Lettera aperta
Dibattito sulla creazione del Partito nazionale veneto
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Treviso, 16 maggio 2007
Un interessante articolo di Paolo Bernardini apre il dibattito sull’esigenza di creare un vero e proprio partito nazionale veneto. I modelli di ispirazione sono molteplici. La recente vittoria dello Scottish National Party è solo uno dei possibili esempi cui ispirarsi. Altri modelli utili per la Venetia sono anche il vero e proprio Pnv (Partido Nacionalista Vasco, il partito basco di maggioranza relativa cui appartiene il lehendakari, ovvero il primo ministro basco, Juan José Ibarretxe. Oppure la CSU di Edmund Stoiber, che dal 1957 senza interruzioni esprime il primo ministro dello Stato Libero di Baviera.
Il Veneto, o come a noi piace definirla Venetia (nome storico che va oltre ai confini dell’attuale regione, ricoprendo i territori dell’antico “Stato da tera” della Serenissima, da Bergamo a Trieste) vede però una congiuntura politica particolare che impedisce l’immediata creazione di un partito nazionale veneto.
Bernardini coglie quale primo fattore di inibizione la frammentazione politica. Vi è infatti la presenza di diversi partiti che fanno proprio il messaggio autonomista-federalista. Le posizioni di reale forza si vedranno ovviamente solo dopo il 28 di maggio, pur con tutte le distorsioni che un voto di natura amministrativa comporta ad un a lettura in ottica squisitamente politica. Testimonianza di tale difficoltà è l’assenza pressochè generale di liste monocolore. Perfino la Lega sembra aver abbandonato il vecchio cavallo del “corriamo da soli”, che pure in passato molte gioie elettorali le aveva procurato.
In ogni caso, indipendentemente dai risultati che tali compagini otterranno, a mio avviso la provocazione di Bernardini resta tale, perché ognuna di queste forze politiche si trova nell’incapacità di cogliere il momento particolare in cui ci troviamo. Se infatti da un lato nessuno vuole sposare la causa dei voti referendari della montagna e del veneto orientale, è pur vero che questa al momento è la tendenza politica espressa ed è tutto fuorchè una serie di casi isolati. Ritengo che nella fattispecie questi territori in modo già espresso e tutte le aree della Venetia in modo ancora inespresso soffrano in realtà di una crisi di rappresentanza politica. Ovvero nessuna tra le formazioni politiche attuali riesce a intercettare la richiesta che sembra emergere ovunque.
L’analisi dell’offerta politica che possiamo leggere in questi giorni di campagna elettorale sembra confermare un’impressionante omogeneità e grigiore generale di programmi ed obiettivi. Ognuno tende a copiare – e copia – i programmi dell’altro.
Ecco che allora l’ipotesi di fondare un partito nazionale veneto può tranquillamente prescindere dalla pre-condizione di fusione dei diversi partiti autonomisti-regionalisti, perché costoro sembrano aver perso in modo preoccupante una capacità di saper dare prospettiva politica al proprio pubblico.
La condizione propedeutica per la fondazione del partito nazionale veneto diviene allora un’altra: la constazione di un vuoto politico da parte di un nuovo gruppo dirigente in fieri. Questo gruppo è già nato e si chiama movimento VENETI.
Gianluca Busato
Movimento “VENETI”




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