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Risultati da 1 a 6 di 6

Discussione: Note su Hillman

  1. #1
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    Predefinito Note su Hillman

    Mi hanno colpito queste parole e vorrei che qualcuno mi aiutasse nella comprensione più profonda. Per il giusto,il sano e necessario, bisogno religioso.

    James Hillman scrive a proposito dell'immago, (che riguarda la formazione delle divinità).
    "L'istinto agisce e nello stesso tempo forma l'immagine della sua azione.
    Le immagini fanno scattare le azioni ;le azioni sono modellate sulle
    immagini. Perciò ogni trasformazione delle immagini incide sui modelli
    di comportamento, talchè ciò che facciamo nella nostra immaginazione
    possiede rilevanza istintuale. Agisce sul mondo, come credevano gli
    alchimisti ,i mistici e i neoplatonici, ma non esattamente nel modo
    logico in cui essi credevano...".

    Ancora (A proposito di feronia -divinità ctonia paredra di Pan)
    "...Pan -dice Hillman - come signore della natura ,dentro di noi governa
    le reazioni sessuali ,e di panico, ed è ubriacato in questi estremi.
    La sua autodivisione è descritta dall'inno Omerico nelle sue due
    regioni- nevose e dirupate cime montane e dolci vallate (e caverne)-
    e mitologicamente nel pan fallico che insegue la ninfa in
    qel panico".
    Gli Etruschi (come i Veneti) sono, senza dubbio, della Chiesa invisibile, il fiume
    carsico, che prima o poi tornerà. Pregare di nascosto(nell'intimità del nostro cuore). A nessuna
    Chiesa visibile è data l'opportunità di decidere l'ortodossia dalla
    non ortodossia.

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  2. #2
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    Predefinito Hillman :anche il paesaggio ha un'anima

    In uno dei suoi incontri svolti in Italia nell'ambito del festival del paesaggio svoltosi a Pavia, Hillman sottolinea l'alta cosiderazione che avevano del paesaggio i Greci come anche i popoli che abitarono l'Enotria della salute, compresi i Veneti, la bellezza dei luoghi è inscindibile dalla salubrità. Ogni qual volta si costruiva o si interveniva sul paesaggio era in uso presso i Veneti fare un sacrificio per controbilanciare il danno arrecato.
    La tanto "evoluta" ed esaltata società del Nord-Est è riuscita in questo ultimi cinquantanni a creare un ambiente ricco di case, cappannoni, strade.
    Un disastro.

    Il paganesimo individuava i santuari presso i fiumi, i boschi o nelle calde acque sorgive; lì ldimoravano gli Dèi ed erano venerati, distruggere questi luoghi significava scacciare le divinità.
    La stessa dea PRIMA RETIA era la signora dei boschi,degi animali, delle acque risanatrici, e di conseguenza preposta alla salvaguardia del Paesaggio.
    Assistiamo oggi all'inizio del terzo millennio al disastro dei rifiuti della Campania, e adirittura quel sacro luogo che era pozzuoli e tutti i campi flegrei soni invasi dalla immondezza. Napoli non morirà, con i sui culti arcaici, con i suoi strati di sapere e di conoscenza con i luoghi carichi, via Nilo,la sibilla Cumana. Il nord Italia non è messo meglio, ma anchesso ritroverà le sue divinità fuori dallo spasmo della produttività. Se avesse tenuto il paganesimo a questo scempio non si arrivava. Il principio edonista, la perdita totale del sacro sostituita dal cristianesimo , ha rotto i legami che univano l'uomo alla terra e a tutto ciò che essa produceva. Nel miracolo della semina, gli antichi individuavano l'eterno ritorno e l'imortalità del creato. Le divinità femminili come Retia incarnavano la natura, l'incessante riproduzione, insita nelle divinità dei boschi, dei campi coltivati, dei fiumi incontaminati, dell'aria pura che veicolava le anime e gli spiriti. Di un mondo visibile ed invisibile che operava per la salvaguardi della salute, per la conservazione, e per la vera evoluzione spirituale e fisica dell'uomo.





    L’importanza del paesaggio. (tutto questo è un insegnamento pagano)



    L’Italia è per definizione il “Bel Paese” e questo titolo è da attribuirsi non solo alle antichità, le opere d’arte, la storia , ma soprattutto per la natura che fa da contorno a questo patrimonio.
    La bellezza dei paesaggi ha ispirato l’arte in genere:la pittura come la poesia come l’artigianato in senso lato, ha influito in maniera prepotente nell’invogliare l’uomo a ricopiare e rielaborare mantenendo l’equilibrio della bellezza. Estetica, arte e cultura si fondono nelle convalli delle dolci colline toscane come nell’ancora vivo paesaggio della Valpolicella dove lo sguardo inconsciamente riconosce gli elementi compositivi che nel tempo hanno contribuito a formarlo portandoci all’ultimo dei godimenti quello spirituale.Qui a Fumane è l’uomo che con la pietra una dopo l’altra come un orologiaio ha delineato i confini, ha incanalato le acque, ha eretto croci e semplici monumenti votivi, ha coperto case, ha lastricato cortili e edificato case e magazzini.
    Nel dopoguerra sempre più il patrimonio boschivo si è stravolto con la prepotente agricoltura industriale ma soprattutto con la vite che non è più allevata con tutori morti (i pali di castagno legno poco marcescibile e facilmente reperibile) vivi, (si soleva dire viti maritate con l’olmo o con altre piante in vegetazione dove annualmente si tagliavano i rami in occasione della potatura delle viti))sostituiti con pali di cemento armato e fili di ferro, un duro colpo verso l’appiattimento e la monotonia dove la mano dell’uomo ha velocemente alterato la tranquillità dello sguardo.
    La viticoltura ha invaso occupando quasi tutte le terre coltivate dato che il vino si è imposto economicamente come la preponderante fonte di reddito.
    La natura ha sempre minor spazio di intervento dato che anche le case sorte in questi ultimi quarantenni sono slegate non più con delle caratteristiche omogenee e soprattutto i numerosi capannoni hanno alterato e degradato velocemente il paesaggio. Un progresso civile che si è pagato pesantemente, dove arriva la ricchezza c’è un inevitabile cambiamento sociale edilizio e agricolo, tendente ad un appiattimento .
    La vera bellezza, salverà il mondo e gli uomini.

  3. #3
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    Predefinito

    La vera bellezza, salverà il mondo e gli uomini.
    Voglio iniziare da questa frase che riassume bene l'impressione generale che suscita questo ultimo messaggio-
    sono molto legata al territorio di Venezia e so da fonti famigliari del tremendo cambiamento che si è verificato negli ultimi sessant'anni, riguardo il vero e proprio amore, che si manifestava in diverse forme di rispetto e di armonia reciproca, che sosteneva gli abitanti della città in bilico fra il mare e la terra...tutto ciò è durato fino a quando questo equilibrio non è stato spezzato bruscamente in favore del 'progresso economico e sociale della Serenissima ()- si può facilmente rintracciare nel rito del cosiddetto 'Sposalizio con il Mare', nel gettare l'anello fra i flutti un chiaro riferimento ad antichissime pratiche mediterranee (Creta per citare un luogo) , e proprio nell'idea bellissima delle nozze fra la Città e il suo ambiente e territorio...
    Fra le varie considerazioni che si possono fare, è interessante notare come gli uomini agiscano persino contro il proprio vantaggio e quindi contro se medesimi (da notare come nell'ottocento in agricoltura ci si ponesse questo drammatico quesito: come fare ad aumentare la fertilità del suolo?
    primo problema: la concezione ributtante che sta sotto questa domanda;
    secondo problema: la futilità della domanda in se stessa...).
    forse la lettura di Plinio ci può insegnare il triplo di qualsiasi manuale di agraria per il semplice motivo che le conoscenze da cui gli antichi attingevano per discorsi di tal genere era di origine ben più alta, i cui fini trascendevano la mera sussistenza del genere umano ma riguardavano, come è stato giustamente notato, la sua stessa elevazione religiosa e spirituale...coltivare un orticello o seminare nei campi, maritare la vite e vederla crescere fino all'autunno erano vere e proprie forme di meditazione sugli Dei: non c'è pianta, fiore, frutto, luogo naturale (sorgente, bosco, valli, monti e creste, fiumi e laghi etc...) o fenomeno fisico che non rimandi al Divino e che ad esso non sia dedicato o di cui non sia patrono e protettore o che non sia da Essi amato e frequentato (questo tema è presente in tutte le religioni politeistiche, 'pagane', che mi è capitato di studiare!).

    A proposito di paesaggi stravolti dall'impiego intensivo di colture non adatte alla morfologia dei luoghi stessi , nella sola Italia, si potrebbero fare centinaia di esempi già a partire dall'età medievale: le risaie nella valle del Po, il grano nelle zone semi montuose del meridione...ma anche esempi di pratiche virtuose: gli olivi sempre nel meridione, le valli della Toscana e degli Appennini . Ne risulta una deduzione logica: in tutti i casi quando l'uomo si adatta agli usi antichi senza stravolgere la natura del suo territorio prospera, nel caso contrario soccombe...perché anche se continua a prosperare magari economicamente , ormai si è lasciato alle spalle qualcosa di ben più fondamentale...
    D'altra parte quando sento qualcuno dire 'sono stato nell' x posto e ho visto cose naturalistiche bellissime', mi viene un po' da sorridere poiché ditemi voi qual'è un fenomeno naturale, un luogo di questa vasta Terra che non sia sorprendente e meraviglioso?!?
    Forse è questo senso del meraviglioso ch'è andato perduto, e oggi ancor di più temo, la chiara percezione di essere come bambini affascinati da uno spettacolo di grande magia, quella magia che ha ispirato artisti geniali e pensatori di grande spessore spirituale (guarda caso ai giorni nostri anche il lato artistico lascia alquanto a desiderare rispetto ai tempi passati...che dire anche solo delle poesie struggenti di Holderlin sulla sua Germania e sulla Grecia?!?).

    Quasi per caso proprio in questi giorni sto leggendo uno studio su Artemide- a questo proposito è bello ricordare ch'era invocata con l'epiteto di Agrotera, protettrice delle valli selvagge, delle cime dei monti piuttosto che delle città degli uomini, delle fonti, delle selve e di tutti i suoi abitanti...
    ancora oggi, ad Atene, (ad Agrai, dove, guarda caso sorgeva anche il Metroon di Agrai appunto, dove venivano celebrati i piccoli Misteri...) dove sorgeva il suo santuario, c'è una zona boscosa, un piccolo parco e quanto rimane della deliziosa valle dell'Illisso e il ricordo dell'altare delle sue Ninfe e di Pan- un piccolo rifugio dal caos della città moderna che in questi scorci lascia intravedere un po' dell'antico amore che legava i suoi abitanti al sacro territorio dell'Attica...
    Perciò è verissimo, la vera bellezza, che è capace di suscitare l'amore più profondo, salverà il mondo e gli uomini - sempre che non siano tanto ciechi da non saperla riconoscere e onorare e perciò vadano inesorabilmente incontro alla loro distruzione- il mondo permarrà, bellissimo e incantevole come sempre è stato....

    Saluti!

  4. #4
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    Predefinito Nella terra nell'acqua e nel fuoco........

    Anche i templi greci erano costruiti nella prossimita del mare.
    I paleoveneti inoltre erano legati all'acqua doppiamente, qualche studioso del passato definisce le terre pianeggianti venete "endolaguna veneta" basti pensare alle Grandi Valli Veronesi, al sistema fluviale che ha resistito fino al dopoguerra. Le acque sono legate al femminie e alla Morte (intesa come passaggio fluido). Un famoso romanziere ha scritto che l'abluzione sacra nel Gange corrisponde al ritorno all'utero materno, perciò ad una rigenerazione.
    I romani univano le proprietà igeniche dell'acqua con quelle lustrali.
    Per quelle termali,inoltre, non è soltano un ritorno all'utero materno, ma una rigenerazione .l'immersione nel brodo primordiale.
    L'oracolo di Delfi era il frutto dell'acqua, dell'aria, della terra e del fuoco delle faglie terruriche, che dagli inferi venivano i fumi che aiutavano l'oracolo, erano le energie, non del degenerato inferno cristiano, ma del fuoco vulcanico dimora degl Dèdei e degli Eroi .
    Pensate alla leggenda alterata di Teodorico (Von Ber) che per punizione(dato che era ariano) veniva precipitato nell'isola di vulcano proprio nel cratere, ma quella non era una punizione ma la conclusione di un destino regale. Le leggende ci informano che anche il focolaio del vulcano dell'Etna è la dimora di re Artù. Il Dio Vulcano è il protettore degli alchimisti e gli immortali vivono eternamente nel fuoco.

  5. #5
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    Predefinito Paesaggio e agricoltura

    Le radici della poesia
    Le prime spiegazioni che l’umanità cercò del proprio vivere della propria origine in rapporto con l’universo trovarono espressione nei miti prima e nelle religioni poi. I miti furono incorniciati nel paesaggio agreste pastorale come quello della agricoltura delle origini il teatro naturale delle storie che fanno da fondamento alla formazione del mondo. Le presenze magiche si trovano nei boschi e nelle radure iniziano i primi riti di ringraziamento alle divinità. La letteratura fino alla Rivoluzione Francese ci parla di questi luoghi incantati che riprendono il paesaggio che era presente allora.
    Nelle tre grandi composizioni di Virgilio il mondo vegetale è evocato con la viva ambizione di assorbire nella poesia recitata e cantata la totalità del cosmo conosciuto. La sua presenza vi è diffusa e penetrata; e le molteplici apparizioni delle piante nel tessuto poetico sono dotate di alto valore simbolico e metaforico.
    L’incantato programma pastorale delle Bucoliche la bella vegetazione è ordinata quasi a cornice o scenario alle vicende e alle mozioni sentimentali(tentare di incantare) del poeta e dei suoi personaggi.
    Nell’alta lezione colturale e cosmologica delle Georgiche il mondo vegetale è centrale , e da Virgilio come assimilato alla natura degli umani : e vi è ammirata esemplare la sua utilità, la rispettosa e ingegnosa azione del coltivatore, e una pacata, ma esaltante reciprocità di relazioni fra uomo e natura.
    Altra interpretazione esalta infine nella eroica totalizzante visione di vita nell’Eneide: i grandi alberi, e i boschi, vi sono sacri, divinizzati, fatali.

    Sogno di una notte di mezza estate si svolge in un bosco e questa è il ricordo di una antica teogonia, il sabba delle streghe retaggio dei culti dionisiaci si svolge sulla radura di un bosco, le fiabe ci parlano di fonti incantate, di foreste magiche, di monti altissimi, i miti greci ci parlano del mediterraneo dato che sono nate in Grecia ecc.
    La civiltà dell’Occidente nasce sulla coltivazione delle poche terre disponibili, e qui l’intervento dell’uomo lento e fatto con mezzi semplici arricchisce il paesaggio quasi ad integrare la monotonia dei boschi che erano preponderanti e vastissimi nella pianura padana e nelle zone pedemontane.
    Le prime terre ad essere messe a coltura furono quelle collinari dove era più facile estirpare i boschi, e anche più sicure contro le continue invasioni.

  6. #6
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    Predefinito

    L'Acqua e la Terra sono forze strettamente interconnesse, sebbene agli antipodi, a volte interpretabili come principi in opposizione ma che ad un occhio più attento si rivelano strettamente legate (così è per gli Elementi...)- non è un caso che luoghi in cui era preponderante la Grande Dea, Madre dei monti e Signora delle fiere, vi fosse congiunta la figura di una dea marina, o con emblemi che rimandavano all'ambiente delle acque...
    La purezza, le funzioni lustrali, l'igiene e il benessere umano e animale: tutto questo è sempre stato presente nella mente degli antichi- non dimentichiamo che i culti di Asclepio si rifacevano sempre alla presenza di fonti benefiche presenti nei luoghi sacri dove i devoti accorrevano per ritrovare il benessere psico fisico...
    (c'è inoltre una curiosità interessante: ho sentito che i bambini nascono più facilmente e senza traumi in acqua, ovvero se la madre partorisce ad esempio in una piscina; il neonato impara subito a nuotare e a respirare, si trova insomma nel 'suo elemento'...)
    ricordo inoltre che quando ero ancora piccola visitai un luogo nel selvaggio Epiro, dove vi era un celebre Nekromanteion e un oracolo dei morti sull'alto di una rupe e sotto questa rupe un gelido fiume s'immergeva in una grotta che s'indovinava essere molto profonda: tale luogo era detto essere il punto in cui l'Acheronte (se la memoria non mi tradisce!) si gettava nei mondi sotterranei.

    Vi è un legame fra il bosco del monte e la pianura ch'è a valle, non solo puramente fisico (idrogeologico, paesaggistico...) bensì anche mitico: non si può infatti dimenticare come tutte le Dee della Natura siano discendenti l'una dall'altra e quasi riunibili in una figura onnicomprensiva, quella incantevole e terribile Dea Natura dei tempi più tardi- di Lei ci sono ricordi in quelle potniai, dei monti, della vegetazione, degli animali, delle acque, del cielo e della terra, degli animali domestici, della sapienza umana e delle sue molteplici arti. Ci sono ricordi del corteo dionisiaco che attraversa i monti e le valli e le radure dei boschi, ci sono ricordi di Pan e di danze di Ninfe in certi luoghi persino oggi...di notte sulle montagne, quando la Luna illumina i boschi e un cerbiatto appare fra la vegetazione si percepisce ciò che ha fatto nascere tante leggende e tante opere...quale fiaba non prevede il bosco, la magia e gli esseri del mondo 'altro' rispetto a quello umano che interagiscono finalmente con i protagonisti umani? Le piante, gli animali, gli attimi del tempo, ogni cosa del mondo naturale, in qualunque autore con alta sensibilità poetica e conoscenza, diviene o può divenire un simbolo, dotato peraltro di diverse letture, che rimanda ad altri ancora in una catena infinita di relazioni, ch'è simile a quella che si può appunto vedere esemplificata nel mondo della Natura...si può così leggere il mondo reale come un simbolo in se stesso- questa era l'antichissima concezione delle cose e dell'uomo...

    Il mediterraneo, la sua flora hanno condizionato persino la formazione delle lingue che in esso erano parlate un tempo...l'agricoltura, la relazione con i processi e le leggi della Terra in epoche antiche non erano considerate come scisse da quanto costituisce la base del vivere e dell'esistenza, e a volte è confortante vedere come Esiodo parli delle opere dei campi, del ciclo delle stagioni o come negli antichi poeti sia esaltata la vita armoniosa, che porta pace e serena abbondanza (non smodata sovrabbondanza), è bello rileggere i calendari agrari e vedere la logica, la competenza insuperabile di chi sapeva con grande precisione cosa stava facendo ma soprattutto perchè...una competenza che ha salvato il mondo moderno dall'attuale sfacelo fin tanto che non è stata considerata arretrata...

    Saluti!

 

 

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