A leggere i dati della relazione sullo stato della Giustizia presentata nelle varie procure nei giorni scorsi, appare assai più violenta e cruenta (e qui diamo ragione, almeno in questo, a Benedetto 16) l'Italia che emerge da telegiornali e giornali di quella reale.
La criminalità percepita dagli italiani è molto più alta, soprattutto per responsabilità della televisione, della criminalità effettiva: anche se non può non allarmare il fatto che la metà dei minorenni denunciati l'anno scorso sono stranieri, in larga prevalenza slavi.
Pochi mesi fa ha suscitato, nei nostri giornali e telegiornali, echi clamorosi la strage di coetanei avvenuta in Finlandia ad opera di un ragazzo: quasi nessuno però (e qui siamo fermi ad un ignorante provincialismo) ha rilevato che la Finlandia risulta in cima alle graduatorie dell'Europa sviluppata per numero di omicidi volontari rispetto agli abitanti: 2,6 ogni centomila residenti.
Indice non proprio lontanissimo, in fondo, dal dato della tanto deplorata, temuta e certo più arretrata Romania: 3,6.
Indice comunque è molto più basso di quello Usa: 5,5 omicidi ogni centomila residenti.
Nel nostro continente i delitti contro le persone fisiche risultano decisamente frequenti in Albania (indice 7,1), ma ancor più in Lituania, Lettonia e soprattutto Estonia e Ucraina (vicine a 12 assassinii ogni centomila abitanti).
Il primato negativo nel mondo spetta tuttavia all'Ecuador con l'incredibile cifra di oltre 18 omicidi volontari ogni centomila residenti.
L'indice finlandese è comunque due volte e mezzo, in pratica, quello dell'Italia dove nel 2007 gli omicidi volontari sono risultati 593, cioè meno di uno ogni centomila residenti, con una riduzione rispetto al dato storicamente più basso della nostra storia, i 600 omicidi cioè del 2005.
Nel 1948 essi erano cinque volte di più e nel '91 risultavano ancora 1.901.
Oggi, in questa cruenta graduatoria, figuriamo dopo Scozia, Olanda, Polonia, Lussemburgo, Irlanda del Nord e Portogallo, e risultiamo, più o meno, sulla stessa media di Spagna, Grecia e Svezia.
Va un po' peggio da noi (ma sono frazioni di punto) che in Germania, Francia e Austria.
Un ultimo significativo raffronto: nell'area di New York si sono consolati quest'anno perché su 8,5 milioni di abitanti hanno registrato "soltanto" 500 omicidi volontari.
Da noi sono stati 593, ma su 59 milioni di residenti.
Un quinto.
Una media, quella italiana, che scaturiva nel 2006 dallo 0,9 del Centro-Nord e dall'1,6 del Mezzogiorno.
Dove gli omicidi sono tuttavia drasticamente calati: in Puglia e soprattutto in Sicilia con la mafia incisivamente colpita e probabilmente indotta a scegliere percorsi meno cruenti; mentre rimangono elevati in Calabria e in Campania.
Ma senza per questo rendere la media italiana peggiore di tante altre in Europa.
Vi sono province italiane, una quindicina (fra le quali Ascoli Piceno, Bolzano, Forlì, Livorno, Rieti, Viterbo, ma anche Lecce, Oristano e Trapani) dove nel 2006 non c'è stato un solo morto ammazzato e parecchie altre (compresa Caltanissetta) dove si è registrato un solo omicidio.
Per contro, in testa a questa "nera" classifica figurano Catanzaro (20 assassinati, 5,44 ogni centomila residenti, media "americana"), Reggio Calabria (25, 4,42), Nuoro (10, 3,80), Caserta (29, 3,37), Napoli (97, 3,14), seguite da Vibo Valentia, Siracusa, Crotone, inaspettatamente Arezzo (2,09), Catania, ecc.
In cifra assoluta spicca Milano (41 omicidi, ma 1,06, quindi media nazionale, ogni centomila) e Bari (21, 1,32).
La provincia di Roma (che dopo alcuni fatti recenti viene di colpo additata, emotivamente, come una delle peggiori) nel 2006 ha registrato 38 omicidi che però, rapportati alla popolazione, danno uno 0,99, cioè sotto la media nazionale dell'anno.
Per non parlare di Bologna additata pochi mesi or sono quale nuovo inferno moderno dal suo cardinale arcivescovo Carlo Caffarra e che ha invece segnato sul calendario 5 omicidi in un anno, pari a 0,53 ogni centomila, metà circa della media italiana, 71° posto in classifica, con un decremento del 28,6 per cento rispetto all'anno precedente.
Roma continua ad essere (malgrado le accuse strumentali di degrado) la più sicura delle grandi capitali, o la meno insicura.
L'ancora irrisolto omicidio di Garlasco (Pavia) rimane un fatto isolato in quella provincia dove infatti, nel 2006, c'era stato un solo delitto, figurando essa all'87° posto su 102 province (e lì è rimasta probabilmente nel 2007).
Quanto a Perugia, dipinta come una sorta di "città del male", si collocava soltanto al 50° posto con 5 omicidi volontari.
Certo, gli assassinii, tentati o consumati, non esauriscono il quadro della criminalità e quindi della sicurezza in Italia e però queste cifre dovrebbero indurre i direttori dei tg più seri, dei tg meno influenzati dal potere del momento, e anche i giornali, a inquadrare la realtà italiana per quella che è nel contesto europeo e mondiale.
Se guardate i telegiornali di Paesi europei omologhi al nostro, non vedete il morto ammazzato quotidiano, anche se c'è, come e più che in Italia.
Dove, invece, si "apre" un tg nazionale con un omicidio di paese.
Dove, per usare uno slogan recente, ne uccide più la famiglia della malavita.
Ci sono altri reati psicologicamente "pesanti": come scippi e borseggi.
Qui figura in testa la provincia di Genova, con l'indice di 1.175 ogni centomila abitanti ed un vistoso incremento rispetto all'anno precedente, seguita da Bologna, ma a distanza e invece con un calo (la cura Cofferati dà risultati quindi), da Torino, da Milano (che ha il numero assoluto più alto, 30.000), da Roma, soltanto quinta e però con un notevole aumento.
Nei furti in appartamento, rispetto alla punta massima del 1998 (429 ogni centomila abitanti), l'Italia è scesa a 383 ogni centomila.
Essi colpiscono dunque una percentuale minima di famiglie (lo 0,2 per cento) e però, come notava di recente Luigi Manconi, sociologo e sottosegretario alla Giustizia, sono percepiti come una minaccia concreta addirittura dal 23 per cento delle famiglie.
Stiamo meglio della Francia, decisamente meglio della Danimarca o del Belgio (674), di Inghilterra e Galles (762) e pure della Svizzera. Stiamo peggio però di Germania, Svezia, o Austria.
Insomma in una posizione mediana nella ricca Europa.
Per le rapine riemerge purtroppo il Mezzogiorno: ai primi posti si allineano infatti Napoli (che sciaguratamente svetta con 455 ogni centomila abitanti), Caserta e Catania, seguite a qualche distanza da Torino, Palermo e Milano, mentre Roma e Rimini sono settima e ottava con indici vicini (115-112 ogni centomila).
Più in basso Bologna (si vede che il cardinal Caffarra o i suoi segretari hanno poca dimestichezza con le statistiche) per giunta in netto calo sull'anno prima: - 10 per cento.
Le statistiche europee riguardano soltanto le rapine in banca e qui purtroppo siamo primi assoluti, in modo impressionante: quasi 9 ogni cento sportelli rapinati, contro 4,55 della Repubblica Ceca, 4,2 della Danimarca, 3,58 della Grecia.
Un dato "storico" che condividiamo, inaspettatamente, con la Danimarca.
Secondo le analisi del Viminale, il fenomeno è favorito anche dalla distribuzione molto capillare degli sportelli bancari.
Ne registriamo cioè molti di più, rispetto al territorio, di Paesi come la Germania: ne presentiamo addirittura di più, in cifra assoluta (30.000 contro 28.000) della ben più vasta Francia.
Più sportelli, rapine più facili.
C'entra pure la maggiore disponibilità di denaro liquido e quindi la possibilità di bottini lucrosi nelle filiali minori?
Soltanto in parte.
Anche sul piano dei metal detector e di altre misure di sicurezza le nostre banche hanno fatto grandi passi avanti.
Evidentemente qui pesa di più il ruolo dei professionisti del crimine particolarmente attivi, non a caso, laddove l'organizzazione malavitosa appare più forte.
La stessa analisi del Viminale propone un'altra riflessione: nei Paesi di tradizione protestante c'è più severità nel punire questi reati (come pure quelli finanziari), mentre ve n'è di meno nei Paesi, come il nostro, a dominanza cattolica.
In conclusione, un Paese decisamente meno insanguinato del passato, anche recente, e del resto del mondo.
Un Paese nel quale però l'uso e l’abuso della cronaca nera più cruenta da parte dei media (soprattutto di quelli televisivi: mai visto il tg di France 2 o di Tv5 aprire con un delitto passionale, come da noi) concorre a creare un clima spesso esagerato di allarme e di insicurezza.
Sembra che l'Italia sia fatta soltanto di tante Garlasco, di tante Perugia, o di tante Cogne (infanticidio del quale trasmissioni come «Porta a porta», che qualcuno ha ribattezzato Prima Porta, grande cimitero romano, si sono alimentate per anni).
Fatti sui quali il ruolo di disinformazione svolto dalla Tv di Stato è stato pari se non peggiore a quello delle Tv private berlusconiane (La7 si comporta decisamente meglio).
Cosa non si fa per un pugno di telespettatori in più.
Grave è che nessuno dei giornalisti, anche dei più avvertiti, squaderni in televisione o alla radio queste cifre e questi raffronti internazionali: quando un attento studioso dei media, Giovanni Bechelloni, ci ha provato, è stato zittito dai vari Mimun, Fede e C.
Volete sapere l'ultima, almeno per oggi?
Nei furti d'auto l'Italia (382 furti ogni centomila abitanti) è preceduta alla grande da Paesi come Svezia (749), Inghilterra e Galles (551), Francia (546), Danimarca (466), Finlandia (421) e pure Svizzera.
Lo avreste mai supposto?
Credo di no.
Con tutto ciò, i tg bananas (fuori e dentro la stessa Rai) per oggi grondano sangue e violenza e gronderanno per tutta la campagna elettorale.
Poi, se il Banana (malauguratamente per noi e per il Paese) tornasse in sella; riprenderebbe il balletto delle omissioni e dei silenzi.




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