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Discussione: 11 - LUIGI XVI nell' anninersario del martirio

  1. #1
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    Predefinito 11 - LUIGI XVI nell' anninersario del martirio

    Vorrei ricordare,se me lo consentite,questo Re vittima della bieca reazione e della sadica sete di sangue del popolo francese,che,con la loro "rivoluzione" instaurò quanto di più nefasto e pernicioso avrebbe potuto esserci. Questa pagina di Storia rivela che uno dei Re più derisi e vilipesi,abbia saputo morire con nobile coraggio,come anche fece la moglie Maria Antonietta!
    Ringraziandovi per lo spazio concessomi,colgo l'occasioni per augurarvi un Felice Anno Nuovo! Kouros-





    (Versailles 23-8-1754 - Parigi 21-1-1793)
    Re di Francia (1774-1792)




    Il Re ha chiesto all'inizio del processo un difensore, gli assegnano uno dei più celebri avvocati, Target, che però rifiuta. Si ricorre a un altro, a Tronchet, che protesta. Si offre volontariamente il settantaduenne Malesherbes, un vigoroso avversario dei cortigiani. La sua difesa è molto debole, e il re di suo aggiunge poche parole, molto lapidarie "La mia coscienza non mi rimprovera nulla". "Non ho tentato di corrompere alcuno". Trentuno ore durano le votazioni poi a notte fonda il verdetto: la condanna a morte sulla ghigliottina ottiene 387 voti ( di cui 361 morte immediata, 26 differita) contro 334.
    Per l'occasione la ghigliottina viene spostata dalla Piazza del CARROUSEL alla Piazza della Rivoluzione (oggi CONCORDE), sul lato nord-ovest, per favorire l'accesso del pubblico che vuole assistere, più numeroso del solito, al "grande spettacolo" dell'esecuzione.
    Prima dello spuntar dell'alba del giorno 21, la guarnigione di Parigi si è già schierata nella piazza che porta in nome del condannato. Tutta Parigi sa dello "spettacolo" che sarà offerto alle ore 10, e gira già la voce che i sostenitori di Luigi stanno progettando di rapirlo mentre andrà al patibolo. Le misure di sicurezza diventano imponenti. Alle ore 10 in punto Luigi XVI giunge ai piedi del patibolo; disposte in quadrato ci sono le truppe al comando di SANTERRE su un cavallo con la spada sguainata pronto a dare il comando per annientare il primo accenno di sommossa. Ma non occorre; non accade nulla e durante il percorso Luigi ha mostrato una eccezionale calma e dignità.

    Solo quando sale sul palco, dove la ghigliottina lo sta attendendo, ha uno scatto di fastidio quando gli aiutanti del boia gli si sono avvicinati per svestirlo. Si toglie da sè la giubba, poi davanti all'immensa folla che lo circonda ammutolita, lui la guarda e come se desse un comando, con la voce ferma inizia a pronunciare una frase: "Popolo, muoio innocente..." ma un ordine di Santerre ai tamburi copre la sua voce.
    Sanson il boia con il suo aiutante gli legano le mani, lo immobilizzano sulla tavola orizzontale ribaltabile, gli fissano il collo nell'incavo, passano gli ultimi lunghissimi istanti prima che si oda il colpo secco della lama che dovrebbe decapitare e far rotolare la testa del Re di Francia nella cesta.
    Chi si aspettava di vedere questo re, Luigi Capeto, re di Francia Luigi XVI, che tanti infamavano come un uomo codardo, mediocre, inetto; chi si aspettava di vederlo vile, fifone, piagnucolante, rimase deluso. L'uomo con una regale fierezza e con inaspettata freddezza si attenne a tutto il lugubre cerimoniale che precedeva l'esecuzione. (e allo stesso modo si comportò mesi dopo la moglie).
    Ma accade l'imprevisto: forse preso dall'emozione di uccidere un unto di Dio, Sanson aveva forse posizionato male il condannato. La lama cadde, ma non recise completamente il collo del re, che morì con la testa ancora mezzo attaccata. Sanson ne uscì sconvolto.

    Qualcuno gridò "Viva la Repubblica", mentre altri si precipitarono a bagnare il fazzoletto nel sangue come "souvenir" . La "festa" sembrava finita; pochi immaginavano che era appena cominciata.
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  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da kouros Visualizza Messaggio
    Vorrei ricordare,se me lo consentite,questo Re vittima della bieca reazione e della sadica sete di sangue del popolo francese,che,con la loro "rivoluzione" instaurò quanto di più nefasto e pernicioso avrebbe potuto esserci. Questa pagina di Storia rivela che uno dei Re più derisi e vilipesi,abbia saputo morire con nobile coraggio,come anche fece la moglie Maria Antonietta!
    Ringraziandovi per lo spazio concessomi,colgo l'occasioni per augurarvi un Felice Anno Nuovo! Kouros-





    (Versailles 23-8-1754 - Parigi 21-1-1793)
    Re di Francia (1774-1792)




    Il Re ha chiesto all'inizio del processo un difensore, gli assegnano uno dei più celebri avvocati, Target, che però rifiuta. Si ricorre a un altro, a Tronchet, che protesta. Si offre volontariamente il settantaduenne Malesherbes, un vigoroso avversario dei cortigiani. La sua difesa è molto debole, e il re di suo aggiunge poche parole, molto lapidarie "La mia coscienza non mi rimprovera nulla". "Non ho tentato di corrompere alcuno". Trentuno ore durano le votazioni poi a notte fonda il verdetto: la condanna a morte sulla ghigliottina ottiene 387 voti ( di cui 361 morte immediata, 26 differita) contro 334.
    Per l'occasione la ghigliottina viene spostata dalla Piazza del CARROUSEL alla Piazza della Rivoluzione (oggi CONCORDE), sul lato nord-ovest, per favorire l'accesso del pubblico che vuole assistere, più numeroso del solito, al "grande spettacolo" dell'esecuzione.
    Prima dello spuntar dell'alba del giorno 21, la guarnigione di Parigi si è già schierata nella piazza che porta in nome del condannato. Tutta Parigi sa dello "spettacolo" che sarà offerto alle ore 10, e gira già la voce che i sostenitori di Luigi stanno progettando di rapirlo mentre andrà al patibolo. Le misure di sicurezza diventano imponenti. Alle ore 10 in punto Luigi XVI giunge ai piedi del patibolo; disposte in quadrato ci sono le truppe al comando di SANTERRE su un cavallo con la spada sguainata pronto a dare il comando per annientare il primo accenno di sommossa. Ma non occorre; non accade nulla e durante il percorso Luigi ha mostrato una eccezionale calma e dignità.

    Solo quando sale sul palco, dove la ghigliottina lo sta attendendo, ha uno scatto di fastidio quando gli aiutanti del boia gli si sono avvicinati per svestirlo. Si toglie da sè la giubba, poi davanti all'immensa folla che lo circonda ammutolita, lui la guarda e come se desse un comando, con la voce ferma inizia a pronunciare una frase: "Popolo, muoio innocente..." ma un ordine di Santerre ai tamburi copre la sua voce.
    Sanson il boia con il suo aiutante gli legano le mani, lo immobilizzano sulla tavola orizzontale ribaltabile, gli fissano il collo nell'incavo, passano gli ultimi lunghissimi istanti prima che si oda il colpo secco della lama che dovrebbe decapitare e far rotolare la testa del Re di Francia nella cesta.
    Chi si aspettava di vedere questo re, Luigi Capeto, re di Francia Luigi XVI, che tanti infamavano come un uomo codardo, mediocre, inetto; chi si aspettava di vederlo vile, fifone, piagnucolante, rimase deluso. L'uomo con una regale fierezza e con inaspettata freddezza si attenne a tutto il lugubre cerimoniale che precedeva l'esecuzione. (e allo stesso modo si comportò mesi dopo la moglie).
    Ma accade l'imprevisto: forse preso dall'emozione di uccidere un unto di Dio, Sanson aveva forse posizionato male il condannato. La lama cadde, ma non recise completamente il collo del re, che morì con la testa ancora mezzo attaccata. Sanson ne uscì sconvolto.

    Qualcuno gridò "Viva la Repubblica", mentre altri si precipitarono a bagnare il fazzoletto nel sangue come "souvenir" . La "festa" sembrava finita; pochi immaginavano che era appena cominciata.
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  3. #3
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    Grazie Kouros, sei sempre il benvenuto con i tuoi contributi !

    Ciao e auguri per fine anno !

  4. #4
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    Senza la follia del Terrore, con una Monarchia Costituzionale retta da Luigi XVI, la Francia avrebbe compiuto le riforme necessarie per l'ammodernamento della sua struttura statale, cosa che stava già facendo prima della Convenzione. La borghesia vedeva inoltre di buon occhio l'atteggiamento aperto del Sovrano; peccato che la ghigliottina dei giacobini abbia gettato tutto all'aria con conseguenze nefaste.
    Candido likes this.

  5. #5
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    Hanno trovato opportuno festeggiare il ritorno della libertà d'espressione ghigliottinando chi non la pensava come loro.

  6. #6
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    Predefinito è un martire Luigi XVI

    Per dirvi la grandezza di questo sovrano vi allego il suo testamento

    Nobis vs bizzzarrro

    Testament de Louis XVI
    25 décembre 1792

    Au nom de la très sainte Trinité, du Père, du Fils et du Saint-Esprit.
    Aujourd'hui, vingt-cinquième jour de décembre 1792, moi, Louis seizième du nom, Roi de France, étant, depuis plus de quatre mois, enfermé avec ma famille dans la tour du Temple, à Paris, par ceux qui étaient mes sujets, et privé de toute communication quelconque, même, depuis le 11 courant, avec ma famille, de plus, impliqué dans un procès dont il est impossible de prévoir l'issue, à cause des passions des hommes, et dont on ne trouve aucun prétexte ni moyen dans aucune loi existante, n'ayant que Dieu pour témoin de mes pensées, et auquel je puisse m'adresser, je déclare ici, en sa présence, mes dernières volontés, et mes sentiments.
    Je laisse mon âme à Dieu, mon créateur, je le prie de la recevoir dans sa miséricorde, de ne la pas juger suivant ses mérites, mais par ceux de Notre-Seigneur Jésus-Christ, qui s'est offert en sacrifice à Dieu son Père, pour nous autres hommes, quelque indignes que nous en fussions, et moi le premier.
    Je meurs dans l'union de notre sainte mère l'église catholique, apostolique et romaine, qui tient ses pouvoirs par une succession non interrompue de saint Pierre, auquel Jésus-Christ les avait confiés, je crois fermement et je confesse tout ce qui est contenu dans le Symbole, les Commandements de Dieu et de l'église, les Sacrements et les Mystères, tels que l'église catholique les enseigne et les a toujours enseignés, je n'ai jamais prétendu me rendre juge dans les différentes manières d'expliquer les dogmes qui déchirent l'église de Jésus-Christ, mais je m'en suis rapporté, et je m'en rapporterai toujours, si Dieu m'accorde la vie, aux décisions que les Supérieurs ecclésiastiques, unis à la sainte Eglise catholique, donnent et donneront, conformément à la doctrine de l'église, suivie depuis Jésus-Christ.
    Je plains de tout mon coeur nos frères qui peuvent être dans l'erreur, mais je ne prétends les juger, et je ne les aime pas moins tous en Jésus-Christ, suivant ce que la charité chrétienne nous l'enseigne, et je prie Dieu de me pardonner tous mes péchés. J'ai cherché à les connaître scrupuleusement, à les détester, et à m'humilier en sa présence.
    Ne pouvant me servir du ministère d'un prêtre catholique, je prie Dieu de recevoir la confession que je lui en eusse faite, et surtout le repentir profond que j'ai d'avoir mis mon nom (quoique cela fut contre la volonté) à des actes qui peuvent être contraires à la discipline et à la croyance de l'église, à laquelle je suis toujours sincèrement uni de coeur.
    Je prie Dieu de recevoir la ferme résolution où je suis, s'il m'accorde la vie, de me servir, aussitôt que je le pourrai, du ministère d'un prêtre catholique, pour m'accuser de tous mes péchés, et recevoir le Sacrement de Pénitence.
    Je prie tous ceux que je pourrais avoir offensés par inadvertance (car je ne me rappelle pas d'avoir fait sciemment aucune offense à personne), ou à ceux à qui j'aurais pu avoir donné de mauvais exemples ou des scandales, de me pardonner le mal qu'ils croient que je peux leur avoir fait. Je prie tous ceux qui ont de la charité, d'unir leurs prières aux miennes, pour obtenir de Dieu le pardon de mes péchés.
    Je pardonne de tout mon coeur à ceux qui se sont fait mes ennemis, sans que je leur en ai donné aucun sujet, et je prie Dieu de leur pardonner, de même qu'à ceux qui, par un faux zèle mal entendu, m'ont fait beaucoup de mal.
    Je recommande à Dieu ma femme et mes enfants, ma soeur, mes tantes, mes frères et tous ceux qui me sont attachés par les liens du sang, ou par quelque autre manière que ce puisse être ; je prie Dieu particulièrement de jeter des yeux de miséricorde sur ma femme, mes enfants et ma soeur, qui souffrent depuis longtemps avec moi, de les soutenir par sa grâce, s'ils viennent à me perdre, et tant qu'ils resteront dans ce monde périssable.
    Je recommande mes enfants à ma femme : je n'ai jamais douté de sa tendresse maternelle pour eux, je lui recommande surtout d'en faire de bons chrétiens et d'honnêtes gens ; de ne leur faire regarder les grandeurs de ce monde-ci (s'ils sont condamnés à les éprouver), que comme des biens dangereux et périssables, et de tourner leurs regards vers la seule gloire, solide et durable, de l'éternité. Je prie ma soeur de vouloir bien continuer sa tendresse à mes enfants, et de leur tenir lieu de mère, s'ils avaient le malheur de perdre la leur.
    Je prie ma femme de me pardonner tous les maux qu'elle souffre pour moi, les chagrins que je pourrais lui avoir donnés dans le cours de notre union, comme elle peut être sûre que je ne garde rien contre elle, si elle croyait avoir quelque chose à se reprocher.
    Je recommande bien vivement à mes enfants, après ce qu'ils doivent à Dieu, qui doit marcher avant tout, de rester toujours unis entre eux, soumis et obéissants à leur mère, et reconnaissants de tous les soins et les peines qu'elle se donne pour eux, et en mémoire de moi. Je les prie de regarder ma soeur comme une seconde mère.
    Je recommande à mon fils, s'il avait le malheur de devenir Roi, de songer qu'il se doit tout entier au bonheur de ses concitoyens, qu'il doit oublier toute haine et tout ressentiment, et nommément tout ce qui a rapport aux malheurs et aux chagrins que j'éprouve, qu'il ne peut faire le bonheur des peuples qu'en régnant suivant les lois, mais, en même temps, qu'un Roi ne peut les faire respecter et faire le bien qui est dans son coeur qu'autant qu'il a l'autorité nécessaire, et qu'autrement, étant lié dans ses opérations, et n'inspirant point de respect, il est plus nuisible qu'utile.
    Je recommande à mon fils d'avoir soin de toutes les personnes qui m'étaient attachées, autant que les circonstances où il se trouvera lui en donneront les facultés, de songer que c'est une dette sacrée que j'ai contractée envers les enfants ou les parents de ceux qui ont péri pour moi, et ensuite de ceux qui sont malheureux pour moi. Je sais qu'il y a plusieurs personnes de celles qui m'étaient attachées qui ne se sont pas conduites envers moi comme elles devaient, et qui ont même montré de l'ingratitude, mais je leur pardonne (souvent dans les moments de trouble et d'effervescence on n'est pas maître de soi) ; et je prie mon fils, s'il en trouve l'occasion, de ne songer qu'à leur malheur.
    Je voudrais pouvoir témoigner ma reconnaissance à ceux qui m'ont montré un véritable attachement et désintéressé : d'un côté, si j'étais sensiblement touché de l'ingratitude et de la déloyauté de ceux à qui je n'avais jamais témoigné que des bontés, j'ai eu de la consolation à voir l'attachement et l'intérêt gratuit que beaucoup de personnes m'ont montrés, je les prie de recevoir mes remerciements : dans la situation où sont encore les choses, je craindrais de les compromettre si je parlais plus explicitement, mais je recommande spécialement à mon fils de chercher les occasions de pouvoir les reconnaître.
    Je croirais calomnier cependant les sentiments de la nation si je ne recommandais ouvertement à mon fils MM. de Chamilly et Hue, que leur véritable attachement pour moi avait portés à s'enfermer dans ce triste séjour, et qui ont pensé en être les malheureuses victimes ; je lui recommande aussi Cléry, des soins duquel j'ai tout lieu de me louer depuis qu'il est avec moi, comme c'est lui qui est resté avec moi jusqu'à la fin, je prie messieurs de la Commune de lui remettre mes hardes, mes livres, ma montre, ma bourse et les autres petits effets qui ont été déposés au conseil de la Commune.
    Je pardonne encore très volontiers à ceux qui me gardaient, les mauvais traitements et les gênes dont ils ont cru devoir user envers moi. J'ai trouvé quelques âmes sensibles et compatissantes : que celles-là jouissent, dans leur coeur, de la tranquillité que doit leur donner leur façon de penser.
    Je prie MM. Tronchet, de Malesherbes et de Sèze de recevoir ici tous mes remerciements et l'expression de ma sensibilité pour tous les soins et les peines qu'ils se sont donnés pour moi.
    Je finis en déclarant devant Dieu, et prêt à paraître devant lui, que je ne me reproche aucun des crimes qui sont avancés contre moi.

    Fait en double, à la tour du Temple, le 25 décembre 1792.
    Louis.

  7. #7
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    un'altra vittima da piangere di un regime che ormai dura da troppo tempo

  8. #8
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    Predefinito

    Un Re che più lo si conosce e più lo si rispetta quale uomo, quale cristiano, quale sovrano.

  9. #9
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    Predefinito LUIGI XVI nell' anninersario del martirio

    Carissimi permettetemi di celebrare con voi ( prina non ho avuto il tempo necessario!) pur al tramonto il martirio di Luigi XVI,
    vi rimando a due testi, uno lo cito per esteso: il suo testamento, leggetelo comprenderemo un re e un santo cosa pensa al termine della Sua vita.

    1793 - 2008
    Anniversario del martirio di Luigi XVI di Francia, Re Cattolico
    Requiescat in pacem

    “Davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo. Il Signore non ritarda nell'adempiere la sua promessa…” ( 2 Pt 3, 8- 9)

    La memoria della storia e della fede valica i tempi. Uomo insigne per fedeltà a Cristo ed amore per la Sua Terra, di cui per grazia di Dio era Re consacrato,Luigi XVI, è ancor oggi testimonianza di Sovrano cristiano, che ebbe clemenza per i suoi assassini. In un tempo ostile per la Chiesa,e per la fede, Papa Pio VI, con l’ Enciclica Quare lacrymae (del seguente 17 giugno 1793) coraggiosamente lo appellava re cristianissimo e martire, vittima di orrenda crudeltà e barbarie!

    Re Luigi XVI, padre e sposo cristiano, re buono e generoso, non è estraneo alla nostra storia italiana! Era infatti fratello della Venerabile Maria Clotilde, Regina di Sardegna, e cognato delle Reali Principesse di Savoia Maria Giuseppina, e Maria Teresa, Consorti la prima di Re Luigi XVIII, e la seconda di Re Carlo X!
    + + +
    Nei secoli si staglia l’ esempio luminoso di dignità cristiana e di limpida fede, che fecero redigere questo testamento al Re Cristianissimo.

    Au nom de la très sainte Trinité, du Père, du Fils et du Saint-Esprit.
    Aujourd'hui, vingt-cinquième jour de décembre 1792, moi, Louis seizième du nom, Roi de France, étant, depuis plus de quatre mois, enfermé avec ma famille dans la tour du Temple, à Paris, par ceux qui étaient mes sujets, et privé de toute communication quelconque, même, depuis le 11 courant, avec ma famille, de plus, impliqué dans un procès dont il est impossible de prévoir l'issue, à cause des passions des hommes, et dont on ne trouve aucun prétexte ni moyen dans aucune loi existante, n'ayant que Dieu pour témoin de mes pensées, et auquel je puisse m'adresser, je déclare ici, en sa présence, mes dernières volontés, et mes sentiments.
    Je laisse mon âme à Dieu, mon créateur, je le prie de la recevoir dans sa miséricorde, de ne la pas juger suivant ses mérites, mais par ceux de Notre-Seigneur Jésus-Christ, qui s'est offert en sacrifice à Dieu son Père, pour nous autres hommes, quelque indignes que nous en fussions, et moi le premier.
    Je meurs dans l'union de notre sainte mère l'église catholique, apostolique et romaine, qui tient ses pouvoirs par une succession non interrompue de saint Pierre, auquel Jésus-Christ les avait confiés, je crois fermement et je confesse tout ce qui est contenu dans le Symbole, les Commandements de Dieu et de l'église, les Sacrements et les Mystères, tels que l'église catholique les enseigne et les a toujours enseignés, je n'ai jamais prétendu me rendre juge dans les différentes manières d'expliquer les dogmes qui déchirent l'église de Jésus-Christ, mais je m'en suis rapporté, et je m'en rapporterai toujours, si Dieu m'accorde la vie, aux décisions que les Supérieurs ecclésiastiques, unis à la sainte Eglise catholique, donnent et donneront, conformément à la doctrine de l'église, suivie depuis Jésus-Christ.
    Je plains de tout mon coeur nos frères qui peuvent être dans l'erreur, mais je ne prétends les juger, et je ne les aime pas moins tous en Jésus-Christ, suivant ce que la charité chrétienne nous l'enseigne, et je prie Dieu de me pardonner tous mes péchés. J'ai cherché à les connaître scrupuleusement, à les détester, et à m'humilier en sa présence.
    Ne pouvant me servir du ministère d'un prêtre catholique, je prie Dieu de recevoir la confession que je lui en eusse faite, et surtout le repentir profond que j'ai d'avoir mis mon nom (quoique cela fut contre la volonté) à des actes qui peuvent être contraires à la discipline et à la croyance de l'église, à laquelle je suis toujours sincèrement uni de coeur.
    Je prie Dieu de recevoir la ferme résolution où je suis, s'il m'accorde la vie, de me servir, aussitôt que je le pourrai, du ministère d'un prêtre catholique, pour m'accuser de tous mes péchés, et recevoir le Sacrement de Pénitence.
    Je prie tous ceux que je pourrais avoir offensés par inadvertance (car je ne me rappelle pas d'avoir fait sciemment aucune offense à personne), ou à ceux à qui j'aurais pu avoir donné de mauvais exemples ou des scandales, de me pardonner le mal qu'ils croient que je peux leur avoir fait. Je prie tous ceux qui ont de la charité, d'unir leurs prières aux miennes, pour obtenir de Dieu le pardon de mes péchés.
    Je pardonne de tout mon coeur à ceux qui se sont fait mes ennemis, sans que je leur en ai donné aucun sujet, et je prie Dieu de leur pardonner, de même qu'à ceux qui, par un faux zèle mal entendu, m'ont fait beaucoup de mal.
    Je recommande à Dieu ma femme et mes enfants, ma soeur, mes tantes, mes frères et tous ceux qui me sont attachés par les liens du sang, ou par quelque autre manière que ce puisse être ; je prie Dieu particulièrement de jeter des yeux de miséricorde sur ma femme, mes enfants et ma soeur, qui souffrent depuis longtemps avec moi, de les soutenir par sa grâce, s'ils viennent à me perdre, et tant qu'ils resteront dans ce monde périssable.
    Je recommande mes enfants à ma femme : je n'ai jamais douté de sa tendresse maternelle pour eux, je lui recommande surtout d'en faire de bons chrétiens et d'honnêtes gens ; de ne leur faire regarder les grandeurs de ce monde-ci (s'ils sont condamnés à les éprouver), que comme des biens dangereux et périssables, et de tourner leurs regards vers la seule gloire, solide et durable, de l'éternité. Je prie ma soeur de vouloir bien continuer sa tendresse à mes enfants, et de leur tenir lieu de mère, s'ils avaient le malheur de perdre la leur.
    Je prie ma femme de me pardonner tous les maux qu'elle souffre pour moi, les chagrins que je pourrais lui avoir donnés dans le cours de notre union, comme elle peut être sûre que je ne garde rien contre elle, si elle croyait avoir quelque chose à se reprocher.
    Je recommande bien vivement à mes enfants, après ce qu'ils doivent à Dieu, qui doit marcher avant tout, de rester toujours unis entre eux, soumis et obéissants à leur mère, et reconnaissants de tous les soins et les peines qu'elle se donne pour eux, et en mémoire de moi. Je les prie de regarder ma soeur comme une seconde mère.
    Je recommande à mon fils, s'il avait le malheur de devenir Roi, de songer qu'il se doit tout entier au bonheur de ses concitoyens, qu'il doit oublier toute haine et tout ressentiment, et nommément tout ce qui a rapport aux malheurs et aux chagrins que j'éprouve, qu'il ne peut faire le bonheur des peuples qu'en régnant suivant les lois, mais, en même temps, qu'un Roi ne peut les faire respecter et faire le bien qui est dans son coeur qu'autant qu'il a l'autorité nécessaire, et qu'autrement, étant lié dans ses opérations, et n'inspirant point de respect, il est plus nuisible qu'utile.
    Je recommande à mon fils d'avoir soin de toutes les personnes qui m'étaient attachées, autant que les circonstances où il se trouvera lui en donneront les facultés, de songer que c'est une dette sacrée que j'ai contractée envers les enfants ou les parents de ceux qui ont péri pour moi, et ensuite de ceux qui sont malheureux pour moi. Je sais qu'il y a plusieurs personnes de celles qui m'étaient attachées qui ne se sont pas conduites envers moi comme elles devaient, et qui ont même montré de l'ingratitude, mais je leur pardonne (souvent dans les moments de trouble et d'effervescence on n'est pas maître de soi) ; et je prie mon fils, s'il en trouve l'occasion, de ne songer qu'à leur malheur.
    Je voudrais pouvoir témoigner ma reconnaissance à ceux qui m'ont montré un véritable attachement et désintéressé : d'un côté, si j'étais sensiblement touché de l'ingratitude et de la déloyauté de ceux à qui je n'avais jamais témoigné que des bontés, j'ai eu de la consolation à voir l'attachement et l'intérêt gratuit que beaucoup de personnes m'ont montrés, je les prie de recevoir mes remerciements : dans la situation où sont encore les choses, je craindrais de les compromettre si je parlais plus explicitement, mais je recommande spécialement à mon fils de chercher les occasions de pouvoir les reconnaître.
    Je croirais calomnier cependant les sentiments de la nation si je ne recommandais ouvertement à mon fils MM. de Chamilly et Hue, que leur véritable attachement pour moi avait portés à s'enfermer dans ce triste séjour, et qui ont pensé en être les malheureuses victimes ; je lui recommande aussi Cléry, des soins duquel j'ai tout lieu de me louer depuis qu'il est avec moi, comme c'est lui qui est resté avec moi jusqu'à la fin, je prie messieurs de la Commune de lui remettre mes hardes, mes livres, ma montre, ma bourse et les autres petits effets qui ont été déposés au conseil de la Commune.
    Je pardonne encore très volontiers à ceux qui me gardaient, les mauvais traitements et les gênes dont ils ont cru devoir user envers moi. J'ai trouvé quelques âmes sensibles et compatissantes : que celles-là jouissent, dans leur coeur, de la tranquillité que doit leur donner leur façon de penser.
    Je prie MM. Tronchet, de Malesherbes et de Sèze de recevoir ici tous mes remerciements et l'expression de ma sensibilité pour tous les soins et les peines qu'ils se sont donnés pour moi.
    Je finis en déclarant devant Dieu, et prêt à paraître devant lui, que je ne me reproche aucun des crimes qui sont avancés contre moi.

    Fait en double, à la tour du Temple, le 25 décembre 1792.
    Louis.

    Cremona XXI – I – MMVIII A. D.
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