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    Una sola Patria
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    Predefinito Lombardo indagato dalla Procura di Catania

    Nel palazzo di giustizia di Catania c'è fibrillazione dopo le anticipazioni pubblicate ieri da "Repubblica" sull'inchiesta che vede indagati per concorso esterno in associazione mafiosa il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'Autonomia e suo fratello Angelo, deputato nazionale. Notizie arrivate proprio nei giorni in cui i magistrati del pool cui è stata affidata l'inchiesta, l'aggiunto Giuseppe Gennaro e i sostituti Agata Santonocito, Iole Boscarino e Antonino Fanara, che da due anni in gran segreto hanno raccolto prove e riscontri sulle presunte connivenze dei due uomini politici accusati anche da collaboratori di giustizia, stanno lavorando alla richiesta di ordine di custodia cautelare nei confronti dei fratelli Lombardo da passare alla firma del procuratore Vincenzo D'Agata prima di essere sottoposta al vaglio dell'ufficio del Gip. E ieri il capo della Procura, confermando indirettamente l'inchiesta a carico del governatore, ha parlato di una "matrice politica" della fuga di notizie. "I giornalisti fanno il loro corretto mestiere, ben diversa è la funzione del magistrato che da matrici, interessi e strumentalizzazioni politiche deve e intende restare assolutamente estraneo".

    Dichiarazioni che lasciano trapelare un evidente imbarazzo in una Procura da molto tempo alle prese con un'inchiesta complessa che sei mesi fa, con una decisione passata sotto silenzio, il gip ha rifiutato di archiviare come chiedeva allora la Procura, e che ora sembra aver ritrovato nuovo vigore con riscontri dell'ultima ora compendiati nel corposo rapporto depositato dal Ros.


    Appoggio elettorale in cambio di favori, appalti e posti di lavoro, la più classica delle accuse. Ci sono ore e ore di intercettazioni telefoniche e ambientali, nonostante la rete di sicurezza che Raffaele Lombardo riteneva di aver eretto a protezione delle sue comunicazioni e dichiarazioni di pentiti delle cosche mafiose catanesi, in particolare del clan che faceva capo al vecchio padrino Nitto Santapaola che ha lasciato il suo posto al suo luogotenente di sempre, quel Vincenzo Aiello, il tenutario della "bacinella", la cassa in cui confluivano gli introiti del clan e da cui si prelevavano le somme da reinvestire in affari legali. Proprio Aiello, arrestato l'ultima volta ad ottobre scorso durante un summit di mafia, sarebbe stato il "contatto" dei Lombardo con le cosche. Agli atti dell'inchiesta anche fotografie, filmati e documenti relativi a decine e decine di appalti, nomine e forniture pubbliche regionali, soprattutto nel settore della sanità, dei rifiuti e della formazione professionale. Fiumi di denaro e assunzioni clientelari nell'amministrazione pubblica, non soltanto regionale, negli Ato rifiuti, nei consorzi e nelle società di servizi, nelle Province e nei Comuni dove, parallelamente ai galoppini della mafia che distribuivano facsimile, l'Mpa ha assunto sempre più potere con una campagna acquisti anche tra le altre forze politiche senza precedenti negli ultimi anni.

    Gli investigatori del Ros hanno radiografato gli ultimi due anni di attività, in parallelo, della politica del governo regionale e degli affari delle cosche catanesi. E seguendo questa ragnatela, insieme ai Lombardo, nel registro degli indagati della Procura sono finiti anche altri uomini personaggi, come il deputato regionale dell'Udc Fausto Fagone, alcuni sindaci della Sicilia orientale, funzionari regionali e consulenti che, a vario titolo, avrebbero favorito le attività di Cosa nostra.

    Nell'inchiesta riflettori puntati anche su alcuni personaggi molto vicini al presidente della Regione ed al fratello Angelo. In particolare su un autista e factotum dei due fratelli, un poliziotto che era in servizio a Catania e che adesso svolge la sua attività da privato, a Palermo dopo avere ottenuto un distacco perché consigliere dell'Mpa in una circoscrizione comunale, sulla moglie del poliziotto, consigliere provinciale a Catania sempre nelle fila del Mpa. Gli investigatori hanno anche scoperto la rete dei "postini" che avrebbero trasmesso i messaggi di mafiosi e di imprenditori amici al presidente Raffaele Lombardo ed al fratello Angelo. "Postini" indispensabili perché, come hanno rivelato le intercettazioni a mafiosi e negli ambienti politici, Raffaele Lombardo era "ossessionato" dalla possibilità di essere intercettato. Ma i mafiosi, durante i loro incontri, parlavano della "barriera" che Raffaele Lombardo aveva eretto per non essere raggiunto telefonicamente. Qualche boss si lamentava: "Da quando è stato eletto presidente non ci si può parlare più", mentre altri "comprendevano" e "giustificavano" le precauzioni del Presidente.

    Uno dei capitoli più consistenti dell'inchiesta riguarda poi gli appalti di cui spesso parlavano durante i summit di mafia i boss catanesi che, in cambio di un aiuto, avrebbero sostenuto elettoralmente i due fratelli. Un nuovo pentito ha svelato questi intrecci tra mafiosi e politici tracciando una mappa di tutti gli interessi economici, grandi e piccoli, che non riguarderebbero soltanto la Sicilia orientale, ma anche Palermo, Agrigento e Trapani.
    Parallelamente all'inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, nei confronti di Raffaele Lombardo a Catania c'è un'altra indagine per un intervento che il governatore avrebbe fatto a favore di venditori ambulanti del centro storico che erano stati fatti sgomberare da polizia e vigili urbani. In quell'occasione Lombardo, come conferma un dettagliato rapporto delle forze dell'ordine, scese in strada, chiese informazioni ad un ambulante che rassicurò sostenendo che chi li aveva fatti sgomberare era "un pazzo e uno scriteriato", esortando poi gli ambulanti a ritornare nei loro posti.


    Voto di scambio e appalti pilotati Due anni di indagini sul governatore - Repubblica.it
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    Predefinito Rif: Lombardo indagato dalla Procura di Catania

    Il leader nazionale del Partito democratico ha incontrato a Roma il segretario Lupo e il capogruppo all'Ars Cracolici. Oggetto del vertice l'inchiesta su mafia e politica condotta dalla procura di Catania.
    Pier Luigi Bersani chiede "chiarezza" e, nel frattempo, "congela" la posizione del suo partito in Sicilia. Il Pd per adesso non cambia linea politica su Raffaele Lombardo, come auspicato da qualche esponente siciliano dei democratici, ma rinvia a data da destinarsi la discussione sull'ingresso in giunta e aspetta che il governatore autonomista chiarisca davanti all'Assemblea regionale la sua posizione rispetto all'inchiesta della Procura di Catania sui rapporti tra mafiosi, amministratori e politici che lo coinvolge. E' la linea scelta dal partito a conclusione della riunione, a Roma, tra il leader Bersani, il segretario siciliano Giuseppe Lupo e il capogruppo all'Ars Antonello Cracolici.

    Passa dunque la posizione della cautela, caldeggiata dai due dirigenti siciliani subito dopo la notizia dell'indagine a carico del presidente della Regione. All'atteggiamento intransigente di alcuni rappresentanti del partito che volevano l'interruzione del dialogo sulle riforme avviato con Lombardo, Bersani, che ha apprezzato il lavoro del partito in Sicilia in tema di riforme come quella appena approvata sui rifiuti, ha risposto mostrando di condividere la posizione garantista del gruppo dirigente siciliano. Prima di assumere scelte politiche nette, Lupo e Cracolici vogliono ascoltare Lombardo e avere maggiori elementi riguardo l'inchiesta della magistratura etnea. "E' necessario - dice Lupo - che si faccia rapidamente chiarezza nell'interesse della Sicilia. Valuteremo i fatti".


    Bersani congela l'alleanza in Sicilia "Lombardo deve fare chiarezza"  - Palermo - Repubblica.it


    Ma quale chiarezza... Lombardo non va proprio appoggiato.
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