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  1. #1
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    Predefinito Gli Auguri e il volo degli uccelli

    Gli Auguri giustamente osservavano il volo degli uccelli e l'etologia moderna ci viene in aiuto e ci spiega la natura degli animali volanti. Nel mondo antico dall'osservazione, precisa del volo, si è potuto comprendere fatti e meccanismi che nascondevano verità scentifiche.
    Gli uccelli vivono la natura dei luoghi perchè hanno una sensibilità particolare.
    In realtà questa loro prerogativa gli è stata data dalla loro natura di dai sauiri.
    Sappiamo che i sauri hanno il cervello primo, quello più profondo è il piu vecchio che ha sviluppato sensibilità impensabili per noi umani.
    Attraverso questa capacità la scienza ha constatato che gli uccelli migratori seguono le linee magnetiche, sentono il "benessere" dei luoghi ,non solo quelli da stanziarsi, ma anche quelli più adatti da sostare o da sorvolare.
    Ecco perchè gli Auguri gli osservavano per individuare i luoghi adatti a fondare le citta, a costruire i templi ,alla sede degli oracoli.
    Molti di voi potrebbero ampliare queste poche parole, parlandoci della sapienza degli Auguri.

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  2. #2
    Draenei
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    scusate se entro anche qui, ma volevo portare un modesto contributo alla vostra ricerca (che non condivido, ma che rispetto).

    Un ricordo che vi piacerà, spero, è una storia a sfondo comico narrata nell'Antica Roma: si diceva che prima di un importante battaglia navale, un navarco (ammiraglio) romano andò dall'augure a chiedere che segni vi fossero, ed esso rispose "Pessimi, i sacri polli non vogliono mangiare".

    A quel punto il navarco gli rispose " ah, non vogliono mangiare? Vediamo un pò se vogliono bere" quindi fece gettare i sacri polli a mare, quindi diede gli ordini e mosse contro la flotta avversaria, vincendo alla grande contro ogni probabilità.

    So che è poco, ma comunque anche questa storia potrebbe darvi degli spunti di discussione.

    Arrivederci.

  3. #3
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    Così scrive Ajaxes usate se entro anche qui, ma volevo portare un modesto contributo alla vostra ricerca (che non condivido, ma che rispetto).

    C'è da dire che il tuo più che un contributo e un decontributo, ma lo avevi già premesso quando affermi (che non condivido, ma che rispetto). Se non condividi spiega cosa e come, la tua sembra una butade

  4. #4
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    Predefinito

    la conferma tradizionale

    PICUS E L' ARTE AUGURALE ITALICA

    Romolo e Remo, figli di Marte, dopo essere stati abbandonati alla sorte nella loro culla, "ripescati" dagli arbusti del ficus ruminalis, non furono nutriti solo dalla lupa: anche un picchio miracolosamente inviato, picus Martius, provvide a portar loro giornalmente del cibo, così che i piccini -futuri auguri!- poterno sfuggire alla morte e nutrirsi a sazietà.

    Il picchio era ben noto per il suo potere oracolare e si sa, del resto, come in modo speciale al volo di certi uccelli -tra cui l' aquila, l'avvoltoio, il picchio, il corvo- si rivolgesse l' arte augurale in piena età storica e come a Roma il collegio degli auguri mantenesse il suo prestigio e autorità fino alla fine del sovvenzionamento dello Stato ai culti cosiddetti pagani (ultimo quarto del IV sec. d. C.).

    Nella cerimonia espiatoria che apre i rituali delle Tavole Eugubine grande importanza è assegnata all' osservazione dei movimenti del picchio: "Questa cerimonia si inizi con l' osservazione degli uccelli, il picchio verde e la cornacchia da occidente, oppure il picchio e la gazza da oriente."

    Allo stesso modo, prima della lustrazione, il sacerdote presso le pietre augurali (avieclir) "non si muova prima di avere annunciato il picchio verde da occidente". Altrove, nelle stesse Tavole è fatta espressa menzione di un "agre tlatie piquier martier" e di un "agre casiler piquier martier" ("campo Tlatio Picovio Marzio" e "campo Casilio Picovio Martio"), che il Devoto ritiene senz'altro legati -secondo la sua espressione- ad un "dio picchio PIKU MARTIO".

    Nella elaborazione mitologica romana (non v'è dubbio, infatti, che qui ci troviamo di fronte ad un nucleo mitico autentico e indigeno), l' italico picchio di Marte, abitatore delle selve più fitte, fu identificato con Picus, dio oracolare primevo e fatidico degli Aborigeni, protettore della stirpe laurentina, figlio di Saturno e padre di Fauno, quindi avo di re Latino [segue uno schema, n.d.r.].

    Circe sua moglie o amante respinta, lo avrebbe trasformato nell' uccello dal suo nome. Sotto la forma di rex augur, figura non inedita nell' ambito dell' antica regalità italica, se se ne sono potute ravvisare tracce presso Latini, Siculi ed Umbri, lo descrive Virgilio nella sua ricchissima reggia, facendolo ornato di trabea, ancile e del lituo, o verga sacerdotale augurale:

    "Tectum augustum, ingens, centum sublime columnis,
    urbe fuit summa, Laurentis regia Pici,
    horrendum silvis et religione parentum.
    (...) Ipse Quirinali lituo parvaque sedebat
    succintus trabea laevaque ancile gerebat
    Picus, ecum domitor, quem capta cupidine coniunx
    aurea percussum virga versumque venenis
    fecit avem Circe sparsitque coloribus alas"

    Ora, il picchio e l' arte augurale sabina sembrano collegare Roma e gli Italici nella figura di Tito Tazio, eponimo della romana tribù dei Tities, compagno di Romolo nel regno dopo la guerra per il mitico "ratto delle sabine", che aveva visto le schiere di Tito Tazio, mossosi da Curi, occupare il Quirinale ed il Campidoglio: probabile reminiscenza, anche questa, di una "primavera sacra". Dopo la fusione con i Ramnes, Roma divenne la città dei Quiriti, cioè degli "astati", e Romolo fu detto Quirino.

    Il Devoto ha avvicinato questi dati forniti dalla tradizione con le testimonianze archeologiche delle tombe a inumazione, che nell' VIII secolo a Roma si accompagnavano a quelle a incinerazione: "Il doppio significato che ha la tradizione inumatrice in Roma (protolatina e sabina) determina, con la incinerazione di tradizione protovillanoviana, quella tgripartizione che appare poi nella storiografia tradotta nei termini etnici di Ramni, tizi e Luceri".

    Nei tities si è voluta veder una comunità in possesso di particolari capacità augurali, considerato anche che tatiare significava appunto il cinguettio degli uccelli. Già abbiamo avuto modo di sottolineare l' importanza del fatto che proprio sull' antica rocca Saturnia, poi Capitolium, re Tito Tazio avesse posto la propria reggia e l' auguraculum, e come, fra gli aliquot et sacella da lui eretti in onore di dività sabine, sdoltanto due ospiti divini, Terminus e Juventas rifiutassero l'exaugurazione a vantaggio di Giove Ottimo Massimo. Già si è parlato di Terminus: notiamo per ora, ripromettendoci di tornarvi più avanti, l'interessante accostamento tra l'inamovibile pilastro o stele di Juventas e Tito Tazio, il re che aveva condotto da Cures la juventus dei Sabini.

    e forse non a caso, il "secondo fondatore di Roma", l' inauguratore della nuova età mistico-storica, fu il sabino Numa Pompilio, genero di Tazio e secondo re dell' Urbe, istitutore del pontificato massimo e dei principali collegi sacerdotali romani. Ma un probabile riflesso storico di nuove "primavere sacre" sabine, avanguardia "degli Italici Umbri che si sovrappongono a quei più antichi Sabini di tipo osco o 'proto-Sabini' connessi con la fondazione di Roma", si ha nella testimonianza liviana della calata nell'Urbe da Regillo di Atto Clauso, capostipite della gens Claudia, e dei suoi cinquemila familiari e clienti, nonché della successiva temporanea occupazione del Campidoglio (460 a.C.) da parte di Appio Erdonio con duemilacinquecento uomini.

    Renato del Ponte

    Brano tratto dal libro Dei e Miti Italici (Edizioni ECIG).

  5. #5
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    la conferma archeologica

    Citazione: Un carro trainato da due cavalli accompagnava il re di Eretum, città sabina, nel suo ultimo viaggio, quello verso l’Ade. Dopo il lituo, il bastone ricurvo simbolo del potere spirituale, utilizzato dal sacerdote per trarre gli auspici dal volo degli uccelli, la necropoli di Eretum restituisce un altro spaccato della organizzazione sociale dei Sabini, grazie agli scavi condotti in località Colle del Forno (Rm) da un team di archeologi dell’Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr.

    I risultati della campagna di scavo sono stati presentati oggi nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Rieti.

    Il re era deposto in una tomba degna del suo rango: “La più grande tomba a camera trovata in Italia” spiega la dr.ssa Paola Santoro, direttrice dello scavo, “un complesso lungo 37 metri che si articola in un corridoio di 28 metri e tre camere. Nella camera principale il defunto, incinerato era deposto in una cassa lignea, sistemata in un loculo sulla parete di fondo; il suo status sociale e politico è testimoniato da un trono in terracotta, alto più di un metro, realizzato su imitazione dei troni etruschi in bronzo del periodo orientalizzante. Nelle due celle laterali si trovava il corredo: quattro calderoni di bronzo di pregevole fattura e di grande diametro, uno dei quali podanipter, riveste particolare importanza. Questo recipiente, infatti, appartiene a una rara tipologia di produzione orvietana, della quale finora si conoscono solo una decina di esemplari: ha tre piedi con zampa bovina e due grandi anse fuse. I calderoni erano oggetti di prestigio, servivano per contenere vivande, derrate alimentari, ma potevano avere usi molteplici. In un’altra camera era situato il carro di legno con decorazioni in bronzo e ferro, i cui cavalli da tiro, erano stati sacrificati e deposti davanti alla porta di questo ambiente sepolcrale”. [...]

    L’eccezionalità della scoperta risiede anche nel fatto che questa sepoltura spettacolare e ricca, risale alla II metà del VI secolo, epoca in cui era venuta meno la consuetudine di deporre corredi nelle tombe, come si evince dalle testimonianze del periodo, in relazione all’influenza esercitata sui Sabini dai Romani e dagli abitanti di Veio che non accompagnavano i defunti con oggetti usati nella vita terrena.

    “La presenza di simboli regali” continua la dr.ssa Santoro “dimostra il ruolo di Eretum nel panorama politico del tempo: la città sabina, infatti, non era stata ancora conquistata dai Romani, a differenza di Custumerium o Fidene, e rimase indipendente fino al IV secolo

  6. #6
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    Predefinito SolConservator un intervento eccellente

    Cosa posso dirti, un intervento come il tuo lo posso definire ACCADEMICO.
    Grazie a nome di tutti.

  7. #7
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    Davvero interessantissimo!!!

    Il tutto mi ha stimolato una riflessione: in Egitto, fra i segni geroglifici tratti dal mondo animale, la maggior parte sono proprio uccelli (ce ne sono davvero di tutte le specie e la loro rappresentazione sfiora talvolta livelli da manuale di ornitologia...)- ora credo sia lecito supporre (anche per evidenti relazioni fra il sistema divinatorio egizio e babilonese, o meglio sumerico, e la loro scrittura, ideografica in entrambi i casi) che non sia una casualità bensì una doppia forma di utilizzo dei simboli: un sistema di lettura del mondo e di tutti i suoi fenomeni e allo stesso tempo la base della lingua di origine divina.
    I fenomeni del mondo come un linguaggio che attraverso l'interpretazione dei suoi simboli, permette la lettura di molteplici significati...

    Ancora grazie per le informazioni e Saluti!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Così scrive Ajaxes usate se entro anche qui, ma volevo portare un modesto contributo alla vostra ricerca (che non condivido, ma che rispetto).

    C'è da dire che il tuo più che un contributo e un decontributo, ma lo avevi già premesso quando affermi (che non condivido, ma che rispetto). Se non condividi spiega cosa e come, la tua sembra una butade
    mi spiego: io non sono pagano: questo però non mi porta a pensare "quello in cui credo è il meglio e gli altri non valgono niente" viceversa, per me vale il pensiero "io non sono d'accordo con te ma mi batterò affinchè tu possa esprimere ciò che credi".

    Per me la cultura vale, voi pagani per me esprimete cultura: chiaramente avrete un vostro modo di vedere le cose, ma la cosa per me non cambia.

    Se credete a Thor, a Loki, a Cernunnos o a Belenos la cosa non mi tange, fino a che il dialogo che si forma tra me e voi, utenti, è improntato alla conoscenza dell'altro.

    Adesso io ho portato questo esempio di storia romana, poichè anche le cose piccole come queste possono dare un contributo alla conoscenza generale di un argomento, nel caso, gli Auguri. Come insegnano Duby e Legoff, le cose piccole raccontano la grande Storia molto più che i grandi eventi: io imparo molto di più dalle voci popolari che raccontano di Messalina che si travestiva da meretrice per ripassarsi i marinai nei lupanari o di Cesare prigioniero dei pirati, che dalla vittoria di Canne o dalla campagna delle Gallie, per cui spero che questa storia piccola del navarco e dell'augure porti un oncia in più alla conoscenza dell'argomento trattato, poi se non è così almeno ci ho provato.

    Tutto qui.

    Buona lettura, e buon dibattito.

    Ajaxes

  9. #9
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    Predefinito Gli uccelli e gli Dei

    In tutte le tradizioni l'anima è rappresentata da un uccello. Pensate alla Fenice chein tutto l'Occidente rappresenta il "ritorno "dalla morte.
    Nella mia tradizione veneta il pettirosso rappresenta le anime dei defunti della familia. Il mondo estrusco vedeva lontano, e inoltre non è mai morto.
    Il nostro Occidente sta incamminandosi verso una crisi grave, dagli effetti dirompenti.Questa società basata sui consumi è in crisi profonda, il sistema economico vacilla. Spero che gli antichi Dei risorgeranno dall'oblio e dalla dimenticanza.
    Ritornate su queste terre sventrate, ritornate per far rinsavire gli uomini che fino ad ora si sono dimenticati della vostra eterna esistenza e della stessa dea terra violata. Anche i corvi neri gli dobbiamo imbonire, forse sono i nostri pensieri che carichi di paure girano continuamente nella nostra testa e ci rovinano la fantasia colorata.

  10. #10
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    Predefinito auguri

    scusate l'intromissione, se può tornare utile anche nell'America settentrionale c'erano alcuni popoli che praticavano una forma di culto simile a quella degli Auguri.
    La popolazione era quella dei Caddo i cui sacerdoti osservavano il volo di alcuni tipi di uccelli per trarre degli auspici; specie quando una spedizione di guerra tardava a rientrare i parenti si rivolgevano ai sacerdoti, che allora si mettevano ad osservare gli stormi di uccelli che sorvolavano il Red River (Texas Orientale).
    Quando per effetto della tratta degli schiavi (1)scatenata dalle potenze coloniali (i Caddo erano tra i due fuochi Spagna/Francia) questa tribù si sparpagliò nelle pianure, una frazione di essi (i Pawnee) diffuse la cerimonia Hako (=Calumet della Pace) che essenzialmente era un rituale sugli uccelli rappresentanti gli Dei e la Gente.


    Nota:
    1) Pawnee nella forma francese di Pani divenne sinonimo di schiavo indiano.
    2) Pawnee: erano atipici rispetto allo stereotipo sugli indiani in quanto avevano un reale sacerdozio, oltre ad essere molto gerarchizzati.
    2)una tribù Caddo settentrionale, gli Skidi, poi unitasi nella seconda metà del XIX ai Pawnee veri e propri, ebbe il triste privilegio di effettuare gli ultimi sacrifici umani del Nord America Nativo. Tale pratica cessò agli inizi del XIX secolo per iniziativa del figlio di un nobile dal nome di Pitelasharo.
    3) gli Skidi furono gli autori della peggiore sconfitta patita dagli spagnoli sulle pianure del nord....la battaglia di Villasur (1720), ma qui siamo OT

 

 
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