Le Regioni ora puntano sull’Irap leggera
Le Regioni ora puntano sull’Irap leggera
(cr.re.)
Sette la riducono per attrarre investimenti. L’Abruzzo resta al 5,25%
PESCARA. È gara aperta tra le regioni su chi riesce ad attrarre più investimenti. Le leve sono due: le infrastrutture e la fiscalità, in primo luogo l’Irap. Su quest’ultimo delicatissimo punto il quotidiano economico Il Sole 24 Ore ha sondato le intenzioni delle regioni per capire cosa si muove in tema di federalismo fiscale. Il dato per l’Abruzzo è che Irap e addizionale Irpef non saranno toccate.
Una buona notizia per chi si aspettava ritocchi in su, viste le disastrate condizioni della sanità regionale. Una brutta notizia se si osserva l’attivismo di alcune regioni che, quando possono, diversificano o riducono l’Irap per rendere i territori più interessanti per gli imprenditori.
Ad esempio la Sardegna del governatore Renato Soru riduce dell’1% l’Irap alle piccole e medie aziende che nascono o aprono sedi nella regione, sacrificando al futuro ben 45 milioni di euro di entrate certe in tre anni. Le Marche lasciano l’Irap invariata a 4,25% (con la possibilità di portarla però a 3,90% come previsto dalla Finanziaria 2008, visto che hanno la sanità a posto) ma prevedono una riduzione ulteriore per le cooperative.
Si muovono con vivacità le province di Trento e di Bolzano che mettono sul piatto una riduzione di mezzo punto dell’Irap per tutte le imprese e un taglio di un altro mezzo punto per quelle che assumono o che rinunciano agli incentivi provinciali. Il Veneto privilegia le aziende pubbliche ex Ipab (un punto in meno di Irap). In Friuli un punto in meno per le imprese virtuose. Vanno controcorrente Liguria e Umbria che aumentano di un punto l’Irap per le imprese di energia e telecomunicazione, la prima, per le imprese di telecomunicazioni, intermediazione finanziaria e attività mobiliari ed energia elettrica la seconda. L’Abruzzo, inchiodato al debito sanitario, dovrà portarsi la super-Irap fino al 2010.