
Originariamente Scritto da
MrBojangles
... e una sola risposta.
C'è un punto in cui non serve più raccontare aneddoti e fare ritratti colorati, un punto in cui non serve a niente fare i dietrologi e mettere sul piatto ipotesi sul perché siamo arrivati a una crisi di governo che si annuncia come la più drammatica degli ultimi decenni.
C'è un punto in cui ci si ferma e si guarda in faccia la realtà.
E mai come questa volta la realtà ha una faccia ben precisa: un po' larga, con i capelli neri pettinati in modo composto, con degli occhi non troppo espressivi, scuri, con uno sguardo un po' "furbetto" e un po' sperduto.
È la faccia di Clemente Mastella: nato a Ceppaloni, provincia di Benevento, il 5 febbraio 1947.
Professione giornalista Rai, in aspettativa; leader di un partito politico denominato Popolari Udeur, che alle ultime consultazioni elettorali ha raggiunto un modestissimo risultato.
Ovvero: 534 mila voti alla Camera dei Deputati, e 477 mila voti al Senato della Repubblica.
Ovvero esattamente l'1,4 per cento dei voti complessivi.
Non supera lo sbarramento del 2 per cento previsto alla Camera, ma partecipa comunque alla ripartizione dei seggi in qualità di "miglior perdente"
(ovvero la lista che ha raccolto il migliore risultato al di sotto dello sbarramento)
secondo la norma prevista dalla legge elettorale in vigore.
Ed elegge così 14 deputati, grazie anche ai deputati candidati per "diritto di tribuna" nelle liste dell'Ulivo.
Al Senato invece supera lo sbarramento regionale del 3 per cento solo in Campania, Basilicata e Calabria e si creano le condizioni per l'assegnazione di 2 seggi in Campania ed 1 in Calabria.
Proprio Mastella viene eletto al Senato.
Questa è la cruda realtà dei numeri.
L'Udeur non è un partito nazionale: supera a malapena l'1 per cento dei voti nazionali.
Non esiste in gran parte delle regioni d'Italia, a parte la Campania, e in particolar modo le province di Benevento e di Avellino.
Ora un partito di questo genere può avere un ministero importantissimo, quello della Giustizia, e decidere la sorte di milioni di cittadini che hanno votato questa maggioranza e questo governo.
Al di là delle ironie, del colore, degli aneddoti e delle storie su Mastella, delle inchieste dei magistrati, degli arresti domiciliari, delle comparsate a Porta a Porta, delle irrituali conferenze stampa; la realtà è questa.
E la domanda è semplicissima: esiste un paese del mondo civile, un paese occidentale, democratico, con una cultura istituzionale e parlamentare consolidata, dove è accaduto e potrebbe accadere tutto questo?
La risposta, senza giri di parole, e senza distinguo, è una: no.
E c'è una seconda domanda: esiste un paese, sempre nel mondo civile, dove il capo di un partito regionale e marginale in pieno dibattito sulle riforme, mentre si cerca di ricucire tra maggioranza e opposizione un dialogo difficilissimo sul futuro del nostro paese, può permettersi di buttare tutto all'aria come fosse un giocatore di bowling e il governo di cui fa parte soltanto dei birilli?
La risposta è ancora una volta una soltanto: no.
E ancora: esiste un paese normale dove il capo di un partito piccolo, troppo piccolo, può portare a una crisi politica che significa tornare alle elezioni dopo due anni, con ripercussioni sull'economia e sul futuro dei cittadini?
Esiste un paese dove questo leader ha anche il coraggio di andare in una popolare trasmissione televisiva a esporre le sue ragioni senza essere sfiorato dal dubbio di apparire oscuro e ambiguo, se non smaccato e platealmente in cattiva fede?
(perché non c'è dubbio che la vicenda giudiziaria che lo vede protagonista con la sua famiglia possa essere dolorosa e complessa, ma tutta la maggioranza, a cominciare dal presidente Prodi aveva espresso a Mastella la solidarietà)
Risposta: no.
Siamo una Repubblica che dal dopoguerra a oggi di crisi di governo ne ha viste molte; tutte diverse, a volte non proprio limpide: ma erano crisi di governo che esprimevano dei dissensi reali, e se dietro i dissensi c'erano manovre di potere, erano manovre di partiti veri o di correnti di partito che avevano peso, seguito e rappresentanza.
Altro che l'1,4 per cento.
Cosa abbiamo sbagliato se può accadere questo?
Ma soprattutto: come si fa a tollerare tanto disprezzo e per il futuro di questo paese?
A queste due ultime, provate a rispondere voi.