User Tag List

Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Anarcocapitalista
    Data Registrazione
    02 Feb 2007
    Località
    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
    Messaggi
    11,362
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Index of economic freedom

    Index of economic freedom : Italia agli ultimi posti


    di Marco Montanari

    L'Italia e' scesa al 60° posto con un voto finale di 63.4 (su 41 europei, l'Italia è 28°) - alla pari dell'Uganda - dal 42° del 2005, alla pari di Trinidad & Tobago. Nel 2001 eravamo al 35° posto: siamo solo moderatamente liberi quanto a libertà economica.
    Ad affermarlo è la annuale ricerca, nota come Index of economic freedom, condotta dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal in collaborazione, per l'Italia, con l'Istituto Bruno Leoni. I primi tre Paesi in classifica per grado di libertà economica sono Hong Kong, Singapore e Australia. La pubblicazione ha messo in rilievo l'elevato livello di corruzione, che ha fatto scappare giustamente gli investitori stranieri, e piangere centinaia di migliaia di cittadini italiani!
    Stessa musica se si guarda all'indice di globalizzazione elaborato dalla società di consulenza A.T. Kearney in collaborazione con 'Foreign Policy' e che misura l'integrazione economica, politica e tecnologica in 62 paesi (insieme fanno l'85 per cento della popolazione e il 96 per cento del Pil mondiale). Nel 2001 l'Italia era al 13° posto, un gradino al di sotto degli Stati Uniti. In cinque anni è sprofondata al 27°, mentre gli Usa scalavano otto posizioni. Un paese chiuso alla globalizzazione, avevano ammonito cinque anni fa gli autori della ricerca, diventa terreno fertile per la corruzione.
    E infatti, tra Berlusconi e questa legislatura, l'Italia ha visto peggiorare la propria posizione anche nella classifica basata sul 'Transparency international corruption perception index. Nel 2001 eravamo 29° nella graduatoria guidata dalla Finlandia. Dopo cinque anni di berlusconismo, siamo affondati al 40° posto. Superati dalla Malesia.
    La ricerca odierna - nota come Index of Economics Freedom e giunta quest'anno alla sua 13° edizione - è stata condotta su 161 Paesi, prendendo in esame 10 fattori (The 10 Economic Freedoms: Business Freedom, Trade Freedom, Fiscal Freedom, Freedom from Government, Monetary Freedom, Investment Freedom, Financial Freedom, Property Rights, Freedom from Corruption, Labor Freedom). Per ogni variabile considerata è stato assegnato un punteggio da 0 a 100.
    Quest'anno la libertà economica è migliorata a livello mondiale. L'Italia però non ha seguito questo trend ed ha subito un peggioramento. Troppi ostacoli alla creazione della ricchezza, primo fra tutti l'elevata imposizione fiscale italiana, fra le più alte al mondo: per quanto riguarda le tasse sulla persona, è piazzata al 131mo posto, mentre occupa la 108ma posizione per quelle sulle imprese.
    Tra i problemi principali dell'Italia, secondo la ricerca, figurano " i diritti di proprietà, la libertà dall'intervento dello Stato, la libertà dalla corruzione, con forti problemi evidenziati nell'amministrazione della giustizia spesso legata alla politica e lenta, inefficiente, cosi' come forti problemi sono stati evidenziati da "un'amministrazione pubblica troppo numerosa ed inefficiente", oltre al fatto che "la spesa pubblica e le spese per le pensioni raggiungono livelli straordinariamente elevati al fine di finanziare un pervasivo stato assistenziale.
    L'imponente deficit pensionistico, del debito pubblico, le rigidità del mercato del lavoro, e il peso della burocrazia rimangono problemi irrisolti. Sulla valutazione, quello che spaventa i curatori dell'Index e' più che altro il fatto che il Paese sembri essersi rassegnato all'immobilismo, ad un declino lento e forse relativamente indolore, ma in prospettiva drammatico.
    L'odierna pubblicazione dell'Index of Economic Freedom ha messo in rilievo proprio il grave profilo del funzionamento della Giustizia civile e quindi anche quella Fallimentare che si occupa dei grandi gruppi caduti in disgrazia, il che da vicino coinvolge e interessa anche gli investitori stranieri che fuggono dall'Italia.
    La lentezza della giustizia civile, e la corruzione in gran parte dei Tribunali Fallimentari dove divora e divampa la corruzione, l'abuso d'ufficio, l'omissione d'ufficio, le cause temerarie al solo fine di favorire gli amici degli amici e di ingrassare le c.d. rendite da posizione dei Liquidatori! Questo e' il vero cancro della giustizia. Non vi e' impresa straniera disponibile ad investire in questa condizione della Giustizia Civile e Fallimentare. Lo dico da anni!
    Ed e' uno dei maggiori problemi evidenziati da questo indice pubblicato oggi. E poi l'assunzione scriteriata nel pubblico impiego invece di tagliare posti in esubero, gli aumenti indiscriminati della spesa pubblica, l'indulto esteso, la legge sulle intercettazioni. Altro che rivoluzione liberale!



    http://www.osservatoriosullalegalita...rcomanipul.htm

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Anarcocapitalista
    Data Registrazione
    02 Feb 2007
    Località
    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
    Messaggi
    11,362
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Index of Economic Freedom 2008
    La posizione dell’Italia

    Posizione generale: 64ª
    Posizione in Europa: 29ª su 41

    Grafico 1
    Grafico 2

    Secondo la valutazione che ne abbiamo dato nel 2008, l’economia italiana è libera al 62,5 per cento, il che il Paese al 64º posto nella classifica mondiale della libertà economica. Il punteggio generale dell’Italia è più basso dello 0,2 per cento rispetto al dato dell’anno scorso. Per quanto riguarda l’Europa, l’Italia si pone al 29º posto su 41: la sua posizione non è migliorata di quanto avrebbe potuto a causa delle riforme più profonde attuate dai Paesi vicini.
    Se confrontata con la media mondiale, l’Italia ha un punteggio elevato per quanto riguarda libertà d’impresa, la libertà di scambio, la libertà d’investimento e la libertà del lavoro. Avviare un’attività commerciale richiede circa 13 giorni, ossia un lasso di tempo decisamente inferiore alla media mondiale. Il livello delle tariffe doganali è ridotto, anche se una burocrazia inefficiente impone svariate barriere non tariffarie che contribuiscono a scoraggiare gli investimenti. L’Italia ha una politica monetaria comune agli altri Paesi dell’Unione Europea, che permette di avere un’inflazione relativamente modesta, a dispetto delle distorsioni introdotte dallo Stato nel settore agricolo.
    I punteggi relativi a diritti di proprietà e corruzione sono piuttosto deboli se confrontati ad altri Pesi europei. L’Italia ha un punteggio inferiore alla media mondiale e particolarmente basso in termini assoluti per quanto riguarda la libertà fiscale e la vastità dell’apparato statale, a causa dell’esigenza di alimentare un imponente welfare state. Il gettito fiscale ammonta al 40 per cento del PIL, mentre la spesa pubblica equivale a quasi metà dello stesso PIL.

    Informazioni generali
    Fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia ha rappresentato un elemento cardine dell’integrazione europea e fa inoltre parte della NATO e del G8. Pur essendo una delle maggiori economie mondiali, tuttavia, l’Italia deve affrontare gravi problemi economici, tra i quali forti oneri fiscali, considerevoli impegni futuri di spesa in campo pensionistico e numerose rigidità nel mercato del lavoro. Il governo di centro-sinistra guidato da Romano Prodi continua ad incontrare una forte opposizione da parte dei sindacati al tentativo di introdurre riforme strutturali. Nonostante l’intensa concorrenza internazionale da parte dei Paesi emergenti dell’Asia, le piccole e medie imprese continuano a prosperare in campo manifatturiero e di design di alto livello, specialmente nelle regioni settentrionali. Il turismo e i servizi sono tra i comparti economici più importanti.

    Libertà d’impresa – 76,8%
    Nel complesso, la libertà di avviare, gestire e cessare un’attività economica è adeguatamente tutelata dall’ambiente normativo del Paese. Le autorità hanno snellito le relative procedure burocratiche. Avviare un’attività economica richiede in media 13 giorni, rispetto ad una media mondiale di 43 giorni. Ottenere una licenza commerciale richiede un numero di procedure pari a 19, inferiore alla media mondiale, e un periodo di tempo superiore alla media di 234 giorni. Cessare un’attività è abbastanza semplice.

    Libertà di scambio – 81%
    La politica italiana relativa agli scambi è identica a quella degli altri Stati Membri dell’Unione Europea. Nel 2005, la media ponderata delle tariffe doganali comuni dell’UE equivaleva al 2 per cento. Nelle politiche delle autorità europee si ravvisano tuttavia svariate barriere non tariffarie. Le autorità applicano normative alquanto restrittive in campo farmaceutico e bio-tecnologico, gli acquisti da parte degli enti pubblici non sono trasparenti e favoriscono la corruzione, le barriere all’ingresso al mercato dei servizi possono superare la media europea e la tutela della libertà intellettuale è debole. A causa delle barriere non tariffarie, dal punteggio complessivo dell’Italia in relazione alla libertà degli scambi sono stati detratti 15 punti percentuali.

    Libertà fiscale – 54,3%
    Le aliquote fiscali italiane sono molto alte. L'aliquota massima dell'imposta sul reddito è pari al 43 per cento, mentre l'imposta sulle società ha un'aliquota massima del 33 per cento. Tra le altre imposizioni fiscali, si annoverano l'IVA, un'imposta sugli interessi e una sulla pubblicità. Nell’ultimo anno, il gettito fiscale complessivo ha raggiunto il livello del 40,4 per cento del PIL.

    Libertà dallo Stato — 29,4%
    La spesa pubblica complessiva, comprendendo i consumi e le attività di redistribuzione del reddito (pensioni, sovvenzioni, ecc.) è estremamente elevata. Nell’ultimo anno la spesa pubblica ha raggiunto il livello del 48,5 per cento del PIL. Ridurre il deficit di bilancio e il debito pubblico (ancora superiore al 100 per cento del PIL) è una priorità, ma il progresso in questo campo è andato a rilento.

    Libertà monetaria — 80,6%
    L'Italia fa parte della zona dell'euro. L'inflazione italiana è relativamente bassa, con una media del 2,2 per cento tra il 2004 e il 2006. La relativa stabilità dei prezzi è il principale fattore dell'elevato punteggio per quanto concerne la libertà monetaria. Partecipando alla Politica Agricola Comune dell'Unione Europea, l'Italia offre sussidi alla produzione agricola, distorcendo in tal modo i prezzi dei prodotti agricoli. Le autorità, inoltre, dispongono ancora del potere di imporre controlli sui prezzi. Tra i beni e servizi soggetti a tariffe imposte a livello nazionale dallo Stato vi sono la fornitura di acqua potabile, l'elettricità, il gas, i pedaggi autostradali, i farmaci prescrivibili rimborsabili, le telecomunicazioni e i trasporti interni. In conseguenza di tali politiche, che distorcono i prezzi interni, dal punteggio complessivo del Paese è stato detratto un ulteriore 10 per cento.

    Libertà d'investimento — 70%
    L'Italia è aperta agli investimenti dall'estero, ma il governo può porre il veto all'acquisizione di imprese italiane che coinvolgano investitori stranieri. A partire dal 2006 il governo Prodi ha bloccato alcuni investimenti in aziende italiane. Gli investimenti dall'estero sono fortemente regolamentati per quanto riguarda il settore della difesa, l'industria aeronautica, l’esplorazione e l’estrazione di idrocarburi, la compagnia aerea di bandiera e le compagnie di navigazione. L’ente Sviluppo Italia sta cercando di attirare investimenti per il tramite di pacchetti di incentivi. Tra i principali incentivi negativi, vanno menzionati il peso eccessivo della burocrazia, l'inadeguatezza delle infrastrutture, la complessità della legislazione e la rigidità del mercato del lavoro. Gli stranieri, inoltre, non possono acquistare terreni adiacenti ai confini nazionali. Peraltro non vi sono ostacoli al rimpatrio di profitti, trasferimenti di fondi, versamenti o trasferimenti correnti.

    Libertà finanziaria — 60%
    Il credito viene assegnato ai termini stabiliti dal mercato e la partecipazione straniera è ben accetta. Il numero di banche di proprietà statale si è fortemente ridotto e oggi non restano che tre importanti istituti finanziari (la Cassa Depositi e Prestiti, Bancoposta e l’Istituto per il Credito Sportivo). Le sei banche più grandi contano per oltre il 54,6 per cento degli asset complessivi, sebbene la concentrazione in tale settore risulti inferiore che nel resto d’Europa. Le normative e i divieti possono risultare onerose e ottenere il controllo di un istituto finanziario richiede l'approvazione delle autorità pubbliche. Verso la fine del 2005 è stata promulgata una legislazione mirante a migliorare il sistema normativo. Il mercato assicurativo italiano è il quarto in Europa. Il governo sta cercando di rivitalizzare il mercato dei capitali.

    Diritti di proprietà — 50%
    I diritti di proprietà e i contratti sono tutelati, ma le vertenze giudiziarie sono lente e numerose aziende preferiscono giungere ad un accomodamento extra-giudiziario. Numerosi giudici sono politicamente orientati. La tutela dei diritti di proprietà è più debole di quanto non sia il caso in altri Paesi dell’Europa occidentale.

    Libertà dalla corruzione — 49%
    L'esistenza della corruzione viene nettamente avvertita. Sui 163 Paesi classificati nell'edizione del 2006 del Corruption Perceptions Index di Transparency International, l'Italia occupa il 45º posto. La corruzione è più comune di quanto non sia il caso in altri Paesi europei e gli italiano ritengono che i settori relativi agli investimenti siano particolarmente colpiti.

    Libertà del lavoro — 73,5%
    Le normative sull’occupazione, relativamente flessibili, potrebbero essere ulteriormente migliorate al fine di aumentare le opportunità d’impiego e la crescita della produttività. i costi non salariali di un lavoratore dipendente sono decisamente elevati, ma licenziare un dipendente in eccesso può essere agevole. Le normative sull’orario di lavoro sono relativamente rigide.

    Informazioni sintetiche

    Popolazione: 58,6 milioni di abitanti

    PIL (a parità di potere d'acquisto):
    1.700 miliardi di dollari
    crescita nel 2005: 0,1%
    crescita annuale negli ultimi 5 anni: 0,4%
    PIL pro capite pari a 28.5290 dollari

    Disoccupazione: 7,9%

    Inflazione (indice dei prezzi al consumo): 2,2%

    Investimento diretto estero (afflusso netto): – 19,7 miliardi di dollari

    Aiuto pubblico allo sviluppo:
    nessuno

    Debito con l'estero: 2.000 miliardi di dollari (stima per il 2005)

    Esportazioni: 463,3 miliardi di dolalri
    Si tratta principalmente di prodotti metalmeccanici e chimici, attrezzature per i trasporti, attrezzature per il settore energetico, minerali e metalli non ferrosi, tessili e abbigliamento, alimenti, bevande e tabacco.

    Importazioni: 462,7 miliardi di dollari
    Si tratta principalmente di prodotti metalmeccanici, tessili e abbigliamento, macchine utensili, autoveicoli, attrezzature per i trasporti.

  3. #3
    -edo-
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Libertà d’impresa – 76,8%

    Libertà di scambio – 81%

    Libertà fiscale – 54,3%

    Libertà dallo Stato — 29,4%

    Libertà monetaria — 80,6%

    Libertà d'investimento — 70%

    Libertà finanziaria — 60%

    Diritti di proprietà — 50%

    Libertà dalla corruzione — 49%

    Libertà del lavoro — 73,5%
    mi sembrano fin troppo ottimiste.

  4. #4
    Advocate of Liberty
    Data Registrazione
    14 Apr 2006
    Messaggi
    624
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Mentre mi è capitato di vedere i tg della sera aprire con la classifica della libertà di informazione stilata dalla Freedom House non mi è mai capitato di sentire di questa classifica nemmeno dopo i servizi sul Grande Fratello... finchè gli itaGliani non comprenderanno quanto sia importante lottare per le libertà economiche non potremo che slittare sempre più prossimi alla posizione di Cuba o della Corea del Nord.

 

 

Discussioni Simili

  1. Index of freedom, interattivo.
    Di John Orr nel forum Economia e Finanza
    Risposte: 39
    Ultimo Messaggio: 01-12-12, 11:38
  2. Index of Economic Freedom 2012
    Di Phileas nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 12-01-12, 10:24
  3. Batten down the hatches in case the economic storm hits
    Di Sheera nel forum Politica Estera
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 30-12-05, 10:17
  4. Ocse Economic Outlook
    Di Amati75 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 29-11-05, 19:38
  5. EcoFin ( Economic and Financial Affairs )
    Di la_pergola2000 nel forum Repubblicani
    Risposte: 52
    Ultimo Messaggio: 08-06-05, 21:34

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226