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    Predefinito Ma gli inceneritori non erano la panacea di tutti i mali?


    Bruciava rifiuti nocivi, chiuso l'inceneritore
    E' l'ipotesi della magistratura che ha disposto il fermo dell'impianto di smaltimento di Terni

    TERNI - Intervento della magistratura sull'inceneritore municipale di Terni al quale oggi sono stati apposti i sigilli per «effettuare prelievi e campionature da sottoporre ad esame». Nove le informazioni di garanzia, al sindaco di Terni Paolo Raffaelli, ai componenti del consiglio di amministrazione dell'Asm (Azienda servizi municipalizzati), che gestisce l'impianto e ad alcuni tecnici. Tredici le ipotesi di reato ambientale su cui stanno lavorando il sostituto procuratore Elisabetta Massini (il magistrato inquirente si è recata sul posto unitamente agli uomini del Nucleo di polizia giudiziaria del Corpo Forestale che un anno fa aveva compiuto un blitz) ed il procuratore Fausto Cardella.

    SEQUESTRO PROBATORIO - Da Palazzo di giustizia si precisa che si tratta di un sequestro probatorio, per evitare che le prove possano essere disperse, in pratica è stato bloccato il processo di manutenzione straordinaria che l'Asm aveva ipotizzato nei giorni scorsi, avendo rilevato problemi su uno dei cicli d'incenerimento, sebbene gli stessi, come aveva assicurato Giacomo Porrazzini, presidente delle municipalizzata, «non hanno mai messo in dubbio la qualità del processo stesso d'incenerimento». La magistratura tuttavia vuole verificare se tra i rifiuti inceneriti possano essere capitate sostanze nocive o radioattive. Il sequestro, che ha riguardato l'intero impianto sia l'inceneritore (fermo già da qualche giorno) che il centro di trasferenza dove vengono selezionati e compattati i rifiuti prima di essere smaltiti nella discarica di Orvieto, di fatto paralizza il sistema di trattamento e smaltimento rifiuti cittadino.

    IL SINDACO - «Affrontiamo questa nuova prova con la consapevolezza di avere tutelato gli interessi, la salute e la qualità della vita della nostra comunità - ha detto il sindaco Paolo Raffaelli - ora la questione centrale, ancor prima della nostra doverosa difesa è evitare che questo provvedimento renda impossibile il funzionamento del servizio di trattamento dei rifiuti a Terni. Ripristinare l'efficacia del servizio è una priorità assoluta e per questo ho sollecitato l'intervento del Prefetto».

    L'IMPIANTO - L'inceneritore di Terni è stato costruito nel 1975 dal Comune, in zona Maratta Bassa, a ridosso del fiume Nera e della zona industriale di Sabbione. Dopo un breve periodo di funzionamento, ha subito un processo di ristrutturazione per adeguarlo alle normative trasformandolo in termovalorizzatore di rifiuti con produzione di energia elettrica. Entrato in servizio il 12 marzo 1998, l'impianto consta di due linee e riesce giornalmente a termodistruggere 150 tonnellate di frazione secca da rifiuti. Ogni linea è dotata di un post combustore, capace di funzionare ad una temperatura superiore a 950 gradi. Il sistema, attraverso una caldaia a recupero, fornisce 7 tonnellate-ora di vapore (5 magawatt) ad una turbina del tipo a condensazione multistadio che, accoppiata ad un alternatore, ha una potenza nominale di 2 mila 800 chilowatt. Nella stazione di trasferenza e gli impianti connessi vengono invece selezionati circa 24 mila tonnellate l'anno di rifiuti.

    (Fonte: Agi)


    15 gennaio 2008

  2. #2
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    Ne avremo di che parlare come Comitato No Inceneritori qui a Terni domani sera alla assemblea settimanale.
    Faccio presente solo che sul Corriere dell'Umbria di oggi erano presenti i commenti di tutti ma proprio tutti i vari mammocci locali, da Raffaelli a Porrazzini (definito dal primo un fulgido esempio di moralità politica, roba da far vomitare le capre) sino a Tracchegiani il capoccia di Storace e anche l'opinione di Crispoldo Pesciarelli il capobastone di Forza Nuova regionale il quale fa tutto un discorso che con gli inceneritori proprio non centra un cazzo (perchè non gliene è mai fregato un cazzo e non ne sa un cazzo di conseguenza) ma tant'è.
    Ma (sempre) col cazzo che i pennivendoli si sono disturbati a chiedere l'opinione o il commento a riguardo del Comitato (l'unico che avrebbe davvero competenza in materia visto che dentro c'è gente che si occupa della cosa da quindici anni) come d'altra parte il giornale stesso se ne è sempre sbattuto il cazzo di venire alle conferenze (l'ultima sabato scorso) informative tenute da noi.
    Da segnalare assolutamente il caporione del centrodestra locale, il signor Melasecche (UDC) che oggi si pavoneggia come grande difensore della salute pubblica e dell'ambiente tacendo che all'epoca dell'apertura degli impianti ci stavano sui fogli le sue firme.

    La sinistra radicale chiaramente è tutta con il caro sindaco e il presidente Porrazzini se qualcuno avesse dei dubbi.
    Comunque vi terrò aggiornati sulla vicenda considerando che allo stesso tempo proprio in questi giorni sono riprese le inchieste intorno alla discarica di Orvieto dove ci stanno altri magheggi di rifiuti portati sottobanco.

    Ah intanto un effetto immediato della campagna pro-inceneritori (quella che chiamano emergenza rifiuti e che è stata costruita a tavolino dal governo) a livello locale è che Forza Italia a Città di Castello vorrebbe aprirne uno.

  3. #3
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    TERNI: SIGILLI A INCENERITORE
    9 INFORMAZIONI DI GARANZIA
    Produceva veleni killer
    il pm chiude l'inceneritore
    Emetteva diossina e inquinava il fiume.Gli operai
    invitati a farsi visitare.Sotto inchiesta il sindaco
    L' inceneritore municipale di Terni è stato posto sotto sequestro dalla magistratura che ha anche inviato informazioni di garanzia al sindaco della città, Paolo Raffaelli, ai componenti del consiglio di amministrazione dell'Asm, la società che lo gestisce, e ad alcuni tecnici, in tutto nove persone. Ne ha dato notizia un comunicato del Comune, nel quale è detto che le informazioni di garanzia emesse nell'ambito di un'inchiesta condotta da tempo dal sostituto procuratore Elisabetta Massini riguardano 13 reati ambientali connessi al funzionamento dell'inceneritore. «Il sindaco - è detto nel cominicato del Comune - ha deciso di convocare urgentemente la giunta comunale per un esame della situazione. In pari tempo il presidente dell'Asm, Giacomo Porrazzini, ha informato il sindaco di un provvedimento di sequestro dell'inceneritore, della stazione di trasferenza e degli impianti connessi, che di fatto paralizza il sistema di trattamento e di smaltimento dei rifiuti della città di Terni. Di ciò - continua il comunicato - il sindaco ha dato immediata comunicazione al prefetto, Sabatino Marchione, per una comune valutazione degli effetti in materia di sicurezza e qualità urbana che quest'ultimo provvedimento potrebbe avere sulla città». L'inceneritore è stato costruito nel 1975 dal Comune di Terni che si trova nella zona di Maratta Bassa, a ridosso del fiume Nera e della zona industriale di Sabbione era fermo dal dicembre scorso per lavori di manutenzione.. Dopo un breve periodo di funzionamento, ha subito - si legge sul sito dell'Asm - un lungo e sostanziale processo di ristrutturazione che ha adeguato l'impianto alle nuove normative trasformandolo in termovalorizzatore di rifiuti con produzione di energia elettrica ed entrato in servizio il 12 marzo 1998. L'impianto è strutturato in due linee ed è in grado di termodistruggere ogni giorno 150 tonnellate di frazione secca da rifiuti. Ciascuna è tra l'altro dotata di un post combustore, in grado di funzionare ad una temperatura superiore a 950 gradi. Il sistema, tramite una caldaia a recupero, può fornire sette tonnellate-ora di vapore (cinque magawatt) ad una turbina del tipo a condensazione multistadio che, accoppiata ad un alternatore, ha una potenza nominale di 2 mila 800 chilowatt. Uno dei principali obiettivi dei vari interventi di miglioramento operati - è detto ancora sul sito Internet - è stata la riduzione degli inquinanti nei fumi prodotti dall'impianto, «ottenuta grazie ad avanzati sistemi di riduzione delle emissioni». Nella stazione di trasferenza e gli impianti connessi vengono invece selezionati circa 24 mila tonnellate l'anno di rifiuti. Il Sole 24 ORE.com

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Ne avremo di che parlare come Comitato No Inceneritori qui a Terni domani sera alla assemblea settimanale.
    Faccio presente solo che sul Corriere dell'Umbria di oggi erano presenti i commenti di tutti ma proprio tutti i vari mammocci locali, da Raffaelli a Porrazzini (definito dal primo un fulgido esempio di moralità politica, roba da far vomitare le capre) sino a Tracchegiani il capoccia di Storace e anche l'opinione di Crispoldo Pesciarelli il capobastone di Forza Nuova regionale il quale fa tutto un discorso che con gli inceneritori proprio non centra un cazzo (perchè non gliene è mai fregato un cazzo e non ne sa un cazzo di conseguenza) ma tant'è.
    Ma (sempre) col cazzo che i pennivendoli si sono disturbati a chiedere l'opinione o il commento a riguardo del Comitato (l'unico che avrebbe davvero competenza in materia visto che dentro c'è gente che si occupa della cosa da quindici anni) come d'altra parte il giornale stesso se ne è sempre sbattuto il cazzo di venire alle conferenze (l'ultima sabato scorso) informative tenute da noi.
    Da segnalare assolutamente il caporione del centrodestra locale, il signor Melasecche (UDC) che oggi si pavoneggia come grande difensore della salute pubblica e dell'ambiente tacendo che all'epoca dell'apertura degli impianti ci stavano sui fogli le sue firme.

    La sinistra radicale chiaramente è tutta con il caro sindaco e il presidente Porrazzini se qualcuno avesse dei dubbi.
    Comunque vi terrò aggiornati sulla vicenda considerando che allo stesso tempo proprio in questi giorni sono riprese le inchieste intorno alla discarica di Orvieto dove ci stanno altri magheggi di rifiuti portati sottobanco.

    Ah intanto un effetto immediato della campagna pro-inceneritori (quella che chiamano emergenza rifiuti e che è stata costruita a tavolino dal governo) a livello locale è che Forza Italia a Città di Castello vorrebbe aprirne uno.
    Puoi dire agli amici del comitato che il nostro blog è a completa disposizione per qualsiasi cosa.

  5. #5
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    Emergenza rifiuti- OSSERVAZIONI al PIANO PANSA del DOTT. ANTONIO MARFELLA


    PREMESSA: SINTESI DELLA SITUAZIONE ATTUALE.

    Il dottor Marfella ha appena partecipato alla trasmissione Porta a porta su Rai uno, condotta dal giornalista Bruno Vespa.

    (Autore foto correlata: Andrea Pioltini, fotoreporter) *



    a) In Regione Campania sono prodotti circa 7.500 tonnellate di rifiuti solidi urbani al giorno per circa 2.800.000 tonnellate di produzione di rifiuti annua ; il solo Comune di Napoli produce circa 1.400 tonnellate/die (circa 500.000 tonnellate/anno ) con una raccolta differenziata ferma a circa l’8% scarso (dato ufficiale 13%) ;


    b) Commercio di rifiuti tossici industriali illegali che continua, costante, in parallelo, con punte di produzione sovrapposta fino a 1.000.000 di tonnellate/anno in virtù della totale e perdurante assenza di idonea legislazione penale con adeguate sanzioni in materia di disastro ambientale e del persistere della assenza di valido controllo del territorio da parte sia delle istituzioni responsabili che dei cittadini residenti ;


    c) Accumulo di circa 6 milioni di tonnellate di cosiddette ecoballe , di fatto rifiuti tal quale tritati e imballati in plastica, con probabile inserimento anche di rifiuti tossici industriali illegali, impossibili da bruciare per non creare tossicità ulteriore ma che percola da anni il proprio contenuto di materiale biologico e chimico ad elevata tossicità nel terreno e nelle falde acquifere superficiali della terra piu’ fertile e di elevata qualità agroalimentare della piana di Terra di Lavoro nelle Province di Caserta e Napoli;


    d) nonostante cifre iperboliche di vari miliardi di euro già pagate dallo Stato e dai Cittadini della Campania , non un solo impianto finale, di qualunque tipo, destinato al ciclo dei rifiuti in Campania risulta funzionante, efficiente e rispondente alle finalità per le quali era stato progettato:


    1) gli impianti di CDR non producono CDR e sono stati declassati dalla Magistratura a tritovagliatori di rifiuti tal quale senza nemmeno adeguata manutenzione o riconversione ;


    2) non esiste un solo sito di “compostaggio” della quota di rifiuti umidi (circa il 30%) in Campania funzionante , efficiente e adeguatamente controllato;

    3) l’unico inceneritore progettato risulta sproporzionato nelle dimensioni (oltre 1800 tonnellate al giorno di rifiuti che dovrebbero provenire da tutta la Regione con ulteriore gravissimo aggravio di costi e di inquinamento da trasporto), obsoleto nell’impiantistica con conseguente grave inquinamento ipotizzabile a regime e ubicato in zona agricola e già declarata disastrata da diossina (Acerra) . Per (non) costruirlo sono state già erogate cifre enormi e utili per costruirne almeno 5 di dimensioni europee a norma (100.000 tonnellate/anno) (circa 280 milioni di euro) e, ad oggi, pretende ulteriori risorse per costruirne almeno due nuovi per il completamento a regime tra comunque non meno di due anni (75 milioni di euro);


    4) qualunque piano proposto si propone di fatto la raccolta differenziata come obiettivo secondario e auspicabile e non quale obbligato presupposto di legge per qualunque soluzione impiantistica finale, specie per la città di Napoli e Provincia , di fatto oggi maggiore produttore di rifiuti con minore raccolta differenziata praticata nella intera Regione;


    5) non si affronta la questione discariche in termini di programmazione di utilizzo razionale del territorio a disposizione, non solo per la soluzione del problema immediato, ma soprattutto per il futuro a medio e lungo termine anche con impiantistica realizzata e funzionante;


    e) il piano presentato non considera, per finalità apparentemente differenti, il piano PASER 2007 (piano di sviluppo economico ) della Regione Campania che , pure, con la identificazione di numerosi impianti di incenerimento cosiddetti a biomasse di grandi dimensioni, si intreccia in modo apparentemente non casuale con il piano rifiuti anche nella scelta dei siti di stoccaggio delle cosiddette ecoballe riqualificabili in ” biomasse” inceneribili;


    La somma di tutto il disastro gestionale sinteticamente sovrariportato comporta un disastro ambientale in atto unico al mondo, realizzato nel corso degli ultimi venti anni, che coinvolge la regione Campania nella sua globalità e per intero le Province di Napoli e Caserta. Tale disastro risulta, quale beffa finale, persino deliberatamente sottovalutato e sottostimato nelle sue conseguenze di danno gravissimo alla salute pubblica ormai comunque esploso nonostante tutti i tentativi di negarlo .
    Va immediatamente chiarito, come presupposto, che gli interventi su RIDUZIONE E RACCOLTA DIFFERENZIATA SI PONGONO COME INTERVENTO PRIORITARIO, IMMEDIATO E PROPEDEUTICO SPECIE A NAPOLI E PROVINCIA ANCHE QUALE DOVUTA GARANZIA DA OFFRIRE ALLE POPOLAZIONI CHE , A VARIO TITOLO, DEVONO COMUNQUE ESSERE OGGETTO DI INDIVIDUAZIONE DI SITI DI DISCARICA.


    QUINDI, ANZICHE’ INIZIARE DALLA FINE (……DISCARICHE E IMPIANTISTICA…….) CORRETTAMENTE E IMMEDIATAMENTE COMINCIAMO DAL PRINCIPIO, OPERANDO UNO SFORZO ECCEZIONALE A PARTIRE (E NON A FINIRE) DA NAPOLI.
    In attesa di qualunque impianto, solo l’immediato avvio della riduzione e del recupero del materiale post-consumo, soprattutto a Napoli, può garantire una reale ed immediata riduzione della quantità di rifiuti da indirizzare in discariche e ridurre la produzione delle false “ecoballe”.





    A) RIDUZIONE DELLA PRODUZIONE E RACCOLTA DIFFERENZIATA


    1) Impegno straordinario ed immediato di tutte le forze politiche finalizzato alla immediata emanazione di idonea legge con adeguate sanzioni penali per reati ambientali al fine immediato di disincentivare il perdurante traffico di rifiuti tossici industriali;


    2) Avvio immediato di idonei controlli preventivi del territorio con il massimo dello sforzo possibile: esercito, polizia, satelliti e obbligo statutario anche per ARPAC di pieni poteri di polizia giudiziaria con obbligo di intervento autonomo sotto rigido controllo dei NOE;


    3) Utilizzando in maniera non punitiva ma propositiva i POTERI ECCEZIONALI DEL COMMISSARIATO emanare idonee disposizioni commissariali finalizzate a:


    a) recupero e riciclo di rifiuti urbani pericolosi e tossici alla produzione/rivendita: esempio, acquisto pile e batterie solo con resa dai rivenditori medesimi;


    b) Interventi sui Centri Commerciali, specie grandi e i medio-piccoli: vendita con resa di bottiglie, lattine, ecc e obbligo di restituzione da parte dei megastore , vendita preferenziale di confezioni familiari o alla spina, maggiorazione con resa di bottiglie di plastica, distribuzione a prezzi incentivati di sacchetti biodegradabili per umido e/o riciclabili, ecc. Essi sono gli unici a potere disporre sia delle strutture che degli spazi idonei che dell’afflusso delle Ditte per un recupero diretto dei materiali post-consumo (imballaggi, alluminio, plastica);


    c) utilizzo dei media per diffondere cultura e promozione della riduzione/raccolta/recupero. Incentivi e premi da parte delle TV locali per chi garantisce il massimo della efficace pulizia della propria area territoriale con servizi sulle ricchezze culturali e architettoniche e storiche di zone selezionate di Napoli per avvio di recupero e raccolta differenziata, cio’ anche allo scopo di rassicurare le periferie e le province sull’effettivo avvio della riduzione/recupero/riciclo;


    d) liberalizzazione della raccolta differenziata a Napoli e Provincia con identificazione di un numero ristretto e qualificato di cooperative promosse dalla Chiesa di Napoli, dai movimenti civici e politici , di volontariato ecc, che, sotto stretto controllo della Prefettura-Commissariato, si preoccupi in tempi immediati di recupero, raccolta e conferimento di carta, cartoni, imballaggi, plastica, lattine, vetro a specifiche e selezionate dal Commissariato Ditte della provincia di Napoli e Caserta che saranno autorizzate (e controllate) al recupero e al pagamento diretto della raccolta ;


    e) avvio immediato e sperimentale in modo graduale della raccolta differenziata liberalizzata cominciando da zone ad elevato impatto mediatico e sociale: Centro Storico e Scampia. Il valore educativo sarà diretto, proporzionale ed avrà valore aggiunto importantissimo nella riduzione delle tensioni sociali esistenti e montanti legati all’incremento della disoccupazione/sottooccupazione a Napoli;




    B) DISCARICHE

    1) Identificazione di siti idonei dal punto di vista geologico e non ubicate in zone di pregio dal punto di vista naturalistico, agricolo e poco densamente popolate in una visione programmatica di utilizzo del territorio che segue e non esclude come ora, la raccolta differenziata.
    Come Assise di Palazzo Marigliano è stata formulata una esplicita proposta di discarica regionale provvisoria (triennale), cui si rimanda, con identificazione di siti geologici idonei in una programmazione di intervento a recupero del corretto ciclo integrato dei rifiuti (riduzione, recupero, riciclo, compostaggio) su base triennale .
    Si ricorda che tale corretta programmazione non è eludibile dal momento che non è probabile che anche la raccolta differenziata più spinta elimini il ricorso alla discarica.
    Anche gli inceneritori più grandi di fatto obbligano alla immissione in discarica di non meno del 30% del peso del materiale incenerito e trasformato in ceneri tossiche da collocare in discariche speciali.


    2) massima copertura e controllo h24 sia video che satellitare degli impianti di discarica autorizzata allo scopo di evitare discariche illegali



    IMPIANTISTICA
    La corretta filosofia della impiantistica in un ciclo integrato ei rifiuti è, a parere dello scrivente, esattamente l’opposto di quanto da decenni si persegue in Campania con gli interventi in perenne emergenza da parte dei Commissariati.
    Ovvero, è corretto il principio del “PICCOLO E DIFFUSO” mentre in Campania da decenni nella impiantistica si segue il principio dell’ “ENORME E CONCENTRATO”.




    C) COMPOSTAGGIO: Dopo venti anni di emergenza e circa 15 di Commissariato, la Campania non dispone degli indispensabili impianti di compostaggio dell’umido, crca il 30% del totale della massa dei rifiuti, nonché principale responsabile dei rischi di malattie infettive disperso nella massa dei rifiuti indifferenziata nonché di tutte quelle imprevedibili reazioni chimiche tossiche in grado di produrre sostanze tossiche anche in assenza di combustione (diossina, PCB, metalli, ecc.) . I siti di compostaggio per loro natura non possono trattare enormi quantità di materiale (non oltre 30.000 tonnellate/anno media) e devono essere di qualità al fine di consentire il recupero di compost fertilizzante di qualità per i terreni di una Regione a forte rischio di desertificazione . Ad oggi, tutti i piani presentati sono fortemente deficitari in termini di impiantistica di compostaggio e poco considerano la vocazione specifica di territori vasti ed importanti quali quelli delle province di Benevento , Salerno ed Avellino ben disposte e ricevere quantità idonee di umido di qualità efficacemente convertibile in compost di qualità piuttosto che, come ora accade, semplici siti di deposito di pericolose ecoballe di rifiuti tal quale, finti CDR.
    Occorre incentivare la messa in opera di siti di compostaggio in aree idonee, ma , date le caratteristiche degli impianti ed i rischi di un loro cattivo uso, con incentivazione all’intervento privato ma sotto il diretto controllo non solo dell’ARPAC ma anche direttamente dei NOE.
    In termini di urgenza , la definizione di impianti di compostaggio risulterebbe prioritaria rispetto a quella dei cosiddetti impianti finali come gli inceneritori , ma è sottovalutata e poco considerata. Una raccolta differenziata immediata che sottraesse immediatamente il solo umido dalla massa dei rifiuti quotidiani prodotti , oltre a ridurre del 30% circa la quantità di false ecoballe da portare in discarica , di fatto annullerebbe i rischi di malattie infettive e i cattivi odori, consentendo un migliore stoccaggio della rimanente quota di materiale inerte.
    Per incentivare tale raccolta, risulta indispensabile dotare le famiglie, ma soprattutto i ristoranti e le mense di contenitori idonei e differenziati (sacchetti biodegradabili, ecc) con premi ed incentivi economici o fiscali in proporzione al peso consegnato e alla qualità del prodotto finale.




    D) IMPIANTI FINALI
    Se venisse perseguita la corretta filosofia del “PICCOLO E DIFFUSO” nella identificazione e localizzazione degli impianti finali di un ciclo integrato dei rifiuti sul territorio della Regione Campania, si potrebbe parlare serenamente e costruttivamente di una serie di piccoli impianti, più o meno inquinanti ma con impatto globale sulla salute pubblica più accettabile e con un minimo di rispetto di un equilibrio ambientale. Ciò attualmente sembra pura utopia.
    Impianti di trattamento meccanico biologico, Dissociatori molecolari, ecc, sono realtà già esistenti, efficienti, non eccessivamente costosi ed ecocompatibili purché dislocati in numero e con proporzioni idonee a trattamenti che coinvolgano una quota parte frazionata e modesta di quantità di materiale, selezionato dopo idonea raccolta differenziata a monte, che abbia gia escluso l’umido e i materiali piu’ nobili e/o più nocivi.
    In termini di proporzioni, in tutto il mondo si evita, proprio allo scopo di incentivare il malcostume di non fare raccolta differenziata e quindi incrementare il rischio di diffondere composti pericolosi, di costruire impianti superiori a qualche centinaia di migliaia di tonnellate di materiale trattato l’anno, per tutti gli impianti, inceneritori compresi.
    Nella nostra regione, invece, unica soluzione proposta , eccessivamente pagata e non funzionante, risulta essere il solo mega mostro di Acerra, fortemente sovradimensionato, con tutti i danni certi da emissioni in una zona già declarata disastrata da diossina dal Consiglio dei Ministri nel giugno del 2006.
    Invece, la filosofia dei mega impianti irrealizzabili e irrealizzati, che non accenna né a deflettere né a morire in tutte le proposte presentate, comprensibile solo in una ottica malsana di pura avidità di profitto proveniente dagli specifici incentivi statali , è stata ed è la vera causa del disastro storico che viviamo nella nostra Regione.
    Nessun vandalo, barbaro, saraceno o lanzichenecco in oltre 2000 anni di Storia ha inferto in tempi cosi brevi un danno cosi grave al nostro territorio come quello inferto dalla FIBE coi suoi maxi impianti di CDR falsi, di inceneritori mastodontici e fasulli e pure, e pure continua a porre ricatti e a richiedere denaro anziché uscire con la dovuta infamia da tutta la gestione del disastro.
    In termini di puro impatto di danno sanitario, la proposta di due mega impianti di incenerimento (Acerra e S. Maria La Fossa) troppo vicini tra loro in considerazione dell’eccezionale sovradimesionamento di tali impianti (un milione di tonnellate complessive rispetto alla media europea di 100.000 tonnellate/ciascuno) risulta non tollerabile sul piano sanitario e con gravissime ripercussioni prevedibili sulle zone densamente abitate che sarebbero di fatto al centro delle sovrapposizioni delle aree di diffusione dei materiali combusti ( Caserta ; Marcianise, Maddaloni, ecc) .
    Si rende indispensabile inoltre, per tali portati, la identificazione in zone viciniori di introvabili discariche speciali per non meno quindi di 300.000 tonnellate/anno di ceneri tossiche .
    Piu’ tollerabile sul piano dell’impatto sanitario, ma di certo eccessiva nella portata complessiva, risultava infatti la proposta dell’impianto di Salerno, non foss’altro che per la dislocazione più lontana da Acerra dell’impianto.
    All’interno del “patto dei tre anni” che viene ad essere proposto dalla Assise di Palazzo Marigliano ci sarebbero i tempi ed i modi per una decisione democraticamente realizzabile sul tipo di impianti più convenienti, sulla loro portata media , e sulla loro ecocompatibilità ed efficacia .
    Inceneritori od altri impianti di taglia piccola, risulterebbero certamente piu’ utili e meno dannosi alle necessità di non far gravare su un unico territorio già fortemente inquinato l’ulteriore danno ambientale dal momento che non è ancora realizzabile con certezza un solo impianto a impatto sanitario zero se non si persegue con coerenza e decisione la filosofia completa del “ciclo rifiuti zero”.
    Non appare un caso, che l’intreccio tra PIANO PANSA E PIANO PASER 2007 veda lo sviluppo di una impiantistica destinata all’incenerimento di rifiuti e di cosiddette “biomasse” (al cui interno si possono per legge collocare pure le attuali ecoballe), che, a regime, avrà una potenza “di fuoco di incenerimento” per circa 4 milioni di tonnellate/anno di materiale complessivo ( tra 3 milioni di biomassa anno stimata dal piano Paser 2007 e un milione di tonnellate di portata annua degli inceneritori di S. Maria la fossa e Acerra) . L’intera Italia con tutti i suoi inceneritori oggi ha una portata complessiva che non arriva a 4 milioni di tonnellate/anno. Dove vogliamo andare? Da che ci siamo svegliati all’improvviso scoprendoci discarica di rifiuti tossici industriali di tutta Italia e senza nessun impianto valido, pur avendone pagati per averne almeno dieci da almeno dieci anni, dobbiamo diventare la Regione che fa del suo materiale post-consumo l’inceneritore di tutta Italia? E in quale discarica collocheremo circa un milione di tonnellate all’anno di ceneri tossiche? Napoli 12 dicembre 2007 (CA cura del dott. Antonio Marfella Tossicologo oncologo dell’ospedale Pascale Napoli)



    Notizia correlata:


    VIDEO CHE PROPONE L’ALTERNATIVA PER LO SMALTIMENTO E LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI-e altri contributi


    http://www.youtube.com/watch?v=o8De1Qt_wGU

    Anche perché siamo stanchi di sentir definire i cittadini come quelli del no, e che non fanno proposte; nell’anno appena trascorso vari specialisti, tecnici, geologi,medici,comitati, cittadini impegnati,associazioni,ecc. hanno fatto quello che avrebbero dovuto fare le Istituzioni: cioè hanno proposto le alternative, valutato gli effetti negativi della cattiva gestione del ciclo dei rifiuti, ed hanno indicato un percorso idoneo affinché tutto ciò fosse attuabile. Basta con i giudizi e i pregiudizi: che tutti si assumano le proprie responsabilità! Fuori i camorristi, tutti, dalle lotte dei cittadini!


    Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”
    http://altocasertano.wordpress.com/2...onio-marfella/

  6. #6
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    La vera monnezza è il mercato
    Attac Italia [8 Gennaio 2008]

    Quello che si sapeva dovesse succedere è puntualmente avvenuto : la Campania è di nuovo sommersa dall’immondizia, mentre le popolazioni che si ribellano in difesa della salute e del territorio sono considerate come l’ostacolo alla normalizzazione.

    Eppure tutti conoscono la situazione della Campania, per decenni ricettacolo dei rifiuti tossici industriali nazionali, sotterrati nei territori controllati dalla camorra a costi entusiasmanti per i bilanci aziendali delle industrie del ricco nord.

    Eppure tutti conoscono la situazione della Campania, con una gestione dei rifiuti solidi urbani commissariata da 14 anni, tutta impostata sul business ‘discariche, ecoballe, cdr e inceneritori’, ugualmente controllato dalla camorra.

    Eppure tutti conoscono la situazione della Campania, con territori devastati e una mortalità per tumori e malattie molto superiori ad ogni statistica nazionale.

    Non c’è nulla di nuovo, apparentemente. O forse sì.

    Di nuovo c’è che le popolazioni, per decenni quotidianamente spogliate non solo del diritto alla salute e ad una vita degna, ma anche della loro dignità e diritto a decidere, si sono ribellate e hanno inceppato il meccanismo.
    Dappertutto. Senza se e senza ma.

    Le istituzioni a tutti i livelli ora chiedono ragionevolezza. Mentre preparano i plotoni della polizia. Vogliono tornare alla normalità. La loro normalità.

    Occorre dire loro con forza che quando la gestione ordinaria dei rifiuti è commissariata da quattordici anni per garantire gli introiti della camorra, la ribellione è il primo atto di ripristino di una gestione ordinaria e democratica dei rifiuti.
    E che il primo atto di ragionevolezza da produrre è l’immediata fine del commissariamento e le altrettanto immediate dimissioni di tutti i responsabili politici a tutti i livelli istituzionali.

    E occorre affermare con determinazione come la politica dei “rifiuti zero” – riduzione, recupero, riciclaggio e raccolta differenziata- è applicabile da subito. Serve volontà politica e partecipazione popolare.

    Qualcuno dirà : “Sì, ma nel ‘qui ed ora ’ di quei rifiuti cosa ne facciamo?” Occorre rispondere che la soluzione si trova, ma non prima di aver preso quelle decisioni fondamentali. Altrimenti torna la normalità.
    La loro normalità. Quella della camorra che si gonfia le tasche e dei tumori che aumentano.

    E serve arrivare ‘qui ed ora ’ al nocciolo del problema.
    Perché se i rifiuti non sono una risorsa bensì una merce e la loro gestione non è un servizio pubblico, bensì uno dei maggiori business per l’economia illegale e finanziaria, non c’è via di uscita. Perché dal punto di vista del mercato tutto funziona alla perfezione. Basta dare il via ai plotoni della polizia.

    Massima solidarietà a chi giorno e notte si riprende il diritto al futuro.
    Massima consapevolezza a non cadere nel tranello dell’azione isolata e isolante.
    Massima necessità che si costruisca un appuntamento nazionale che coordini le lotte e metta in campo un’altra gestione dei rifiuti.
    Possibile.
    Qui ed ora.
    http://www.carta.org/campagne/ambiente/12393

  7. #7
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    Interessante il documento di Cittadinanzattiva: http://www.cittadinanzattiva.it/file...a_iavarone.pdf

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Puoi dire agli amici del comitato che il nostro blog è a completa disposizione per qualsiasi cosa.

    Stiamo anche progettando un sito internet o un blog proprio del Comitato e stai certo che utilizzeremo gli spazi e le possibilità del nostro blog delle CPR per diffondere le notizie.

    Intanto nella lotta contro gli inceneritori di Terni ci stanno anche le CPR!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Stiamo anche progettando un sito internet o un blog proprio del Comitato e stai certo che utilizzeremo gli spazi e le possibilità del nostro blog delle CPR per diffondere le notizie.

    Intanto nella lotta contro gli inceneritori di Terni ci stanno anche le CPR!
    Perfetto. Se fate qualcosa, segnalalo sul blog.

  10. #10
    email non funzionante
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    finalmente qualche buona nuova sulla costruzione di un altro tipo di impianto dannoso per l'ambiente ivi compreso lo stesso Uomo che ci vive.Per questo motivo riporto qui di seguito la notizia che ho appreso dal sito www.peacelink.it sulla vittoria dopo un'estenuante lotta contro rigassificatori a Taranto:

    "Alle 14.45 si è svolta la votazione: ha vinto il NO al rigassificatore.
    Nessun partito in Consiglio Comunale era favorevole, le sfumature erano
    essenzialmente di tattica politica. Dalla destra alla sinistra tutti gli
    interventi hanno valutato troppo rischioso il sito: troppo vicino ad
    altri impianti a rischio.

    La mozione che ha prevalso è stata quella di un categorico NO a tutti i
    rigassificatori, al di là del sito prescelto. E nella mozione si
    minaccia il ricorso al referendum popolare consultivo se Prodi o Vendola
    dovessero dire sì al rigassificatore a Taranto."

    per ulteriori notizie consultate il sito www.peacelink.it


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