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    Predefinito [LIBRI] "Così perdiamo il nord" di R. Illy

    "Così perdiamo il Nord. Come la politica sta tradendo una parte del nostro paese"
    di Illy Riccardo

    Prezzo: € 14.50

    Descrizione
    La classe politica italiana, ma soprattutto il centrosinistra, dimostra sempre più spesso di non essere abbastanza vicina alla sensibilità e ai bisogni della parte più ricca, popolosa ed economicamente sviluppata del nostro paese. Se il fenomeno della cosiddetta "antipolitica" è una realtà che coinvolge principalmente il Nord, è pur vero che questo accade perché nelle regioni settentrionali si è diffuso un senso di isolamento e di incomprensione che non trova risposte nella classe politica. Come ci mostra Riccardo Illy, tra le imprese e i lavoratori di quella parte d'Italia prevale negli ultimi anni un profondo senso di "accerchiamento": ci si sente circondati da un'Europa che in molti casi cresce a velocità doppia rispetto a noi e gode di trattamenti fiscali per noi impensabili; da una burocrazia inefficiente e spesso arrogante e, non ultimo, ci si sente soffocati da un senso di abbandono che rischia di dare vita a fenomeni politici pericolosi. Sulla base della sua esperienza decennale di amministratore e forte delle sue competenze da imprenditore, Illy affronta il grande tema del malessere del Nord Italia. E offre al dibattito pubblico la sua ricetta per ridare slancio, ottimismo e fiducia a quelle regioni da cui dipende il benessere e la crescita economica di tutti noi.


  2. #2
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    L'allarme di Illy: il pericolo secessionista c'è ancora

    «La sinistra capisca che decurtando le imposte sulle imprese lo Stato fa un investimento»

    «Per quanto ancora il Nord potrà resistere alla tentazione secessionista?». La domanda, che farà venire l'orticaria a parecchi, non è lanciata da Bossi, Maroni o Calderoli. A lanciare l'allarme è un governatore del centrosinistra. Che guida una giunta con dentro (sia pure in posizione secondaria) Rifondazione e che marcò nel 2003 la sorprendente conquista del Friuli-Venezia Giulia: Riccardo Illy.
    Secondo il quale c'è un solo modo per definire come la politica affronti le svolte epocali di questi anni: «Autismo». Non fa sconti a nessuno, l'imprenditore del caffè di origine ungherese e di cultura valdese che per otto anni fu sindaco di Trieste. E nel libro Così perdiamo il Nord, curato per Mondadori da Enzo d'Errico e in libreria da martedì prossimo, parte da dato: «Una recente indagine, il Rapporto sugli orientamenti civici del Nordest, condotta nell'ottobre 2007 dalla società Demos & Pi per conto della Fondazione Nord Est, dimostra che meno di una persona su tre esprime fiducia nei confronti dello Stato (31%), meno di una su cinque si fida del Parlamento (19%) e soltanto una su dieci apprezza i partiti (9%)». Certo, davanti a tanto disincanto, «è lecito domandarsi quante persone andrebbero oggi in piazza a manifestare per la secessione: certamente meno di un tempo». Guai, però, a chi pensasse che, «siccome la Lega sembra ormai incanalata in un alveo istituzionale, il sentimento di ribellione che ne ha favorito la nascita e la crescita sia domato».
    Di più: «se lo spettro della secessione è rimasto tale, paradossalmente lo dobbiamo proprio al Carroccio, che ha offerto una valvola di sfogo al disagio dei cittadini, costruendo dal nulla una "mitologia" politica che, per quanto rozza e grossolana, è riuscita a incanalare la rabbia del Nord nell'alveo istituzionale, disinnescando una bomba che altrimenti avrebbe potuto esplodere». Ma attenzione: oggi «la tentazione secessionista rischia di sedurre nuovamente le regioni più ricche del Paese. E stavolta non sulla base d'una sconnessa rivolta emotiva, ma di una concreta (e dunque ben più pericolosa) convenienza economica determinata dai mutamenti europei». La tesi di Illy può piacere o non piacere. Ma è chiara: c'è «una parte del Paese, il Nord, che "vive" in Europa e l'altra, il Sud, che la "abita"». Siamo circondati, dice il governatore. «Siamo» chi? «Quando dico "noi" parlo delle energie migliori che albergano nei due schieramenti, di quelle intelligenze "laiche" decise a confrontarsi sul terreno delle proposte concrete senza incatenarsi necessariamente al vincolo delle appartenenze». Quanto agli assedianti, sono i Paesi europei che corrono più di noi, fanno scelte più nette, hanno più consapevolezza di quanto sta accadendo. L'Austria che ha ridotto le imposte sul reddito d'impresa dal 34% al 25% e introdotto un'ulteriore tassazione agevolata sull'utile non prelevato e una diminuzione degli oneri sociali per i lavoratori più anziani. Risultato: il costo del personale è inferiore a quello italiano».
    La Slovenia dove «il Pil cresce del 7%» e c'è «un costo del lavoro di un terzo inferiore a quello italiano e il reddito d'impresa tassato al 22%». O ancora l'Estonia che poco più di tre lustri fa era ancora sotto l'Unione Sovietica e oggi, dopo una prodigiosa rimonta grazie alla detassazione degli utili reinvestiti, «è uno dei Paesi più innovativi e all'avanguardia nell'applicazione delle nuove tecnologie: l'impiego dei telefoni cellulari per il parcheggio, per l'acquisto dei biglietti per l'autobus e per le transazioni bancarie è all'ordine del giorno». Per non dire dell'Irlanda che «dal 1996 al 2005 ha in pratica raddoppiato il Pil pro capite» e nella fascia tra i 25 e i 34 anni ha il triplo (37 contro 12%) dei nostri laureati. Come possiamo tenere il passo accumulando ritardi decennali sulle ferrovie, sulle autostrade, sulle fonti energetiche, nella scuola, nelle università? Il governatore lo sa, che tante cose non piaceranno alla sinistra tradizionale. E solleveranno perplessità anche nel Pd al quale, peraltro, ha deciso di non aderire per mantenere il ruolo di indipendente. Ma lui, che rivendica di non essere mai stato un minuto a destra, ne è convinto: una sinistra moderna deve prender di petto la realtà in maniera diversa. Capire che «decurtando le imposte sull'impresa, lo Stato in realtà fa un investimento» perché «punta sul futuro per ottenere una quantità di tributi superiore grazie alla crescita dell'impresa stessa e dell'economia nel suo complesso ».
    Riconoscere che un conto è il precariato («Il nemico più insidioso del valore e della dignità del lavoro») e un altro la flessibilità e che piuttosto che tornare alle ingessature è meglio «varare un'indennità di disoccupazione» con «una cifra di gran lunga superiore all'elemosina erogata attualmente » ma «a patto che il beneficiario segua appositi corsi di formazione professionale e accetti il lavoro che alla fine gli viene offerto». E poi varare una riforma vera delle pensioni («Abbiamo abbassato la soglia a 58 anni, quando la media europea è di 65») tenendo conto che l'aspettativa di vita si è alzata enormemente ed è immorale caricare tutto sulle spalle dei giovani, tanto più che il loro salario d'ingresso negli ultimi anni è drasticamente calato. E poi ancora un mucchio di altre cose. Avendo chiaro un punto: la classe dirigente deve affrontare la sfida della modernità e riconquistare la fiducia dei cittadini puntando sul federalismo come «scelta necessaria e non soltanto un'opzione fra le tante o, peggio, un trucco per addomesticare il malcontento ».

    Altrimenti secondo Illy (che pure usa parole rare a sinistra dicendo d'avere «stima» per vari esponenti della Lega, cosa che farà inorridire parte dei compagni di strada) il Nord sarà perduto. E consegnato «nelle mani di un localismo gretto e asfittico». Ed è lì che il presidente friulano lascia cadere la domanda più politicamente scorretta: in questo contesto di «autismo» della politica, «perché le regioni settentrionali devono finanziare, senza un'adeguata contropartita, i costi (nel settore della sanità, sarebbe più giusto dire "gli sprechi") delle regioni centro-meridionali? ». C'è chi lo accuserà di essere un «leghista senza Lega», chi di lisciare il pelo agli egoismi degli elettori settentrionali. Ma una cosa è certa: «È una miccia consumata, prossima ormai all'esplosivo ».

    CORRIERE DELLA SERA
    Gian Antonio Stella
    13 marzo 2008

  3. #3
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    «Il Nord di nuovo ha voglia di secessione»

    Allora si può parlare di secessione. Sembrava che fosse una bestemmia, uno stupro alla retorica patriottarda. "Così perdiamo il Nord" è un saggio interessante scritto da Riccardo Illy, governatore del Friuli Venezia Giulia ed ex sindaco di Trieste. Per evitare incomprensioni precisiamo che Illy non è un secessionista, né un leghista, né un indipendentista. Al limite è un indipendente vicino al centrosinistra, che ha avuto il coraggio di metter piede nel Parlamento del Nord e confrontarsi con la Lega. Per farla breve, è un attento osservatore. (...) Riccardo Illy è un politico e anche un imprenditore, quindi sa di cosa parla quando maneggia la questione settentrionale. Illy parla all'Italia con alle spalle quella Mitteleuropa che non conosce espressioni come crescita zero. L'analisi del Governatore triestino è spietata: l'Austria ha ridotto le imposte sul reddito d'impresa dal 34 al 25 per cento; la Slovenia attira le imprese del Nordest con costi del lavoro abbattuti di un terzo e pure l'Estonia è una delle frontiere tecnologiche più all'avanguardia. Oltre la Manica c'è poi l'Irlanda che puntando su pochi scaglioni fiscali interessanti ha raddoppiato il pil pro capite in dieci anni. Tutti i numeri della Padania
    Nel suo libro Illy mette in fila questi numeri, queste esperienze politiche e poi li affianca agli affanni del Nord e in subordine dell'Ita lia. Un recente studio commissionato dalla Fondazione Nordest fotografa il mai risolto malcontento verso lo Stato e le sue istituzioni. Illy ha il coraggio di affrontare la questione per quella che è, senza edulcorarla o anestetizzarla: il Nord cova tentazioni secessioniste perché trova profondamente ingiusto dover saldare gli sprechi del Sud. Il Nord si sente sempre più un altro Paese quando legge dei rifiuti di Napoli, dei bilanci in rosso sulla spesa sanitaria delle regioni centro-meridionali, del sommerso, dell'arretratezza scolastica. «La tentazione secessionista rischia di sedurre nuovamente le regioni più ricche del Paese», ammette preoccupato il re del caffè prestato alla politica. Precisando che stavolta il rancore è più insidioso che in passato. Primo, perché la Lega ha già svolto la funzione di detonatore, di valvola di sfogo. Secondo, perché la secessione non avverrebbe per idealità di tipo politico, culturale o identitario. No, stavolta dice bene Illy - avverrebbe per «una concreta e perciò più pericolosa convenienza economica determinata dai mutamenti europei». In giro per l'Europa le logiche territoriali si stanno affrancando come unica risposta possibile alla crisi dell'Europa a taglia unica, vuoi per motivi identitari, vuoi per motivi di crescita economica. Spesso per entrambe le cose. Illy da qualche anno sta lavorando a un progetto di Euroregione con il Friuli Venezia-Giulia, il Veneto, la Carinzia, la Stiria e presto la Slovenia. La Regio Insubrica è un progetto che invece interessa le province di Varese, Como, del Verbano e il Canton Ticino. A che pro? Per esaltare le affinità territoriali e trarne vantaggi in termini occupazionali, infrastrutturali, culturali e altro. Lo scriveva il professor Gianfranco Miglio (di cui Libero ha pubblicato alcuni dei libri più interessanti): il federalismo sarà una conseguenza inevitabile del tramonto dello Stato, come modello. La crisi economica di questi anni e soprattutto la paralisi del sistema politico in Italia hanno lasciato più che altrove segni pesanti. I disastri dello Stato centrale

    Fino a quando però la parte più produttiva del Paese subirà il tradimento dello Stato? Il danno che lo Stato arreca ogni giorno? Perché questo è il punto di rottura: il danno che lo Stato ogni giorno arreca al Nord, sottraendosi alle decisioni. La tentazione secessionista cui fa riferimento Illy si annoda alla fuga delle aziende all'estero, alla fuga dei capitali all'estero (non nei para- disi fiscali, ma negli Stati dove si applica la flat tax o ci sono politiche fiscali coraggiose), alla fuga dei cervelli. Ecco, se scappano le risorse, la tentazione di rifugiarsi anche fisicamente in altre dimensioni diventa un passaggio automatico. La tentazione secessionista resta alta perché la crescita industriale batte in testa. E se batte in testa allora rischia di impallare tutto il sistema padano, che è uno dei migliori modelli proprio perché garantisce lavoro, equità e benessere da una parte, e rispetto per la tradizione dall'altra. Nord e Sud sono due realtà diverse, con problemi diversi e con potenzialità diverse. Insistere con ricette uguali è la più sbagliata e fallimentare delle scelte politiche. Se le imprese padane si fermassero, l'intero sistema subirebbe uno shock. Senza opportunità di ripartenza. Se Veltroni vuole finalmente confrontarsi con la questione settentrionale, lasci perdere le candidature-show e ascolti il linguaggio ruvido di chi finora allo Stato ha dato molto di più di quello che ha ricevuto. Così non può durare.
    COSÌ PERDIAMO IL NORD Il libro è l'ultima opera del governatore del Friuli VeneziaGiulia Riccardo Illy. Pubblicato da Mondadori, "Così perdiamo il Nord" costa 14,50 euro e ha 98 pagine. Il re del caffè ha anche scritto, tra gli altri, "La rana cinese. Come l'Italia può tornare a crescere", "Polietica. Una promessa" e "Dal caffè all'espresso". In passato, Illy ha partecipato anche a una seduta del Parlamento del Nord.

    Gianluigi Paragone
    Libero 14/03/08

    http://www.politicaonline.net/forum/...98&postcount=1
    http://libero-news.dnsalias.com/libe...ticle=93489871

  4. #4
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    Question

    Illy e' un ottimo analista. Che il nord produca di piu' ed e' maggiormente vicino ai paesi che contano e' un dato di fatto e mi fa piacere che un politico dall'altra parte della barricata (come Cacciari del resto), ne abbia preso atto. Il divario tra nord e sud e' destinato ad aumentare e quindi prima o poi anche in questo paese ci sara' presumibilmente una resa dei conti e ci sono concrete possibilita' che lo stato italiano si dissolva, anche considerando che in Europa e nel mondo stanno nascendo nuovi stati come i funghi e sembra che non sia piu' necessario essere un'entita' federata come la Slovenia per usufruire di tale diritto, ma sia sufficente aver lo status di provincia autonoma, vedi Kosovo. Anche Bolzano per esempio, ha gli stessi requisiti di Pristina. Naturalmente i politici del belpaese (si fa per dire) stanno ripetendo ossessivamente che il caso del Kosovo e' "sui generis" (non si sa il perche'?) e che non puo' essere il modello per altre situazioni. Credo che cosi' non sara', molte minoranze o popoli costituenti sono gia' sul piede di guerra, vedi popoli baschi, fiamminghi e popolazioni dello spazio caucasico e balcanico, giusto per citarne alcuni. Tornando ai temi di casa nostra, se il 15 settembre 1996, la Padania fosse stata proclamata realmente e non solo virtualmente, in questo momento non avremmo tutto questo senso di degrado e di smarrimento. All'epoca la situazione era molto piu' stabile di quella attuale e nonostante cio' milioni di persone si sono mosse per celebrare un avvenimento che sul piano pratico non ha cambiato nulla, eccetto moltissime polemiche. Quello che ha salvato l'Italia, almeno per il momento e' di trovarsi nelle istituzioni mondiali ed europee piu' importanti e quindi si tenta in questo modo di tenere lo status quo, visto che c'e' l'Euro che funge da salvagente.
    Arrivvera' il momento che i popoli che abitano nelle terre del nord prenderanno atto che non cambia molto se vince Berlusconi o Veltroni ed allora bisognera' fare delle scelte importanti, per non diventare "L'Argentina d'Europa". Non so se sara' il modello dell'Euroregione, delle Macroregioni o quello indipendentista a prevalere? Sono invece piu' che convinto, che la situazione attuale e' insostenibile e la gran parte dei politici si comportano come struzzi.

  5. #5
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    Concordo con quest'analisi...salvo che paragonare i politici italiani con gli struzzi è un insulto per quest'ultimi...mai beccato uno struzzo a rubare ? Io no.
    Seriamente, credo che Illy abbia detto cose giuste, peccato che, personalmente, la mia fiducia nell'uomo sia molto diminuita rispetto a quando era sindaco di Trieste

  6. #6
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    Comunque io ho scritto che concordo con l'analisi e non penso minimamente di votare per Illy, che secondo me e' troppo legato ai partiti italiani.

  7. #7
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    Si, avevo capito bene ciò che intendevi dire.
    Ma se il problema di Illy è l'essere troppo legato ai partiti italiani....chi dei candidati in lizza non lo è ?

  8. #8
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    Mi sembra difficile persare di votare lega Nord a Trieste, dato che a Bossi è stato imposto di dire che l' Euroregione dividerebbe la Padania. Ormai la Padania è un fantoccio che Berlusconi ha riesumato da una Lega in genere comperata e disarmata (intellettualmente). Anche Illy, dalle recensioni postate, secondo me prende la Padania troppo sul serio. nel 1996 poteva anche andare bene, ma ora, almeno a me, è chiaro che il Friuli-Venezia Giulia è

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  9. #9
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    Zvech ha recentemente affermato che l'FVG è "a est del famoso nordest"... mi pare ineccebile.

    peccato che però in passato Zvech abbia condannato un eccessivo autonomismo della regione, che porterebbe solo danni da Roma...

  10. #10
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    Zvech prende lo stipendio da Roma, non da Vienna

 

 
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