Lo strozzinaggio professionale e la manipolazione della frustrazione...

Il mio rammarico, sin da quando ho iniziato la carriera militare, è stato quello di imparare che in Italia non sempre conta quanto sei capace nel tuo lavoro o quante effettive competenze hai, ma troppo spesso conta solo lo spessore del ruolo pubblico, o all'orecchio, di colui che alza il telefono per sponsorizzarti anche in settori per i quali in quel momento non hai effettive conoscenze. Poi se sei bravo meglio ancora, altrimenti sarai uno dei tantissimi incapaci fra gli incapaci, anzi spesso essere bravo è un disagio perchè così poni in evidenza l'incapacità altrui e questo rappresenta un serio problema, che si risolve di frequente con l'allontanamento, rappresentato da un incarico successivo anche di maggiore spessore, paradossale, pur di allontanare un rischio che il castello di carte possa crollare. La domanda è quanti castelli di carte ci sono in Italia?. Ho incontrato nel corso degli anni anche dei consulenti membri di importanti commissioni d'inchiesta parlamentari che avevano iniziato il proprio lavoro come volontari in una associazione venatoria, poi grazie all'amicizia di un funzionario del Ministero dell'Interno e di un ufficiale dell'Esercito, sono diventati esperti di rifiuti nucleari, plurititolati (fasulli), pluriaccreditati istituzionalmente anche grazie a dei convegni dentro le scuole militari, i cui comandanti, alti ufficiali delle FF.PP. ora fanno a gara per screditarli mentre prima facevano a gara per averli in caserma, fornire loro i mezzi militari, sperando di ottenere un incarico di consulente appena giunti in pensione, oppure un posto per i propri figli. L'unico mio pregio è stato quello di ragionare con la mia capoccia, pagandone le conseguenze. I tanti miei difetti sono stati quelli di credere di avere avuto le risorse per portare avanti dei progetti per i quali gli strumenti che avevo erano in realtà deboli, coinvolgendo altre persone che hanno creduto in me con le quali non basta una vita per scusarmi. Riferendomi ad esperienze direttamente vissute mi sono chiesto più volte la natura delle ragioni per le quali mi sono state commissionate delle consulenze per le quali, seppur bravino, vi erano altri soggetti, oltre me, molto più capaci per esperirle, oppure per le quali non avevo i necessari e completi requisiti per essere considerato un candidato. Molte volte le ho accettate, si trattava di lavoro in fondo ed avevo anche la presunzione di saperlo fare ed infatti è andato bene, altre volte le ho fortunatamente rifiutate evitando così di trovarmi coinvolto in faccende più grandi di me, non sempre purtroppo. Nel corso degli anni ho capito il senso di tutto questo meccanismo, nel quale ho visto coinvolte numerose persone, tante, intrappolate in queste dinamiche che alla lunga si trasformano in vere e proprie forme di estorsioni. La considero una sorta di "usura professionale" inteso come forma di strozzinaggio per la quale verrà richiesto un interesse altissimo per ripagarla. Persone che hanno ricoperto incarichi per i quali il potere sociale ha rappresentato la loro fortuna, tante sono state le possiblità di erogare favori e di crearsi a loro volta quell'harem di sudditi, e così via di harem in harem, in una forma transgenerazionale di debolezza professionale, di scarse capacità tecniche, di deperibile proprietà di valori. Infatti si arriva a pensare che se in Italia le cose funzionano così perchè continuare a seguire l'utopica retta via, tanto vale fare come fanno tutti, tutti colpevoli nessun colpevole, mangiando nel frattempo una buona pagnotta alla faccia dei "valorosi" che sanno fare, che sono capaci, ma che proprio per le loro capacità vivono la frustrazione e la responsabilità della propria intelligenza, i quali, pian piano, di delusione in delusione si allineeranno e diventeranno meno arroganti di dimostrare la propria competenza. Questa forma di strozzinaggio del favore istituzionale è pericolosa, ramificata, comune, e tendente a trasformarsi in una cultura accettata dalla collettività, una metodica che considero mafiosa. Dobbiamo invece ribellarci e pretendere professionalità da chi riveste degli incarichi pubblici, nei quali un investigatore deve aver i numeri veri e l'intelligenza per partecipare alle indagini, non solo gli encomi autoreferenziali dietro la scrivania meritati o meno, un giudice deve avere la capacità di autonomia e non solo di difesa del proprio ufficio, un consulente deve avere delle effettive conoscenze tecniche e non solo uno sponsor credibile. Dico questo perchè traggo dalla mia esperienza un pensiero che mi pone oggi in discussione, quello di chiedermi se nella mia attività di consulente per lo spionaggio elettronico non ho commesso degli errori, oppure non sono stato capace di accorgermi di essere stato manipolato, e per questo qualche innocente è finito in galera solo perchè rappresentava un rischio per gli interessi di qualcuno. D'altro canto ho pagato le pene dell'inferno per aver denunciato ogni presunta illecità attività che ho creduto di evidenziare nel corso delle intercettazioni alle quali ho preso parte attiva, ho questo come alibi in mio favore, ma non diminuisce il senso di ingiustizia che provo ed anche di frustrazione che vivo nel pensare... "e se".... Non posso però crearmi delle fobie, cercando quindi di farmi forte della mia coerenza e della mia capacità di autonomia, ma certamente non posso negare di essere stato vulnerabile e dobole tanto da aver avuto bisogno di sostegno qualche volta, che spero di aver ripagato solo con il mio impegno e capacità professionale. Temo, sempre per la mia esperienza, che troppi sono coloro che debbono ripagare un favore ottenuto magari da tenentini e che oggi, Generali, debbono risarcire con interessi enormi, ma questa è solo una mia paura da cretinotto qualsiasi che sono. Oggi, che si è creato il vuoto intorno a me, mi chiedo dove sono finiti quei Comandanti che mi hanno chiesto di assumere il figlio, o quei Marescialli che mi hanno segnalato con tanti abbracci il proprio confidente che ho inserito e formato, da incapace, in struttura e che oggi con qualche capacità conduce delle intercettazioni, oppure quei Colonnelli con tanto di NOS COSMIC che mi hanno chiesto di entrare in struttura come consulenti appena raggiunta la pensione, oppure quegli ex ufficiali dei Carabinieri che hanno collaborato con me, per tornare in qualche modo dentro le caserme dalle quali erano usciti frustrati in congedo, oppure ancora quegli ex ufficiali dei Servizi che mi hanno sponsorizzato per condurre intercettazioni di "spessore" per poi descrivermi come uno sorta di sconosciuto. Tutto questo è parte delle dinamiche italiane, visto e rivisto in tante altre situazioni. Ma tutto questo accade in numerosi settori delle Istituzioni stesse. Il paradosso è che pago oggi non la mia incapacità di lavorare ma di averlo saputo fare il mio lavoro, non la mia capacità di autonomia ma di esserlo stato autonomo, non la mia supponenza di Giustizia ma la mia presunta aderenza alle ingiustizie. Costretto a dimostrare l'indimostrabile, costretto non a dissipare ogni dubbio con la semplice osservazione di ciò che ho saputo fare e che ho fatto, ma bensì indotto a dimostrare che conoscevo coloro che palesemente del mio lavoro si sono avvalsi e lo hanno richiesto e che oggi dicono paradossalmente di non avermi mai visto. Come dire, dimostra che hai operato segretamente con un operatore segreto, ma attento a non rivelare il segreto di aver lavorato in segreto perchè violare un segreto è reato, oppure se lo puoi dimostrare perchè, furbescamente, hai registrato i colloqui, hai compiuto il reato di illecite intercettazioni e diventi l'imputato di un procedimento nel quale sei anche parte offesa ed anche testimone. Paradossale e sostanzialmente idoneo per far passare tutto in cavalleria, all'italiana, tanto la gente dimentica, oppure fra una intervista ed un'altra, fra le proposte di scrivere dei libri, qualche passaggio in televisione, magari trovo un buon modo di fare i soldi o finisco al grande fratello....." e se" invece desidero andare a fondo a tutte queste faccende, andare a fondo in merito alla tragedia del Moby Prince, rischio, appunto, di andare a fondo come mio cugino a causa di un incidente o a fuoco nella mia macchina che si è autocombusta. Capiamoci io non sono una vittima, una educanda del convento, sono stato per circa 23 anni negli ambienti nei quali hanno anche coltivato golpe e stragi, depistaggi e falangi armate, ma anche nei quali tanti bravi operatori sono morti, donando la propria vita in servizio per permettere anche ad uno come me di essere libero di scrivere i propri commenti su un blog. Per questo non condanno chi nel sistema cerca di sopravvivere e mantenere la propria famiglia, più o meno capace, ma intendo combattere perchè il sistema, oggi sostenuto da una infrastruttura di favori, si trasformi pian piano in una solida base di conoscenza, di mutuale desiderio di serenità e non di ansia di dover essere costretti a lavorare con qualche perfetto incapace segnalato da coloro ai quali deve essere restituito il favore. Se questo accade negli uffici comunali poco male, ma quando avviene ove si maneggiano le armi o le manette prima o poi accade che qualcuno si lascia la pelle o finisce in galera, ed ultimamente avviene troppo spesso. Utopicamente propongo una organizzazione che si occupi delle vittime della "usura di Stato", di coloro che ricoprono un incarico istituzionale e che sono oggi sottoposti a vessazioni o vere estorsioni per porre in essere delle attività incompatibili con il loro ruolo pubblico, costretti a restituire il favore a coloro che gli hanno permesso di ottenerlo quel ruolo, con interessi altissimi. Propongo pirandellianamente un programma di protezione per i "pentiti del favore", chissà che non ci aiutino con la loro defezione ad abbattere i troppi castelli di carte che fanno del nostro paese un comunità di deboli singoli e non una compatta e forte collettività di cittadini....Buon 2008

FABIO PISELLI