Inizialmente in ‘L’allenatore nel pallone 2′, sarebbe dovuto apparire anche Luciano Moggi, ma prima delle riprese la produzione ci ha ripensato. ‘Nella sceneggiatura volevamo utilizzare un imitatore di Moggi. Poi il regista si era trovato a parlare a Luciano dell’idea e lui aveva proposto simpaticamente di apparire di persona -ha spiegato Banfi-. Le cose sono cambiate quando Lele Mora, suo agente, voleva che nel film apparisse piu’a lungo. A quel punto abbiamo detto no e Moggi ha capito’. foto Ansa
Torna dopo 25 anni, Oronzo Canà. E torna con un nuovo rivoluzionario modulo di gioco (il modulo a farfalla che sostituisce la bi-zona) per salvare ancora una volta la Longobarda dalla retrocessione in serie B. ‘L’allenatore nel Pallone 2′, da venerdì 11 gennaio in tutte le sale, riporta sul grande schermo le gesta del funambolico e scalcinato allenatore interpretato da Lino Banfi. Il sequel del film uscito negli anni ‘80, diventato col tempo un vero e proprio oggetto di culto non solo tra gli appassionati di calcio, racconta un calcio diverso da quello di 20 anni fa, un calcio in cui i calciatori arrivano al campo con la velina di turno e smanettano continuamente con il cellulare, le società sono quotate in borsa e i telefonini dei presidenti sono intercettati dalla polizia.
Un ‘nuovo’ calcio con cui deve fare i conti anche Canà, alle prese con una moglie che lo considera ormai fuori moda per la panchina e con una famiglia cresciuta per la presenza del genero (Fedele, interpretato da Biagio Izzo) e del nipotino Oronzino, un piccolo genio del computer che darà al nonno la dritta giusta per trovare il campioncino sconosciuto (Caninho) in grado di salvare la Longobarda. Il film porta ancora una volta la regia di Sergio Martino e mantiene gran parte del cast del primo episodio: c’è Andrea Roncato nel ruolo del procuratore Margheritoni, Giulana Calandra in quello della moglie di Canà, Mara, e c’è spazio nel finale anche al ritorno di Aristoteles, il giocatore che con i suoi gol salvò la Longobarda. Il volto nuovo è quello di Anna Falchi, che veste i panni di una sexy giornalista che col suo fascino riesce a strappare un segreto a Canà.
LA TRAMA - Nel nuovo film, Canà non allena più da vari anni e ha un’azienda agricola dove produce olio d’oliva assieme alla sempre aristocratica moglie. Invitato in tv per il ritorno in A della Longobarda, Canà svela il vero motivo del suo esonero (disobbedì al presidente che voleva retrocedere) e diventa il primo testimone diretto di scomode verità sul calcio. La nuova proprietà, composta dal figlio dell’ex presidente Borlotti e da un socio russo, Ivan Ramenko, punta proprio su Canà per guidare la squadra in serie A. Tra gag, equivoci, malintesi linguistici e scoperte inquietanti, quella di Canà diventa sempre più una lotta tra lui e ‘il nuovo calcio’, o almeno i suoi aspetti peggiori, perché poi quando incontra i reali campioni come Totti, Del Piero, Buffon (protagonisti di una scena di un immaginario processo sognato dal protagonista), allora si riappacifica con il gioco, anche se spesso ciò coincide con una goleada della squadra avversaria a suo danno.
Il mondo del calcio è presente nel film con molti dei suoi personaggi di oggi: giocatori (Toni, Brocchi, Gilardino, Oddo, Amelia, Galante, gli ex Graziani, Pruzzo e Antonioni), allenatori (Mazzone, Ancelotti, Spalletti) e giornalisti (Ilaria D’Amico, Sconcerti, Goria). Il siparietto più divertente è a nostro avviso quello che vede Canà duellare a suon di frasi latine con il presidente della Lazio, Claudio Lotito.
Lino Banfi ha impiegato un po’ di tempo prima di dire sì al progetto del nuovo film: ”Quando negli anni scorsi il regista Sergio Martino e suo fratello, il produttore Luciano, mi sollecitavano a tornare sull’argomento con una nuova storia io ero sempre dubbioso perché non ho mai creduto nell’efficacia dei sequel. Ultimamente però, avendo verificato il costante e diffuso gradimento nel tempo del mio personaggio, mi sono reso conto che sarebbe stato divertente e stimolante portarlo a contatto col mondo del calcio di oggi e con tutti gli scandali recenti”.
Canà-Banfi non ha avuto problemi a convincere i giocatori a recitare nel film: ”Credo di avere potuto costruirmi col tempo un bel ‘castello’ di credibilità e quel personaggio in particolare, al di là del divertimento che provoca, credo che venga ricordato per la sua umanità, la sua generosità e la sua bontà e forse se l’avesse interpretato un altro attore non sarebbe stata la stessa cosa. Del Piero una volta mi ha detto che il film ‘L’allenatore nel pallone’ a suo parere non è un semplice cult movie, ma un simbolo, e che lui e i suoi compagni di squadra lo usano spesso nei ritiri come un antidepressivo per guadagnare il buon umore”.
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