Il Rapporto Attali, ossia: trasformare la Francia in una neo-America
Come ricordato in precedenza, ieri è uscito ufficialmente il rapporto della Commissione per la Liberazione della Crescita Francese o più brevemente Rapporto Attali, dal nome del presidente della commissione. Se le notizie diffuse un paio di settimane fa parlavano, per quanto concerne l'immigrazione, di una proposta nell'ordine di 750.000 nuovi ingressi annuali, il rapporto ufficiale all'apparenza non sembra proporre cifre. Più avanti troverete anche un collegamento da cui scaricare il documento. Qui accenniamo subito ai numeri sull'immigrazione:
[Punto 222; pagina 174] In esso si afferma, in soldoni e in modo perentorio, che ogni 50.000 nuovi immigrati presenti, la crescita economica è di circa lo 0,1%! Come detto, non vengono fornite cifre, ma si accenna al fatto che per mantenere intatto il rapporto tra popolazione attiva e inattiva servirebbero, ogni anno, circa 920.000 nuovi immigrati ogni anno! Ripetiamo: il rapporto non dice esplicitamente che sono desiderabili 920.000 immigrati (peraltro non si fa riferimento al prossimo decennio, ma sembra di capire si parli anche degli ultimi scampoli dell'attuale decade), eppure il sottofondo suona inquietante. Ad esempio, [pagina 173] si dice "...in Francia, in ragione della situazione demografica del Paese e della politica restrittiva dell'immigrazione, le imprese francesi hanno difficoltà a trovare la manodopera necessaria in diversi settori chiave dell'economia...". Il gioco è chiaro: si accenna a problemi o temi particolari, senza metterli in collegamento con altri, necessari alla comprensione del quadro generale. Dire che natalità e poca apertura delle frontiere sono causa di difficoltà nel trovare impiegati significa dimenticare che nelle banlieues la disoccupazione è alta e in alcuni casi supera il 20% della popolazione residente (su un tasso nazionale che si aggira sull'8% e non discutendo qua le ragioni di tale disoccupazione). Analogamente, dire che esista un rapporto diretto, come quello proposto, tra N immigrati e N crescita economica, senza citare le ripercussioni su ambiti quali quello degli alloggi, della sanità pubblica, della scolarizzazione, dell'ordine pubblico, ecc., significa utilizzare una visione unicamente economicistica della realtà.
Sulla stampa e sui forum francesi, il grosso delle critiche si dividono tra la preoccupazione per l'impianto iperliberista del rapporto e la mancanza di riferimenti seri ai finanziamenti necessari per i numerosi cambiamenti proposti. Tale questione viene liquidata in un paio di paginette [pagine 232, 233, 234], sintetizzabili in modifiche normative e interventi del settore privato (!!!), nonostante poco più avanti [pagina 236] si intimi che le varie decisioni dovranno venir prese e attivate tra l'aprile 2008 e il giugno 2009!
Decisioni non da poco, sia perchè riguardano ogni ambito della vita sociale francese, sia perchè riguardano progetti impegnativi. Infatti, [punto 91; pagine 88, 89, 90] il rapporto consiglia la costruzione di nuovi quartieri o, addirittura, città (nell'ordine di 10, da circa 50.000 abitanti l'una!). Il fatto che vengano chiamate Ecopolis e si affermi la necessità di progettazioni eco-compatibili non cambia il tratto di fondo (nella migliore tradizione globalista e iperliberista) di un mutamento e adulteramento continuo del panorama naturale e urbanistico tradizionale. D'altronde, più che all'ambiente (mai inteso "tradizionalmente", ma solo e piattamente "ecologicamente": non a caso si chiede che... i palazzi siano più alti...[punto 165; pagina 133]), nel punto si fa riferimento alla mobilità sociale e alla solita crescita economica. Sottotesto non citato, ma facilmente intuibile: se si chiede più immigrazione, inevitabilmente si dovrà costruire, costruire, costruire... Con quali soldi, poi, chi vivrà vedrà (siamo sempre punto e a capo).
Il tono complessivo del rapporto, per i punti che possono interessare in modo più immediato questo blog, fanno della mobilità sociale, della politica delle quote per le minoranze etniche sui posti di lavoro e nelle istituzioni pubbliche, della mobilità internazionale per i giovani francesi e stranieri (tra le idee, il rafforzamento di progetti come l'Erasmus anche ai paesi dell'area mediterranea non-europea [punti 218, 219; pagine 171, 172]). La trasformazione, insomma, della Francia in una neo-America che, come tale, possa diventare porto di mare per chiunque, luogo di transito e d'accoglienza per un numero imprecisato di persone. Esplicitamente nel rapporto si citano nazioni come gli USA o la Gran Bretagna, esaltandone l'economia e sottolineando il ruolo che avrebbero avuto i sempre più numerosi stranieri negli ultimi anni. Ovviamente, pochi o del tutto assenti i riferimenti all'integrazione o meno degli stessi, ai costi sociali (spacciati come minimi), all'ordine pubblico. Che USA e Gran Bretagna siano società violente non sembra interessare. Rimane, appunto, solo il miraggio economico. Caduto quello, si rinsavirà?
Sul Rapporto Attali torneremo in altra occasione. Per il momento, buona lettura:
www.lefigaro.fr/assets/pdf/attali.pdf
Da:
http://euro-holocaust.splinder.com/




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