Caro Maurizio,
sul tema, la lettera del signor Paolo F. mi pare interessante.
Non mi piace però la sua risposta.
Non capisco il suo apparente ostinarsi nel considerare quella degli inceneritori come una risposta valida tout court al problema rifiuti.
Non è che i problemi da lei elencati nella sua risposta legittimino l’aggiunta di un problema ulteriore, quale io ritengo che sia.
E tra l’altro incenerire i rifiuti è anche un cattivo “investimento”, essendo il bilancio energetico negativo (occorre più energia in input di quanta pur potrebbe ricavarsene in output del processo).
E poi, abbiamo dimenticato le nefaste vicende di Porto Marghera?
Gli scarichi industriali in quella zona non à che fossero molto diversi da quelli di un inceneritore.
Sul tema lei dice che Wikipedia è “sicuramente” inaffidabile?
Anche se così fosse, vi sono altre fonti.
Ci sono i siti dell’ARPA e in generale sulla rete si possono trovare informazioni anche affidabili.
Il problema, prescindendo dalla peculiare e criminale situazione campana, è serio e di portata molto più ampia.
Riguarda più in generale il futuro dell’attuale modello economico basato sugli idrocarburi ed il loro ciclo.
Riguarda, ancora più in generale, il ruolo stesso dell’economia.
Quel ruolo centrale che ha finito con l’assumere nella società, avendo soppiantato l’Uomo, “grazie” ai profeti dell’Illuminismo e dello scientismo.
Vi sono oggettivi problemi di qualità ambientale e quindi ecologici.
Chi le scrive non è certo un malthusiano o un Filippo di Edimburgo che, se potesse, rinascerebbe virus per sfoltire un bel po’ di esseri umani che affollano il pianeta.
Io tento addirittura di superare l’ambito del problema incenerimento dei rifiuti e sostengo che sul lungo termine, se proprio non riusciremo con un comune sforzo a restituire all’Uomo la sua dignità perduta e a riformulare daccapo una società nuova (eh già... utopia), che almeno si provi a ripensare il modello economico.
Nuove forme di energia, nuovi apparati industriali e di locomozione, nuova architettura della conoscenza.
Il petrolio ha gli anni contati, e con esso tutto l’attuale ciclo dell’economia basato sul carbonio e sui correlati rifiuti.
Escludo oggi il nucleare fissile.
Si poteva e si doveva farvi ricorso alcuni decenni fa, quando tutto sembrava pronto e tutto fu bloccato da chi sappiamo e come sappiamo.
Ma oggi è troppo tardi per ripartire nei progetti ed i costi di approvvigionamento del materiale fissile e di produzione finale di energia (per non parlare delle competenze necessarie che vanno ormai esaurendosi) sono ormai esorbitanti.
Penso alla fusione nucleare, a quella si.
Penso in particolare ai progetti di ricerca sulla cosiddetta fusione fredda.
Penso al solare termodinamico (già operativo in Spagna).
Ad un certo tipo di eolico e di fotovoltaico.
Con le risorse impiegate per finanziare le missioni militari di occupazione pro Us-raele, sa quanti pannelli solari il governo italiano avrebbe potuto acquistare e distribuire alle famiglie, specie rurali?
Penso a Nicola Tesla (ne ha mai sentito parlare?) ed alle sue immense ricerche in materia di energia condotte nel primo Novecento.
Tanto per cambiare, egli fece la fine che altri fecero prima o dopo di lui, in campi diversi dello scibile umano eppure tutti accomunati dal fatto di essere scomodi al Sistema: Diesel, Pound, Caffè, per citarne solo alcuni.
Ma poi penso anche alla delinquente classe politica che ci ritroviamo e alle lobby petrolifere e mi cadono le braccia.
Ecco, questi mi pare siano problemi ancora più seri del serio problema campano.
Non riguarderanno pienamente la mia generazione e forse nemmeno quella dei miei figli, ma prima o poi esploderanno in tutta la loro drammaticità.
Nel frattempo, nel nostro piccolo e concreto vivere quotidiano, la mia idea è: parchezza nei consumi, educazione ed esempio nei confronti dei nostri figli e di quelli del vicino o parente o conoscente (differenziare, compostare, riutilizzare, usare sacchi di iuta per la spesa, ecc.).
Ancora una volta, l’importanza dell’estetica.
E nell’immediato: mandare a calci in culo Bassolino e Jervolino a spalare monnezza (ops, utopia).
E chissà se poi, con la fine dell’era del petrolio, quell’altra utopia di far ritornare l’Uomo al centro della società non diventi poi necessaria realtà.
Cari saluti
Silvano A.
Scusi, ma sto pizzicandomi per sapere se sogno o son desto.
Ci sono migliaia di tonnellate di spazzatura a Napoli, da portar via “subito”.
Voglio dire: subito, entro pochi giorni, non quando sarà a regime la fusione fredda, quando sarà instaurato un diverso modello di economia, quando tutti avremo adottato uno stile di vita frugale ed onesto, quando i napoletani saranno pronti a fare la raccolta differenziata (oggi al 7% contro il 40% di Milano, e con quasi quattromila addetti) o quando Ezra Pound sarà riconosciuto come profeta (campa cavallo).
Bisogna decidere se un inceneritore o un termovalorizzatore sono “peggio” della rumenta per le strade coi cassonetti incendiati dalla camorra.
E’ la politica del “male minore”, se capisci cosa intendo.
Scusa ancora, ma questa è proprio la mentalità della sinistra paralizzatrice: “ben altro è il problema”, dicono quando si obbietta agli stipendi della Casta, all’emergenza rifiuti, alla tassazione spoliatrice.
E’ il “benaltrismo”, malattia senile del sinistrismo.
Ma vedo che ormai il pensiero Harry Potter dilaga: la soluzione magica.
Allora diciamo: lasciamo la rumenta dove sta, perché è il male minore rispetto all'incenerimento.
Il che è quel che succederà, dopo le pseudo-decisioni di Prodi-Harry Potter.
Speriamo allora che Napoli ne resti completamente sepolta, come Pompei dal Vesuvio.
Maurizio Blondet




Rispondi Citando