Sante Pisani - Catania 27.01.2008
Il bilancio del governo Prodi, nel corso dei venti mesi di vigenza è apparso decisamente negativo sia sul piano politico generale, sia su quello legislativo e, in particolare, su quello economico finanziario.
Le risorse pubbliche si sono assottigliate, è cresciuto il debito pubblico rispetto al PIL ed i rischi di declino strutturale del nostro Paese stavano inesorabilmente lievitando.
L’economia e la società italiana hanno perso competitività, e oggi arrancano affannosamente; chi paga maggiormente per questa situazione sono le aree territoriali più deboli, innanzitutto il Mezzogiorno ed i ceti più deboli.
Il fallimento della politica economica del centro sinistra ha trascinato il Paese in una fase di incertezza e di precarietà che si ripercuote sulle istituzioni democratiche e sulla coesione sociale.
La politica del governo, inoltre, tesa a proteggere l’interesse politico privato del Presidente del Consiglio e della sua cerchia, ha alimentato un clima da crisi civile oltre che economica e strutturale.
La situazione del Paese è tale che richiederebbe alcune riforme di tipo strutturale, per renderlo più moderno e competitivo e nello stesso tempo per dargli più equità, più diritti e più servizi sociali.
Si tratta infatti di ricostruire l’intero edificio dei diritti di libertà e della solidarietà sociale su fondamenta nuove, partendo dalla rottura delle vecchie categorie di classe.
Il governo Prodi non soltanto non è stato in grado di affrontare l’emergenza, ma, addirittura, con una politica economica sbagliata, ha aggravato i rischi di declino strutturale e di recessione.
In questo scenario la sfiducia del Paese verso il Governo Prodi è cresciuta e si è allargata l’opposizione civile e sociale dando vita ad affollatissime e pacifiche manifestazioni di protesta in tutto il Paese.
Nessuno dei progetti contenuti nel programma dell’Ulivo è andato in porto e, soprattutto negli ultimi mesi, le tensioni interne alla coalizione (anche fra i banchi del Parlamento) si sono ulteriormente esasperate.
In ogni componente si è forse accentuata la paura di perdere quello che resta della propria identità e di scomparire in un partito unico, il Partito Democratico, senza colore.
Parallelamente si è accentuata la ricerca, da parte di ciascuno, di una maggiore visibilità anche attraverso posizionamenti diversi e nuove alleanze interne. In particolare, a causa di un eccesso di competizione, si è pericolosamente incrinato l’asse tra DS e Margherita, che fino ad allora era stato il motore principale dell’Ulivo.
A completare il quadro delle concause che hanno portato al declino del Governo Prodi, la vicenda Lonardo Mastella e, dulcis in fundo, la dichiarazione di Veltroni sulla decisione del Partito Democratico di correre da solo nelle future consultazioni elettorali. Ciò ha determinato nei piccoli Partiti della coalizione la paura di scomparire per effetto della Riforma elettorale, fortemente portata avanti da Veltroni, Fassino e D’Alema.
Siamo tutti consapevoli di vivere un momento storico.
E’ maturata la voglia di dare corso ad un progetto nuovo capace di stravolgere in orizzontale lo status di malgoverno cui siamo stati sottoposti negli ultimi due anni.
In esso siamo ormai immersi e ciò con cui ci stiamo misurando è un grandioso cambiamento che ci impegna nel breve e lungo periodo.
La nascita del cartello elettorale di oggi è opportunità e necessità, dettata dalla contingenza politica del contingente, da un bisogno di governo e di risposte adeguate ai problemi dell’Italia. Ma è anche qualcosa di più. È l’ambizione di dare una risposta di lungo periodo alla crisi della politica nel tempo della globalizzazione; a una politica diventata così debole e frammentata da rendere sempre più faticoso riconoscere un senso nelle sue convulsioni e far percepire le finalità di fondo e dunque il valore etico umano e sociale del fare politica.
Il passaggio storico che viviamo è il cambiamento della percezione e del modo di vivere di ognuno di noi, nel mondo. Un mondo che ci appare più aperto ma anche più povero di certezze. Un mondo che non è più soffocato nella morsa bipolare della guerra fredda, ma è attraversato da nuove insicurezze; da precarietà diffusa di condizioni, di convinzioni e persino di idee.
I giovani sono espressione di una precarietà che non dipende dalla loro debolezza e spesso neppure dalle condizioni sociali di provenienza, ma dalle prospettive di lavoro, di vita, di esposizione a una competizione aperta e senza rete con tutto e con tutti.
A queste insicurezze i partiti e la politica, come li viviamo oggi, sembrano non saper rispondere.
La sfida di un pensiero e di una azione politica capace di far fronte a tutto questo lavoro in corso è opera faticosa, contestata, contrastata e complessa. I partiti italiani, quelli più consistenti, sembrano più impegnati a conservare se stessi, che capaci di offrire riferimenti per tutti.
Immersa in cambiamenti epocali e colpita da una debolezza dovuta anche alla forza immensa delle innovazioni tecnologiche, dei nuovi modi della comunicazione e dello strapotere della finanza, la politica rischia di apparire come un gioco fine a se stesso, di svuotarsi della sua anima più profonda e del suo significato vero, che sta nell’avere senso e valore per tutti. E i partiti faticano sempre più ad essere ciò che devono essere. I luoghi dove si realizza il bisogno essenziale dell’uomo.
Sembrano troppo spesso luoghi dove piuttosto si concentrano interessi particolari di gruppi ristretti. Ricondurre l’essere partito all’interesse generale di una comunità umana oggi - si tratti della Sicilia o dell’intero paese - richiede lo sforzo di interpretare una vocazione maggioritaria, non richiede di cementare questa o quella visione del mondo o della società. Richiede di aprirsi, di sciogliere le vele del confronto delle idee, delle discussioni, delle relazioni, di nuovi incontri, e persino di nuove amicizie, di quelle cose che rendono il far politica capace al tempo stesso di mettere al centro l’interesse generale e ancora capace in sè di appagare e di arricchire la socialità e l’umanità di ciascuno.
Dobbiamo traghettare la politica dalla conservazione delle identità, che rischia di essere sterile di fronte alle nuove domande di senso, con un più fecondo confronto delle identità.
Il compito di assumere quest’orizzonte nel panorama politico italiano non spetta in esclusiva a nessuno. Ma per quanto riguarda il centro destra spetta ai nostri partiti, ai partiti che più di altri sono legittimi depositari di una vocazione storica democratica e liberale.
Questo, in termini più semplici, è anche il vissuto di gran parte dei nostri iscritti e del nostro Presidente.
La nostra politica è fatta di scelte che chiamano in causa le emissioni di gas serra ma anche lo sviluppo e la povertà, l’equità e il negoziato nord – sud, i mercati e la loro regolazione ed anche l’agricoltura, il commercio, il turismo.
Usiamo tutti espressioni nuove come “SVILUPPO SOSTENIBILE”. Un termine che è ormai sinonimo di valore etico positivo, ma di cui bisogna assolutamente cogliere il significato problematico e persino drammatico, piuttosto che esaltante, a indicare un rebus dalla soluzione incerta, incerta e difficile, sia che si tratti di un quartiere urbano, della Regione Sicilia, dell’intero Paese o del pianeta. È un termine che evoca una consapevolezza e una preoccupazione ormai comune per i governi e per i popoli, riguardo il clima, le stagioni, l’aria, l’acqua, le condizioni della vita, ma che rappresenta anche un approccio diverso rispetto ai temi della povertà, della fame, della sete, vecchie piaghe dell’umanità che richiedono però politiche nuove nel momento in cui crescono a fianco dello sviluppo tecnologico dei consumi e delle città gettando più di un’ombra sulle condizioni del futuro non solo per chi ne soffre ma per tutti. Così le vecchie preoccupazioni di ciascuno sul futuro dei figli e dei nipoti che restavano confinati nella sfera familiare e privata, diventano oggi dimensione generale politica ed economica, interrogativi scientifici e sfide tecnologiche e naturalmente anche questione sociale e democratica. “SOSTENIBILITA’” è parola che indica anche un bisogno attuale ed immediato di cambiamento, come confermano sempre più convergenti i rapporti scientifici e propone con forza l’agenda e un orizzonte necessari alla politica del XXI° secolo.
Rappresenta dunque un allargamento nel tempo e nello spazio dell’etica civile della responsabilità e della solidarietà, e un enorme nodo di programmi politici e di azione di governo.

Usiamo parole come “COESIONE E INCLUSIONE”, che indicano il bisogno di società di non uguali, che tendono dinamicamente a parcellizzarsi e differenziarsi, di essere legate, tenute insieme da qualcosa di comune e di forte. Che indica che compito della politica è investire a fondo su ciò che avvicina e accomuna gruppi sociali e individui, oggettivamente separati e potenzialmente in conflitto senza omologarli, senza appiattire i meriti, senza comprimere le individualità.

Usiamo parole come “SICUREZZA”, che rappresentava un tempo un riflesso conservatore, l’illusione dello status quo, e, magari, la pretesa egoista dell’immobilismo sociale, e che invece esprime oggi il bisogno profondamente umano degli individui e delle formazioni sociali, di non sentirsi e non essere permanentemente a rischio, nella città e in casa, precari nel lavoro, nelle conoscenze acquisite, nella famiglia e nelle relazioni sociali.

Usiamo la parola “SUSSIDIARIETA”come nuovo paradigma della democrazia e del ruolo dello Stato, che hanno la loro radice nel coinvolgimento dal basso e con pari diritti di tutti i cittadini, e nelle relazioni tra le istituzioni e la libera capacità di auto-organizzazione delle persone. Sussidiarietà significa anche che il bene comune nasce dalla integrazione tra il ruolo pubblico dello Stato in tutte le sue articolazioni ed il paritario ruolo pubblico esplicato dalle organizzazioni sociali.
Il manifesto di Alleanza Democratica è un contributo che rappresenta un punto di partenza, non di arrivo.
È un punto di partenza ma siamo già oltre.
Noi vogliamo e abbiamo il dovere di far vivere questo approccio fra gli intellettuali, nella politica, nel governo, nella società, con il popolo.
In una parola nel rapporto coi cittadini e la loro concreta partecipazione.
Un partito come il nostro, in Sicilia e nel Paese, riesce a far corrispondere al pensiero nuovo che è nei significati di quelle parole, un’azione politica e di governo adeguata e coerente.
Dobbiamo esprimere un riformismo che sappia riversare sul territorio e sull’ambiente, sulle nuove conurbazioni della Regione, sulla sua dinamica etnica e culturale, sulle storiche disuguaglianze, sulle emarginazioni emergenti e sulle precarietà giovanili, sul protagonismo e la visibilità delle donne, una carica operativa e un approccio pragmatico e riformatore determinato.
La Sicilia è cambiata e cambierà ancora molto: la popolazione invecchia aumentano gli immigrati, sono sempre di più le famiglie piccole, con una rete parenterale corta, cresce il lavoro precario e con esso si accentuano le contraddizioni tra generazioni sul lavoro e sul futuro.
Tutto ciò genera insicurezza e alimenta situazioni di disagio.
Un obiettivo irrinunciabile è quello della non autosufficienza, da affrontare su base universalistica, che tocca l’assistenza domiciliare e l’assistenza di cura, che riguarda il rafforzamento e la qualificazione della rete dei servizi, ma anche il sostegno effettivo alle famiglie.
Dialogheremo così da oggi con tutti i nostri alleati, con il Partito Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi, con la Confimprese Italia, i Federalisti Comunitari, Noi Siciliani, il Partito Liberale Italiano, il Partito Repubblicano Italiano e, a seguire, con le realtà politiche che si identificano con il percorso di democrazia che ci caratterizza e ci posiziona nell’area di centro destra, poiché riteniamo che la coesione sociale e la qualità sociale, rappresentino una caratteristica fondamentale della nostra Nazione ed allo stesso tempo un elemento di qualità, anche per la capacità di competere in Europa e nel mondo.
Per noi lo stato sociale è uno dei fattori della competitività, parte integrante del nostro modello di crescita.
Per continuare a crescere e mantenere gli alti livelli di benessere, dobbiamo contrastare quel processo crescente di insicurezza che non è legato solo ad un dato di condizione economica.
Ci vuole un welfare che legga questi processi – invecchiamento, società multiculturale - che cominci a ricercare e a sperimentare risposte.
L'istruzione, la formazione, la ricerca di base e applicata rappresentano settori strategici e priorità di intervento nelle società sviluppate e non; sono risorse decisive per lo sviluppo delle risorse umane, per la qualità della vita delle persone e per lo sviluppo sociale, civile ed economico delle realtà locali e della nazione.
Da qui, dalla Sicilia, abbiamo visto e vediamo bene la sfida della ricollocazione dell’Italia nella nuova dimensione della economia globale, e della nuova epoca di conoscenza, comunicazione, innovazione.
Il riconoscimento del valore del lavoro e del diritto al lavoro per tutti, è e resta un valore fondamentale della nostra cultura, di tutte le culture democratiche.
Dobbiamo realizzare un sistema di promozione sociale universale ma radicato nei bisogni dei singoli, una nuova stagione di politiche pubbliche rivolte alle persone ed alle famiglie, capace di sostenere le scelte autonome delle donne, di abbattere le discriminazioni e le fatiche che ancora pesano sulle loro spalle, di farle uscire dalla precarietà senza diritti, e di offrire loro misure di sostegno che comprendano i servizi, gli aiuti economici alle famiglie con figli o con persone non autosufficienti a carico.
Dobbiamo costruire città più sicure per donne, bambini e anziani, percorribili con le gambe e non solo con le quattro ruote, ed educare ad una cultura che combatta la violenza e le discriminazioni.
Per questo abbiamo bisogno che le donne siano protagoniste della politica e delle istituzioni: una forza di cambiamento che sappia, con la politica ed il governo, allargare la cittadinanza e fare sintesi tra i bisogni delle persone e gli obiettivi comuni di una società.
La Sicilia sta già giocando la partita delle grandi sfide aperte in Italia e in Europa.
Alleanza Democratica, Partito Democratico per le Autonomie, PRI, PLI e tutte le Sigle Autonomiste e Federaliste delle Regioni del Mezzogiorno d’Italia che costituiscono il Cartello Politico che oggi viene partorito, dovranno mettere in campo un’idea di governo, a partire dalle prossime elezioni politiche e amministrative di primavera, che muova, e unisca, forze sociali, della cultura, dell’impresa, del lavoro.
La Sicilia è più che mai terra di dinamismo e innovazione. E ciò di cui abbiamo bisogno è una cultura politica che riesca a leggere oltre gli schemi tradizionali che le tengono separate, le problematiche dell’ambiente e del lavoro, della coesione e della competitività, del territorio e delle risorse intellettuali e umane, del locale e del globale.

L’accordo di coalizione partorito dal nostro Cartello Politico può essere non solo il contenitore, ma il crogiuolo vivo di questa ricerca di nuova sintesi politica, che è in verità anche il vero modo di restituire freschezza e giovinezza alle sedi della politica, di portare nuovi linguaggi, nuovi incroci e nuovi protagonisti nelle organizzazioni di base.

Sono, queste, buone ragioni, per intraprendere l’avventura di un confronto a tutto campo con altre forze democratiche, di un confronto permanente ravvicinato tanto da diventare un percorso comune davvero capace di cementare un sentire comune e una federazione multipartitica comune??.
Io penso di sì.
Penso che proprio l’esperienza storica e matura della nostra democraticità ci spinga, più di altri, a intraprendere questa strada.
Non è un approccio moderato. È un approccio di centro destra, nel senso concreto e fattivo.
Vogliamo, investendo la nostra forza sul bisogno di innovazione, che la Sicilia non cessi di proporre sul versante di governo regionale e non cessi di richiederci sul versante del Paese e dell’Europa di essere del partito e dei partiti perché non c’è dubbio che per concorrere a determinare la politica con metodo democratico a qualunque livello, servono partiti forti e vitali, luoghi e sedi di valore dove le persone esercitino “liberamente il diritto di associarsi” per contare e per arricchire se stessi e la dimensione sociale dell’essere cittadini.
Siamo consapevoli che il tema delle sicurezze che ci chiedono i cittadini – ambiente, saperi, salute, qualità del lavoro e della vita – per essere affrontato e vinto richiede riforme e progetti, che valicano i confini delle regioni e perfino del Paese.
Nessuno, da solo, è in grado di farcela e noi ci mettiamo al servizio di una nuova stagione riformatrice dell’Italia, capace di competere e di vincere nel mercato globale anche perché capace di coniugare libertà, equità, giustizia, solidarietà.
E questa è la sfida complessiva che lanciamo, con delle priorità nette e mettendo in testa i giovani.
Anche il tema della previdenza, oltre ad essere un grande tema sociale, attiene alla grande battaglia per le libertà: libertà di poter ricevere una pensione dignitosa per poter vivere e quindi vanno aumentate quelle più basse, la libertà che viene per i giovani di vedere garantito il proprio futuro attraverso un adeguato sistema previdenziale e la libertà delle persone di poter decidere di continuare la propria esperienza lavorativa oltre il limite di età oggi fissato.
La famiglia è curata più da noi che dal centro-sinistra, perché ne abbiamo più presenti i bisogni, i diritti, le necessità di ogni cittadino e di ogni cittadina.

In ordine alla legge elettorale, bisogna lavorare perché si faccia una buona legge, nel rispetto delle identità dei partiti minori che, assieme, rappresentano un grande percentuale di elettori.
In questo momento contingente, pur retti dalla legge elettorale vigente, tutto depone a favore di una accelerazione sulle aggregazioni di quante più anime possibili.
Guardate, più ci si divide più non si governa.
C’è una spinta all’unità che è anche una spinta al cambiamento e per questo abbiamo bisogno di presentarci al Paese con forze aggregate, a partire dalla Sicilia, con un modello da omologare nelle restanti Regioni Italiane.
Noi dobbiamo costruire una forza democratica fortemente radicata nel paese capace di costruire cambiamento tendenzialmente mirato a:
  • Favorire la partecipazione diretta dei cittadini alla vita democratica del Paese.
  • Promuovere l’inserimento di persone capaci e oneste nella direzione dell’amministrazione pubblica.
  • Costruire una cultura di Governo basata sulla solidarietà fra tutti i cittadini.
  • Adeguare la gestione dello Stato e delle sue strutture a criteri di alta efficienza, snellezza e velocità di reazione.
  • Modernizzare e velocizzare i meccanismi di formazione delle decisioni politiche.
Noi ci siamo messi in campo e ritengo che il processo vada accelerato. Così come occorre siano nitidi i caratteri della forza che noi vogliamo costruire.
Noi vogliamo una coalizione nuova che unisca le forze sane del paese.
Lo facciamo per affrontare le nuove sfide aperte in Sicilia, in Italia e in Europa. Sfide che pongono domande nuove e richiedono un pensiero politico nuovo per poterle affrontare.
Questo è il futuro del confronto in Italia e in Europa e noi abbiamo bisogno di Berlusconi, di Fini, di Casini e di Bossi, come loro, per avere la certezza della governabilità, hanno bisogno di noi.
Hanno bisogno che in Italia nasca una coalizione politica nuova che tenga insieme le culture Democratiche, Repubblicane, Liberali e Socialiste - moderate di questo paese.
La Sicilia è alla testa di questo processo e progetto da sempre curato dall’amico On. Biagio Susinni, che rappresenta la massima carica del Partito nella Regione e nelle isole,
progetto che non punta solo ad alimentare la cultura della buona pratica di governo di Comuni, Province e Regione, ma comprende anche le nuove sfide afferenti all’intero Paese e all’Europa.
Ora siamo alla prova decisiva, dobbiamo dimostrare di volere e sapere cambiare il Paese.
So che oggi ci sono le condizioni per una gestione unitaria, e questo rimane il nostro obiettivo, perché non ci rassegniamo e vogliamo contribuire a portare tutti coloro i quali credono ancora ai sani principi della democrazia a condividere questo progetto, il progetto di Alleanza Democratica di Giancarlo Travagin, della Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi, del P.R.I., del P.L.I. e di quanti si identificheranno nel cartello che da oggi prende il via per tracciare un percorso unitario, segnatamente mirato alla rinascita della Sicilia, del Mediterraneo Meridionale e dell’Italia.