Da http://limes.espresso.repubblica.it/...romesso/?p=431 sito internet di Limes, rivista di Geopolitica.

È possibile un grande compromesso fra Stati Uniti e Iran? Oppure, prima o poi i due arcinemici sono condannati a combattersi, producendo un nuovo, imprevedibile sisma geopolitico in Medio Oriente e nel mondo? E che cosa, in queste due ipotesi estreme, vorrà/potrà fare Israele?
Da quando, lo scorso 3 dicembre, è stato reso pubblico il documento dei servizi segreti Usa per il quale Teheran avrebbe sospeso il proprio programma militare nucleare nel 2003, i termini della partita fra americani, iraniani e israeliani sono mutati. Ma forse, meno di quanto generalmente si assuma. È stata aperta una piccola finestra di opportunità, che rischia di richiudersi presto se i protagonisti del confronto non rinunceranno alla logica di guerra in favore di una strategia di pace.

Quel rapporto, infatti, non è una comunicazione d’intelligence. È un verdetto politico. Per quello che sostiene, e soprattutto per come è stato presentato dai media, è la sanzione della sconfitta di Cheney e dei residui esponenti neocon dell’amministrazione Bush, per mano del dipartimento di Stato, del Pentagono e della Cia. I primi hanno sempre sostenuto (e continuano a farlo) che presto sarà necessario attaccare l’Iran per impedirgli di consolidarsi come potenza egemone in Medio Oriente e nel Golfo. La bomba atomica sarebbe il suggello di tale primato, la prova regina delle velleità neo-imperiali di Teheran. Ma anche se il regime dei pasdaran rinunciasse a dotarsene, la sostanza non cambierebbe. La colpa di Ahmadinejad non è tanto di volersi dotare di un arsenale nucleare, quanto di rifiutare l’influenza americana nella regione.