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    Predefinito Nuovo articolo di "Rinascita"

    Ratzinger: cattolici e clericali si mobilitano

    All’Università La Sapienza, l’apertura dell’anno accademico, senza la presenza di Benedetto XVI° che non ha potuto tenere la sua “lectio magistralis”, è stata l’occasione per nuove manifestazioni di protesta. Nell’aula magna dove il rettore Renato Guarini stava svolgendo il suo intervento, alcune decine di studenti hanno inscenato una protesta silenziosa. Collocati in piedi nella parte superiore dell’aula, con un bavaglio bianco sulla bocca, per tutto il tempo della cerimonia, hanno tenuto in mano 5 cartelli con sopra scritto “Libertà in università” ed “eppur si muove”.
    Un riferimento alla celebre frase pronunciata da Galileo di fronte al Sant’Uffizio che, sotto la concreta minaccia del rogo, lo aveva obbligato ad affermare che la terra fosse immobile. Ed una polemica contro Ratzinger che in un suo precedente intervento aveva giustificato in parte il processo contro Galileo. E questa era stata la circostanza che aveva spinto 67 docenti della Sapienza a inviare una lettera riservata al rettore nella quale, tra ridicoli, discutibili e datati riferimenti all’antifascismo e all’olocausto, si giudicava poco opportuno che Ratzinger, come espressione di una mentalità dogmatica, potesse tenere lui l’apertura dell’anno accademico in una istituzione che per sua natura è indirizzata alla libera ricerca. In ogni caso se Ratzinger come annunciato non si è fatto vedere, il testo del suo intervento è stato letto integralmente nell’aula magna dal professore Piero Marietti. La lettura, ad onore del vero, è stata accolta sia all’inizio che al termine da un lunghissimo applauso venuto dalla platea. Quanto fosse unanime è però un altro paio di maniche. Fra l’altro nella lettera Ratzinger fa un’affermazione rassicurante spiegando che “il papa non può imporre in modo autoritario la fede” ma poi precisa che può e deve “mantenere desta la sensibilità per la verità”. Il segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, in una lettera letta nell’aula magna, ha spiegato le motivazioni che hanno tenuto Benedetto XVI lontano dall’ateneo al quale avrebbe voluto offrire “un segno di affetto e alta considerazione”. Ma “essendo venute meno per iniziativa di un gruppo minoritario di docenti e studenti le condizioni per un’accoglienza tranquilla e dignitosa si è ritenuto di soprassedere alla visita per evitare manifestazioni che si sarebbero rivelate incresciose per tutti”.
    Lunghi cordoni di agenti di polizia e di carabinieri hanno impedito a centinaia di studenti e di cittadini di entrare nella città universitaria mentre si svolgeva l’inaugurazione alla presenza del ministro dell’Università, Fabio Mussi e del sindaco di Roma, Walter Veltroni contestati con urla e slogan dai manifestanti. Così all’esterno la situazione era tutt’altro che favorevole al papa e alle autorità civili. Alcuni studenti di sinistra, che avevano preso parte ad un corteo partito da via De Lollis, sfilando intorno alla città universitaria, hanno strappato uno striscione del gruppo di Militia Christi affisso sul muro che testualmente affermava: “La persecuzione incalza. Colpevoli di essere cattolici”. Molti politici cattolici, quelli veri e quelli di adozione, si ritroveranno domenica mattina in Piazza San Pietro, in occasione dell’Angelus, per manifestare al papa la propria solidarietà attraverso quello che sarà un vero e proprio comizio. Anche se poi la vita di diversi di loro testimonia in senso contrario. Numerosi sono infatti i politici che tengono così tanto ad un valore “cattolico” come l’unità della famiglia da averne a carico almeno due. In realtà questa generale levata di scudi a favore di Ratzinger non testimonia di un comune sentimento cattolico da parte della politica ma è la dimostrazione del sempre vivo clericalismo che contraddistingue il nostro Paese. Quello che reputa che lo schierarsi sempre e comunque con la chiesa non possa che portare benefici in termini elettorali attirando al partito di appartenenza i voti e il favore dei cittadini “cattolici”. E se un simile atteggiamento contraddistingue coloro che in una realtà cattolica sono nati e cresciuti, come ad esempio Prodi e Casini, è sorprendente accertare questa sudditanza mentale in esponenti di partiti, come quelli di sinistra, che hanno sempre visto la chiesa come puntello del sistema economico dominante. O coloro che da laici hanno sempre visto la religione come un aspetto della vita privata di ognuno. Ma coloro che in questa vicenda hanno raggiunto i più alti livelli di ridicolo sono stati gli esponenti di Alleanza Nazionale che, pure non avendo mai avuto nel proprio Dna, se non raramente, i valori cattolici e la loro difesa, una volta dissolta la vecchia Democrazia Cristiana, con l’intento di assicurarsi il voto dei cattolici, che sono peraltro una galassia assai composita e diversificata, hanno scelto di trincerarsi sempre e comunque nella difesa del capo della chiesa, prima Woityla ed ora Ratzinger. E’ appena il caso di ricordare come sui giornali di “destra” degli anni sessanta e settanta, compresi quelli del vecchio Msi, un papa come Paolo VI venisse sprezzantemente indicato come il “dottor Montini”. Ma si sa i tempi cambiano e ora i vari Fini, Gasparri ed Alemanno, con il loro seguito, dopo aver stabilito rapporti stretti con una parte della curia e con spezzoni dell’Opus Dei, e dopo aver favorito la scissione della destra storaciana, che li rende vieppiù democratici e presentabili, ora puntano ad un grande centro cattolico, ad un partito unico con l’Udc di Casini che li faccia entrare, a tutti gli effetti e con tutti i diritti, nella grande famiglia del Partito Popolare Europeo. Ma la fede e la cultura non sono cose che si inventano così su due piedi, tanto che finisce inevitabilmente per riemergere il più deteriore Dna totalitario che i post fascisti non riescono ad eliminare. Così, Maurizio Gasparri, che pur essendo stato ministro delle Comunicazioni evidentemente non riesce a comunicare, ha spiegato che i professori della Sapienza, per essere tali, non possano osteggiare il papa. Forse, ipotizziamo noi, dovrebbero fargli un giuramento di fedeltà come quello che il Fascismo chiese a tutti i docenti universitari dell’epoca? Mercoledì scorso, Gasparri aveva infatti tuonato di attendersi “iniziative per allontanare dall’Ateneo i professori ancora in servizio che hanno firmato quel vergognoso manifesto”, perché. “questa dimostrazione di intolleranza non può restare priva di conseguenze”. Un’affermazione peraltro falsa perché non di un manifesto si trattava ma di una lettera riservata inviata al Rettore. Poi ieri, dopo aver confermato la sua presenza al comizio di domenica a Piazza San Pietro, Gasparri aveva insistito affermando che si tratta di “professori sciagurati che non meritano di salire in cattedra”. Forse meritano di finire a Campo de’ Fiori su un rogo, a fare compagnia a Giordano Bruno?

  2. #2
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    Complimenti a "Rinascita".

    Questa destra clericale è rivoltante... Tanti sedicenti camerati che brandiscono l' "occidente cristiano" come arma.

    Vi vedesse Bombacci...

 

 

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