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Discussione: Rifiuti campani

  1. #1
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Rifiuti campani

    Partidu Sardu - Partito Sardo d'Azione
    Segreteria Nazionale

    COMUNICATO STAMPA DEL 10 GENNAIO 2008


    RIFIUTI CAMPANI: POPOLO SARDO RIBELLIAMOCI!


    L’arrivo in Sardegna dei rifiuti campani sta dimostrando che ancora una volta la Sardegna è diventata colonia italiana dove riversare immondizia e procurare nella popolazione malattia. Non bastano le Servitù Militari a provocare leucemie e tumori alla tiroide (vedi l’uranio impoverito), ora il nostro Governatore con i suoi vassalli piemontesi e sardi ha venduto la Sardegna alla camorra campana.
    Non esiste nessuna giustificazione a questo atto di disponibilità ed asservimento al potere romano che pone a rischio la nostra salute e l’integrità della natura sarda.
    Davanti all’incapacità degli amministratori campani e del governo di Prodi, alla volontà manifesta a non voler attuare le strutture che tante altre regioni hanno organizzato per risolvere lo smaltimento dei RSU non possiamo, in nome di una solidarietà unilaterale e che nasconde ben altri interessi, diventare noi la pattumiera d’Italia.
    Se l’inerzia e gli interessi occulti hanno avuto buon gioco grazie all’incapacità del Governatore Bassolino e del ministro Pecoraio Scano, non possiamo permettere che chi è stato eletto per difendere la Sardegna contro il centralismo romano ed ha fatto della dignità del popolo sardo un cardine fondamentale della sua campagna elettorale, metta a rischio la nostra salute , la salute futura dei nostri figli. Una domanda viene spontanea, ma dietro questa immediata disponibilità cosa si nasconde? Che il Governatore e la sinistra non tirino fuori la solidarietà e altre cretinerie del genere. Offenderebbero l’intelligenza dei sardi!!!!
    Il nostro Governatore già un’altra volta si dimostrò pronto ad accogliere gli RSU ed invero una nave arrivò al Porto Canale di Cagliari scortata dall’Esercito. Che fine fece il suo carico? Fu smaltito contro la volontà del popolo sardo e del Suo Consiglio Regionale?
    Questa volta non ci saranno navi che arriveranno, i porti sardi, Porto Canale di Cagliari compreso, saranno presidiati dal popolo sardo , non basteranno forze di polizia o dell’esercito ad impedirlo, il nostro popolo è stanco della politica di impoverimento e senza futuro di Soru e saprà ribellarsi a questo ennesimo sopruso di un solo uomo.

    Il Segretario Nazionale
    Efisio Trincas
    (Efisiu Trincas)

  2. #2
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    Volevo far sapere che insieme, Gavino Sale e Bustianu Cumpostu, stanno impedendo fisicamente l'apertura dei portelli per impedire lo sbarco de s'abiga napoletana...
    Ajoooo sighei aicci, gherraus in paris!!!
    SARDIGNA NO EST italia

  3. #3
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    a prposito da su partitu sardu umbe est?

  4. #4
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    Massimo rispetto agli independisti sardi per la resistenza anti rifuti napoletanti.
    Siete dei grandi, sardinia libera!

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da stagatent Visualizza Messaggio
    Massimo rispetto agli independisti sardi per la resistenza anti rifuti napoletanti.
    Siete dei grandi, sardinia libera!
    Quoto.

  6. #6
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    Predefinito Il Sardegna, 11 gennaio 2008

    L'indignato

    Non vogliamo l’alliga di Napoli


    Efisio Trincas

    Che “l'alliga”, per dirla nella nostra lingua, se la tengano i napoletani, Bassolino, la Iervolino, Prodi, Soru e compagnia bella o brutta che sia. Noi non la vogliamo.
    Chiedo che la Commissione europea multi l'Italia per gli abusi che sta commettendo il Governo di Roma nel mandare i rifiuti campani sull'Isola. Penso inoltre che se avessero dignità, gli assessori regionali alla Sanità e all'Ambiente si dovrebbero dimettere subito.
    Si sono rivelati incapaci di dire “io non ci sto”. Di affrontare la situazione che ci hanno imposto.
    Per protestare contro quello che sta succedendo in questi giorni, ho inviato una mail alla Commissione, al presidente Barroso e al gruppo dei partiti nazionalitari che siedono in Parlamento a Strasburgo. Perché non si può accettare questa ulteriore servitù. Dopo quelle militari, quella della spazzatura.
    È il colmo. Il presidente Soru, che io chiamo il presidente della nazione sarda, predica la tutela dell'ambiente, della salute, poi ci porta i camion con l'immondezza. E magari si tratta di rifiuti tossici.
    È inconcepibile. Vorrei sapere che cosa stanno facendo le Asl: stanno controllando? E l'Arpas?
    Devono garantire che non ci rifilino nulla di dannoso per la salute del popolo sardo.
    I cittadini si devono ribellare a questo nuovo sopruso. È incredibile che ci trasformino in una pattumiera.
    Il partito Sardo d'Azione sta facendo la sua parte. Abbiamo un presidio al porto Canale e io sarò lì domani mattina (oggi ndr) per impedire che sbarchino i camion. Nel frattempo stiamo mobilitando tutti i sindaci dell'oristanese. Temiamo che vogliano spedire i rifiuti anche nella nostra discarica di Bau e Craboi. Quel sito è già saturo. Impediremo che qualcuno scarichi la spazzatura partenopea. E pare che sia tanta.
    Da quanto mi dicono, molta di più di quella annunciata. Per trasportarla hanno dovuto usare ben tre navi. Altro che poche tonnellate! Ho paura che questo traffico continuerà per tutto l'anno, perchè l'emergenza campana non è risolvibile in pochi giorni. Ma una nazione non può smaltire i rifiuti della
    Campania, dove non è mai stata fatta la raccolta differenziata.
    Noi con sacrifici stiamo cercando di risolvere il problema. Mentre Soru deve spiegarci se si è dimenticato che abbiamo dei poligoni dove si usa l'uranio impoverito? Poi ricordo che c'è una legge regionale che vieta che arrivi l'immondizia d'oltremare.

    Segretario del PSd’Az

  7. #7
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    Predefinito

    ..per impedire che blocchino i caminon?


    ma semus sicuros chi bi izis?

  8. #8
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    Predefinito Il Sardegna, 12 gennaio 2008

    Luce di taglio

    Soru e la solidarietà coi colpevoli


    Giovanni Columbu

    Sardinia, Sardegna. Luogo fuor di porta a San Frediano in Firenze, dove si portavano a scorticare cavalli, muli, asini e si gettavano anche pesci putrefatti. Deposito d’immondizie».
    È così che viene definito nel “Vocabolario della lingua italiana” (N. Zingarelli) il significato della parola Sardinia.
    Significato forse dovuto alla fama che ebbero in passato certe zone dell’Isola come luoghi dall’aria malsana e maleodorante. La stessa parola si usa ancora per indicare la zona impura del macello in cui si distruggono le carni infette degli animali morti. Ma non risulta che la Sardegna sia mai stata usata come discarica. Il pronto assenso dato dal governatore Renato Soru alla richiesta del capo del governo Prodi di accogliere parte dell’immondizia proveniente da Napoli e la subitanea, in questo caso efficientissima, dipartita alla volta della Sardegna di navi colme di immondizia, costituisce dunque un fatto nuovo nella storia della nostra regione. E pone delle domande che riguardano al tempo stesso la sicurezza e le ragioni della solidarietà. Ai sardi non è concesso di portare fuori dall’Isola neppure una magra fetta di prosciutto, per il rischio della peste suina. Ora dovremmo importare tonnellate di rifiuti indifferenziati che sappiamo essere a rischio di colera.
    Siamo davvero certi che il trasferimento non comporti per l’ambiente rischi di contaminazione? Possiamo rimettere la nostra fiducia a questo programma ideato e voluto dagli stessi uomini responsabili di quello che è accaduto a Napoli? Cosa può indurci a credere che non sia la premessa di una nuova destinazione d’uso della Sardegna?
    Ci sono poi le ragioni della solidarietà. In linea di principio tutti siamo disposti ad aiutare gli abitanti di Napoli affinché non siano seppelliti dalla spazzatura. Ma poiché in questo caso non si tratta di fronteggiare una catastrofe naturale, un terremoto o un’alluvione, la solidarietà non può significare assoluzione di coloro che per colpa o gravissima incapacità l’hanno resa possibile.
    Il governatore Soru non può tacere su queste responsabilità.
    L’inevitabile e sgradevole sensazione sarebbe altrimenti quella di essere chiamati a prestare soccorso, oltre che alle vittime, ai responsabili della tragedia.

    Regista

  9. #9
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    Il Sardegna, 22 gennaio 2008

    Luce di taglio

    La storia insegna, ascoltiamola


    Giovanni Columbu

    Torno a parlare di quanto è accaduto in questi giorni mosso da un profondo senso di disagio.
    Non per le navi-spazzatura ma per le dichiarazioni che le hanno accompagnate.
    La decisione del Governatore Soru forse era nobile e dovuta. E avrebbe dovuto rendere i sardi più uniti, solidali anche tra loro. Invece ha generato nuovi conflitti, per essere stata presa senza consultare nessuno, senza coinvolgere i sardi in un’azione che se improntata alla solidarietà doveva essere condivisa. Non solidarietà imposta. E non solidarietà simbolica e di facciata.
    Perché ormai sappiamo che sei mila tonnellate di immondizia sono quello che Napoli produce in pochi giorni. E una vera azione di solidarietà dovrebbe impegnarci molto di più e in ogni caso accompagnarsi a un progetto o quanto meno al proposito di rendere possibile la fine dell’emergenza.
    Perché dunque decidere a nome e all’insaputa di tutti? Per fare bella figura? Per quella ricorrente improvvisazione che ha impedito anche in altri casi di portare a buon fine i migliori propositi? Perché c’era un’emergenza che dura da quindici anni e davvero non poteva attendere pochi giorni?
    O per dare ai napoletani la parvenza di un’iniziativa risoluta e assicurare un po’ di respiro ai responsabili della tragedia?
    E poi quello che è accaduto in seguito. La sciagurata aggressione alla casa di Renato Soru.
    Il sospetto che qualcuno sia stato pagato. Un sospetto spaventoso che dovrebbe essere quanto prima accertato, per sapere se è vero e chi e perché.
    E ancora quella insensata associazione con l’aggressione subita nel ‘26 da Emilio Lussu. Altro spregiudicato rovescio di demagogia. Emilio Lussu era solo e all’opposizione, contro il regime fascista e contro il governo italiano. Gli aggressori invece erano espressione del potere, spalleggiati dalla polizia. Una circostanza del tutto diversa da quanto è avvenuto di fronte alla chiesa di Bonaria. Con uguale demagogia qualcuno avrebbe potuto paragonare l’episodio all’assedio di piazza Palazzo, il 28 aprile del 1794, quando la folla cacciò da Cagliari il vicerè Balbiano. Ma la storia della Sardegna deve essere invocata per capire il presente, non per offuscare le idee e per scoraggiare il dissenso.

    Regista

  10. #10
    email non funzionante
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    Efisio Trincas,
    non mi sento rappresentata come sarda né dalle sue estremistiche posizioni, né dai suoi incitamenti alla discordia, puramente strumentali alla vostra politica di una ipotetica ricerca di voto. Non posso stare insensibile al vostro silenzio in ben altre situazioni. Non riesco assolutamente a comprendere come in questa occasione dimostriate tanta acrimonia. Che vi piaccia o no, finora. la vostra politica è affondata in uno stagno senza misericordia, che non ha nessuna gloria, nessun risultato, da un ventennio a questa parte da anteporre ai "modesti risultati" ottenuti dal Presidente Soru in questa legislatura. Forse il vostro progetto politico ormai viaggia sulle navi dell'immodizia di Napoli, allora scusatemi!

 

 
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