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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Chiude Itaglia.it (con i suoi 45 milioni di euro)

    Dopo polemiche e critiche da più parti, il sito non è più operativo
    Doveva promuovere l'immagine del Paese ma non ha mai funzionato


    Chiude il portale turistico Italia.it
    una vetrina costata molto cara


    Spesi sette milioni solo per la creazione e la gestione

    di ALESSIA MANFREDI



    Francesco Rutelli alla presentazione ufficiale del logo It, marchio turistico per l'Italia


    http://www.repubblica.it/2008/01/sez...-punto-it.html
    http://tv.repubblica.it/home_page.ph...&cont_id=16386

    ROMA - Doveva essere la vetrina del Belpaese nel mondo, una porta d'accesso web immediata e ricca, una carta da visita d'eccezione per promuovere il patrimonio turistico e "riportare l'Italia al posto che le spetta". Ma Italia.it ha chiuso i battenti dopo numerose polemiche ed una vita breve e travagliata. Per il portale - presentato dal ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli alla BIT 2007 - la fine più volte annunciata è arrivata, come conferma il capo dipartimento per l'Innovazione Tecnologica, Ciro Esposito.

    Termina così, dopo innumerevoli peripezie, critiche a 360 gradi e accuse di sprechi contro il "mostro" per cui sono stati stanziati 45 milioni di euro, un'avventura che fin dall'inizio ha diviso più che unire. Da oggi cliccando www.italia.it, l'indirizzo più logico e immediato che chiunque, in qualsiasi parte del mondo, possa digitare intuitivamente per cercare informazioni sul nostro Paese, si riceve un messaggio di errore. Il dominio nazionale per eccellenza non è più operativo: gira a vuoto e lascia un vuoto imbarazzante.

    "A ottobre il ministro per i Beni Culturali con delega al Turismo Francesco Rutelli - ha spiegato Esposito - disse che il portale non era più funzionale. Noi di conseguenza abbiamo deciso di procedere ad un momento di ripensamento. Il contratto che era stato siglato con una società di cui l'Ibm era la capofila, era valido fino al 31 dicembre. Dal 1 gennaio abbiamo attivato le procedure di chiusura". E ora che succederà della vetrina turistica promossa con tanto entusiasmo?

    "Ora si dovrà decidere come procedere", ha spiegato Esposito. Dei 45 milioni di euro stanziati per il funzionamento del portale, ne sono stati spesi, in due anni e mezzo, circa 7 per la costruzione e la gestione. L'ultima parola, forse, non è ancora detta e il portale potrebbe rinascere: "Ci sono dunque tutte le risorse per riprendere il lavoro - ha proseguito Esposito - bisognerà decidere con quali attori, se indire un nuovo bando di gara o no e individuare il nuovo gestore".

    Il portale, frutto della collaborazione tra governo, ministro Nicolais e le Regioni italiane ha da subito raccolto critiche: impostazione vecchia, troppi clic per arrivare alle pagine interne, perfino contenuti errati. Condanna quasi unanime anche per i costi eccessivi ed i tempi di realizzazione del sito, voluto inizialmente dall'ex ministro per l'Innovazione e la Tecnologia Stanca ed "ereditato" dal ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli.

    Già più volte il vicepremier aveva detto nei mesi scorsi che il progetto aveva dimostrato di non funzionare, ammettendo durante un'audizione in commissione Industria al Senato che le responsabilità erano sia dello Stato che delle Regioni. Oggi il suo ufficio precisa: "Il progetto del portale fu varato dal precedente governo, voluto e validato dall'allora Ministro per l'Innovazione Lucio Stanca. Se si cercano responsabilità per l'inefficacia della soluzione tecnologica e l'incongruità dei finanziamenti ci si rivolga, dunque, al governo della passata legislatura".

    Alle Iene che lo hanno "intercettato" alla Minerva, dove si svolge il convegno su Giorgio Strehler, il ministro ha aggiunto: "Abbiamo provato a farlo funzionare, le abbiamo tentate tutte, ma era un progetto non salvabile. A quel punto ho mandato tutto l'incartamento alla Corte dei Conti".

    Dopo la notizia della chiusura del portale, il Codacons ha annunciato la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti. "Va aperta un'indagine per accertare come sono stati spesi nel dettaglio questi 7 milioni e quali vantaggi concreti il portale abbia portato al turismo italiano, verificando eventuali sprechi di denaro pubblico". E Confturismo sottolinea che "i tempi della politica non sono quelli delle imprese", augurandosi che si trovi al più presto una soluzione perché "l'Italia non può proprio permettersi il lusso di non avere un portale turistico di efficacia mondiale": lo afferma in un comunicato il presidente Bernabò Bocca.

    (21 gennaio 2008)

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  2. #2
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    Magari a PON farebbero comodo quei 7 miliardi di euro giusto per pagarmi la macchina, la casa ecc
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  3. #3
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    mai un nome è così indovinato per l'ennesimo furto ai popoli PadanoAlpini:
    italia.it

    (potevano chiamarlo anche vaselina.it che era uguale)

    mwahaahahahahahahahahahahahahahaahahahaahahahahaha hahaahahahahahaha

  4. #4
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    infatti la t del logo è vagamente fallica.

  5. #5
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Il fallimento del portale triculore

    http://www.spreconi.it/2008/01/il-fallimento-d.html

    È costato quindici milioni di euro. Buttati via inseguendo un'iniziativa che nel frattempo era già diventata obsoleta. Ma il fallimento del portale www.italia.it incarna il disastro del nostro paese, incapace di concretizzare anche i progetti più piccoli. Doveva promuovere il turismo, fare da vetrina digitale della riscossa per riportare i turisti sulle nostre spiagge. Invece dopo due anni di tentativi, restyling, errori geografici e traduzioni maccheroniche ci si è trovati davanti a un'unica strada: azzerarlo.

    Il progetto è figlio di Lucio Stanca, ministro dell'Innovazione del governo Berlusconi che ha varato strategie digitali tanto costose quanto inconcludenti. Un lancio elettorale: venne presentato il 31 marzo 2006, alla vigilia delle elezioni, e affidato a un consorzio di imprese guidato da Ibm. Ossia dal colosso mondiale dove Stanca aveva lavorato fino all'ingresso nel governo di centrodestra. Poi un anno fa Francesco Rutelli si impegnò per rianimarlo, salvo poi rendersi conto che si trattava di una missione impossibile. Lunedì 21 gennaio il verdetto: meglio staccare la spina.

    La conta dei danni è confusa, come tutto il progetto. Il ministero precisa: abbiamo speso finora solo sette dei 45 milioni stanziati, ci sono quindi fondi per creare soluzioni alternative. Ma quel "solo sette milioni" appare paradossale: perché sette milioni per un portale web sono una cifra mostruosa. E il coordinatore degli assessori regionali Enrico Paolini raddoppia la stima della disfatta, includendo i contributi degli enti locali: quindici milioni inghiottiti dal buco nero digitale. Con la solita domanda: chi pagherà per i soldi sprecati?


 

 

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