
Originariamente Scritto da
nord ovest
questa è la giornata in parlamento raccontata da un forzista, il senator paolo guzzanti
A grande richiesta, provo a rispondere su quel che è accaduto ieri in Senato. Come avete forse visto, io stesso ho qualificato in modo pesante l’accaduto. Poi oggi, vista la montante indignazione, ho voluto compiere la mia inchiesta e questo è il risultato. comincerò da quel che ho visto ieri pomeriggio quando io ero vicino a Schifani il quale, seduto al suo posto, chiamava Calderoli che aveva presentato la sua mozione.
Roberto si è avvicinato e Renato Schifani gli ha detto:
“Dobbiamo rimandarla a mercoledì, noi oggi come sai abbiamo parecchia gente assente e lo sapevamo”.
Calderoli: “Oggi è il giorno giusto: vedi? non ci sono i senatori a vita mentre mercoledì li schiereranno in massa”.
Schifani: “Sì, ma noi oggi abbiamo un sacco di gente malata o in congedo, e non ci posso fare niente. Ti prego di rinviare”.
Calderoli: “Mi dispiace, non rinvio niente. E’ ora che ciascuno si assuma le proprie responsabilità”.
Calderoli scende dai banchi di Forza Italia e sale alla Lega.
Schifani è di umore nero.
Il vuoto nei seggi è vistoso e più vistoso sarà sul pannello elettronico dove si vedrà un vuoto triangolare di assenti fra le luci accese.
Schifani chiede la parola: “Signor Presidente del Senato, il calendario dei nostri lavori dice che questa seduta termina all’una. Mancano dieci minuti e ci sono ancora due iscritti a parlare. Dunque questa seduta non può concludersi entro le tredici come stabilito nella conferenza dei capigruppo. Chiedo dunque che la seduta sia rinviata”.
Parla Castelli che dice che non si deve rinviare.
E’ bene che si sappia che l’orario di fine seduta, stabilito dalla Capigruppo che fa il calendario della settimana, è tassativo: quando la lancetta arriva all’ora, caschi il mondo la seduta deve essere tolta.
Per modificare l’orario è necessario convocare una capigruppo che lo autorizzi.
Il Presidente del Senato Marini dice invece che è prassi comune stiracchiare l’orario fino alla votazione.
Non è vero: non è mai successo.
La sinistra si fa i conti ed insiste per la votazione immediata.
Marini la concede.
Forza Italia cerca di guadagnare tempo lasciando al senatore Novi il compito di parlare all’infinito sforando i suoi tempi e facendo insorgere l’opposizione.
Alla fine si vota.
Come è ovvio, perdiamo.
Sarebbero bastati dieci voti in più ed era fatta.
Scoppia la guerra fredda dei comunicati: la Lega accusa forza Italia di inciucio.
C’è il sospetto che gli accordi fra Berlusconi e Veltroni prevedano il salvataggio di Bassolino.
Posso giurare e testimoniare che non è vero.
Berlusconi la sera si incazza ed emette un comunicato sprezzante nei confronti di chi accusa Forza Italia di comportamento scorretto.
La mozione presentata da Calderoli in un giorno della settimana - il giovedì - normalmente dedicata ad interrogazioni e interpellanze (e dunque un giorno in cui i senatori per lo più non restano a Roma), non era stata preventivamente concordata. La mozione inoltre aveva un valore soltanto morale, ma non prescrittivo: non era una sfiducia e non poteva esserlo.
Era una mozione puramente politica che avrebbe certamente imbarazzato il governo, se approvata, ma priva di conseguenze pratiche.
Sta di fatto che non è passata per le assenze di Forza Italia, in genere il partito più presente a destra.
Stamattina chiedo ai miei collaboratori di esaminare le assenze e questo è quel che rieco a ricostruire:
Mancava Jannuzzi, ma Jannuzzi (che è un indipendente) ha detto che lui non avrebbe votato contro Bassolino perché, dice, lui è garantista con Contrada e non lo è meno con Bassolino.
Il senatore Baldini, uno che c’è sempre, è appena tornato a casa dall’ospedale.
I senatori Pisanu e Pera erano fuori Roma per impegni istituzionali presi in una giornata parlamentare morta.
Il senatore e avvocato Ghedini non poteva venire per impegni di tribunale.
Il senatore Guida era a letto con la frattura del quadricipite.
Isenatori Barba e Colli non sono mai stati degli stakanovisti della presenza e infatti non c’erano.
Cutrufo della DC e De Gregorio (entrambi NON di Forza Italia) non c’erano.
Nessuno di costoro aveva alcuna possibilità di sapere in anticipo che ci sarebbe stata la mozione Calderoli.
Tutte le assenze erano note e giustificate fin dal mattino al capogruppo Schifani e cioè prima che Calderoli presentasse la sua mozione.
Schifani fin dall’inizio della mattina aveva chiesto a Calderoli di non presentarla oggi e per questo, con tre costole fratturate che lo costringevano a letto a Palermo, ha preso l’aereo ed è venuto a Roma.
La Lega, pur sapendo e vedendo che la mozione non aveva alcuna speranza di passare, sceglieva di presentarla lo stesso facendo fare una figura di merda a Forza Italia.
Di norma, come ho detto, FI è il partito che garantisce la presenza più massiccia e quando ci sono stati vuoti vistosi in AN e talvolta, per motivi del tutto notmali, nella UDC e nella Lega, è sempre prevalso lo spirito dell’accordo e della linea comune.
Ieri la Lega probabilmente voleva marcare un punto politico forte davanti all’oponione pubblica e ha scelto di esporre FI alla figuraccia. Di qui la reazione molto violenta di Berlusconi.