Non si è discusso ancora, su questo forum, su una vicenda esemplare della contrapposizione tra la cultura laica e quella cattolico-clericale che attraversa il Paese: le proteste sull'annunciata visita di papa Ratzinger alla Sapienza, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico.
Come ha brillantemente illustrato Stefano Rodotà ieri sera a Ballarò, la vicenda è nata male e proseguita peggio.
Anzitutto al papa era stato proposto addirittura di presiedere l'inaugurazione della cerimonia. Cosa che è parsa a tutti eccessiva, essendo l'università un luogo laico. Poi si è cercato di architettare un dietrofront, con un percorso condotto in modo piuttosto maldestro da entrambe le parti. Infine è stato proposto a Benedetto XVI di venire a fare un saluto, a conclusione di una cerimonia contro la pena di morte.
Due, sottolinea Rodotà, i motivi di contrarietà a tutta l'iniziativa: il primo è legato al fatto di voler creare un evento, su un appuntamento che è invece di routine, e non ha alcun bisogno di particolari enfasi spettacolari e mediatiche; il secondo è la violazione della natura laica di un'istituzione pubblica di grande importanza.
Al di là del metodo della protesta, che si è fondata su slogan più e meno ragionevoli (dalla difesa di Galileo alla "via Frocis"), il punto cruciale è proprio l'ultimo menzionato da Rodotà: questo Paese non ha ancora chiaro cosa significhi la laicità dello Stato.
Non è necessaria la presenza del capo della Chiesa cattolica ad una manifestazione accademica. Non si capisce a che titolo dovrebbe presenziare, quale ne sia l'esigenza. Un'intromissione del tutto gratuita e inopportuna, dunque, tesa a soddisfare le coscienze di parte, offendendo però il principio di neutralità dell'istituto accademico.
Questo Paese è ancora lontano dal comprendere che lo Stato e tutte le sue emanazioni, sono tenuti a difendere in ogni modo l'imparzialità e l'uguaglianza di trattamento nei confronti della sfera spirituale. E l'unica strada, è quella di tenersi fuori da qualunque intromissione di qualunque parrocchia.
Oggi il papa rinuncia, dimostrando buon senso. Ma tutta la vicenda è servita soltanto ad aprire un'ennesima ferita tra laici e cattolici. Una ferita gratuita, che non aiuta a fare passi avanti sul terreno della laicità, ma solo ad alimentare opposti oltranzismi e a fomentare nuove rappresaglie.




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