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  1. #1
    laico progressista
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    Predefinito L'intrusione di Ratzinger alla Sapienza

    Non si è discusso ancora, su questo forum, su una vicenda esemplare della contrapposizione tra la cultura laica e quella cattolico-clericale che attraversa il Paese: le proteste sull'annunciata visita di papa Ratzinger alla Sapienza, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico.

    Come ha brillantemente illustrato Stefano Rodotà ieri sera a Ballarò, la vicenda è nata male e proseguita peggio.
    Anzitutto al papa era stato proposto addirittura di presiedere l'inaugurazione della cerimonia. Cosa che è parsa a tutti eccessiva, essendo l'università un luogo laico. Poi si è cercato di architettare un dietrofront, con un percorso condotto in modo piuttosto maldestro da entrambe le parti. Infine è stato proposto a Benedetto XVI di venire a fare un saluto, a conclusione di una cerimonia contro la pena di morte.
    Due, sottolinea Rodotà, i motivi di contrarietà a tutta l'iniziativa: il primo è legato al fatto di voler creare un evento, su un appuntamento che è invece di routine, e non ha alcun bisogno di particolari enfasi spettacolari e mediatiche; il secondo è la violazione della natura laica di un'istituzione pubblica di grande importanza.

    Al di là del metodo della protesta, che si è fondata su slogan più e meno ragionevoli (dalla difesa di Galileo alla "via Frocis"), il punto cruciale è proprio l'ultimo menzionato da Rodotà: questo Paese non ha ancora chiaro cosa significhi la laicità dello Stato.
    Non è necessaria la presenza del capo della Chiesa cattolica ad una manifestazione accademica. Non si capisce a che titolo dovrebbe presenziare, quale ne sia l'esigenza. Un'intromissione del tutto gratuita e inopportuna, dunque, tesa a soddisfare le coscienze di parte, offendendo però il principio di neutralità dell'istituto accademico.

    Questo Paese è ancora lontano dal comprendere che lo Stato e tutte le sue emanazioni, sono tenuti a difendere in ogni modo l'imparzialità e l'uguaglianza di trattamento nei confronti della sfera spirituale. E l'unica strada, è quella di tenersi fuori da qualunque intromissione di qualunque parrocchia.

    Oggi il papa rinuncia, dimostrando buon senso. Ma tutta la vicenda è servita soltanto ad aprire un'ennesima ferita tra laici e cattolici. Una ferita gratuita, che non aiuta a fare passi avanti sul terreno della laicità, ma solo ad alimentare opposti oltranzismi e a fomentare nuove rappresaglie.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena Visualizza Messaggio
    Oggi il papa rinuncia, dimostrando buon senso. Ma tutta la vicenda è servita soltanto ad aprire un'ennesima ferita tra laici e cattolici. Una ferita gratuita, che non aiuta a fare passi avanti sul terreno della laicità, ma solo ad alimentare opposti oltranzismi e a fomentare nuove rappresaglie.
    Per me, non doveva accettare dall'inizio.
    L'Università è il centro della scienza che per secoli la chiesa ha oscurato, e il papà ratzinger sta tornando alla chiesa di quell'epoca!

  3. #3
    L'auriga
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    Il mio parere è che più passa il tempo, più è inopportuno che il papa resti a Roma: gli sia dia un'isola bene al largo delle nostre coste (es: Lampedusa, dove potrà godere di quella pace e di quella armonia della natura così necessaria per le cose dello spirito, che Roma non può in alcun modo concedergli) in modo tale che vi possa trasferire tutta la sua corte, si trasformi l'intero Vaticano a museo dello Stato e amen. Ci sarebbe da superare qualche piccolo problema di diritto internazionale, ma pazienza.......

  4. #4
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    Questa,la chiara e limpida posizione del PRI sulla vicenda,posizione che ho accolto con molto piacere e che non consideravo purtroppo scontata viste certe malcelate sensibilità purtroppo presenti nel partito.
    Aggiungo che con la gentaglia che ha organizzato ed orchestrato tale boicottaggio e con certe sensibilità politiche che l'hanno ispirata,blandendo in modo del tutto improprio e mistificatorio la parola laicità,il pri non deve avere nulla a che fare.
    Opportuno e condivisibile,anche l'intervento di Galli Della Loggia in particolare nella sua chiosa finale.


    Laici e cattolici
    Dall'Università una nuova ferita che si poteva evitare
    Comunque la si rigiri, la vicenda che ha portato il pontefice a rinunciare alla sua presenza al-l'Università di Roma appare come una netta sconfitta dello Stato laico e dei principi di libertà e di democrazia ai quali dovrebbe ispirarsi. Non se ne sono accorti i docenti firmatari della lettera di protesta al rettore per l'invito a Ratzinger, non lo capiscono gli studenti che giubilano convinti di aver ottenuto una grande vittoria. Beata e illusa gioventù! Erano liberi, docenti e studenti, di non ascoltare il Pontefice o di esprimere in modo civile il loro dissenso su quanto detto da Benedetto XVI; e gli strumenti per farlo non nancavano di certo. E invece il pensiero del pontefice è diventato oggetto di censura, e lo Stato laico non si è preoccupato, non è stato capace, di garantire la libertà di espressione al dignitario di un altro Stato, oltre che al messaggero universale della spiritualità cristiana. In parole povere: una catastrofe.
    E' pure comprensibile che un docente o uno studente non abbia piacere di avere il pontefice nella sua aula universitaria, sia essa di fisica o di lingua latina; ma se non è in grado di impedire l'invito alla fonte (ed è evidente che di questo, a ragione o a torto, si tratta) le eventuali contestazioni andavano mosse, all'indomani della visita all'interno degli organismi accademici e senza prevaricazioni di minoranza esigue sul volere della larga maggioranza di professori e studenti. La democrazia liberale, sarà bene ricordarlo, è ispirata - lo ha sottolineato nel suo intervento in aula il segretario del Pri Francesco Nucara - al principio volterriano che garantisce all'avversario fino in fondo, di esprimere il suo pensiero. E invece questo caso si è data l'impressione che ci si sarebbe battuti fino alla morte pur di non vedere parlare il pontefice, a prescindere da quello che il pontefice si riprometteva di dire.
    Complimenti al governo che, mentre si alzavano i toni della polemica, è riuscito a brillare per la completa assenza. Non ci stupiamo, perché l'elastica maggioranza che lo sostiene comprende docenti che contestano, studenti arrabbiati e papisti ortodossi. E così è intervenuto solo quando si è sentito preso per il collo: a giochi fatti, quando già il Vaticano aveva rinunciato alla visita. A quel punto serve a poco rammaricarsi per l'affronto subito dal papa. Era meglio attivarsi prima per far sapere che la visita era gradita e sarebbe stata garantita nella sua sicurezza. A proposito della quale, già Prodi si era espresso con una infelice battuta, affidandola in toto alle guardie svizzere. Temiamo che quella battuta non sia stata dimenticata nemmeno OltreTevere.
    E così i rapporti fra laici e cattolici subiscono una nuova ferita di cui proprio non si sentiva il bisogno. Con i laici messi sotto accusa per la loro intolleranza perché non si può impedire al pontefice, o a chiunque altro, di accettare un invito che si è ricevuto. Ne va di mezzo, oltretutto, la buona creanza.
    Roma, 16 gennaio 2008

    Nucara. "Non è un problema di religione ma di libertà
    Informativa urgente del Governo sull'annullamento della visita del Papa Benedetto XVI all'Università La Sapienza di Roma, martedì 15 gennaio 2008: intervento di Francesco Nucara.
    di Francesco Nucara
    Signor Presidente, condivido quanto ha affermato l'onorevole Tremonti. Non si tratta di un problema di religione, ma di libertà e in tale senso oggi andava affrontata la discussione. Una sede universitaria è di per sé, o almeno dovrebbe essere per tabulas, il simbolo della libertà perché è in quei luoghi che nasce la classe dirigente del futuro e se tra trenta o quaranta anni troveremo i giovanotti che hanno presentato la predetta proposta e hanno impedito al Papa di parlare, pensate a quale futuro è affidata la libertà del Paese!
    Non sono un frequentatore di chiese. Appartengo ad un partito laico, talmente laico da pensare in ogni momento che il mio interlocutore possa avere ragione ed io torto. Appartengo ad una tradizione, però, che nello Statuto della Repubblica romana garantiva al Papa le guarentigie per esercitare il suo alto magistero religioso. All'ateneo di Roma è stata scritta una brutta pagina sulla libertà del Paese. Auguriamoci che non sia l'inizio per ricordare altre pagine orribili degli anni Settanta e Ottanta. Al collega Villetti, che veniva calorosamente applaudito dalla sinistra e dall'estrema sinistra voglio dire che non dovrebbe essere contento di tali applausi perché sono gli applausi di quei colleghi deputati che hanno votato contro l'emendamento che prevedeva il pagamento dell'ICI da parte della Chiesa.
    Ho apprezzato l'intervento del Ministro Mussi e mi dispiace che altri colleghi dell'opposizione non abbiano fatto altrettanto. Al Ministro Mussi voglio però ricordare quanto affermava il mio maestro, Ugo La Malfa: "La politica si fa con agli atti e con i fatti, perché se agli atti non seguono i fatti, sono solo chiacchiere". Siamo certi che la serietà del Ministro Mussi lo porterà a far seguire i fatti alle parole che ha detto oggi.


    Una sconfitta del Paese

    di Ernesto Galli della Loggia

    A questo punto la decisione era molto probabilmente inevitabile: Benedetto XVI ha preferito non recitare la parte dell'ospite sgradito. Ha preferito evitare allo Stato italiano la vergogna di dover difendere la sua presenza all'Università di Roma schierando i reparti antisommossa, e ha deciso di rinunciare alla sua visita. E' una grande vittoria dei laici. Il «libero pensiero » ha trionfato e i suoi apostoli possono cantare vittoria: ha trionfato la scienza contro l'ignoranza, la ragione contro la superstizione, Voltaire contro Bellarmino. Hanno trionfato i grandi pedagoghi democratici che nei giorni scorsi, dall'alto della loro sapienza, avevano detto il fatto loro a Joseph Ratzinger definendolo una personalità «intellettualmente inconsistente».
    E' una vittoria non da poco. Per la prima volta ciò che finora è stato sempre possibile a tutti i pontefici romani, e cioè di muoversi senza problemi sul territorio italiano, di essere accolti in qualunque sede istituzionale, di prendere la parola perfino nell'aula del Parlamento, per la prima volta tutto ciò non è stato invece possibile a Benedetto XVI. E questo nel cuore della sua diocesi, nel cuore di Roma.
    Ma che importa? Assai più importante, dovremmo credere, è che i laici abbiano vinto. Peccato che non riusciamo proprio a crederci. Quella che ha vinto, infatti, è una caricatura della laicità.
    E' la laicità scomposta e radicaleggiante, sempre pronta ai toni dell'anticlericalismo, che cinicamente ha usato la protesta dei poveri professori di fisica piegandola alle necessità della lotta politica italiana, delle risse del centro-sinistra intorno ai Dico e all'aborto, della gara per conquistare influenza sul neonato Partito democratico. E' la laicità che vuole ascoltare solo le sue ragioni scambiandole per la Ragione. Che, nonostante tutte le chiacchiere sull'Illuminismo, nei fatti non sa che cosa sia la tolleranza, ignora cosa voglia dire rispettare la verità delle posizioni dell'avversario, rispettarne la reale identità. E' la laicità che dispensa i suoi favori e le sue critiche a seconda di come le torni politicamente utile. Che da tempo, perciò, non si stanca di scagliarsi contro Benedetto XVI solo perché lo ritiene ostile alle sue posizioni sulla scena italiana e allora va inventandosi chissà quale assoluta diversità tra lui e il suo immediato predecessore, fingendo di non sapere che di fatto non c'è stato quasi un gesto, una presa di posizione importante, di Giovanni Paolo II che non sia stata condivisa, o addirittura ispirata, da papa Ratzinger.
    Laicità? Sì, una laicità opportunista, nutrita di uno scientismo patetico, arrogante nella sua cieca radicalità. Con la quale un'autentica laicità liberale non ha nulla a che fare. Che anzi deve considerare la prima dei suoi nemici.
    16 gennaio 2008

    Da www.pri.it e www.corriere.it
    omar proietti

  5. #5
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    Papa - Universita': P.R.I., comunicato della Direzione Romana

    Roma, 16 gennaio 2008 - La Direzione Romana del Partito Repubblicano Italiano esprime il proprio disappunto verso quanti hanno inteso opporre un rifiuto ideologico alla presenza del Pontefice Benedetto XVI all’apertura dell’Anno Accademico dell’Università La Sapienza di Roma.

    La laicita' intesa quale divieto e ostacolo alla libera espressione di tutti, ivi compresa la Chiesa Cattolica, danneggia la democrazia, gia' peraltro indebolita dalla dialettica politica.

    La Chiesa Cattolica, per la Direzione Romana del PRI, ha il dovere di intervenire sulle vicende umane, generali o locali, e il diritto di esternale nella piu' totale liberta' garantita dalla Costituzione italiana.

    Ben altre richieste, semmai, dovrebbero essere sottoposte alla gerarchie ecclesiastiche nazionali, prima tra tutte il rispetto dei Patti concordatari e la non ingerenza sulle decisioni assunte dal Parlamento, unico sovrano della democrazia repubblicana.

    Cio' premesso, la Direzione Romana del PRI chiede a tutti di confrontarsi direttamente con la cultura cattolica ed invita quanti non si riconoscono nella tolleranza del dialogo a non definirsi laici.

    Ufficio Stampa P.R.I. - UnioneRomana tel. 338.9530961

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep.../message/14810
    omar proietti

  6. #6
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    PAPA: SBARBATI, POTEVA ESSERE INIZIO DIBATTITO TRA LAICI E CATTOLICI
    15/01/2008

    Strasburgo, 15 gen. (Adnkronos) - "Mi stupisco che persona cosi' autorevole e colta come il Papa Benedetto VII possa aver rinunciato alla lectio magistralis all'universita' 'La Sapienza' di Roma solo perche' 67 docenti si erano espressi contro. Chissa' quanti avevano invece interesse ad ascoltarlo. No a posizioni massimaliste e illiberali da qualunque parte esse vengano. In un paese laico veramente a nessuno si impedisce di esprimere liberalmente la sua opinione e il suo pensiero'. Lo dice Luciana Sbarbati dei Repubblicani Europei che si rammarica: 'Poteva essere l'inizio per un dibattito tra laici e cattolici ad un livello piu' alto e in una sede consona. Parlare di principi o approfondire la dottrina cristiana nel suo messaggio ecumenico e' ben altra cosa dall'intervento a gamba tesa di Ruini che ci indicava come bisognava votare. Forse li' la comunita' laica degli accademici avrebbe dovuto insorgere".

    da www.repubblicanieuropei.org

    Posto questo condivisibile intervento della Sbarbati perchè al di la delle scelte politiche che l'hanno portata ad allontanarsi dal PRI,devo riconoscergli che sul tema della laicità,ha sempre espresso in questi anni,posizioni che ho apprezzato, almeno per quelle poche volte che si è sentita intervenire nel dibattito politico.
    omar proietti

  7. #7
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    Predefinito nucara e l'alto magistero

    mi era capitato di sentirlo ieri in diretta.
    E sono sobbalzato. Ma che dice?
    Appartengo ad una tradizione, però, che nello Statuto della Repubblica romana garantiva al Papa le guarentigie per esercitare il suo alto magistero religioso
    Nucara stava sostenendo che il papa era lì per esercitare il suo altro magistero religioso?
    All'università?

  8. #8
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    Predefinito embè?

    mi permetto anche di far notare che non si sa cosa debba farsene, Villetti, dell'osservazione che la sinistra arcobaleno lo ha applaudito ma sull'ici si astenne (appoggiando di fatto la chiesa).


  9. #9
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    Predefinito

    Mi stupisco che persona cosi' autorevole e colta come il Papa Benedetto VII possa aver rinunciato alla lectio magistralis all'universita' 'La Sapienza' di Roma solo perche' 67 docenti si erano espressi contro. Chissa' quanti avevano invece interesse ad ascoltarlo. No a posizioni massimaliste e illiberali da qualunque parte esse vengano. In un paese laico veramente a nessuno si impedisce di esprimere liberalmente la sua opinione e il suo pensiero'
    Anche questa, dovrebbe far pace con la sua testa:
    è il papa che ha rinunciato? o gli è stato impedito di esprimere liberamente la sua opinione e il suo pensiero?

    A parte il ridicolo di chi sostiene che il papa hic et nunc non sia libero di esprimere liberamente la sua opinione e il suo pensiero, faccio notare che quello che il papa ha voluto evitare è stata la libera espressione di 67 docenti che si sono permessi di criticare la decisione del rettore.

    Se essi ritenevano che fosse incongrua (ed erano in buona compagnia: almeno di me e Rodotà) cosa avrebbero dovuto fare? Non esprimere liberamente la propria opinione e il proprio pensiero?

    E gli studenti, non avrebbero dovuto "manifestare"? Quando mai si è impedito a qualche studente di "manifestare", in Italia?

    E' che al popi non piace il dissenso e piace parlare ma non dialogare (se non con Pera). Se fosse sceso un po' più in basso e da professore avesse controproposto di "discutere" con gli studenti?

    eh ma no, non poteva, perché è il vicario di Dio, è un capo di Stato estero.
    Ed allora non si atteggi a professore.

  10. #10
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    EMi interessa la responsabilità che il PRI attribuisce al governo ; ovviamente è una panzana che non il governo non si era attivato per far sapere che sarebbe intervenuto

    http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=77658

    Il tutto mentre emerge come gia' lunedi' sera Benedetto XVI avesse gia' confidato ai suoi collaboratori il proprio orientamento a declinare l'invito dell'Universita', per ragioni 'diverse e complesse', e la principale avrebbe riguardato i possibili problemi per l'ordine pubblico: gli sarebbe stata assicurata "al mille per mille" la sua incolumita', ma dalla Digos era stata espressa preoccupazione per possibili disordini fomentati dagli autonomi (cosi' come peraltro adombrato inn un'interpellanza 'trasversale' presentata al ministro al ministro dell'Interno Amato).

    Evidentemente il Papa ha rinunciato perchè non voleva rischiare di parlare mentre poliizia e autonomi se le davano di "santa ragione".
    E il governo cosa avrebbe dovuto fare secondo il PRI ripristinare l' arresto preventivo ?

 

 
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