Lo schema del sistema bancario privato globale

E' questo schema del debito, con la sua arma letale dell'interesse composto annuo, che ha permesso ad una minuscola cricca di finanzieri di dominare gli affari del mondo. Nel libro Tragedy and Hope, il professor Carrol Quigley ha descritto ciò che conosce di questa combriccola finanziaria, che egli definisce semplicemente "i banchieri internazionali". Il dottor Quigley, che fu mentore di Bill Clinton alla Georgetown University, scrive che lo scopo dei banchieri internazionali è "nientemeno quello di creare un sistema mondiale di controllo finanziario che sia in mani private e che sia in grado di dominare il sistema politico di ogni paese e l'intera economia mondiale", un sistema "che sarà controllato secondo un modello feudale dalle banche centrali del mondo che agiranno di concerto, tramite accordi segreti" (9). La chiave del successo dei banchieri è che questi controllerebbero e manipolerebbero il sistema monetario mondiale facendolo in realtà sembrare sotto il controllo dei governi nazionali.

La maggior parte dei paesi è stata ora catapultata in questo schema del sistema bancario privato globale e la maggior parte del denaro mondiale è creato da banche commerciali sotto forma di prestiti gravati da interesse. Oggi, negli Stati Uniti, l'unica forma di denaro creata dal governo è costituita dalle monete metalliche, che rappresentano solamente un millesimo dell'offerta monetaria complessiva. Le banconote (dollari) con la dicitura Federal Reserve sono create dalla Federal Reserve, un'azienda bancaria privata, e prestate al governo. L'enorme quantità dell'offerta monetaria è tuttavia creata quando le banche commerciali concedono prestiti. E questo viene fatto con la contabilità in partita doppia: la somma del pagherò del mutuatario è semplicemente accreditata come deposito sul suo conto e compensata con la voce di passivo nella sezione riguardante la banca (10). La creazione del denaro è un affare privato anche nella maggior parte degli altri paesi. Anche dove la banca centrale è tecnicamente di proprietà dello stato, come nel Regno Unito e in Canada, questa produce solo la cartamoneta della nazione, lasciando la creazione della maggior parte dell'offerta monetaria alle banche commerciali sotto forma di prestiti gravati da interesse composto (11).

L'alternativa a questo sistema della "banca centrale" indipendente è quello che veniva definito "sistema bancario nazionale". Una banca centrale di proprietà dello Stato emetteva la valuta nazionale come agente del governo, e il governo spendeva il denaro o lo prestava nell'economia per lo sviluppo interno e per le necessità pubbliche. Il signoraggio praticato su questo denaro (ossia la differenza tra il costo della creazione e il suo valore facciale) proveniva dal governo, che otteneva denaro senza interesse e senza debito. L'obiettivo dei banchieri internazionali fu quello di privatizzare questo sistema e di prenderne il controllo. La banca centrale avrebbe creato ancora l'offerta monetaria nazionale ma avrebbe prestato il denaro al governo, lasciandolo con un debito enorme sul quale gravano anche gli interessi. Una volta caduto nella ragnatela del debito, il governo sarebbe indotto a privatizzare i propri beni pubblici, alla portata dell'acquisto e del controllo del capitale della finanza internazionale.

Nel 1968, durante un incontro del gruppo segreto conosciuto come i Bilderberger, un alto funzionario americano di nome George Ball parlò della creazione di una "azienda mondiale". Ball era sottosegretario del Ministero degli affari economici e amministratore delegato dei due giganti bancari Lehman Brothers e Kuhn Loeb. La "azienda mondiale" doveva essere una nuova forma di colonialismo, nel quale i beni globali sarebbero stati acquisiti dall'economia piuttosto che dall'imposizione militare. La "azienda" si estenderebbe oltre i confini nazionali, impegnandosi aggressivamente in fusioni e acquisizioni finché i beni del mondo non si fossero inclusi in un'unica azienda privata, con gli stati-nazioni sottomessi ad un sistema internazionale di banche centrali private (12).

Prima della Seconda Guerra Mondiale, la mente di questo sistema bancario privato globale era in Inghilterra ma si è spostata a Wall Street con l'ascesa economica degli Stati Uniti. Con gli accordi di Bretton Woods, il dollaro americano diventò la "moneta di riserva" mondiale insieme all'oro. Nel 1971, il Presidente Nixon sganciò il dollaro dal gold standard e il dollaro divenne la moneta di riserva del mondo senza più alcun vincolo. I prestatori americani potevano creare e prestare dollari a chiunque. Per garantire che i prestatori ottenessero il proprio interesse, alla fine degli anni '70 la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale iniziarono ad imporre delle "condizioni" sui prestiti ai paesi debitori del Terzo Mondo, richiedendo di aprire i loro mercati di capitali, ridurre drasticamente le spese sui programmi sociali e privatizzare le industrie. Nel frattempo, gli attacchi speculativi sulle valute locali che erano state lasciate "galleggiare" nei mercati borsistici stranieri senza il vincolo dell'oro causarono profonde svalutazioni monetarie, consentendo agli investitori stranieri di rastrellare questi beni privatizzati ad un prezzo stracciato.

Quando i pezzi del domino non cadono

L'Iran è stata una delle poche nazioni ad essere sfuggita a questo schema di privatizzazione globale. L'Iran aveva il proprio petrolio ed è riuscita ad evitare la trappola della svalutazione monetaria speculativa imponendo restrizioni sugli scambi con l'estero e un controllo sui prezzi nella propria valuta, un processo che è stato possibile grazie alle sufficienti riserve provenienti dalle vendite di petrolio ai paesi esteri (13). L'industria del petrolio di proprietà statale ha consentito all'economia di prosperare, nonostante le sanzioni economiche e le dicerie che sostengono il contrario (14). Un movimento "riformista" incline all'aumento delle privatizzazioni ha portato nel 2005 l'elezione del Presidente Mahmoud Ahmadinejad, un "populista" che ha promesso di redistribuire in modo ancor più cospicuo le ricchezze provenienti dal petrolio iraniano e ha impegnato il governo a sovvenzionare progetti del settore pubblico e investimenti filantropici (15).

Gli studenti islamici stanno cercando di escogitare un sistema bancario globale che possa rappresentare un'alternativa allo schema basato sull'usura che ora ha il pieno controllo a livello internazionale, e l'Iran sta facendo strada nell'ideazione di questo modello. L'Iran si caratterizza come un repubblica islamica democratica che fa valere i principi islamici non solo moralmente ma anche legalmente e politicamente. Lo scià di Persia sostenuto dagli americani fu detronizzato nel 1979, ponendo fine a 2.500 anni di dominio monarchico. Tutte le banche iraniane furono allora nazionalizzate e il governo chiese la creazione di un sistema bancario islamico che sostituisse i pagamenti ad interesse con la condivisione del profitto. La banca centrale di proprietà dello stato iraniano avrebbe emesso la valuta nazionale, con il signoraggio che sarebbe andato al governo e non alle banche private (16). Il governo iraniano è uno tra i pochi ad avere un bassissimo debito estero, perché utilizza le banche di proprietà dello stato per concedere prestiti utili a progetti industriali e agricoli. La caratteristica peculiare del sistema bancario iraniano è comunque quella di perseguire il divieto islamico contro l'usura. E questo significa che i prestiti sono concessi senza interesse (17).

Almeno, questo è vero in principio. Per far funzionare il loro sistema contro lo schema dominante, gli economisti islamici sono dovuti giungere ad una sorta di definizione creativa di "interesse". Supponendo che l'Iran possa sviluppare un modello alternativo attuabile, potrebbe benissimo minacciare il sistema bancario basato sull'usura che ora domina il commercio e la finanza internazionale. Se i governi dovessero iniziare a fare quello che fanno ora le banche, cioè anticipando "credito" creato dal nulla grazie alle registrazioni contabili, potrebbero eludere l'ingombrante interesse che rappresenta oggi il costo principale della maggior parte dei programmi di governo. E' stato valutato che eliminando gli oneri sugli interessi sarebbe possibile dimezzare i costi medi delle infrastrutture, dello sviluppo di energia sostenibile e di altri programmi (18). Le economie del Terzo Mondo potrebbe finalmente sfuggire alla morsa d'acciaio dei banchieri internazionali, facendo crollare un impero bancario globale che è in piedi da 300 anni.

La portata degli aiuti finanziari è stata suggerita da Tarek El Diwany, un britannico esperto di finanza islamica e autore del libro The Problem with Interest (2003). In una presentazione tenutasi all'università di Cambridge nel 2002, egli ha citato un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo nel quale si affermava:

Esonerati dalla restituzione del proprio debito, i paesi fortemente indebitati potrebbero utilizzare i fondi per gli investimenti che, solo in Africa, potrebbero salvare le vite di 21 milioni di bambini entro l'anno 2000 e fornire a 90 milioni di donne e ragazze l'accesso all'istruzione di base.

El Diwany osserva: "Il Programma delle Nazioni Unite non dice che i banchieri stanno uccidendo i bambini, dice che questo lo sta facendo il debito. Ma chi sta creando il debito? Ovviamente i banchieri, prestando denaro che hanno fabbricato dal nulla. In cambio, i paesi in via di sviluppo pagano al mondo sviluppato 700 milioni di dollari al giorno netti per ripagare i propri debiti". E concludendo la presentazione:

Ma c'è una speranza. Le nazioni in via di sviluppo non devono pensare di essere impotenti di fronte ai propri oppressori. La loro migliore arma a disposizione è ora la dimensione abnorme che ha raggiunto la crisi stessa del debito. Un default coordinato e simultaneo su larga scala degli obblighi internazionali di debito potrebbe facilmente compromettere il sistema monetario occidentale, e l'Occidente questo lo sa. Ci potrebbe essere una guerra, naturalmente, o solamente la minaccia, accompagnata forse da lezioni da moralità finanziaria da parte di Washington. Ma che importa quando c'è così poco da perdere? A tempo debito, ogni popolo oppresso si rende conto che è meglio morire con dignità piuttosto che vivere in schiavitù. I prestatori del mondo dovrebbero anch'essi ricordare questa lezione (19).

Questo potrebbe spiegare i cannoni puntati contro l'Iran e l'inasprimento delle sanzioni economiche contro il paese. I pezzi del domino che non cadono nella trappola del debito devono esservi spinti con la forza. Come per i brutali attacchi avvenuti in Libano nel luglio 2006, è probabile che gli obiettivi militari in Iran siano quelli economici - porti, ponti, strade, aeroporti, infrastrutture di raffinazione (20). La minaccia posta dal modello economico alternativo iraniano sarà cancellata riportando il paese all'età della pietra.

Versione originale:

Ellen Brown
Fonte: www.webofdebt.com
Link: http://www.webofdebt.com/articles/war-with-iran.php
13.11.07


Fonte comedonchisciotte