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Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
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    Predefinito Vorrei approfondire i santuari paleoveneti

    Da anni studio i santuari paleoveneti e vorrei continuare in questa sede.
    Mi interessa la Vostra opinione, ma anche la collaborazione nell'approfondire una tematica cos' affascinante e complessa, che implica l'approfondimento del sistema cultuale e liturgico. Aspetto Interventi!

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  2. #2
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    Predefinito Uno dei santuari più ricchi di materiale votivo

    Il cosidetto :fondo Baratella,uno dei santuari dell'antica Este, il proprietario che alla fine dell'1800 scavò con amore e ritrovò una delle stipe votive più ricche che il mondo italico conosca per quantita e qualità.
    Ex voto di tutti i generi, un santuario dedicato a quella Dea che era il retaggio del matriarcato. Retia dea delle fiere , degli animali selvatici e dell'allevamento, ma sopratutto della salute e divinità preposta ai riti di passaggio. Altrochè la maria cristiana, questa divinità matriarcale è anche raffigurata nei famosi dicìschi di Montebelluna, che divinità potente con la sua lancia ferma è pronta, con i suoi amati animali che la accerchiano, con i giovani e le giovani che sotto la sua protezione si accingono a diventare guerieri e spose. Queste sono divinità che ci rassicurano, ci difendono dai mali e dalla cattiveria con la lancia in resta.Questa divinità si prodigava affinchè la fertilita dei campi si esaltasse, contrastava gli spiriti maligni che influenzavano negativamente l'accestimento delle cariossidi.Se devo pregare sento il profondo desiderio di invocare questa divinità, l'eterno femminile che accoglie e protegge i suoi amati figli, prima con il calore di madre in senso lato e poi con lancia in resta contro le avversità visibili e invisibili.

  3. #3
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    Predefinito Una prima parte dei santuari veneti

    "... I santuari sono prima di tutto un lotto di terreno che la comu*nità assegna al dio perché vi abiti..."

    GIOVANNI COLONNA, 1985

    Il santuario settentrionale _Caldevigo (fine VI-IV sec. a.c.)
    I materiali votivi, raccolti tra la fine dell'800 e i primi del '900, erano franati alle pendici del Colle del Prin*cipe da un pianoro soprastante, in uno scenario boschivo e appartato. Spiccano le lamine raffi*guranti guerrieri e imma*gini femminili riccamen*te abbigliate, a restituire il quadro della gioventù atestina che si avvia alle cerimonie di iniziazione, quella dell' assunzione delle armi per i maschi, forse quella del matrimo*o nio per le fanciulle;
    numerosi gli scudi minia*turistici e gli astucci in lamina, adatti a contenere amuleti. Famosa la statuina che riproduce una devota in costume da parata, più conosciuta come la "dea di Caldevigo" .

    Il santuario sud-orientale di Reitia
    (VII sec. a.c. - II sec. d.c.)
    È il principale centro cultuale atestino, frequentato i
    ininterrottamente per nove secoli, scoperto e indaga*to tra il 1880 e il 1890 e tra il 1987 e il 1990. La gran*de quantità di votivi contrasta con la scarna docu*mentazione circa l'assetto del santuario che sorgeva su un terrazzamento presso la riva dell' antico Adige ed era forse delimitato da un possente muro di tra*chite; vi sono state riconosciute una fila di ben otto

    roghi sacrificali e tracce di percorsi stradali. Il popolo dei devoti è rappresentato dalle numerosissime lamine e bronzetti che raffigurano non solo singoli offerenti, ma processioni collettive e sfilate di guerrieri a piedi e a cavallo. Peculiarità del san*tuario è l'insegnamento della scrittura documentato dai modelli in bronzo di tavolette scrittorie e dagli stili (visibili nella IV sala del museo), che recano la dedica a Pora Reitia, divinità femminile dalle numerose prerogative, tra le quali quella sanante, rispec*chiata dall' attributo Sainate-.

    I santuari occidentali a Morlungo e Casale
    (111-11 sec. a.c.; inizi VI sec. a.c.-epoca romana)
    Entrambi i luoghi di culto sono ipotizzabili dal carattere voti*

    vo dei ritrovamenti, ma ne rimane incerta l'esatta ubicazione. A Morlungo il rinvenimento di un esiguo gruppo di bronzi raf*figuranti organi sessuali suggerisce l'esistenza di un culto per una divinità generatrice. Più significativa la situazione di Ca*sale, in riferimento al kantharos iscritto (ritrovato in occasione degli scavi per lo scolo di _zzo) con dedica a una coppia di gemelli divini, rinnovata poi nel santuario di epoca romana, consacrato ai Dioscuri.

    Il santuario di San Pietro Montagnon (PD)
    (VII sec. a.c.-III sec. a.c.)
    Il santuario, situato in corrispondenza dell' odierna Monte*grotto al confine tra il territorio di Este e quello di Padova, è

    _collegato alla presenza di acque ritenute terapeutiche. A que*sta ritualità legata all' acqua sono da ricondurre le migliaia di tazze e tazzine scavate tra la fine dell'800 e i primi del '900 nel fango di un bacino lacustre sepolto; pochi, ma pregevoli i bronzetti di cavallini, mentre le lamine non furono raccolte a causa del pessimo stato di conservazione. Un'iscrizione mutila attesta la dedica ad una divinità maschile. Le fonti storiche romane collocano presso lafons Aponi anche il culto dell'ora*colo di Gerione.

    Il santuario di Vicenza (V-III sec. a.c.)
    Nel cuore dell'attuale centro storico, nel 1959 fu recuperato fortunosamente un gruppo di lamine votive deposte in prossi*mità di un muro in blocchi di pietra. Per molti versi confron*tabili con quelle di Este, le lamine raffi*gurano processioni di donne, guerrieri e teorie di personaggi di diversa qualifica come atleti, sacerdo*ti, dignitari. Un lega*me specifico con il santuario atestino di Reitia è indicato da un modello di tavoletta alfabetica in lamina di bronzo.

    Il santuario di Altino (VE) (VI sec. a.c.-Il d.c.)
    Si tratta del santuario di più recente rinvenimento: lo scavo infatti è ancora in corso. Sta emergendo una strutturazione monumentale dell' area sacra, situata al limite sud-orientale della città, ai margini della laguna settentrionale. La sua collocazione topografica si col*lega alla voca*ZIOne com*merciale dello scalo adriatico di Altino, con*fermata dal*l'ampia gam*ma di votivi di importazione dall' area gre*ca, centro-ita*lica ed etru*sco-padana.
    Le iscrizioni dedicano le offerte a una divinità ma*schile il cui nome si riferisce all' antico nome della città: Altno-.

    Testo ricavato da: "Il passaggio del guerriero un pellegrinaggio tra i santuari atesini"

  4. #4
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    Predefinito La difficoltà di ricostruire la storia preromana italica

    E’ doveroso riportare le parole del grande etruscologo M.Pallottino che così scriveva sui problemi legati alla storia dell’Italia preromana, dai contorni non ben definiti.
    Sono le stesse parole che Loredana Capuis sceglie per aprire il suo bellissimo studio: I VENETI-Società e cultura di un popolo dell’Italia preromana-.
    <<L’insieme di nozioni e di problemi che costituisce il tormentato passaggio della storia delle società e delle civiltà dell’Italia preromana[….]non si riassume con immediata evidenzia in una immagine dai contorni ben definiti, quale è quella che ci si offre per la Grecia e per la civiltà greca, cioè per una realtà storica espressa da una sola stirpe [….] L’Italia preromana è un coacervo di esperienze etnico-linguiste, sociopolitiche, culturali diversissime, e ai più diversi livelli di avanzamento[….]Ciò spiega perché ne sia così difficile la compressione, e per così dire sfuggente il significato ; e perché lo studio dei suoi fenomeni si sia disperso per mille rivoli epistemologici e metodologici, identificandosi volta a volta con le ricerche di preistoria, di linguistica, di storia delle religioni, di storia dell’arte classica, di storia greca, di storia romana.

  5. #5
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    Predefinito Qualcuno obietterà

    Il mistero di questi veneti è nella loro provenienza. Dalle varie letture mi sono convinto che il"popolo dei portatori di campi di urne" poteva essere l'origine delle tribù che colonizzano e si insediano nel ricco territorio e con grandi potenzialità del Veneto .Scesi dalle terre comprese fra l'attuale Polonia e Germania si stanziarono nella pianura veneta dove trovarono un proprio e vero eden, una endolaguna fertile ricca di acque non solo stagnanti,ma anche salubri, fontanili di resorgive, come polle di acque termali e calde. L'allevamento del bestiame era facilitato e fecondo e tutto il territorio era coronato da boschi costituiti da Farnie, frassini,populus italico,ontani, oppi ecc. Dopo la mitica e storica guerra di Troia,conflitto scatenatorsi non prevalentemente per motivi economici e commerciali, ma per lo scontro cultuale, cambiamento di divinità:-il matriarcato si tentava di sostituirlo con il patriarcato-. Dall'indagine archeologica apprendiamo che XXXI secoli fa ci fu un grande cambiamento nel trattamento dei cadaveri, si passo in poco più di sessantanni dall'usuale pratica dell'inumazione al pressochè totale incenerimento dei cadaveri, eccetto qualche rara eccezzione. Restano moltissime domande e misteri , ma questo dato ci sottolinea il cambiamento radicale di una abitudine religiosa. Questo implicava un cambiamento di credenze e di divinità. La massima divinità dei primi Veneti è una Dea guerriera, che non sappiamo esattamente il nome, ma che in certi casi è chiamata anche Retia, forse retaggio di un culto matriarcale dell'Europa centrale o addirittura dell'eurasia ? Nel giro di dieci secoli il culto si contamina e a una divinità gueriera femminile si accodano vari culti di divinità maschili e la Retia iniziale si confonde con la Minerva, (anche con Diana dei boschi, o Era delle salutari e terapeutiche acque termali).

  6. #6
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    Predefinito La più grande necropoli d'Europa

    Rovigo
    La più grande necropoli d'Europa è a Fratta. Dopo sette mesi di lavoro nel segreto più assoluto, ora che tutti i reperti sono stati prelevati e che la campagna è stata ripristinata com'era, il Consorzio di bonifica Polesine Adige Canalbianco e la Soprintendenza archeologica di Verona possono fare l'annuncio della sensazionale scoperta. In località Narde, a 150 metri (ossia abbastanza lontano per pensare che nulla vi fosse nel sottosuolo) della necropoli trovata nel 1985, durante gli scavi per realizzare un canale, l'autunno scorso la Bonifica ha trovato un menhir e dà a lì in poi sono venute fuori, in soli duemila metri quadri, 230 urne cinerarie e una decina di scheletri. Tutto ciò conferma che Fratta era una comunità fiorente lungo l'antico Po e sulle rotte delle vie dei commerci tra sud e nord Europa.

    C'è una piccola Mesopotamia in Italia. È il Polesine, stretto tra due fiumi, il Po e l'Adige, così come il Tigri e l'Eufrate bagnavano una terra che è stata definita una delle culle della civiltà.
    Questa scoperta porta con se tutta una serie di interrogativi, l'archeologia e la storia dell'età del bronzo nell'endolaguna veneta è tutta da rivedere.
    Nuclei abitati di queste dimensioni senza dubbio dovevano avere dei santuari. Non conoscere le loro divinità, il loro modo di porsi verso la morte, come pregavano pregiudica agno altra indagine. Più si trova e meno si capisce. Misteri dell'accademismo d'oggi

  7. #7
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    Predefinito Le Donne Paleovenete

    Cercherò di postare, in maniera telegrafica un quadro sintetico, descrivendo la condizione e la vita della donna nel mondo paleoveneto.Ci sarà qualche errore per il poco tempo sopportate!

    "Il cristianesimo diede da bere a Eros il veleno: esso non lo fece morire, ma degenerare in vizio."
    (Friedrich Nietzsche)

    Nel mondo paleoveneto la donna aveva un ruolo sociale importante quasi da sfiorare il Matriarcato.
    E si usava , nel nominare una persona sia il nome, cognome e patronimico. Le donne di rango elevato nel Veneto arcaico avevano uno status riconosciuto, come le patrizie e le sacerdotesse .

    Le forme di matriarcato erano accentuate nel mondo retico. Il costume della donna veneta non è frivolo, e con una sua precisa connotazione. Venivano usati gli ornamenti ,il costume non è una scelta privata ma era fissato in maniera precisa con degli accessori ben precisi tipo stivali cintura stretta intormno alla vita gonna ampia sotto il ginocchio, grembiule e una specie di scialle, acconciatura complessa a forma di cono nel caso di sacerdotesse. Chiaramente le fanciulle non evidenziavano la loro femminilità prima dei riti di passaggio verso il matrimonio(o la pubertà) . Il costume è un sistema di comunicazione sociale per precise funzioni cerimoniali come feste lutti e funzioni liminali legate ai riti di passaggio.
    Sposalizio e morte sono anch’essi riti di passaggio come per i classici riti di passaggio quelli che dalla pubertà portano alla piena vita sociale del guerriero e della sposa. Il costume distingue diversi sottocostumi di una stessa società, la sposa era vestita diversamente dalla giovinetta e questo appare dalle lamine trovate nei santuari di Este e dei veneti antichi (e anche altri santuari come quello di Vicenza). Nel campo devozionale dei ex voto.
    Special modo nel santuario di Retia ad Este. La donna aveva uno scialle che la caratterizzava come poi è passato alle veneziane dei primi del 1900 lo “zentole” .
    La famosa “devota di Caldevigo” chiamata impropriamente la Dea di Caldevigo.Bronzetto bellissimo che raffigura una sacerdotessa, vestita non da popolana, ma con una acconciatura speciale ed elaborata a forma conica, e in origine la statuetta era provvista di una disco sopra la fronte e questo lo si nota dal residuo del rivetto che è rimasto all’altezza della acconciatura, affinita con le divinità egizie che indica il legame con culti solari.Braccia aperte ed è un chiaro gesto di preghiera, con molta probabilità una sacerdotessa, con la acconciatura conica.
    Este ,santuario di Caldevigo,lamina raffigurante giovinetta in procinto del matrimonio , l’acconciatura è diversa libera i capelli e sono sciolti , simile l’abbigliamento: gonna con grembiule. Spesso rappresentato anche nelle raffigurazioni e con gli stivali , scialle fino alla vita, acconciatura a treccia .
    Il rito di passaggio consisteva nella segregazione o ritiro iniziatici nel bosco sacro.
    Stradone lo descrive – Boschi sacri , così come erano rappresentati a Caldevigo nelle lamine votive dove si fissavano i riti di passaggio. Le giovinette si preparavano al matrimonio e i maschi a divenire guerrieri –con il corno da guerra in bocca –Riti iniziatici dedicati a divinità marziali. La sacerdotessa con il disco diadema sulla fronte e il cinturone attorno alla vita.
    In occasione della mostra sulla Postumia sono stati ricostruiti i vestiti delle donne paleovenete.
    Dai corredi funebri e dai residui si è potuto ricostruire le stoffe i tessuti i colori con le stesse tecniche, di allora, si sono prodotti e preparati delle vesti sono stati operati tutti i passaggi con le medesime lavorazioni e impegnando le stesse materie prime lane, colori naturali ecc.
    I veneti usavano bruciare i loro morti e poi operare il RITO DELL’OSSILEGIO. La lavatura e la pulitura delle ossa incenerite e la loro deposizione nell’ossuario con le relative ceneri.
    Il cinturone a losanga aveva come minimo due funzioni e significati.
    Funzione di busto per esaltare le grazie femminili, e come cintura legata alla credenza magica della fertilità e della sensualità.- Lo scioglimento della cintura, stava a significare l’abbandonarsi all’uomo amato- Stivali in pelle di animale si sono rinvenuti riprodotti in ceramica come corredo funerario e con funzione di vasi contenitori.
    L’immagine della Dea che era chiamata Retia o Pora, che protegge fra le altre azioni il ventre della donna.Questa divinità è rappresentata nei dischi di Montebelluna .

    Retia ha in mano una chiave per aprire il ventre della donna e il ventre della terra (come Giano e poi lo stesso Pietro che ne assorbe tutte le funzioni) il mondo dei morti e
    la porta che si apre alla vita-Ecate per la terra mondo sotterraneo, come il lupo che è davanti a se che rappresenta il mondo conio e in alto un rapace che rappresenta un mondo celeste.
    Le varie tavolette di scrittura con l’alfabeto ritrovate nei santuari di Este sono quasi tutte offerte di donne.
    Chi scriveva erano le sacerdotesse.
    V°- IV° sec a.c. dischi di Montebelluna.
    Ancora Chiavi simbolo preciso e complesso anche’esse legate al mondo veneto del VII° sec. a.c. nei corredi funerari con complessi oggetti .
    La chiave appartiene ed è attributo della divinità, è inoltre prerogativa di alcune donne di rango sociale elevato- La chiave rappresenta l’accesso , il diritto , la custodia della dote e dei beni fondamentali e preziosi della famiglia, anche la dispensa era custodita.
    Chiavi con sormontato un cavallino di bronzo “tomba di Este VII° sec ac” il meccanismo di funzionamento era stato messo a punto i chiavistelli sono già usati nella prima età del Ferro, l'uso di questi dispositivi complessi denota un artigianato raffinatissimo e ingegnoso, frutto di una econumia florida .
    Inventati per custodire i gioielli e gli oggetti preziosi, con i secoli daronno luogo a congegni legati ai planetari e agli orologi.
    La chiave doveva tintinnare per farsi notare , la donna veneta rappresenta in società il rango della famiglia , ostenta la ricchezza e il potere attraverso alcuni precisi Status. Non solo un godimento estetico, è’ un vero e proprio modo di comunicare il potere e il rango.
    VII°-VIII°sec a.c. il vaso di bronzo era prerogativa dei ricchi. dei principi , degli eroi, usati come vasi ossari sottolineavano l'importanza sociale del defunto.
    La femmina nella stessa tomba ha le ossa in un vaso di ceramica molto meno pregiato è la gerarchia gueriera che domina . All’eroe anche sull’Iliade viene conferito l’ossuario di bronzo.
    Nel VII sec a.c. anche le donne possono avere gli ossuari in bronzo .La situla Benvenuti non contiene immagini femminili , però come hanno dimostrato le analisi antropologiche le ossa della tomba sono di una bambina di tre anni. E’ importante la famiglia cui appartiene per diritto ereditario e il lignaggio. L’aristocrazia ha preso piede nel 600 a.c. appunto la situla benvenuti è un oggetto di grande raffinateza e di prestigio sociale. Altre situle sono state rinvenute nell'ambito del mondo paleoveneto vicine al mondo celtico e retico .o come la Cista di Monte Belluna con immagini di accoppiamenti , non per riportare scene piccanti come possiamo pensare oggi alla moderna e degenerata pornografia,ma ciò ricorre come rappresentazione della continuità legata all'Eros, il motivo per cui si rappresentano degli accoppiamenti significa che l’oggetto è legato alle funzioni del matrimonio , l’uomo conquista una posizione predominante nella società, con però una discendenza anche di diritto patrilineare ,ma anche la donna può ricoprire ruoli pubblici se appartenente a gruppi famigliari eminenti. la famiglia determina in larga misura lo stato sociale.
    Altre tombe,di Motebelluna contengono Astucci per la cosmesi e per il trucco ,e ancora gioielli nelle tombe di Este. Ecco che la preparazione del cibo ,assume un aspetto simbolico , la tutela del fuoco domestico di competenza della donna(ecco che nella tomba compaiono gli alari- a protome zoomorfa- propri della tomba femminile). Stipi domestiche , depositi votivi sepolti con molta probabilità sotto i pavimenti della stessa casa questo a Padova e Vicenza.
    Depositi casalinghi , l’offerta di cibo (con ole con coperchio) cibi e bevande rappresentazione del focolare, presenza di spiedi e alari”il fuoco” collegati a riti e cerimonie di fondazione della casa connessi al femminile.
    Oltre a preparare il cibo il femminile di tutte le età era legato alla filatura (nel mondo laziale era distinto per le eta).
    Per quanto riguarda la tessitura si sono rinvenuti oggetti legati e rappresentativi solo nelle tombe femminili di rango.
    Merca Trostiaia tomba importante 120 oggetti compendia diverse valenza a proposito , ossario ricavato da un vestito, gioielli. L’ossuario vestito rappresenta l’antropomorfismo, e inoltre è l’unico caso di attrezzatura completa per i tessuti . Filatura , tessitura e la proprietà di un telaio in bronzo miniaturizzato.
    Si sottolinea la proprietà del telaio, il dominio dell’impianto di produzione .
    Santuario di Retia – molti ex voto costituiti da attrezzi da filatura e tessitura-Retia assomiglia ad Atena Minerva, anche nelle feste Panateraiche di Atene ….?Veniva offerto dalle giovinette, condotte dalle sacerdotesse un peplo filato dalle stesse ragazze-vesti offerte-
    Il cinturone a losanga è proprio solo delle donne venete come appare dai bronzetti che riproducono le donne venete e le sacerdotesse
    Ed infine l'insegnamento della scrittura era prerogativa della donna veneta, scrittura che in origine serviva per dialogare con le divinità prima che con gli uomini.

  8. #8
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    Predefinito Il vestito della donna veneta

    Venetic "fashion" from the 4th century BC - a woman's costume of Este, elaborated after an ancient picture by Theatre "La Scala" in Milan, Este Museum (Italy)

  9. #9
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    Predefinito La donna orante di Caldevigo-forse una sacerdotessa

    A votive small bronze found in Caldevigo, that made up quarter of Este city (5th century BC). The statuette is called "dea di Caldevigo" (Goddess of Caldevigo). It is very probable that the goddess has been Reitia, the goddess-mother of Rhaetia (today Tyrol) and of Venetia (Veneto). Her name is often mentioned in the inscriptions.

 

 

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