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    Predefinito I meridionali sono tutti mafiosi, camorristi e delinquenti?

    Molti importanti esponenti politici e culturali del “sud”, fra cui certo Saviano, hanno affermato pubblicamente che la responsabilità della situazione Campania e dei rifiuti è colpa del “nord” che per anni vi avrebbe mandato spazzatura industriale. Come dovrei sentirmi io che mi rompo a fare la differenziata da ancor prima che fosse gestita e imposta dall’amministrazione pubblica? Sebbene io sia di quel “nord”, ho messo l’interrogativo alla domanda di titolo, ma non intendo per nulla perdere tempo a dimostrare che la risposta è “no”.


    Io so bene che la presenza in meridione di molti mafiosi, camorristi e “ndranghetani” non significa che tutti i meridionali siano tali, o che siano delinquenti. Certo, sono tanti i delinquenti, ma pur sempre una minoranza.
    Allora chiedo: questa distinzione vale anche per il “nord”? Sembra di no per Saviano e altri.
    Si incrimina la totalità del “nord” per pochi individui. Ammettiamo pure che ci sono stati dei delinquenti che hanno scaricato monnezza al sud, e pure qualche azienda che ha portato immondizia (sebbene dietro l’invito o il tacito consenso degli amministratori locali ). Ma questo vuol dire che tutto il nord ha portato l’immondizia? Vuol dire che questa frazione di milione di persone che ha sbagliato reppresenti “tutto” il nord ?
    A giudicare dall’esposizione mediatica che si da a questi personaggi, essi rappresentano il nuovo sud, ma è sconvolgente il loro qualunquismo .
    Se usassi lo stesso criterio dovrei concludere che la mentalità al sud è ancora ferma al medioevo e dunque lontana dall’essere avvicinata a quella comune in tutto il resto d’Europa (che per altro è molto simile a quella che imperava nella libera repubblica veneta).
    Ma io non sono un qualunquista, e dunque associo questo qualunquismo piuttosto a qualche tendenza politica errata di singoli personaggi. E per fortuna non rappresentano il sud così come il nord non è rappresentato da qualche inquinatore.
    La smetta Saviano di dire queste stupidaggini in giro per il nord. Ma scusate, uno che fa “comizi” a tutto spiano come lui può essere veramente in pericolo tanto da richiedere la scorta?

    •   Alt 

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  2. #2
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    io ho una piccola impresa che deve smaltire olii esausti.
    ti garantisco che quando arriva la ditta autorizzata e se li succhia nella cisterna, io pago, mi faccio fare la fattura e sono a posto.
    se poi questa ditta si scoprisse mai che è proprietà della camorra e, anzichè spendere dei soldi per bonificare quanto succhiato, va a napoli e butta tutto in un buco, affaracci loro. che non si dia la colpa a me che ho fatto le cose in regola.
    come sempre dalla bassa italia sono bravissimi a fare le vittime e a girare la frittata in modo che sembra sempre che le loro malefatte siano colpa degli altri.
    come sempre hanno innescato un teatrino mediatico che va avanti da un mese a raccontarci che non sono loro a portare i rifiuti da noi: siamo noi a portare i rifiuti da loro!
    roba da matti. e intanto i camion arrivano inesorabilmente nella mia emilia, regione succube di un governo che non c'è più, regione che per puro servilismo politico si è affrettata a gettare un salvagente al meridione e alle loro scenate di piazza.

    se dalle nostre parti c'è diffidenza nei confronti dei meridionali, caro ragazzo, forse è perchè dagli anni 60 a oggi stiamo subendo una immigrazioni tipo orde barbariche di gente che porta casino e cultura arretrata di almeno 50 anni rispetto alla nostra. Parallelamente all'immigrazione maomettana, ragazzo mio, anche i meridionali non hanno alcuna intenzione di integrarsi agli usi e costumi dei popoli ospitanti, tanto che i nipoti dei campani o siciliani in emilia continuano a definirsi campani o siciliani e a parlare la loro lingua anche dopo 3 generazioni che hanno sempre vissuto qui.
    ma cosa vuoi da noi? che ci mettiamo una scopa nel culo e ti veniamo a ramazzare le vie di napoli??? non ti bastano i soldi???

  3. #3
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  4. #4
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  5. #5
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    Predefinito Destra, sinistra, Calabria, italia...

    Domenico Crea, uomo politico
    dalla Cdl all'Unione e ritorno


    Domenico Crea
    ROMA - Un medico che fa politica da anni, cambiando più volte schieramento. Domenico Crea, nato 56 anni fa a Melito Porto Salvo, ha sempre intrecciato l'attività professionale a incarichi nella sanità e nelle amministrazioni locali. Oggi è finito in manette nell'ambito dell'operazione "Onorata Sanità".

    Il nome di Crea è legato a quello di Francesco Fortugno, il vice presidente del Consiglio regionale calabrese assassinato a Locri il 16 ottobre del 2005. Crea è infatti subentrato in consiglio regionale proprio a Fortugno: era lui il primo dei non eletti della provincia reggina nella lista della Margherita. Ma la sua carriera politica era iniziata molto tempo prima. Vediamo di ripercorrerne le tappe.

    Sposato, due figli (uno dei quali arrestato oggi nell'ambito della stessa operazione), Crea è laureato in medicina con specializzazione in igiene e sanità pubblica. E' stato consigliere provinciale eletto nel collegio di Melito Porto Salvo. Già vice dirigente sanitario del Presidio poliambulatoriale di Melito, ha assunto nel 1993 l'incarico di vice direttore sanitario presso l'ospedale "T. Evoli". Per diversi anni è stato anche vice presidente di minoranza della Comunità Montana versante Jonico Meridionale.

    Quindi l'approdo nel Consiglio regionale prima e nella Giunta regionale poi (assessore all'Urbanistica e all'Ambiente nella prima giunta di centrodestra guidata da Giuseppe Nisitcò, assessore all'Agricoltura in quella presieduta da Giovambattista Cligiuri). Nella tornata elettorale del 2000, è stato rieletto nella lista del Ccd, con circa 9000 voti di preferenza, e nella Giunta di centrodestra presieduta da Giuseppe Chiaravalloti ha ricoperto l'incarico di assessore al Turismo, Industria alberghiera, Sport, spettacolo e trasporti. Verso la fine della legislatura ha aderito alla Margherita.

    Alle ultime consultazioni regionali, nel 2005, la sua candidatura nella Margherita passò fra le perplessità di Francesco Fortugno e di Agazio Loiero, allora esponente di punta del partito e oggi governatore della Calabria. Perplessità ribadite recentemente dalla vedova di Fortugno, la parlamentare del Pd Maria Grazia Laganà, e dallo stesso Loiero ai giudici di Locri che stanno celebrando il processo ai presunti mandanti ed esecutori del delitto Fortugno: la candidatura di Crea era considerata "inopportuna". I dubbi aumentarono quando Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, destinatari di due ordinanze di custodia anche nell'ambito dell'operazione odierna, vennero arrestati come presunti mandanti del delitto Fortugno.

    In quell'occasione il presidente della Regione Loiero, in un'intervista, invitò Crea, pur considerato estraneo al fatto criminale, a farsi da parte. Crea lasciò la Margherita, tornò con il centrodestra e aderì alla Dc di Rotondi diventandone capogruppo in Consiglio regionale e riprendendo un'intesa attività politica.

    (28 gennaio 2008)

    http://www.repubblica.it/2008/01/sez...nico-crea.html

  6. #6
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    da l'Unità - 30 giugno 2006

    «NON MI DIMETTO». «Né mi autosospendo. Non rinuncerò né in via transitoria, né in via definitiva, al mio ruolo istituzionale». Domenico Crea, il consigliere della Margherita nell’occhio del ciclone dopo gli arresti per l’omicidio Fortugno, non cede. Non lascia il Consiglio regio nale della Calabria nonostante gli inviti del governatore Loiero e del presidente del Consiglio Bova. Mentre scoppia il finimondo, con Alleanza nazionale e l’Udc che chiedono lo scioglimento del Consiglio regionale, Crea si limita a lasciare la Margherita. L’ultimo partito nel quale era approdato dopo una lunga militanza nelle file del centrodestra conquistando una candidatura alle regionali del 2005, e accusa. I dirigenti nazionali e regionali che «hanno finito con l'assordarmi con il loro equivoco silenzio». Neppure un cenno all’inchiesta dei magistrati reggini che hanno messo in luce i suoi rapporti con la famiglia Marcianò. Il padre Sandro, caposala dell’ospedale di Locri, ma soprattutto grande elettore di Crea, e il figlio Giuseppe. Il primo sarebbe il mandante dell’omicidio, il figlio l’autista che il 16 ottobre accompagnò Salvatore Ritorto, accusato di essere il killer, a Palazzo Nieddu, il luogo dove fu ucciso Fortugno. «Barone mio», così, Mimmo Crea chiamava Marcianò. Un amico fidato, che dovette addirittura prendere il «tavor» quando il suo referente non venne eletto. Al suo posto c’era Francesco Fortugno, e Marcianò bestemmiò contro quel «cornuto». Giuseppe Marcianò, il figlio, era un «bravo ragazzo» di Locri. Classe 1979, un curriculum criminale di tutto rispetto: traffico di cocaina e armi da guerra, una stretta vicinanza alla famiglia dei Cordì, una delle ‘ndrine più potenti della Locride. Nonostante ciò, Giuseppe aveva lavorato nella «struttura speciale» dell’onorevole Domenico Crea. In pratica la sua segreteria personale, pagata con i fondi della regione. Cose strane accadevano in quel palazzo e nei suoi pressi. Gli investigatori, ad esempio, hanno scoperto che una delle telefonate fatte dal killer di Fortugno partiva proprio dal palazzo del consiglio regionale. È il 15 settembre del 2005, mancano 31 giorni all’omicidio. Salvatore Ritorto è a Reggio Calabria, forse in una di quelle tante «missioni di pedinamento» di Fortugno. È pomeriggio, e Ritorto chiama per ben tre volte, nell’arco di 15-20 minuti, Sandro Marcianò sul suo telefonino. Scrivono i magistrati: «Entrambe le celle impegnate dall'utenza in uso al Ritorto coprono da vicino l'area ove si trova il palazzo della sede reggina del Consiglio Regionale». Fortugno era pedinato nei suoi spostamenti anche fuori da Locri, e Ritorto - rivela Domenico Novella, il superpentito dell’inchiesta - era nervoso. «Questa cosa la devo fare, se no questo (Fortugno) ci rovina a tutti. Siamo tutti rovinati».
    Delitto politico-mafioso, quello di Francesco Fortugno. Gli inquirenti ne sono certi e non intendono affatto fermarsi a quelli che definiscono il livello militare - l’arresto, il 21 marzo scorso, del gruppo di fuoco -, e il livello intermedio, i mandanti di «secondo piano». Si punta in alto e per questo i magistrati della Dda stanno rileggendo una serie di attentati politici degli ultimi anni. Le intimidazioni ai sindaci e i colpi di pistola contro Saverio Zavettieri. L’ex deputato socialista molto vicino a Craxi negli anni Ottanta, ed ex assessore nell’ultima giunta regionale di centrodestra, il 21 febbraio 2004 fu ferito in un attentato a Bova Marina. Intervistato dal periodico «Calabria News», Zavettieri disse che quell’attentato aveva una matrice chiaramente politica maturata all’interno della Casa delle libertà, ed in particolare in ambienti della provincia di Reggio Calabria. Pistole e politica. Rampolli di mafia che entrano direttamente nei «palazzi». E’ un altro filone di indagine che i magistrati vogliono approfondire. Si stanno ripescando vecchie indagini, precedenti l’assassinio Fortugno, fatte dalla Finanza per incarico della Corte dei Conti, sulle cosiddette strutture speciali della Regione e sulle consulenze esterne. Secondo indiscrezioni, sarebbero decine le persone con precedenti penali, anche per fatti di mafia, arruolate dal mondo della politica. Una piaga antica, che rimanda alle varie gestioni della Regione.
    L’inchiesta sull’omicidio Fortugno «non può considerarsi conclusa dopo l'arresto del presunto mandante. Le indagini intendono ricostruire il quadro completo delle responsabilità connesse all'omicidio». Lo ha detto all'agenzia Ansa il procuratore della Repubblica aggiunto di Reggio Calabria, Francesco Scuderi, coordinatore della Dda. «Il nostro sforzo ulteriore - ha aggiunto - sarà quello di identificare, per quanto è possibile, tutti i responsabili dell'assassinio di Fortugno». Sulle polemiche in merito al trasferimento a Roma del sostituto Giuseppe Creazzo (anche ieri ci sono state interrogazioni parlamentari e prese di posizione), Scuderi ha detto che l’abbandono «non fa venire assolutamente meno l'impegno dell'ufficio di Procura reggino per fare luce completa sull'assassinio di Francesco Fortugno. Si tratta di un problema, a dire il vero, che non si pone neppure».


    --------------------------------------------------------------------------------

    Il consigliere regionale: ma non mollo l'incarico. D'Antoni: nessun incontro per la candidatura. An: sciogliere l'assemblea calabra
    Crea lascia la Margherita dopo lo scontro sul caso Fortugno
    Carlo Macrì

    dal Corriere - 30 giugno 2006

    REGGIO CALABRIA — Le dichiarazioni rilasciate ieri al Corriere dal senatore Franco Bruno, coordinatore regionale della Margherita («Crea non sarà mai più invitato alle riunioni della Margherita»), hanno fatto rompere gli indugi a Domenico Crea: ieri si è autosospeso dal partito. «Ho maturato questa decisione per evitare situazioni di imbarazzo ai dirigenti nazionali, regionali e locali i quali hanno finito con l'assordarmi con il loro equivoco silenzio», spiega.
    Il consigliere regionale dei dl al centro del caso Fortugno (per i contatti con uno dei presunti mandanti del delitto) resta però al suo posto tra gli scranni di Palazzo San Giorgio, il Consiglio regionale. «Da più parti mi sono state amichevolmente sollecitate le dimissioni o almeno l'autosospensione da ogni attività istituzionale — ammette Crea —. Non intendo portare a compimento il laborioso e certosino lavoro di coloro che hanno deciso di neutralizzarmi politicamente». E lancia una stoccata a chi «con pressioni subdole e medianiche» gli ha «consigliato bellamente impacchettati suggerimenti di opportunità»: «Opportunità per il destinatario o interesse del mittente?», si chiede Crea.
    Sergio D'Antoni, viceministro per il Mezzogiorno, in una lettera al quotidiano
    Calabria Ora racconta quando e in che occasione vide Crea: «Non ci fu nessun incontro a Reggio Calabria tra il sottoscritto, Marini(allora responsabile organizzativo della Margherita) e Crea, tantomeno ci può essere stato un invito a partecipare a Loiero ad una riunione che non si è mai tenuta. L'unico incontro che c'è stato tra me, Marini, Loiero e Crea ed altri parlamentari e dirigenti della Margherita è avvenuto all'aeroporto di Lamezia Terme subito dopo il nostro arrivo da Roma per partecipare alla direzione regionale». La decisione di autosospendersi dal partito era nell'aria da qualche giorno ma, forse, Domenico Crea sino all'ultimo ha pensato che qualche suo collega avrebbe potuto appoggiarlo. Un'attesa vana. «Non è stata un'iniziativa emotiva, ma il frutto di una travagliata riflessione nell'ambito della quale ha assunto una forte valenza il fatto che alcuni miei colleghi di partito mi abbiano considerato un corpo estraneo, un pesante fardello da cui liberarsi al più presto», sostiene Crea.
    L'autosospensione del consigliere regionale non elimina le tante frizioni all'interno della coalizione di centrosinistra che da più di un anno guida la Calabria e che in questi giorni si sono manifestate anche con le critiche al governatore Loiero da parte del ministro per la Famiglia Rosy Bindi che lo aveva accusato di «trasformismo»: «Ne ha fatto un uso disinvolto, cambiando casacca almeno sette volte». E se An chiede «di valutare l'ipotesi» di procedere allo «scioglimento del Consiglio regionale della Calabria», Forza Italia, con Pittelli coordinatore regionale, crede sia «il caso di tornare a votare». Pittelli ha poi presentato un'interrogazione al presidente del Consiglio e al ministro della Giustizia per conoscere i motivi che hanno spinto il pm Creazzo, titolare delle indagini sull'omicidio di Fortugno, e l'altro pm della Dda, Roberta Nunnari, che indaga sul tentato omicidio dell'ex assessore regionale Saverio Zavettieri, a lasciare Reggio Calabria.

    http://www.in2minuti.it/2006/06/uni6...margherita.htm

  7. #7
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    Domenico Crea vanta il suo "sistema"
    "Il più fesso dei miei è miliardario"


    Alessandro Marcianò
    REGGIO CALABRIA - Prima conversazione. "Mentre in alcune cose, il settore è circoscritto e si possono... Qua è una regione che parte da Cosenza a Reggio Calabria; chi c... sa l'intervento che ha fatto qua o l'intervento che hai fatto ad Amantea o quello che puoi fare a Reggio Calabria? Nessuno. Nessuno è all'altezza ... Te capì? O non te capì?". A parlare è il consigliere regionale calabrese Domenico Crea, arrestato nell'ambito dell'operazione "Onorata Sanità", in un colloquio con il suo collaboratore Antonio Iacopino intercettato dagli investigatori il 3 agosto 2007.

    "Un faccendiere come a quello, come a Enzo - aggiunge Crea - in un mestiere come questo, lo sai che faceva? Rendeva il 100%. Senti quello che ti dice Mimmo; e non l'ha mai capito, si sentono intelligenti, ma a me mi possono tenere le p...., la gente. A me la gente, quelli che si sentono intelligenti, mi possono tenere le p..., se mi seguono... E lo sai quando ... che mi servivano lo sai come, alla perfezione... cioè alla perfezione e non... non si muovevano di una virgola... ed io sfondavo. Non mi tradivano e lavoravano, non so se sono... Ti parlo del '95, '96, quando io ero un Dio che dopo ti fanno la corte pure quelli che hai intorno. Non quando sei solo".

    "All'epoca - prosegue Crea - le mie tre braccia erano Pino, Bruno e il mongolo di Sandro, di mar...(abbassa il tono della voce e tronca la parola, ndr). Mi hai capito? e sono tutti miliardari... Il più fesso di loro è miliardario... e ti ho detto tutto... Però, fino ad un certo punto si sono comportati bene... I primi due non posso dire nulla fin quando sono stati con me... non so... per i primi cinque anni... E tutti dicevano 'Crea è granitico', che ha i dirigenti suoi. Nessuno sa quello che fa lui. Non lo tradiscono ... Tutti, assessori, presidenti, tutti mi si corrompono, che mi domandarono ... A tutti quanti ... non solo con... che qua siamo a livelli alti e chi è... e chi è intelligente e chi è che sa fare il mestiere suo, ma vedi che spacca". Uno dei bracci di cui parla Crea, secondo l'accusa, è Alessandro Marcianò, con il figlio Giuseppe presunto mandante dell'omicidio Fortugno.

    Seconda conversazione. "Duemila miliardi ... me li gestivo io per i c... miei ... Allora perché vi dico ragionate con le teste e non fate gli storti ... perché ce ne sono certi da noi che sono storti e certi che sono intelligenti, mi hai capito? Che non sanno neanche che vuol dire ... perché soffro quando penso ... per una cazzata". Così Crea si rivolge a Iacopino mentre si trovano in auto insieme. Un colloquio registrato dagli investigatori.

    "Ma no con uno stipendio - aggiunge Crea - che c... te ne fotte dello stipendio. Cioè, ma quando hai me cretino tu che puoi fare? Ti prendi i 10 mila euro di consigliere? e che c... sono?".

    "Quando io a quello storto di Battaglia - dice ancora Crea - gli ho detto viene e fammi il direttore generale .. che gli volevo dire? Quanti ne abbiamo 3.000 miliardi 4.000 miliardi .. ci sei pure tu".

    (28 gennaio 2008)

    http://www.repubblica.it/cronaca/index.html

  8. #8
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    Caso Fortugno, Crea lascia a metà «Mi autosospendo dalla Margherita». Ma resta in Consiglio regionale: «Non rinuncerò mai al mio ruolo istituzionale

    REGGIO CALABRIA - Domenico Crea, il consigliere regionale calabrese della Margherita subentrato a Francesco Fortugno, investito dalle polemiche dopo gli sviluppi dell'inchiesta sull'omicidio del vice presidente del consiglio regionale, si autosospende dal partito. La decisione è stata comunicata dallo stesso Crea, attraverso un comunicato diffuso tramite l'ufficio stampa del Consiglio regionale. Il nome di Crea è finito nelle intercettazioni che hanno portato all' arresto del presunto mandante dell' omicidio, Alessandro Marcianò, caposala dell' ospedale di Locri, legato «da amicizia» allo stesso Crea.

    Crea precisa, sempre nel comunicato, di non aver alcuna intenzione di lasciare lo scranno di consigliere, non essendo prevista dalla normativa alcuna autosospensione. «Da più parti ed a più riprese - spiega Crea - sono state amichevolmente sollecitate le mie dimissioni dal Consesso Regionale o, quanto meno, l'autosospensione da ogni attività istituzionale. Nel puntualizzare, con fermezza, che non intendo in alcun modo portare a compimento il laborioso e certosino lavoro intrapreso da coloro che hanno deciso di neutralizzarmi politicamente, mi sorge il dubbio che il tanto consigliato istituto dell'autosospensione da Consigliere Regionale non sia sancito normativamente».

    «Avrei accettato e gradito - continua Crea - di conoscere punti di vista diversi dai miei, avrei accettato e gradito preziosi suggerimenti da chi ha più esperienza di me, ma nella sola ipotesi in cui tutto ciò fosse stato il risultato di incontri riservati e di percorsi condivisi. Rispedisco al mittente, con sdegno, viceversa, le subdole e mediatiche pressioni ricevute, bellamente impacchettate sotto le neppure tanto mentite spoglie di suggerimenti di opportunità. Opportunità per il destinatario o interesse del mittente? Poiché un'eventuale "autosospensione", - continua - appartiene etimologicamente, in via esclusiva, al soggetto che deve determinarsi o meno ad una segnata scelta; anche al fine di fugare dubbi di sorta e di congelare gli ammirevoli ma faticosi attestati di solidarietà ed i continui suggerimenti dei miei Colleghi, mi preme evidenziare, una volta per tutte, che non rinuncerò, né in via transitoria né in via definitiva al mio ruolo istituzionale».
    29 giugno 2006

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/P.../29/crea.shtml

  9. #9
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    Nei verbali il nome di un esponente della margherita
    Pista politica per il delitto Fortugno
    Il consigliere regionale coinvolto è il primo dei non eletti dietro il vicepresidente ucciso

    Lamezia Terme - Dagli omissis dei verbali dell’inchiesta sul delitto Fortugno spunta il nome di un politico: un esponente della Margherita, primo dei non eletti dietro Fortugno per sole settantadue preferenze, assessore mancato alla Sanità.
    Il pentito Bruno Piccolo, la gola profonda della cosca Cordì che ha rivelato i retroscena dell'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale calabrese, pur non conoscendendo movente e mandanti del delitto ha detto una frase che, in un certo contesto, agli inquirenti è apparsa molto interessante: «So che Ritorto era amico di un ragazzo (...) di Locri che lavorava per Crea». Ritorto è il killer di Fortugno, mentre Domenico Crea è appunto il consigliere regionale della Margherita, risultato primo dei non eletti subito dopo Fortugno per una manciata di voti. L'amico del killer a cui si riferisce il pentito era invece finito in manette un mese fa in un'inchiesta di mafia su droga e armi. Tasselli che ora gli investigatori stanno mettendo assieme per avere il quadro completo, partendo dall’ormai assodata affidabilità del pentito che con le sue rivelazioni ha portato alla identificazione dei killer. Bruno Piccolo è secondo i magistrati inquirenti ma anche per il gip che ha firmato gli ordini di custodia cautelare in carcere, “attendibile”.
    Nelle 375 pagine dell’ordinanza, firmata dal gip Maria Grazia Arena, sono riportati anche alcuni stralci di una consulenza psichiatrica. Il pentito, arrestato nel novembre scorso nell’ambito dell’operazione “Lampo”, si legge “è stato sottoposto a consulenza neuropsichiatrica a seguito di richiesta di revoca della misura della custodia cautelare in carcere o, in subordine, di sostituzione della stessa con quella degli arresti domiciliari avanzata dalla difesa per incompatibilità delle sue condizioni di salute con il regime carcerario”. La consulenza, è riferito nell’ordinanza, “ha consentito, tra l'altro, di acclarare che il collaboratore è soggetto munito di validi poteri attentivi- percettivi che non mostra turbe della critica e del raziocinio”. Conclusioni supportate anche dalle relazioni sanitarie redatte dal dirigente delle carceri dell’Aquila in cui Piccolo è stato rinchiuso.
    Attendibile o no, Domenico Crea non cui sta a figurare come il mandante del delitto uscito dalle pagine di deposizioni del pentito. «Con profonda amarezza e sincero stupore, purtroppo, ancora una volta per il tramite di organi di stampa, ho appreso che il mio nome risulta maldestramente accostato ad un conoscente del presunto esecutore dell’efferato delitto», ha sottolineato il consigliere regionale del gruppo della Margherita, subentrato a Francesco Fortugno. «Chiaramente - ha ammonito - ove il velenoso e strisciante linciaggio politico e morale, di delegittimazione della mia persona e del mio ruolo istituzionale, non dovesse subire una agognata ed immediata conclusione, mi troverò costretto a tutelare più incisivamente nelle forme di rito, la mia dignità di uomo e di esponente della Margherita calabrese».
    La “pista politica” tacitamente imbroccata dagli inquirenti, d’altra parte, poggia su precise circostanze, prima tra tutti il colossale giro di appalti per la ricostruzione dell’ospedale di Locri, di cui Fortugno era primario in aspettativa: una appetitosa torta da 28 miliardi di lire. E l’ex ministro Maurizio Gasparri ieri è ancora intervenuto sulla necessità di fare in fretta, di dare risposte al delitto anche se possono spiacere a una parte politica in lizza nelle imminenti elezioni. «Complicità - ha sottolineato Gasparri - ve ne sono certamente e la magistratura, ritengo, ha già degli elementi per fare delle valutazioni. Sarebbe sconcertante conoscere la verità dopo il voto con una giustizia ad orologeria in senso contrario, cioè salvaguardare alcuni settori da possibili responsabilità e farle emergere, soltanto, ad urne chiuse».


    [Data pubblicazione: 24/03/2006]

    http://www.lapadania.com/PadaniaOnLi...Desc=57372,1,1

  10. #10
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    Ricordi quella discussione che avemmo su Napoli "città" più razzista d'Europa? Si parlava dei diritti delle minoranze, neri, gay e tossici che a Napoli non valgono. Su youtube c'è un video raccapricciante di napoletani che abusano di un tossico. Non lo posto perchè è bestiale. Se avete il coraggio di vederlo cercate "drogato secondigliano" su youtube, postato dall'utente tattatore. Napoli è la "città" più razzista del mondo.

 

 
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