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  1. #1
    uruguayo
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    Thumbs up Migliaia di palestinesi in Egitto, distrutta barriera a Gaza

    BOMBE E BULLDOZER, HAMAS APRE VARCHI

    (dell'inviato Carlo Bollino)

    Scovandoci in mezzo al fiume di palestinesi che lentamente scivolano oltre il confine, un poliziotto egiziano dalla cima di un sasso con tono ufficiale ci ordina l'alt: "Forestiero, tu no" urla in arabo. Europei e cameraman sono i soli, nella singolare logica egiziana, a non poter varcare la breccia. Accanto a noi uomini, donne, bambini, anziani spingono eccitati verso la terra straniera: finora 400.000 palestinesi, che dopo anni di isolamento dentro la Striscia di Gaza trovano finalmente un varco libero da attraversare.

    La breccia è stata aperta questa mattina, poco prima dell'alba, con 17 cariche di tritolo fatte esplodere in punti concordati. L'alta barriera d'acciaio che separava Gaza dall'Egitto, dividendo in due la cittadina di Rafah, da mesi era ormai pronta per essere abbattuta: un lavoro perfetto, durato settimane, con la fiamma ossidrica che giorno dopo giorno ne aveva indebolito la struttura alla base. Poi nella notte, al sesto giorno di assedio israeliano, i miliziani hanno fatto brillare le cariche, e la pesantissima palizzata d'acciaio si è ripiegata su se stessa come una fragile lamiera. I bulldozer hanno fatto il resto. Il muro di Rafah è crollato così. I poliziotti egiziani, che ieri sparando in aria avevano provato a respingere alcune centinaia di donne che da Gaza chiedevano di entrare, oggi non hanno neppure tentato di reagire. "Non li abbiamo fermati perché è gente affamata", ha più tardi spiegato il presidente egiziano Mubarak, consapevole che aprire il fuoco contro migliaia di civili palestinesi in fuga dall'assedio, sarebbe stato gesto impensabile per il leader di una nazione araba. La frontiera di Rafah che si apre sotto il boato delle esplosioni, diventa la metafora perfetta di questa regione in cui da sempre il destino dei confini viene dettato dal ritmo delle bombe. "Hamas, Hamas" urla un anziano accompagnato da moglie e figlie, eccitati dalla loro prima gita in terra d'Egitto. Si chiama Ibrahim Awad, ha 60 anni, ha adorato Arafat e prima d'ora aveva sempre votato per al-Fatah: "Ho sbagliato anche in questo - ci dice - solo oggi sto capendo quanto Hamas avesse ragione. Non si può negoziare con gli isareliani, bisogna far esplodere la dinamite per tornare liberi". La popolarità del movimento integralista islamico sembra essere alle stelle: due giorni fa, facendo sfilare i bambini con le candele in mano nell'ora di punta dei telegiornali della sera, la leadership di Hamas aveva ottenuto che Israele riprendesse le forniture di carburante alla termocentrale (da oggi però nuovamente interrotte). Adesso, con l'abbattimento della frontiera egiziana, si è mostrato capace di sbriciolare quell'assedio che nessuna potenza mondiale era finora riuscita a intaccare. La gente arriva a Rafah da tutta la Striscia.

    La mancanza di carburante provocata dall'embargo israeliano, costringe i palestinesi ad ammassarsi sui camion pur di raggiungere questa gigantesca porta aperta. La varcano e ritornano carichi di tutto: zucchero, sigarette, taniche di olio, latte in polvere, frullatori, sedie in plastica, lampadari, torce, batterie, cemento, giocattoli, coperte, bidoni di gasolio.

    Tutto quello che mancava nella Striscia, oggi sono di nuovo liberi di acquistarlo. In mezzo a uomini, carriole e asini che trainano carretti, sfilano anche mucche, capre e cammelli destinati a rifornire il mercato delle carne. La polizia di Hamas, che presidia ormai un pezzo di terra egiziana, controlla la merce che entra: "Abbiamo ordine di non far passare armi, droga e alcolici" ci dice Abu Ibrahim, senza uniforme ma con il kalahsnikov bene in vista. Accanto a lui due agenti di polizia egiziani con i quali scambia battute in arabo. Anche i miliziani delle brigate Ezzedin al Qassam, il braccio armato di Hamas, sono qui in questo giorno di vittoria: li riconosci dalle uniformi nere, ben ordinate, come fossero dei veri soldati. Ma dalla breccia di Rafah non passano soltanto mercanzie. Asma Nasrallah, 19 anni, preme ansiosa in mezzo alla folla. Le chiediamo dove corra: è da due anni e 5 mesi che non ha più notizie della sua famiglia, ci dice. L'aveva lasciata in una casa di Rafah per raggiugere Gaza: aveva promesso che sarebbe tornata il giorno dopo, ma la frontiera richiusa improvvisamente alle sue spalle non glielo ha mai più consentito. Tutti corrono liberi fuori dalla Striscia tranne Mohammed Abu Ward, che pure corre ma per rientraci: da sei mesi attendeva oltre la frontiera che il valico riaprisse per raggiungere la sua famiglia a Gaza. Ora la barriera non c'é più: per lui essere liberi significa semplicemente poter tornare a casa.

    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._12375602.html

    •   Alt 

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  2. #2
    uruguayo
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    Mai stato fan di Hamas, ma di certo abbattere il muro ha avuto una sua utilità. I muri sono sempre qualcosa di sbagliato. Fra l'altro Israele vorrei sapere che diritto ha di chiudere ad una città straniera l'accesso ad un altro stato sovrano. Cosa direbbe il mondo se la Svizzera chiudesse la frontiera austriaca del Liechtenstein?

  3. #3
    la Banda Fratelli
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    Citazione Originariamente Scritto da teo scarpellini Visualizza Messaggio
    Mai stato fan di Hamas, ma di certo abbattere il muro ha avuto una sua utilità. I muri sono sempre qualcosa di sbagliato. Fra l'altro Israele vorrei sapere che diritto ha di chiudere ad una città straniera l'accesso ad un altro stato sovrano. Cosa direbbe il mondo se la Svizzera chiudesse la frontiera austriaca del Liechtenstein?
    In guerra gli schemi libertà, proprietà ect lasciano il posto ad altre priorità come ad esempio: vincere la guerra o la battaglia, proteggere qualcosa o alcuni, bloccare un flusso di persone o cose, circondare un qualcosa, sfinire il nemico.

    Poi considera che siamo d'innanzi al caso in cui i due belligeranti sono di diversa portata bellica. Israele è molto più potente di Hamas e come un uomo può permettersi di attaccare un formicaio ed uccidere solo determinate formiche. Se Israele fosse poco più potente sarebbe costretta a fare una total war in cui morirebbero molte più persone, soprattutto innocenti, di quanti non ne muoiano ora.

    Comunque la guerra non dovrebbe destare stupore. Pensa se al posto di Israele e Hamas ci fossero agenzie di difesa militare ingaggiate dai due rispettivi popoli... Mica cambierebbe la situazione. Poi è pure impossibile fare il solito discorso libertarian secondo cui tutti i mali del mondo dipendono dall'esistenza degli stati. Prima di tutto Israele è uno stato per consenso... lo vogliono gli ebrei quindi secondo i libertarian è uno stato giusto... La Palestina non ha uno stato... Quindi il MO è uno scenario anarcocapitalista come la Somalia...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da mojtaba Visualizza Messaggio
    Israele ha diritto a proteggere i suoi cittadini, Austria, Svizzera e Liechtenstein non sono in guerra.
    A parte che formalmente neppure Israele e ANP sono in guerra, la chiusura della frontiera con l'Egitto è stata fatta per ritorsione, non ha nulla a che vedere con la sicurezza dei cittadini israeliani. Non è stata chiusa perché da lì arrivavano armi o kamikaze, semplicemente come vendetta.

  5. #5
    uruguayo
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    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82 Visualizza Messaggio
    In guerra gli schemi libertà, proprietà ect lasciano il posto ad altre priorità come ad esempio: vincere la guerra o la battaglia, proteggere qualcosa o alcuni, bloccare un flusso di persone o cose, circondare un qualcosa, sfinire il nemico.

    Poi considera che siamo d'innanzi al caso in cui i due belligeranti sono di diversa portata bellica. Israele è molto più potente di Hamas e come un uomo può permettersi di attaccare un formicaio ed uccidere solo determinate formiche. Se Israele fosse poco più potente sarebbe costretta a fare una total war in cui morirebbero molte più persone, soprattutto innocenti, di quanti non ne muoiano ora.
    Insieme all'URSS l'attuale situazione mediorientale è la dimostrazione di come interventi di pianificazione e creazione dall'alto (tesi a creare una economia o uno stato) falliscano o generino problemi a non finire. Ci sono infinità di colpe, da una parte e dall'altra, così come l'impossibilità di trovare un'accordo tra i litiganti è dovuta a una parte e all'altra. Sono cambiati gli orientamenti dei governi, ma non è cambiato nulla. Secondo me gli stati, lungi dal risolverlo (cosa che è sotto gli occhi di tutti), hanno complicato il problema del medioriente.

    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82 Visualizza Messaggio
    Mica cambierebbe la situazione. Poi è pure impossibile fare il solito discorso libertarian secondo cui tutti i mali del mondo dipendono dall'esistenza degli stati. Prima di tutto Israele è uno stato per consenso... lo vogliono gli ebrei quindi secondo i libertarian è uno stato giusto... La Palestina non ha uno stato... Quindi il MO è uno scenario anarcocapitalista come la Somalia...
    Molto, molto interessante. Israele (non ci avevo mai pensato!) è probabilmente l'unico stato per consenso del mondo. Però l'ANP è uno stato, e non è per consenso. Anzi il suo monopolio della forza non è mai stato effettivo, come Hamas ci ricorda.

    Esaminerei la questione in modo laico, cioè senza quell'aura mistica che circonda gli stati. Spogliati della retorica gli stati sono agenzie di protezione, o almeno dire questo risponde alla domanda: "Che cosa fa concretamente lo stato?". Messa in questi termini, esaminiamo la 'agenzia di protezione ANP'.

    Se 'ANP Corporation' rivendica il monopolio di un certo servizio, aiutata da altre potenti agenzie, come 'USA Corporation' o 'UE Inc.' è chiaro che questo non è un mercato concorrenziale ed orientato al miglioramento. Anzi, se non parlassimo di questo particolare "settore merceologico" chiunque osserverebbe che questo monopolio preteso:
    • tiene fuori dal mercato "imprenditori" più capaci degli attuali "manager" di 'ANP Corporation', la cui scarsa attitudine a risolvere i problemi è evidente un po' a tutti.
    • mantenendo "manager" incapaci rafforza il prestigio di certi altri "manager", aggressivi ed ingiusti, ma anche più efficienti, la 'Hamas Holding Inc.'.
    • il monopolio preteso da "ANP Corporation' diventa esso stesso oggetto di desiderio e di contesa, in quanto è una posizione redditizia e prestigiosa sul mercato, al punto che altre potenti agenzie, come "Syria Corp." o "Iran Corp." sostengono i loro partner nell'area, 'Hamas Holding Inc.'. Questo genera ulteriori conflitti e disservizi per gli utenti.
    Perciò quando leggo questo:

    Citazione Originariamente Scritto da jmimmo82 Visualizza Messaggio
    Comunque la guerra non dovrebbe destare stupore. Pensa se al posto di Israele e Hamas ci fossero agenzie di difesa militare ingaggiate dai due rispettivi popoli...
    Ci penso, e in effetti concludo che nella peggiore delle ipotesi si sparerebbero. Ehi, ma lo stanno già facendo! Dov'è la differenza?

  6. #6
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    Non so voi, ma io, quando leggo facezie tipo "diritto di uno stato a difendere i suoi cittadini", ecco, come dire: non riesco a rimanere serio.


    Commentary: Embarrassing history
    Published: 6, 2007 at 11:17 AM

    By ARNAUD DE BORCHGRAVE
    UPI Editor at Large
    WASHINGTON, 6 (UPI) -- The Palestinians call Israel’s 1948 war of independence their nakba, or catastrophic ethnic cleansing, or forced exile. The Israelis, for their part, have steadfastly rejected any suggestion of ethnic cleansing as calumny in all its anti-Semitic horror.

    Historic revisionism is now under way. Without fanfare, just below the media radar screen, the Israeli Education Ministry has approved a textbook for Arab third-graders in Israel that concedes the war that gave birth to Israel was a “nakba” for the Palestinians. The textbook refers to the “expulsion” of some of the Palestinians and the “confiscation of many Arab-owned lands.”

    Textbooks for Jewish Israelis in the same grade make no such verbal concession. But Israel’s “new wave” historians have been combing through fresh material now available from the British mandate period and Israeli archives that document the history of Israel before and after it became a state. Long-lasting myths are being debunked.

    Ilan Pappe, an Israeli historian and Haifa University lecturer, whose ninth book is titled “The Ethnic Cleansing of Palestine,” documents how Israel was born with lands forcibly seized from its Palestinian inhabitants who had lived there for hundreds of years.

    During the British mandate (1920-1948), Zionist leaders concluded Palestinians, who owned 90 percent of the land (with 5.8 percent owned by Jews), would have to be forcibly expelled to make a Jewish state possible. Pappe quotes David Ben-Gurion, Israel’s first prime minister, addressing the Jewish Agency Executive in June 1938, as saying, “I am for compulsory transfer. I do not see anything immoral in it.”

    Pappe outlines Plan D (Dalet in Hebrew), which followed earlier plans A, B and C, and included forcible expulsion of some 800,000 Palestinians from both urban and rural areas with the objective of creating by any means necessary an exclusive Jewish state without an Arab presence. The methods ranged from a campaign of disinformation -- “get out immediately because the Jews are on their way to kill you” -- to Jewish militia attacks to terrorize the Palestinians.

    The first Jewish militia attacks, says Pappe, began before the May 1948 end of the British mandate. In December 1947 two villages in the central plain -- Deir Ayyub and Beit Affa -- were raided, and their panicked Palestinian inhabitants fled. Jewish leaders gave the order to drive out as many Palestinians as possible on March 10, 1948. The terror campaign ended six months later. Pappe writes 531 Palestinian villages were destroyed, and 11 urban neighborhoods in cities were emptied of their Palestinian inhabitants.

    There is no doubt in Pappe’s mind that Plan D “was a clear-cut case of an ethnic cleansing operation, regarded under international law today as a crime against humanity.”

    Plan Dalet began in the rural hills on the western slopes of the Jerusalem mountains halfway on the road to Tel Aviv, according to Pappe. It was called Operation Nachshon, and served as a model for massive expulsions using terror tactics. Pappe also details what he calls the “urbicide of Palestine” that included attacking and cleansing the major urban centers of Tiberias, Haifa, Tel Aviv, Safad and what he calls the “Phantom City of Jerusalem” once Jewish troops shelled, attacked and occupied its western Arab neighborhoods in April 1948. The British did not interfere.

    Lobbied by the World Zionist Organization and its guiding spirit Chaim Weizmann, who became the first president of Israel (1949-52), the British decided in favor of a Jewish state in Palestine in the 1917 Balfour Declaration. This was a letter from the British Foreign Secretary to Lord Rothschild (Walter, 2nd Baron Rothschild), the leader of the British Jewish community, for relay to the Zionist Federation. The British also pledged indigenous Arab rights would be protected as they divvied up the Ottoman Empire.

    The myth was then created of “a land without people for a people without a land” even though the “empty land” had a flourishing Palestinian Arab population. The U.N. partition plan of Nov. 29, 1947, gave the Jews 56 percent of Palestine, with one-third of the population, while making Jerusalem an international city. The Jewish part included the most fertile land and almost all urban areas.

    When the British handed power to the Jews on May 15, 1948, including the influx of survivors from Hitler’s concentration camps, two-thirds of the population was still Palestinian.

    The first Arab-Israeli war quickly followed as the armies of Egypt, Transjordan (now Jordan), Syria, Lebanon and Iraq joined Palestinian and other Arab guerrillas who had been attacking Jewish forces since November 1947. The Arabs failed to prevent the establishment of a Jewish state and were defeated. The war ended with four U.N.-arranged armistice agreements between Israel and Egypt, Lebanon, Jordan and Syria.

    Commenting on Pappe’s historical research, Rami Khouri, director of the Issam Fares Institute at the American University of Beirut and editor at large of the Beirut Daily Star, writes, “Many Israelis will challenge Pappe’s account. Such a process should ideally spark an honest, comprehensive analysis that could lead us to an accurate narrative of what happened in 1947-48 -- accurate for both sides, if it is to have meaning for either side.”

    An Israeli official textbook for Palestinian third-graders, says Fares, “that fleetingly acknowledges the Palestinian trauma of exile and occupation in 1948 is an intriguing sign of something that remains largely unclear.” The “something” is worth exploring and reciprocating, “if it indicates a capacity to move toward the elusive shared, accurate, truthful account of Israeli and Palestinian history that must anchor any progress toward a negotiated peace.”

    The consensus in Israel today, says Pappe, is for a state comprising 90 percent of Palestine “surrounded by electric fences and visible and invisible walls” with Palestinians given only worthless cantonized scrub lands of little value to the Jewish state. In 2006, Pappe sees that 1.4 million Palestinians live in Israel on 2 percent of the land allotted to them plus another 1 percent for agricultural use with 6 million Jews on most of the rest. “Another 3.9 million live concentrated in Israel’s unwanted portions of the West Bank and concentrated in Gaza that has three times the population density of Manhattan,” notes Pappe. Back from the Middle East last week, U.S. Secretary of State Condoleezza Rice said prospects are good for a two-state solution. A “viable and contiguous” Palestinian state, pledged by the Bush administration, remains a pipe dream.

    http://tinyurl.com/2uhq9z

  7. #7
    Anarcocospirazionista
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    Quando si ruba capita che il derubato se la prenda. Che si lamenti il ladro, però, mi pare troppo.

    Già che ci siamo:


    Hamas, Son of Israel
    The Israelis birthed and nurtured their Islamist nemesis
    by Justin Raimondo

    A
    mid all the howls of pain and gnashing of teeth over the triumph of Hamas in the Palestinian elections, one fact remains relatively obscure, albeit highly relevant: Israel did much to launch Hamas as an effective force in the occupied territories. If ever there was a clear case of "blowback," then this is it. As Richard Sale pointed out in a piece for UPI:
    "Israel and Hamas may currently be locked in deadly combat, but, according to several current and former U.S. intelligence officials, beginning in the late 1970s, Tel Aviv gave direct and indirect financial aid to Hamas over a period of years. Israel 'aided Hamas directly – the Israelis wanted to use it as a counterbalance to the PLO (Palestinian Liberation Organization),' said Tony Cordesman, Middle East analyst for the Center for Strategic [and International] Studies. Israel's support for Hamas 'was a direct attempt to divide and dilute support for a strong, secular PLO by using a competing religious alternative,' said a former senior CIA official."
    Middle East analyst Ray Hanania concurs:
    "In addition to hoping to turn the Palestinian masses away from Arafat and the PLO, the Likud leadership believed they could achieve a workable alliance with Islamic, anti-Arafat forces that would also extend Israel's control over the occupied territories."
    In a conscious effort to undermine the Palestine Liberation Organization and the leadership of Yasser Arafat, in 1978 the government of then-Prime Minister Menachem Begin approved the application of Sheik Ahmad Yassin to start a "humanitarian" organization known as the Islamic Association, or Mujama. The roots of this Islamist group were in the fundamentalist Muslim Brotherhood, and this was the seed that eventually grew into Hamas – but not before it was amply fertilized and nurtured with Israeli funding and political support.
    Begin and his successor, Yitzhak Shamir, launched an effort to undercut the PLO, creating the so-called Village Leagues, composed of local councils of handpicked Palestinians who were willing to collaborate with Israel – and, in return, were put on the Israeli payroll. Sheik Yassin and his followers soon became a force within the Village Leagues. This tactical alliance between Yassin and the Israelis was based on a shared antipathy to the militantly secular and leftist PLO: the Israelis allowed Yassin's group to publish a newspaper and set up an extensive network of charitable organizations, which collected funds not only from the Israelis but also from Arab states opposed to Arafat.
    Ami Isseroff, writing on MideastWeb, shows how the Israelis deliberately promoted the Islamists of the future Hamas by helping them turn the Islamic University of Gaza into a base from which the group recruited activists – and the suicide bombers of tomorrow. As the only higher-education facility in the Gaza strip, and the only such institution open to Palestinians since Anwar Sadat closed Egyptian colleges to them, IUG contained within its grounds the seeds of the future Palestinian state. When a conflict arose over religious issues, however, the Israeli authorities sided with the Islamists against the secularists of the Fatah-PLO mainstream. As Isseroff relates, the Islamists
    "Encouraged Israeli authorities to dismiss their opponents in the committee in February of 1981, resulting in subsequent Islamisation of IUG policy and staff (including the obligation on women to wear the hijab and thobe and separate entrances for men and women), and enforced by violence and ostracization of dissenters. Tacit complicity from both university and Israeli authorities allowed Mujama to keep a weapons cache to use against secularists. By the mid 1980s, it was the largest university in occupied territories with 4,500 students, and student elections were won handily by Mujama."
    Again, the motive was to offset Arafat's influence and divide the Palestinians. In the short term, this may have worked to some extent; in the longer term, however, it backfired badly – as demonstrated by the results of the recent Palestinian election.
    The Hamas infrastructure of mosques, clinics, kindergartens, and other educational institutions flourished not only because they were lavishly funded, but also due to being efficiently run. Sheik Yassin and the future leaders of Hamas acquired a reputation for "clean" governance and good administrative practices, which would greatly aid them – especially in comparison to the PLO, which was widely perceived as corrupt. Indeed, "clean government" – and not the necessity of armed struggle – was the main theme of their successful election campaign.
    The response of Israel and the U.S. has been shock, horror – and a stated refusal to deal with any government dominated by Hamas. U.S. congressional leaders – who unhelpfully passed a resolution prior to the Palestinian poll that demanded Hamas be banned from running – are now calling the entire "peace process" into question. Yet no one acknowledges that the victory of the Suicide Bombers Party demonstrated, in practice, an ancient principle expressed, I believe, by no less an authority than the Bible (Galatians 6:7):
    "Be not deceived. God is not mocked: for whatsoever a man soweth, that shall he also reap."
    This "blowback" principle applies to Hamas not only insofar as Israel was involved in funding and encouraging Mujama, but also, after the consolidation of Hamas as an armed group, due to Israeli military policy. The much-touted "withdrawal," which amounts to Israel giving up Gaza while strengthening its hand elsewhere in the occupied territories, has been grist for the radical Islamist mill, as has the Wall of Separation and the attempt to quash the vote in East Jerusalem. Israel's relentless offensive against its perceived enemies – first Fatah, now Hamas and Islamic Jihad – has created a backlash and solidified support for fundamentalist extremist factions in the Palestinian community.
    Likewise, the victory of Hamas will embolden the ultra-Zionists in Israel, who similarly mix a fanatic theology with faith in a military "solution" to the Palestinian "problem." The electoral victory of Hamas was only a few hours old before Benjamin "Bibi" Netanyahu went on television explaining why any concessions to the Palestinians – including the Gaza pullback – only served to embolden the most radical elements, such as Hamas.
    The stricken Ariel Sharon lies in his hospital bed, unconscious – while his unilateral "land for peace" plan suffers from a very similar condition. Sharon's newly-formed Kadima Party is the big potential loser in all this, with Netanyahu's Likud looking to gain bigtime. The irony is that, as defense minister, it was Sharon who helped conceive and oversee the Village Leagues scheme that did so much to implant and empower Hamas. Like some Middle Eastern version of Dr. Frankenstein, he wound up being struck down by his own monstrous creation.
    There is a lesson in there, somewhere, though it isn't one the Israelis or their American sponsors seem capable of learning just yet.
    The idea that voting is some kind of panacea that will cleanse the Middle East of a self-defeating radicalism is an illusion that died a painful death with the election victory of Hamas. It had earlier suffered near-fatal convulsions with the ascension to power in Iraq of a Shi'ite fundamentalist coalition closely tied to Iran. The bitch-goddess of capital-D Democracy is a fickle and often perversely cruel deity, whose worshippers have been hit with a one-two punch as they seek to transform an entire region according to the canons of their peculiar dogma.
    NOTES IN THE MARGIN
    More on Hamas and the "blowback" effect from Robert Dreyfuss, one of my favorite writers, in this podcast interview with the History News Network's Rick Shenkman.
    Maybe this is why the president and his supporters often refer to the "war on terrorism" as if it will go on forever.
    David Frum, former presidential speechwriter and National Review's resident neocon commissar of political correctness, cheers Jacques Chirac's threat to nuke hundreds of thousands of innocent human beings. Frum's only worry is that Chirac's nuclear sabre-rattling won't be believed. On the other hand, it would be all too believable if the prime minister of Israel – who has his finger hovering over the nuclear button – were to make such an explicit threat. Which puts Iran's ambition to go nuclear – the real subject of Frum's outburst – in perspective.
    Be sure to check out the theory and practice of Republican Leninism, and go to Jane Hamsherwhere else? – for the latest in Fitzology.

  8. #8
    uruguayo
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    Citazione Originariamente Scritto da mojtaba Visualizza Messaggio
    Gli Arabi hanno rifiutato di riconoscere israele. Se non avesse combattuto ora parleremmo di un nuovo genocidio di ebrei.
    Tutti sanno che l'America è nata in modo ignobile, e tutti ammettono che i coloni si stabilirono in delle terre cacciando delle persone a fucilate. Perché nessuno vuole dire che Israele è nata allo stesso modo? Quali diritti potevano vantare gli ebrei su terre in cui dei loro remotissimi antenati non mettevano piede da almeno 2000 anni?

    L'Italia ha mai rivendicato la Francia, la Spagna, l'Inghilterra, la Turchia, la Grecia o l'Egitto? Eppure i remotissimi antenati degli italiani, contemporanei a quegli stessi antenati usati come rivendicazione dagli ebrei tennero per più tempo e influenzarono più duraturamente quelle terre che non gli ebrei la Palestina.

    Gli arabi non hanno riconosciuto Israele? Ovviamente. Le pretese israeliane sono assurde. Non avrei mai accettato di vedere la mia terra espropriata perché 2000 anni fa ci abitava un parente di qualcuno che vuol portarmela via. Non sono lo sceicco Yassin e non dico che gli ebrei debbano essere buttati in mare, perché sarebbe assurdo espropriare delle terre a quelli che le hanno lavorate e rese fruttifere per darle ad altri che non hanno mai lavorato un giorno, né le hanno mai viste.

    Ma proprio questa riflessione dovrebbe rendere lampante che se delle pretese vecchie di un secolo e mezzo non contano nulla, non si capisce come altre vecchie di due millenni possano contare qualcosa.

  9. #9
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Penso che gli Ebrei non abbiano invaso la Palestina. Prima che lo Stato fosse fondato c'è stata una grande iniziativa culturale determinata dal Sionismo, e gli Ebrei hanno semplicemente acquistato dai Palestinesi le terre che tanto amavano. Dov'è l'agressione? E' stato liberso scambio. Certamente una cos amolto diversa da quello che gli europei hanno combinato ai pellerossa. In quel contesto c'è stata molta più agressione che libero scambio.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Penso che gli Ebrei non abbiano invaso la Palestina. Prima che lo Stato fosse fondato c'è stata una grande iniziativa culturale determinata dal Sionismo, e gli Ebrei hanno semplicemente acquistato dai Palestinesi le terre che tanto amavano. Dov'è l'agressione? E' stato liberso scambio. Certamente una cos amolto diversa da quello che gli europei hanno combinato ai pellerossa. In quel contesto c'è stata molta più agressione che libero scambio.
    Citazione Originariamente Scritto da mojtaba Visualizza Messaggio
    Semplicemente perché in Isrele c'erano ebrei e la spartizione è stata rifiutata dagli arabi.
    Se non fosse stato per gli ebrei ora la palestina sarebbe una landa deserta, l'ondata d'immigrazione ebraica è iniziata a fine '800 e Israele è stato riconosciuto dalla comunità internazionale tranne dai paesi arabi e non per solidarietà con il popolo palestinese che a quel tempo manco esisteva ma per obbiettivi imperiali.
    Pertanto quella è anche zona ebrea.
    La storia risponde a queste due obiezioni:

    - le terre dove si sono stabiliti gli ebrei non sono state solo acquistate. Una parte sono state espropriate con la forza.

    - prima della colonizzazione sionista non c'era che una manciata di ebrei in tutta la Palestina;



    Fra parentesi giustificare tutto questo dicendo che "altrimenti oggi sarebbe una terra desolata" è abbastanza triste. La Calabria è una terra bellissima che potrebbe essere la capitale del turismo mediterraneo. Cacciamo i calabresi e insediamo dei coloni lombardi?

 

 
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