Sara Farolfi : gli occhi di Mediaset sulla rete Eutelia
Di Domenico Lo Jucco, il nuovo amministratore delegato della società fantasma Omega, si perdono le tracce all'inizio del nuovo millennio. Il suo curriculum però è di quelli che non mentono, e soprattutto che non possono passare inosservati. Lo Jucco - gavetta in Publitalia al fianco di Marcello Dell'Utri, tra i fondatori del partito azzurro, poi sottosegretario all'interno nel primo governo Berlusconi - è stato infatti tesoriere di Forza Italia, il cassiere di Silvio Berlusconi, uno dei suoi uomini più fidati. La sua nomina ai vertici della scatola vuota che ha acquisito l'ex ramo It di Eutelia (Agile) ancora non risulta dalle visure camerali della camera di commercio, ma è stata rivelata dai custodi giudiziari a cui il tribunale fallimentare ha affidato a inizio anno la gestione dell'ex Eutelia. Un uomo di fiducia di Berlusconi a capo di una società fittizia, la cui catena di controllo riporta in uno scantinato di Londra dove hanno sede i due fondi (Restform limited e Anglo Corporate Management) che controllano Libeccio. Per Libeccio (srl domiciliata all'aereoporto di Cagliari, come risulta dalle visure camerali) il pm di Milano Francesco Greco ha chiesto l'istanza di fallimento.
Che ci sia un'interesse di Mediaset per i 14 mila chilometri di fibra ottica di Eutelia non è un mistero. A scoprire qualcosa di più sono stati gli attivisti di Clash City Workers. La loro inchiesta (disponibile su YouTube) parte proprio dall'interesse strategico di Mediaset per la fibra ottica, e ci riporta negli scantinati londinesi della Restform Limited e Anglo Corporate Management. I due fondi, che operano in Italia dal 2002, hanno comprato e venduto in questi anni diverse società (quasi sempre fittizie con poche migliaia di euro di capitale sociale). Quando esplode il caso Eutelia sui media nazionale, a novembre scorso, i due fondi decidono di disfarsi delle partecipazioni detenute in una società, la Pf real Estate, l'unica delle partecipate che dichiara a bilancio una cifra credibile (due milioni di euro circa). A comprarla sono niente meno che tre ex manager di Fininvest e Mediaset: Giuseppe Renzo Ciocchetti, Andrea Locatelli e Marco Bogarelli. I tre «sono nel cda di Milan Channel, gestiscono il brand Milan e curano la vendita dei diritti Tv del campionato di calcio di serie A e B». Marco Bogarelli risulta anche essere socio in affari di Tarak Ben Ammar, il finanziere franco tunisino, ex consigliere di amministrazione di Mediaset, che siede attualmente nel cda di Telecom e Mediobanca. Liberata da Pf Real Estate, Omega è diventata effettivamente una scatola vuota, pronta per il fallimento (e pronta a farne pagare le conseguenze a circa 10 mila lavoratori).
Ma le cose forse non sono andate come previsto, e i suoi piani, con la nomina del nuovo amministratore delegato, sembrano cambiati. Non è questo il momento di fallire, e sono in molti a dare per certa la concessione del concordato preventivo da parte del tribunale fallimentare di Roma (presso cui i sindacati hanno chiesto lo stato d'insolvenza). Attraverso il concordato la società ritornerebbe in pista, a debiti praticamente azzerati e al riparo per un po' di tempo da ogni ulteriore richiesta di insolvenza. Sulla decisione del presidente del tribunale fallimentare di Roma, che ha dato tempo a Omega fino al 31 marzo per presentare tutta la documentazione, avrebbero pesato «le fortissime pressioni del governo», denunciano i lavoratori. Rinviare il fallimento di Omega andrebbe a vantaggio di chi oggi ha interesse per la rete in fibra di Eutelia. La società aretina è un'azienda praticamente decotta e sommersa dai debiti: se Omega fallisse ora (a neppure un anno dall'acquisizione di ramo d'azienda), sarebbe molto facile per un giudice ottenere se non il rientro del ramo d'azienda (Agile) all'interno di Eutelia, una consistente monetizzazione che potrebbe affossare definitivamente la societa della famiglia Landi. Gioca a favore di questa ipotesi il fatto che, nei giorni scorsi, sia stata la stessa Omega a pagare gli stipendi a una trentina di lavoratori Agile di Cosenza. «Se la società non fosse sicura di rientrare presto in pista non avrebbe sborsato circa 70 mila euro», sostengono i sindacati. Chi per ora ha pagato questa crisi sono i lavoratori, da mesi senza stipendio. Da mesi chiedono il mantenimento degli impegni presi dal sottosegretario Letta. Impegni mai rispettati, e forse la ragione inizia a trovare qualche spiegazione.
Viva la Comune





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