Come ogni manifestazione ha la propria ragion d’essere nel suo Principio, così ogni disciplina particolare di studio ha senso e significato solo se ricollegata, quale espressione più o meno contingente, ad un sapere primo e superiore, vale a dire ad un sapere metafisico. Per quanto condivisa ormai dai più sia l’idea moderna filosofica del termine «metafisica» (meglio sarebbe allora dire, «pseudo-metafisica»), crediamo superfluo precisare ancora in questa sede cosa si debba intendere realmente con tale parola [al riguardo, si veda il nostro scritto «Metafisica» su questo forum], pur comprendendo tuttavia che le deformazioni universitarie e profane impartite in tal senso siano per molti, almeno all’inizio, dure da estirpare.
L’«astrologia», secondo una prospettiva pienamente tradizionale, rientra a pieno titolo in una gerarchia di conoscenze che, per la loro particolare posizione nel simbolismo cosmologico, si prestano ad essere adeguato ed efficace supporto di conoscenza metafisica e di realizzazione spirituale per l’essere umano (entrambe le cose – conoscenza metafisica e realizzazione spirituale – in realtà coincidendo). Col termine «astrologia» non si deve dunque confondere tale scienza cosmologica con quella sua particolare applicazione “divinatoria” che, pur occupando un legittimo posto nell’insieme delle scienze tradizionali, tende come ogni altra applicazione relativa ad assumere un ruolo sempre più predominante e sempre più degenerato al riassorbirsi dell’influsso spirituale di una Tradizione [da ciò risulta inoltre scontata l’assurdità di un’«astrologia» divinatoria, come quella contemporanea, che voglia fondare i propri calcoli su considerazioni per nulla tradizionali ma «scientifiche» e «positivistiche»].
Va detto allora che la scienza astrologica tradizionale permette di essere supporto di conoscenza metafisica in virtù di un simbolismo niente affatto convenzionale ed umano ma – se ci è permesso esprimerci così - ben “reale” in quanto espressione fisica in un determinato ambito e secondo specifiche condizioni (come il tempo e lo spazio) di quello stesso Verbo che è fondamento di ogni cosa. Al riguardo riteniamo utile riportare per intero una nota presente nel libro L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta di R. Guénon [nota 2 pag.192], per sbarazzare ulteriormente il campo da idee erronee sull’«astrologia»: «I fenomeni naturali in genere, e specialmente quelli astronomici, non sono mai considerati dalle dottrine tradizionali che a titolo di semplici modi d’espressione, per simbolizzare certe verità di ordine superiore; ed essi infatti le simbolizzano appunto perché le loro leggi sono, in ultima analisi, una espressione di queste stesse verità in uno speciale dominio, una specie di traduzione dei principi corrispondenti, adatta naturalmente alle condizioni particolari dello stato corporeo ed umano. Si può dunque comprendere da ciò a quali gravi errori vanno incontro quelli che vogliono scorgere del «naturalismo» in tali dottrine e credono che esse si propongano semplicemente di descrivere e spiegare i fenomeni nel modo stesso della scienza «profana», quantunque sotto differenti forme; essi invertono i rapporti e scambiano il simbolo stesso per ciò che rappresenta, il segno per la cosa o l’idea significata».
Appare dunque evidente che le osservazioni dei fenomeni astronomici compiute da tutte le tradizioni nell’antichità sotto la guida di considerazioni metafisiche e riguardanti gli stati molteplici dell’essere avevano una portata e una rilevanza ben maggiori e diverse da quelle che oggi ingenuamente se ne può pensare e permettevano di sviluppare corrispondenze valide anche su più ambiti o modalità di esistenza come, solo per citarne qualcuna, le relazioni tra le influenze delle sfere planetarie e le lettere dell’alfabeto nelle lingue sacre o come con l’«angelologia» o con la «chirologia» [si veda Scritti sull’esoterismo islamico e il Taoismo di R. Guénon]. Non è nostra intenzione però ora entrare nel merito dei principali temi dell’«astrologia» quali l’importanza dello Zodiaco nello sviluppo della manifestazione cosmica o il ruolo intermediario della Luna (Janua Coeli) tra la Terra e i Cieli [al riguardo si può consultare a titolo di introduzione ma con certe riserve l’opera di Titus Burckhardt, Chiave spirituale dell’Astrologia musulmana secondo Mohyiddîn Ibn Arabî, ed. SE], ci preme invece mettere ancora in rilievo l’inconsistenza di quella che a torto oggi si ritiene essere stata “scoperta rivoluzionaria” della Modernità, ossia la divulgazione del sistema detto “copernicano” in luogo di quello “tolemaico”, vale a dire il passaggio ad un sistema cosmologico di riferimento “eliocentrico” al posto di uno “geocentrico”. Diciamo «divulgazione» poiché, come mette in evidenza lo stesso T. Burckhardt, « […] la scoperta di Copernico non sia in realtà che una semplice volgarizzazione, come molte delle altre “scoperte” del Rinascimento» [cfr. quanto R.Guénon scrive sulla scoperta dell’America in “A proposito dei due San Giovanni” in Simboli della Scienza sacra, pag. 218; al riguardo è interessante osservare inoltre come la «scoperta» dell’America sia avvenuta sotto il segno di uno “sbaglio” o “equivoco” poiché la vera mèta dell’impresa erano le Indie in Oriente e non l’estremo Occidente e ciò che verrà poi chiamato «America»; considerando poi quest’ultima come la futura patria del «neospiritismo» e l’India come la principale depositaria nella nostra epoca della Tradizione iperborea, non è forse azzardato “leggere” in tale confusione storica quasi un simbolo di «spiritualità alla rovescia»]. Vi erano ben fondate motivazioni da parte degli antichi per mantenere la naturale e per noi utile prospettiva “geocentrica” in luogo di quella “eliocentrica” molto verosimilmente già conosciuta in ambito esoterico [soprattutto «pitagorico», ma anche Al Birûnî il compilatore musulmano della tradizione indù riporta il caso di certi saggi in India che hanno sostenuto la terra ruotare attorno al sole], non ultima tra le quali quella di evitare uno «squilibrio intellettuale» e un’«astrazione» molto pericolose per lo sviluppo spirituale degli uomini.
Infatti come li concepiva, in epoca ancora a noi prossima, anche l’astrologia medioevale [si veda per esempio, l’astrologia nella Divina Commedia di Dante], la Terra e il sistema “geocentrico” sono davvero l’espressione fisica e simbolica del nostro «punto di partenza» visivo e prospettico come in senso spirituale lo sono quale supporto iniziale del nostro «viaggio divino», mentre un sistema “eliocentrico” inteso in senso tradizionale era concepibile solo quale espressione sensibile e simbolica di una identificazione spirituale in questo nostro grado di Esistenza con la centralità stessa del Sole in quanto «polo» (qutb) e «cuore del mondo» (qalb al-âlam). Il sistema “eliocentrico” moderno invece, rinchiudendosi nei limiti di un’osservazione meramente astronomica ed empirica senza alcuna considerazione e corrispondenza spirituale, fu espressione di un depotenziamento e di una disgregazione dell’intero ordine cosmico, situando così la Terra e noi stessi [tale destabilizzazione nell’ordine cosmico è infatti strettamente legata, sul piano sottile individuale, a quella instabilità psichica ormai oggi dilagante propria di certe «astrazioni» e «viaggi in astrale» neospiritualistici] ad essere «in un punto per nulla privilegiato o speciale di questo sconfinato spazio costellato di corpi celesti e di rada materia interstellare detto Universo o Cosmo» [Il globo terrestre e la sua evoluzione, ed. Zanichelli, pag. 3] e manifestando in tal modo - per quanto se ne possano illudere i loro propugnatori - solo una triste espressione di impotenza e “cecità” intellettuale [per una strana ironia è pure in quest’epoca che si sono inventati i primi cannocchiali]. Era necessaria dunque tutta l’incomprensione grossolana moderna e la quasi totale ignoranza di ciò che attiene alle scienze sacre [in questo lo spirito moderno in perfetta sintonia, e anche causa, del “solidificarsi” del mondo; cfr. R.Guénon, “Solidificazione del mondo” in Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi] perché si considerasse la «Rinascenza» davvero portatrice di “rinascita”, “progresso” e “libertà” quando invece essa, nel nome di tali valori e secondo un modus operandi ormai ben collaudato [cfr. l’espressione evangelica Lc 17, 21 «Il Regno di Dio è dentro di voi» e la tentazione del serpente in Genesi 3, 1-7 sull’«aprirsi degli occhi» dell’uomo come «nudità» e «morte»], ha rinnegato la sua dipendenza da un ordine divino ad essa superiore per sottomettere ed abbandonare l’uomo moderno a vivere in un cosmo dequalificato e privo di senso.




