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  1. #1
    www.pnveneto.org - PNV
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    Trevixo - Venetia
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    Predefinito Cambiare il gioco. Non le sue regole.

    Cambiare il gioco. Non le sue regole.

    http://www.pnveneto.org/index.php/20...le-sue-regole/

    La fine dell’ultimo governo dello Stato italiano – ingloriosa ma non più di altre, il suo ultimo sigillo sarà un volo di saliva, detto altrimenti “sputo” – segnala che è tempo, per tutti i popoli che sono stati aggiogati allo Stato-Italia, di prendere finalmente coscienza di sé, e delle proprie origini e del proprio destino, e contribuire tutti insieme al cambiamento. Che non deve essere un cambiamento di regole. Deve essere sostituito il gioco. Il nuovo gioco si chiamerà Venetia libera e sovrana, Sardegna libera e sovrana, Sicilia libera e sovrana. Sarebbe ora che le tetre sale dove il governo italiano si è riunito per un secolo e mezzo, dove l’Alì Babà di turno ha assemblato per cento governi i suoi 1000 ladroni, divenissero musei, aperti ai milioni di turisti che visitano annualmente la Città “eterna” – finché dura. Ma anche solo basterebbe, per intanto, che il popolo della Venetia prendesse coscienza di sé, e si domandasse: “ma vogliamo veramente un altro governo italiano, o non piuttosto la libertà, l’indipendenza, il nostro governo, il nostro Stato, i nostri confini, la nostra lingua?”. La Storia non ha un corso fisso, ritornare alla libertà originaria della Venetia non sarebbe un salto indietro, ma un immenso salto in avanti. Ne avrebbero beneficio immane le nuove generazioni, e, se questo è il timore, non vi sarebbe nessun scandalo internazionale. L’Economist, in un servizio sull’Europa del futuro, aveva già previsto agli inizi degli anni Novanta la fine dell’Italia e la Venetia libera, aveva perfino ideato una mappa dell’Europa a metà XXI secolo che tale Venetia naturalmente comprendeva: nessuno si scandalizzerà se la Catalogna darà l’addio alla Castiglia nel 2014 (nessuno manderà Brigate Garibaldi ad uccidere i Catalani), la Scozia all’Inghilterra nel 2010. Forse i giornali internazionali non vi daranno neppure grande spazio. Sarà qualcosa di naturale e di bello, e di indolore. Si sostituiranno le bandiere, si creeranno confini di Stato elettronici, si cambieranno il nome ad un po’ di strade, cui verrà restituito il nome pristino. La Venetia sarà parte di UE, NATO, ONU, avrà il proprio governo, leggero e decentrato, la propria costituzione e la propria bandiera. Architetti di valore disegneranno i nuovi edifici parlamentari, magari intorno ad una delle tante ville venete abbandonate. L’inno di Mameli sarà spedito al luogo che gli è proprio, agli esegeti de La Settimana Enigmistica perché spieghino a chi ancora interessa che cosa vuol dire. Questo potrà avvenire per via pacifica, istituzionale, referendaria, democratica.
    Il risultato sarà un immenso senso di liberazione. Ma anche una liberazione vera e propria. Vi saranno poche tasse ma servizi efficienti, il contrario della situazione attuale; le università torneranno a fiorire nel panorama internazionale come era ancora nel Seicento e nel Settecento, almeno per l’unica allora esistente, Padova. Le sorti dei Veneti saranno decise dai Veneti. Pensate che fino ad ora le hanno decise personaggi che il Veneto, se lo conoscono, hanno in odio e disprezzo, come tutti i miserabili che invidiano coloro che sono migliori di loro, ma che ad essi per qualche malo giro del destino sono sottoposti. I maestri zen dello sputo libero, delle corna e delle grida.
    Altrimenti, un altro governo. Un altro (penoso) giro, un altro (ricco) regalo (da noi ai parassiti).
    La Venetia sarà più prospera forse dell’Austria, forse prospera come la Svizzera, e insieme, avrà una delle varietà territoriali più estese del mondo, le città tra le più belle, la popolazione tra le più attive, la terra tra le più ubertose. Brescia, Bergamo, Crema, Cremona saranno benvenute, e Milano diverrà un piccolo ricchissimo granducato, una Montecarlo padana. Per effetto domino tutto il sistema Italia si dissolverà, e tutti gli (ex-)italiani ne saranno immensamente beneficiati. Finalmente, respireranno.
    Ma possibile che il disgusto dello spettacolo orrendo di tutti i governi italioti del dopoguerra non abbia raggiunto la soglia critica? A che scopo sopportare ancora? Non sono gli uomini cattivi, ma lo è il sistema. Gli uomini sono furbi, ne prendono vantaggi. Hanno crocefisso Mastella, ma se si guarda alla sua carriera si vede la carriera di un uomo astuto e intelligente, costante e determinato, ha saputo inserirsi in un sistema fatto per questo, perché qualcuno furbamente ne tragga ogni vantaggio. Tuttavia, per il vantaggio che tocca a pochi privilegiati, milioni vivono in povertà. E’ un sistema marcio, è un gioco mortale.
    Poniamovi fine. Si abbia un sussulto d’orgoglio.
    Il PNV darà il proprio apporto. Alle elezioni amministrative nel 2008 in Veneto. Alle elezioni europee del 2009. Nella dialettica tra il locale, e vitale, e la dimensione europea, ancora tutta da definire con l’apporto dei singoli Stati piccoli e liberi che stanno nascendo, sta il futuro.
    Ne sit quid nimis. Antica massima latina, il troppo storpia. E qui è arrivato.
    A questo punto, tra sputi e barelle, corna e insulti, è chiaro che non è un governo tra i tanti che naufraga, è un sistema che non regge più. Prendiamone atto. E agiamo di conseguenza.

    Paolo Bernardini

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  2. #2
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    Caro Signor Bernardini,

    premetto che adoro il Veneto e la sua gente, la migliore che io abbia mai conosciuto.
    Negli anni '60 e '70, quando, noi giovani di allora, avevamo voglia di bagordi e mangiar bene a poco prezzo, andavamo nel Veneto dove "i terroni del nord" (così vi chiamavamo e vi compiacevate di essere definiti) ci offrivano economica ospitalità.
    Allora l'industralizzazione del nord-est non era nemmeno pensabile e molti treni di pendolari venivano da Verona, Vicenza e Padova nella ricca "Milano da bere".
    Con la dissoluzione della Iugoslavia il Triveneto iniziò a riempirsi di piccole piccole ma agguerite industrie artigianali. Parimenti iniziò una sorta di ridimensionamento dell'industria lombarda ( o comunque una sostanziale diminuzione del tasso di crescita ). Oggi è davvero impressionante verificare come è cresciuto il Veneto, anzi il Triveneto! Ha interamente recuperato (?) la gloria di un tempo, la gloria della Venezia dei Dogi (?).
    E anche la vanagloria di certi suoi irriflessivi estimatori cui non sono chiare le dinamiche socioeconomiche che possono arricchire o impoverire i popoli.
    Le ricordo che quando vivevate negli acquitrini Roma era il Mondo e voi ne mendicavate la cittadinanza. E quando Roma non esisteva la Sicilia era la Magna Grecia, cui la cultura veneta è largamente tributaria oltre a quella romana.
    Bisogna avere il senso della Storia per capire perchè a volte un popolo appare, per un periodo di tempo più o meno lungo, più virtuoso di un'altro. E solo comprendendo ciò cresce dentro di noi il fiore della modestia che non ha nulla a che vedere con quella malapianta che le avvelena l'anima e la rende intellettualmente miope.
    Il disastro della nostra repubblica è dovuto anche a famosi politici veneti (Piccoli, Rumor, Bisaglia) che hanno fatto scuola e hanno lasciato molti eredi, dopo aver poppato a morte
    Mamma Roma. E oggi ne paghiamo tutti le conseguenze.
    Ma la soluzione non è nella segmentazione ma nel radicale cambiamento delle regole alle cui perversità non è estraneo neppure il Veneto (legga "La Casta").
    Occorre rifondare la nostra repubblica sulla base di un nuovo patto sociale, sodale ma inflessibile, cambiare la Costituzione, abolire i privilegi, depenalizzare i piccoli reati e rendere penalmente perseguibili (con certezza) la frode e la millanteria politica, la corruzione attiva e passiva, la concussione, l'evasione e la frode fiscale.
    Premierei l'intrapresa dimezzando la tassazione se rispettosa di fondamentali principi di tutela sociale del lavoratore. Disincentiverei le rendite passive. Combatterei senza quartiere mafia, camorra, ndrangheta, sacra corona e avvierei una sana politica di valorizzazione del mezzogiorno ( turismo, servizi, ricerca ). Ma sopratutto decimerei l'apparato pubblico delle sfaticate mezze maniche e dei suoi cosidetti dirigenti. Il parlamento dovrebbe avere un massimo di 500 deputati tra regionali e nazionali. Le province dovrebbero essere abrogate, molti comuni accorpati in macrocomuni con delegazioni di quartiere (ex sindaci).
    E' vero, è un lavoro immane, forse non basterebbe una generazione, ma si può fare. Ne sono sicuro.
    Ami la nostra Patria, tutta intera!, perchè con tutti i suoi difetti è il bel paese del mondo, dove tutto il mondo prima o poi vuole venire ( non solo per vedere Venezia! ).

    Giuseppe Pellerito
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  3. #3
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    Non servono tante parole, sono cinquant'anni che il Veneto e altre regioni pagano il debito del sud Italia, è ora di finirla! adesso mi dirai che mi interessa la questione economica, si mi interessa anche quella! perchè Roma è un pozzo senza fondo! i soldi dei Veneti devono rimanere in Veneto!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Tataranchiu Visualizza Messaggio
    Caro Signor Bernardini,

    premetto che adoro il Veneto e la sua gente, la migliore che io abbia mai conosciuto.
    Negli anni '60 e '70, quando, noi giovani di allora, avevamo voglia di bagordi e mangiar bene a poco prezzo, andavamo nel Veneto dove "i terroni del nord" (così vi chiamavamo e vi compiacevate di essere definiti) ci offrivano economica ospitalità.
    Allora l'industralizzazione del nord-est non era nemmeno pensabile e molti treni di pendolari venivano da Verona, Vicenza e Padova nella ricca "Milano da bere".
    Con la dissoluzione della Iugoslavia il Triveneto iniziò a riempirsi di piccole piccole ma agguerite industrie artigianali. Parimenti iniziò una sorta di ridimensionamento dell'industria lombarda ( o comunque una sostanziale diminuzione del tasso di crescita ). Oggi è davvero impressionante verificare come è cresciuto il Veneto, anzi il Triveneto! Ha interamente recuperato (?) la gloria di un tempo, la gloria della Venezia dei Dogi (?).
    E anche la vanagloria di certi suoi irriflessivi estimatori cui non sono chiare le dinamiche socioeconomiche che possono arricchire o impoverire i popoli.
    Le ricordo che quando vivevate negli acquitrini Roma era il Mondo e voi ne mendicavate la cittadinanza. E quando Roma non esisteva la Sicilia era la Magna Grecia, cui la cultura veneta è largamente tributaria oltre a quella romana.
    Bisogna avere il senso della Storia per capire perchè a volte un popolo appare, per un periodo di tempo più o meno lungo, più virtuoso di un'altro. E solo comprendendo ciò cresce dentro di noi il fiore della modestia che non ha nulla a che vedere con quella malapianta che le avvelena l'anima e la rende intellettualmente miope.
    Il disastro della nostra repubblica è dovuto anche a famosi politici veneti (Piccoli, Rumor, Bisaglia) che hanno fatto scuola e hanno lasciato molti eredi, dopo aver poppato a morte
    Mamma Roma. E oggi ne paghiamo tutti le conseguenze.
    Ma la soluzione non è nella segmentazione ma nel radicale cambiamento delle regole alle cui perversità non è estraneo neppure il Veneto (legga "La Casta").
    Occorre rifondare la nostra repubblica sulla base di un nuovo patto sociale, sodale ma inflessibile, cambiare la Costituzione, abolire i privilegi, depenalizzare i piccoli reati e rendere penalmente perseguibili (con certezza) la frode e la millanteria politica, la corruzione attiva e passiva, la concussione, l'evasione e la frode fiscale.
    Premierei l'intrapresa dimezzando la tassazione se rispettosa di fondamentali principi di tutela sociale del lavoratore. Disincentiverei le rendite passive. Combatterei senza quartiere mafia, camorra, ndrangheta, sacra corona e avvierei una sana politica di valorizzazione del mezzogiorno ( turismo, servizi, ricerca ). Ma sopratutto decimerei l'apparato pubblico delle sfaticate mezze maniche e dei suoi cosidetti dirigenti. Il parlamento dovrebbe avere un massimo di 500 deputati tra regionali e nazionali. Le province dovrebbero essere abrogate, molti comuni accorpati in macrocomuni con delegazioni di quartiere (ex sindaci).
    E' vero, è un lavoro immane, forse non basterebbe una generazione, ma si può fare. Ne sono sicuro.
    Ami la nostra Patria, tutta intera!, perchè con tutti i suoi difetti è il bel paese del mondo, dove tutto il mondo prima o poi vuole venire ( non solo per vedere Venezia! ).

    Giuseppe Pellerito
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    Signor Pellerito approvo in toto le sue argomentazioni!!!! e se gentilmente permette posso aggiungere che la storia del veneto e' la storia dell'Italia alla quale storia ha contribuito enormemente il fatto geografico, non esistendo tra il veneto e le altre regioni limitrofi confini o barriere che abbiano potuto impedire il libero flusso e deflusso delle popolazioni. Senza considerare il fatto che nell'ultimo secolo si sono combattute guerre, ci sono stati morti, enormi sacrifici da parte di tutti gli Italiani per la difesa di questa terra.Che gli italiani, e con essi anche i veneti siano stufi di questa casta politica lo posso comprendere ed e' per questo che anche io sono per un federalismo ,tipo tedesco, dove ogni entita' territoriale si possa assumere la propria responsabilita' , senza per'altro mettere in pericolo l'unita' nazionale, unita' per la quale come ho detto si sono spesi immensi sacrifici.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da MirkoPNE Visualizza Messaggio
    Non servono tante parole, sono cinquant'anni che il Veneto e altre regioni pagano il debito del sud Italia, è ora di finirla! adesso mi dirai che mi interessa la questione economica, si mi interessa anche quella! perchè Roma è un pozzo senza fondo! i soldi dei Veneti devono rimanere in Veneto!
    Caro Mirko non solo non servono tante parole a risolvere i tanti problemi che affliggono la tua regione, come per'altro le altre regioni, come la Toscana l'Umbria le marche .....ma non risolvera' il tuo problema neanche chiamando l'Italia " Porca " , perche' e' solo unendo le forze che si potra' arrivare ad un federalismo unitario . Non e' che chi si alzi per primo alla mattina si possa´fare le regole in una comunita' civile. Io sono convinto che quello che vuoi raggiungere sia raggiungibile ,ma in un contesto unitario e con il consenso di tutta la comunita'. Questo consenso c'e'. Manca solo la persona illuminata che lo porti in atto !!!!!!! HAST DU VERSTANDEN????????

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da giane Visualizza Messaggio
    Cambiare il gioco. Non le sue regole.

    http://www.pnveneto.org/index.php/20...le-sue-regole/

    La fine dell’ultimo governo dello Stato italiano – ingloriosa ma non più di altre, il suo ultimo sigillo sarà un volo di saliva, detto altrimenti “sputo” – segnala che è tempo, per tutti i popoli che sono stati aggiogati allo Stato-Italia, di prendere finalmente coscienza di sé, e delle proprie origini e del proprio destino, e contribuire tutti insieme al cambiamento. Che non deve essere un cambiamento di regole. Deve essere sostituito il gioco. Il nuovo gioco si chiamerà Venetia libera e sovrana, Sardegna libera e sovrana, Sicilia libera e sovrana. Sarebbe ora che le tetre sale dove il governo italiano si è riunito per un secolo e mezzo, dove l’Alì Babà di turno ha assemblato per cento governi i suoi 1000 ladroni, divenissero musei, aperti ai milioni di turisti che visitano annualmente la Città “eterna” – finché dura. Ma anche solo basterebbe, per intanto, che il popolo della Venetia prendesse coscienza di sé, e si domandasse: “ma vogliamo veramente un altro governo italiano, o non piuttosto la libertà, l’indipendenza, il nostro governo, il nostro Stato, i nostri confini, la nostra lingua?”. La Storia non ha un corso fisso, ritornare alla libertà originaria della Venetia non sarebbe un salto indietro, ma un immenso salto in avanti. Ne avrebbero beneficio immane le nuove generazioni, e, se questo è il timore, non vi sarebbe nessun scandalo internazionale. L’Economist, in un servizio sull’Europa del futuro, aveva già previsto agli inizi degli anni Novanta la fine dell’Italia e la Venetia libera, aveva perfino ideato una mappa dell’Europa a metà XXI secolo che tale Venetia naturalmente comprendeva: nessuno si scandalizzerà se la Catalogna darà l’addio alla Castiglia nel 2014 (nessuno manderà Brigate Garibaldi ad uccidere i Catalani), la Scozia all’Inghilterra nel 2010. Forse i giornali internazionali non vi daranno neppure grande spazio. Sarà qualcosa di naturale e di bello, e di indolore. Si sostituiranno le bandiere, si creeranno confini di Stato elettronici, si cambieranno il nome ad un po’ di strade, cui verrà restituito il nome pristino. La Venetia sarà parte di UE, NATO, ONU, avrà il proprio governo, leggero e decentrato, la propria costituzione e la propria bandiera. Architetti di valore disegneranno i nuovi edifici parlamentari, magari intorno ad una delle tante ville venete abbandonate. L’inno di Mameli sarà spedito al luogo che gli è proprio, agli esegeti de La Settimana Enigmistica perché spieghino a chi ancora interessa che cosa vuol dire. Questo potrà avvenire per via pacifica, istituzionale, referendaria, democratica.
    Il risultato sarà un immenso senso di liberazione. Ma anche una liberazione vera e propria. Vi saranno poche tasse ma servizi efficienti, il contrario della situazione attuale; le università torneranno a fiorire nel panorama internazionale come era ancora nel Seicento e nel Settecento, almeno per l’unica allora esistente, Padova. Le sorti dei Veneti saranno decise dai Veneti. Pensate che fino ad ora le hanno decise personaggi che il Veneto, se lo conoscono, hanno in odio e disprezzo, come tutti i miserabili che invidiano coloro che sono migliori di loro, ma che ad essi per qualche malo giro del destino sono sottoposti. I maestri zen dello sputo libero, delle corna e delle grida.
    Altrimenti, un altro governo. Un altro (penoso) giro, un altro (ricco) regalo (da noi ai parassiti).
    La Venetia sarà più prospera forse dell’Austria, forse prospera come la Svizzera, e insieme, avrà una delle varietà territoriali più estese del mondo, le città tra le più belle, la popolazione tra le più attive, la terra tra le più ubertose. Brescia, Bergamo, Crema, Cremona saranno benvenute, e Milano diverrà un piccolo ricchissimo granducato, una Montecarlo padana. Per effetto domino tutto il sistema Italia si dissolverà, e tutti gli (ex-)italiani ne saranno immensamente beneficiati. Finalmente, respireranno.
    Ma possibile che il disgusto dello spettacolo orrendo di tutti i governi italioti del dopoguerra non abbia raggiunto la soglia critica? A che scopo sopportare ancora? Non sono gli uomini cattivi, ma lo è il sistema. Gli uomini sono furbi, ne prendono vantaggi. Hanno crocefisso Mastella, ma se si guarda alla sua carriera si vede la carriera di un uomo astuto e intelligente, costante e determinato, ha saputo inserirsi in un sistema fatto per questo, perché qualcuno furbamente ne tragga ogni vantaggio. Tuttavia, per il vantaggio che tocca a pochi privilegiati, milioni vivono in povertà. E’ un sistema marcio, è un gioco mortale.
    Poniamovi fine. Si abbia un sussulto d’orgoglio.
    Il PNV darà il proprio apporto. Alle elezioni amministrative nel 2008 in Veneto. Alle elezioni europee del 2009. Nella dialettica tra il locale, e vitale, e la dimensione europea, ancora tutta da definire con l’apporto dei singoli Stati piccoli e liberi che stanno nascendo, sta il futuro.
    Ne sit quid nimis. Antica massima latina, il troppo storpia. E qui è arrivato.
    A questo punto, tra sputi e barelle, corna e insulti, è chiaro che non è un governo tra i tanti che naufraga, è un sistema che non regge più. Prendiamone atto. E agiamo di conseguenza.

    Paolo Bernardini
    Se cambiare il gioco significa ritornare ai tempi del regno Lombardo Veneto, gran ducato di Toscana , Ducato di Lucca, Stato pontificio etc etc, dove c'era la regola del'uno contro tutti e tutti contro uno allora IL GIOCO NON VALE LA CANDELA. Und Tschüs, Adios, Aufwiedersehen!!!!!!!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da lentini pino Visualizza Messaggio
    Caro Mirko non solo non servono tante parole a risolvere i tanti problemi che affliggono la tua regione, come per'altro le altre regioni, come la Toscana l'Umbria le marche .....ma non risolvera' il tuo problema neanche chiamando l'Italia " Porca " , perche' e' solo unendo le forze che si potra' arrivare ad un federalismo unitario . Non e' che chi si alzi per primo alla mattina si possa´fare le regole in una comunita' civile. Io sono convinto che quello che vuoi raggiungere sia raggiungibile ,ma in un contesto unitario e con il consenso di tutta la comunita'. Questo consenso c'e'. Manca solo la persona illuminata che lo porti in atto !!!!!!! HAST DU VERSTANDEN????????
    é proprio l'opposto, se vuoi tutelare tutte le regioni non ne tuteli nessuna, ognuno pensi alla propria regione! che per la mia hanno sempre pensato gli altri...

 

 

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