Democrazia!
Potere alle masse, alla gente, al popolo!
Dalla dittatura che governava col gambale e la mascella quadra, alla "rappresentanza" (parola nobilissima) in cui tutti hanno, solo sulla carta, voce in capitolo.
Ma che voce! Bisogna avere una cieca fiducia nell'uomo, quantomeno considerarlo come individuo pensante, ragionevole, autonomo.
E invece io sono convinto che l'uomo come individuo, allo stato di natura, sia irragionevole, dipendente e... anche un po' scemo.
L'uomo è egoista, vuole il suo bene e non quello degli altri. La partecipazione è un'impresa del tutto cerebrale, contro natura!
In fondo, in fondo, siamo convinti per abitudine che il mondo vero sia proprio quello descritto da Studio Aperto, quello fatto dai calciatori che ci commuovono se fanno una pubblicità per i bambini africani, orfani, profughi, malati di Aids, mutilati o, meglio ancora, rachitici!
Quanto è meschino e schifoso il popolo!
Il nido preferito dal bacillo dell'ipocrisia, dell'inconsistenza.
Il popolo ben pensante e senza slanci, divorato e divoratore!
Prendiamo un tizio qualunque... un bancario. Più qualunque di un bancario è impossibile.
Si alza la mattina, saluta la mogliettina, sale sulla sua macchinina... arriva in banca, timbra il cartellino, fa una pausetta per il caffé, lavoricchia un quarto d'ora, telefona alla moglie per sapere se deve comprare il pane... poi un'altra pausetta per il secondo caffé, torna a lavorare per altri cinque minuti e poi c'è la pausa pranzo e la sigaretta coi colleghi.
E le ferie... ah, le ferie! Ci vanno tutti! E non nella campagna vicina, no! Maldive, Caraibi, le Fiji, Vietnam e Thailandia! Tutti coi viaggi organizzati, in villaggi turistici che sono tutti identici e non ho mai capito perché uno per andare in piscina debba andare così lontano. Che vita, il bancario!
Perché mai dovrebbe sentire la necessità di informarsi? Sta lì, grasso come un Buddha, pacioso e vagamente unto... che necessità vuoi che abbia? Cosa gliene frega a lui?
Ecco... si, forse ho trovato quello che manca.
Manca la fame, quella nera... manca la guerra!
In guerra vengono fuori i valori reali, la dignità dell'essere umano, il sostegno reciproco.
Peccato che si muore.
Però in guerra non si ha tempo per essere distratti e ad uno come Pippo Franco gli sparano nel culo!
In guerra la libertà è un bene prezioso da conservare nelle piccole cose, non è regalata nei suoi eccessi demenziali, dove pare che andare in giro con le chiappe al vento e senza pudori sia una conquista progressista!
E il progresso! Si parla sempre del progresso come di qualcosa legato alla libertà. Ma chi lo dice?
Nel nome del progresso si sono fatte le cose più feroci e meschine, si sono sterminati e sfruttati centinaia di popoli, uccisi bambini, distrutte nazioni intere. E la scienza che, con la scusa del progresso, specula sulla vita umana e crea cose asetticamente aberranti! E tutti questi figli di Voltaire, come dei deficienti, a dar loro ragione sempre e comunque nel nome della libera ricerca, del progresso!!
E la nostra libertà? Intendiamoci su quale libertà sia da difendere.
Perché io credo che alla fine la libertà vera, quella che ci permette di essere noi stessi, non la vogliamo neppure.
Seppur ci si dica diversi, a ben vedere siamo tutti uguali: col nostro vestire, col nostro mangiare, col nostro votare siamo tutti indicati nelle nostre appartenenze di status sociale, di religione o di partito: la trinità dello schifo umano.
Tutti a cercare di essere qualcosa, tutti ad inseguire un'appartenenza per non fare i conti con il nostro vuoto abissale.
Che cosa triste che è il popolo.
E anche la tolleranza, la solidarietà, il "volemose bene"... mi fa vomitare. Il Papa che accarezza i bambini, la sinistra che con la solidarietà ha creato un impero finanziario e ingrassa a dismisura... davvero, mi viene il vomito.
Perché questa tolleranza non è reale: è un'anestesia, è togliermi il gusto di potermi incazzare.




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