Nel cinema italiano c’è stata molta agitazione sei mesi fa: gli autori si sono difatti raccolti attorno ad una lettera-manifesto di Bernardo Bertolucci nella quale il regista si soffermava sul disinteresse che la politica manifesta verso il mondo del cinema e del “Bello” in genere. Il regista e gli altri autori rivendicavano la possibilità per i giovani cineasti di godere delle stesse condizioni di cui loro avevano goduto negli anni ‘60 e ’70: libertà dalla politica e budget consistenti.
Con il Governo cade il disegno di legge di riforma dello spettacolo elaborato dal Ministro dei Beni Culturali Rutelli ... Rutelli voleva un modello simile a quello francese, che concentra l’intera politica del settore cinematografico nelle mani di un organismo (Centro Nazionale della Cinematografia ?) dal quale i registi sarebbero rimasti esclusi. Visto poi che i fondi erano scarsi c’era il rischio che in un impeto di modernizzazione il Ministro decidesse di adottare meccanismi di assegnazione non più sulla base di valutazioni, molto, discrezionali e con ricorso massiccio ai finanziamenti a pioggia, ma che adottasse meccanismi più selettivi in termini di mercato.
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