane hanno parlato di proposte «in
    linea con quanto ci siamo detti con gli americani». La soddisfazione
    ostentata giovedì sera dal premier israeliano Olmert è legittima,
    perché il presidente americano ha confermato ciò che aveva scritto
    nella «lettera di garanzie» consegnata nel 2004 al suo precedessore
    Ariel Sharon: ovvero che Israele non dovrà tornare alle linee del 1967.
    Nella visione di Bush, lo Stato ebraico deve mettere termine
    all'occupazione ma avrà il diritto di annettersi quelle porzioni di
    Cisgiordania dove sono situate le principali concentrazioni di
    insediamenti colonici. Bush ha evitato riferimenti al muro costruito
    in Cisgiordania e che, di fatto, segna il confine futuro tra Israele e
    Palestina alle condizioni dettate da Tel Aviv, e, più di tutto, ha
    avanzato l'idea di un meccanismo di indennizzo internazionale
    alternativo al diritto al ritorno per i profughi. Infine, non facendo
    proposte per Gerusalemme, ha avallato l'attuale controllo israeliano
    sull'intera città, inclusa la sua parte araba (Est), occupata nel 1967.
    Più chiaro di così non si può, eppure ciò non ha impedito ad Abdallah
    Abdallah, capo della commissione Esteri del Parlamento dell'Anp, di
    applaudire Bush. Abdallah sa bene che la continuità territoriale dello
    Stato palestinese di cui ha parlato il capo della Casa Bianca è un
    sogno, data la situazione sul terreno. La Cisgiordania è spaccata in
    quattro zone a causa della incessante espansione delle colonie
    ebraiche: Nablus e Jenin (nel nord), Ramallah (a ovest), Gerico (a
    est), Betlemme ed Hebron (a sud). Gerusalemme Est, che i palestinesi
    rivendicano come la loro capitale, è tagliata fuori dal resto del
    territorio del futuro Stato, essendo circondata da insediamenti
    israeliani.
    Per il presidente dell'Anp Abu Mazen è il momento delle scelte. Bush e
    Olmert gli chiedono di accettare quello che nel 2000 a Camp David
    rifiutò Yasser Arafat: la rinuncia al controllo dei luoghi santi
    islamici e cristiani nel settore Gerusalemme Est e di cancellare la
    risoluzione 194 dell'Onu che sancisce il diritto al ritorno per i
    profughi. Avrà Abu Mazen la lucidità necessaria per fare gli interessi
    del suo popolo?

  3. #3
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Caro presidente Bush,
    perchè non prende in considerazione
    l'idea di bombardare se stesso?


    Qualche considerazione su Bush al memoriale dell'olocausto
    Gilad Atzmon
    Titolo originale: " Why Don't You Bomb Yourself And Save Us All "
    Fonte: www.informationclearinghouse.info
    11 genaio 2008
    Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da Alcenero

    Il presidente Bush aveva le lacrime agli occhi durante il tour di un'ora al museo israeliano dell'Olocausto questo venerdì, e ha detto al segretario di Stato Condoleezza Rice che gli Usa avrebbero dovuto bombardare Auschwitz per fermare le uccisioni. [1]
    Questo è ciò che il presidente Bush ha detto oggi alla fine della sua visita ufficiale allo Yad Vashem Holocaust Memorial.
    Vede signor presidente, non sarebbe stato possibile, perché in quel momento Hitler stava lavorando per l'America, uccidendo ‘rossi comunisti’.
    In quel momento l'America e la Gran Bretagna avevano in mente un armistizio con la Germania nazista.
    Lei non poteva semplicemente ammettere che Hitler fosse un macellaio. Nessuno fa la pace con chi commette stragi su scala industriale.
    Come se non fosse abbastanza, in quel momento la sua intelligence militare non era pienamente convinta del coinvolgimento della Germania nazista nella liquidazione di massa. Di conseguenza il suo paese non aprì le porte ai rifugiati ebrei.
    Eppure, se lei è veramente scioccato dalla disumanità nazista e rimpiange l'impotenza del suo paese al tempo della guerra, ora è il tempo di agire.
    Può sempre salvare i palestinesi.
    Può, ad esempio, semplicemente minacciare di bombardare Tel Aviv, Haifa o Gerusalemme...
    Ciò sarà sufficiente a liberare i palestinesi del campo di concentramento di Gaza.
    Nel caso lei sia ancora motivato da una genuina vocazione umanitaria, potrebbe prendere in considerazione l'idea di bombardare se stesso, e salvare ciò che resta del popolo iracheno dal genocidio che lei gli ha inflitto.
    Signor presidente, non è mai troppo tardi per salvare l'umanità da lei e da quelli della sua risma.

    http://www.aginform.org/atzmon.html

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 11
    Ultimo Messaggio: 21-03-14, 13:04
  2. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 04-12-11, 23:31
  3. Bush piange lacrime "amare"
    Di pellizza1802 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 11-01-08, 16:57
  4. Calderoli piange lacrime tricolori
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 28-04-06, 11:31
  5. Papa/ Cuba, Fidel: Bush Ipocrita, Piange Lacrime Di Coccodrillo
    Di Zefram_Cochrane nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 76
    Ultimo Messaggio: 10-04-05, 11:44

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito