"Cuffaro va sospeso dall'Ars"
I pm avviano la procedura
Atti a Palazzo Chigi. L´Udc insorge: "Persecuzione"
Al dibattito giuridico-politico che ne è inevitabilmente conseguito loro non partecipano affatto. Per i pm del processo Cuffaro la segnalazione al commissario dello Stato della sentenza che potrebbe portare alla sospensione dall´Assemblea regionale siciliana del presidente della Regione sulla base di una legge del '90 è niente altro che un «atto dovuto». La procedura, quasi automatica, è già partita: richiesta degli atti del processo da inviare, insieme al dispositivo della sentenza che ha condannato Cuffaro a cinque anni per favoreggiamento, al commissario dello Stato Alberto Di Pace che a sua volta girerà carte e richiesta di sospensione dei pm alla presidenza del Consiglio cui compete l´eventuale adozione del provvedimento. Un provvedimento che il leader dell´Italia dei Valori Antonio Di Pietro chiederà di mettere all´ordine del giorno del prossimo consiglio dei ministri.
«La condanna di Cuffaro - dice Di Pietro - offre sul piano tecnico la possibilità a Prodi di sospendere Cuffaro».
Per i pm Maurizio de Lucia, Michele Prestipino e Giuseppe Pignatone non c´è alcuna valutazione da fare. I magistrati hanno letto la legge 55 del 1990 e hanno ritenuto che la modifica legislativa intervenuta con decreto il 18 agosto 2000, non tocca in alcun modo la parte relativa ai consiglieri regionali condannati per favoreggiamento. Come ha spiegato ieri mattina il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. «Spetta alla procura, visto che la Sicilia è una regione a Statuto speciale, segnalare il caso al Commissario dello Stato che poi dovrà indirizzare l´istanza al Consiglio dei ministri, che valuterà a sua volta se sospendere o meno il presidente della Regione».
Sull´iniziativa non si è espresso invece il procuratore Messineo che ieri pomeriggio ha riunito la Dda illustrando la procedura avviata. All´ordine del giorno c´erano gli sviluppi investigativi dopo l´arresto dei Lo Piccolo, ma ovviamente si è finito con l´affrontare la sentenza Cuffaro con tutta la sua coda di polemiche e prese di posizione. A cominciare da chi, proprio all´interno della Procura, è partito dalla "caduta" dell´aggravante mafiosa per ribadire che, se si fosse imputato al governatore il concorso esterno in associazione mafiosa, ottenere la condanna sarebbe stato più agevole. E, a sostegno della tesi, sono stati portati i verdetti che hanno visto condannare ad esempio Marcello Dell´Utri e Calogero Mannino. Un dibattito senza contraddittorio visto che i pm del processo, fautori insieme al procuratore aggiunto Pignatone della tesi opposta, non hanno partecipato alla riunione di Dda perché impegnati prima nella sentenza del processo Gotha e poi nell´esame del dispositivo.
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Ma è proprio contro i pm del processo che si scaglia nel pomeriggio un documento della segreteria regionale dell´Udc che parla di «intento persecutorio» dei magistrati. «La Procura della Repubblica non ha esitato a dichiarare il proprio intendimento di appello della stessa sentenza senza attendere il deposito delle motivazioni». Poi l´attacco diretto ai magistrati: «È spiacevole che questo possa essere avvenuto per l´impressione di intento non sereno se non addirittura persecutorio. Ed infine la Procura annuncia un´iniziativa nei confronti del Commissario dello Stato rivolta a promuovere la sospensione del presidente: una corretta condotta avrebbe dovuto escludere che la Procura seguisse una così discutibile procedura. Intanto perché la pretesa è chiaramente ed inequivocabilmente infondata, poi perché ogni più responsabile valutazione dovrebbe consigliare una procedura attenta e rispettosa delle regole ma anche dell´esigenza politica di non far precipitare la vita politica della Regione in una gravissima crisi istituzionale e politica».
(22 gennaio 2008)
http://palermo.repubblica.it/dettagl...cedura/1416425




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