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  1. #1
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    Predefinito Siccome il papa, com'è noto, non può parlare...

    ...il TG1 di oggi ha aperto con due servizi, della durata complessiva di sei minuti e mezzo circa, nel quale ha riferito dell'intervento del papa all'Angelus e della manifestazione politica di Piazza San Pietro (perché questo è stata, con tanto di striscioni), con il consueto corredo di interviste ai seguaci del papa presenti nella piazza, l'intervista a Ruini, che ovviamente nega "trattarsi di una prova di forza politica", e la sequenza di dichiarazioni di politici, di destra e del PD (non potevo dire "di destra e di sinistra", perché il PD palesemente non è un partito di sinistra) tutte concordi con il papa.

    Nessun accenno alle posizioni critiche.

    Ite, missa est.

  2. #2
    Ha da venì Baffone
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    Mi chiedo se non è arrivato il momento di passare ad atti di sabotaggio
    veri e propri nei confronti della chiesa e dei suoi leccapiedi.

  3. #3
    creaxiano ad personam
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    è un piacere ritrovarti jan......


    w pannella

  4. #4
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    il papa può parlare eccome...

    resta il fatto che la storia della sapienza è stata un vero e proprio boomerang x i laici e x chi contrasta l'interventismo del clero...

  5. #5
    Ha da venì Baffone
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaBI Visualizza Messaggio
    il papa può parlare eccome...

    resta il fatto che la storia della sapienza è stata un vero e proprio boomerang x i laici e x chi contrasta l'interventismo del clero...

    Non sono d'accordo ...
    è stato un atto di ribellione ed è una cosa positiva, a patto che la
    cosa si ripeta ancora ed ancora, sempre.

    Subire un po' il contrattacco della mafia Vaticana era in fondo prevedibile.

    Se le pecore si sono recate a San Pietro a baciare il divino deretano,
    molti saranno perplessi nel vedere la violenza di questi parassiti e l'eco
    esagerata che hanno in tutti i media ( soprattutto se confrontata
    con il silenzio e l'isolamento di chi sostiene il laicismo ).
    Il Guardian se ne è accorto e mostra simpatia per la nostra causa.

    L'importante ora è continuare, con continue provocazioni, ribellioni
    e veri e propri sabotaggi ... l'indignazione mediatica ed il lavaggio
    del cervello, come tutte le cose, finisce per stufare e per provocare
    la reazione contraria nelle masse.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaBI Visualizza Messaggio
    il papa può parlare eccome...

    resta il fatto che la storia della sapienza è stata un vero e proprio boomerang x i laici e x chi contrasta l'interventismo del clero...
    forse la prima volta.
    Ma bisogna pur iniziare un'opera di sistematico,continuo e diffuso boicottaggio dello strapotere clericale,e finalmente laicizzare il Paese

  7. #7
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    Su radio Maria, una radio finanziata dallo Stato italiano con l' otto x mille.



  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Piotr Visualizza Messaggio
    Mi chiedo se non è arrivato il momento di passare ad atti di sabotaggio
    veri e propri nei confronti della chiesa e dei suoi leccapiedi.
    Per quanto mi riguarda la mia polizza d'assicurazione è l'iscrizione al PS, uno dei pochi partiti che ha criticato l'invito del rettore.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaBI Visualizza Messaggio
    resta il fatto che la storia della sapienza è stata un vero e proprio boomerang x i laici e x chi contrasta l'interventismo del clero...
    Mah.

    Indubbiamente il papa, facendo la vittima, ha trasformato un insuccesso in un successo. Sarebbe stato ben diverso se le pressioni del mondo politico e dell'opinione pubblica avessero costretto il rettore a fare marcia indietro. Così non è stato perché i partiti italiani non funzionano, non hanno più un radicamento nella società e quindi si appoggiano ai gruppi di potere esistenti, compresa la chiesa cattolica.

    Questa situazione continuerà fino a quando l'opinione pubblica laica, in Italia, non tornerà a farsi rappresentare e ad essere rappresentata.

    Il boomerang maggiore comunque è stato il fallimento dei referendum sulla procreazione assistita. Da allora la chiesa cattolica ed i suoi sicofanti non si contengono più.

  10. #10
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    Lettera di Paolo Flores D'Arcais al presidente Napolitano.


    Caro Presidente,
    tempo fa, dovendo scriverti per invitarti ad una iniziativa di MicroMega, chiesi tramite il tuo addetto stampa se dovevo continuare ad usare il “tu” della consuetudine precedente la tua elezione, o se era più consono che usassi il “lei”, per rispetto alla carica istituzionale. Poiché, tramite il tuo addetto stampa, mi facesti sapere che preferivi che continuassi a scriverti con il “tu”, è in questo modo che mi rivolgo a te in questa lettera aperta, tanto più che, essendo una lettera critica, mi sembrerebbe ipocrisia inzuccherare la critica con la deferenza del “lei”.

    Il mio dissenso, ma si tratta piuttosto di stupore e di amarezza, riguarda la lettera di scuse che in qualità di Presidente, dunque di rappresentante dell’unità della nazione, hai inviato al Sommo Pontefice per l’intolleranza di cui sarebbe stato vittima. E’ verissimo che di tale intolleranza, di una azione che avrebbe addirittura impedito al Papa di parlare nell’aula magna della Sapienza, anzi perfino di muoversi liberamente nella sua città, hanno vociato e scritto tutti i media, spesso con toni parossistici.

    Ma è altrettanto vero che di tali azioni non c’è traccia alcuna nei fatti. La modesta verità dei fatti è che il magnifico rettore (senza consultare preventivamente il senato accademico, ma mettendolo di fronte al fatto compiuto, come riconosciuto dallo stesso ex-portavoce della Santa Sede Navarro-Vals in un articolo su Re-pubblica) ha invitato il Papa come ospite unico in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico (a cui partecipano in nome della Repubblica italiana il ministro dell’università e il sindaco di Roma), e che, avutane notizia dalla agenzia Apcom il professor Marcello Cini (già dallo scorso novembre) e alcune decine di suoi colleghi (più di recente) hanno espresso per lettera al rettore un loro civilissimo dissenso.

    Quanto agli studenti, nell’approssimarsi della visita alcuni di loro hanno espresso l’intenzione di manifestare in modo assolutamente pacifico un analogo dissenso, nella forma di ironici happening.

    Il rettore Guarini ha comunque rinnovato al Papa l’invito, e tanto il Presidente del Consiglio Romano Prodi quanto il ministro degli Interni Giuliano Amato hanno esplicitamente escluso che si profilasse il benché minimo problema di ordine pubblico (malgrado la campagna allarmistica montata dal quotidiano dei vescovi italiani, “L’Avvenire”, rispetto a cui le dichiarazioni di Prodi e Amato suonavano esplicita smentita). Nulla, insomma, impediva a Joseph Ratzinger di recarsi alla Sapienza e pronunciare nell’aula magna la sua allocuzione.

    Di pronunciare, sia detto en passant e per amore di verità, il suo monologo, visto che nessun altro ospite contraddittore o “discussant” era previsto, e un monolo-go resta a tutt’oggi nella lingua italiana l’opposto di un dialogo, checchè ne abbia mentito l’unanime coro mediatico-politico (che di rifiuto laicista del dialogo continua a parlare), a meno di non ritenere che tale opposizione, presente ancora in tutti i dizionari in uso nelle scuole, sia il frutto avvelenato del già stigmatizzato complotto laicista.

    Tutto dunque lasciava prevedere che la giornata si sarebbe svolta così: mentre Benedetto XVI pronunciava il suo monologo nell’aula magna, tra il plauso deferente dei presenti (e in primo luogo del ministro Mussi e del sindaco Veltroni), ad alcune centinaia di metri di distanza alcuni professori di fisica avrebbero tenuto un dibattito sui rapporti tra scienza e fede esprimendo opinioni decisamen-te diverse da quelle del regnante Pontefice, e ad altrettanta debita distanza qualche centinaio di studenti avrebbe innalzato cartelli di protesta e maschere ironiche. Ironia che può piacere o infastidire, esattamente come le vignette contro il profeta Maometto, ma che costituisce irrinunciabile conquista liberale.

    Dove sta, in tutto ciò, l’intolleranza? E addirittura la prevaricazione con cui si sarebbe messo al Papa la mordacchia (secondo l’happening inscenato in aula magna dagli studenti di Comunione e liberazione)?

    A me sembra che intolleranza – vera e anzi inaudita – sarebbe stato vietare ad un gruppo di docenti di discutere in termini sgraditi ai dogmi di Santa Romana Chiesa, e ad un gruppo di studenti di manifestare pacificamente le loro opinioni, ancorché in forme satiricamente irridenti. Se anzi di tali divieti si fosse solo fatto accenno da parte di qualche autorità, credo che un numero altissimo di cittadini si sarebbe sentito in dovere di rivolgersi a te quale custode della Costituzione, con toni di angosciata preoccupazione per libertà fondamentali messe così platealmente a repentaglio. Ma, per fortuna (della nostra democrazia), nessun ac-cenno del genere è stato fatto.

    Il Sommo Pontefice non era di fronte ad alcun impedimento, dunque. Ha scelto di non partecipare perché evidentemente non tollerava che, pur avendo garanzia di poter pronunciare quale ospite unico il suo monologo in aula magna, nel resto della città universitaria fossero consentite voci di dissenso, anziché risuo-nare un plauso unanime.

    Non è, questa, una mia malevola interpretazione, visto che sono proprio gli am-bienti vaticani ad aver riferito che il Papa preferiva rinunciare a recarsi in visita presso una “famiglia divisa” (cioè il mondo accademico e studentesco della Universitas studiorum, la cui quintessenza istituzionale è però proprio il pluralismo delle opinioni). Ma pretendere quale conditio sine qua non per la propria partecipazione un plauso unanime non mi sembra indice di propensione al dialogo bensì, piuttosto, di vocazione totalitaria.

    Non vedo dunque per quale ragione tu abbia ritenuto indispensabile, a nome di tutta la nazione di cui rappresenti l’unità, porgere al Papa quelle solenni scuse. Che ovviamente, data la tua autorità, hanno fatto il giro del mondo. Se c’è qualcuno che aveva diritto a delle scuse, semmai, è il gruppo di illustri docenti, tutti nomi di riconosciuta statura internazionale nel mondo scientifico, e che tengono alto il prestigio italiano nel mondo, a contrappeso dell’immagine di “mondezza” e politica corrotta ormai prevalente all’estero per quanto riguarda il nostro paese. Questi studiosi sono stati infatti accusati di fatti mai avvenuti, e insolentiti con tutte le ingiurie possibili (“cretini” è stato il termine più gentile usato dai maestri di tolleranza [Cacciari, ndD] che si sono scagliati contro il diritto di critica di questi studiosi).

    Né si può passare sotto silenzio il contesto in cui il monologo di Benedetto XVI si sarebbe svolto, contesto caratterizzato da due aggressive campagne scatenate dalle sue gerarchie cattoliche. Trascuriamo pure la prima, cioè i rinnovati e sistematici attacchi al cuore della scienza contemporanea, l’evoluzionismo darwiniano (bollato di “scientificità non provata” da un recente volume ratzingeriano uscito in Germania), benché il rifiuto della scienza non sia cosa irrilevante per chi dovrebbe aprire l’anno accademico della più importante università del paese.

    Infinitamente più grave mi sembra la seconda, la qualifica di assassine scagliata dal Papa e dalle sue gerarchie, in un crescendo di veemenza e fanatismo, contro le donne che dolorosamente abbiano scelto di abortire. Questo sì dovrebbe risultare intollerabile. Se un gruppo di scienziati accusasse Papa Ratzinger, o solo an-che il cardinal Ruini, il cardinal Bertone, il cardinal Bagnasco, di essere degli as-sassini, altro che lettere di scuse!

    E perché mai, invece, ciascuno di loro può consentirsi di calunniare come assas-sina, nel silenzio complice dei media e delle istituzioni, ogni donna che abbia deciso di utilizzare una legge dello Stato confermata da un referendum popolare?


    Se vogliono rivolgersi alle donne del loro gregge ricordando che l’aborto, anche un giorno dopo il concepimento, è un peccato mortale, e che quindi andranno all’inferno, facciano pure, proprio in base a quel “libera Chiesa in libero Stato” che il Risorgimento liberale e moderato di Cavour ci ha lasciato in eredità. Ma diffamare come assassine cittadine italiane che nessun reato hanno commesso è una enormità che non può essere passata sotto silenzio, e non sono certo il solo ad essermi domandato con amarezza perché, in quanto custode dell’unità della nazione e dunque anche delle sue radici risorgimentali, tu non abbia fatto risuonare la protesta dello Stato repubblicano.

    La canea di accuse e di menzogne di questi giorni mi ha portato irresistibilmente alla memoria una piccola esperienza di oltre quarant’anni fa, nel 1966, quando – giovane universitario iscritto al Partito comunista da meno di tre anni – vissi incredulo l’esperienza di un congresso (l’XI, se non ricordo male) di un Partito che si vantava di essere sostanzialmente più libero e democratico degli altri (per questo, del resto, vi ero entrato, come milioni di italiani), in cui Pietro Ingrao, per aver moderatissimamente avanzato l’idea di un “diritto al dissenso” fu investito da una esondazione di critiche e vituperi, compresa l’accusa di essere proprio lui un intollerante!

    Con una differenza sostanziale e preoccupante: che allora tale capovolgimento della realtà, versione soft ma non indolore dell’incubo orwelliano, riguardava solo un partito. Oggi investe l’intero paese, la sua intera classe politica, la quasi totalità dei suoi mass-media.

    Ecco perché spero che tu voglia prestare attenzione anche all’angosciata preoc-cupazione di quei segmenti laici (o laicisti, come preferisce la polemica corrente) del paese, non so se maggioritari o minoritari (ma la democrazia liberale, a cui ci hai più volte richiamato, è garanzia di parola e ascolto anche per il dissenso più sparuto, fino al singolo dissidente), che ormai vengono emarginati o addirittura cancellati dalla televisione, cioè dallo strumento dominante dell’informazione, e il cui diritto alla libertà d’opinione viene di conseguenza vanificato, mentre ogni tesi oscurantista può dilagare e spadroneggiare.
    Con stima, con speranza, con affetto, credimi,
    tuo Paolo Flores d’Arcais.
    (da Liberazione-20 Gennaio 2008)

 

 
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