



Articolo 18, Napolitano non firma
Troppi dubbi sul'arbitrato
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha firmato il Ddl del governo sul lavoro e ha rimandato il testo alle Camere. "Il Capo dello Stato è stato indotto a tale decisione dalla estrema eterogeneità della legge e in particolare dalla complessità e problematicità di alcune disposizioni - con specifico riguardo agli articoli 31 e 20 - che disciplinano temi, attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale. Ha perciò ritenuto opportuno un ulteriore approfondimento da parte delle Camere, affinchè gli apprezzabili intenti riformatori che traspaiono dal provvedimento possano realizzarsi nel quadro di precise garanzie e di un più chiaro e definito equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale" si legge nella nota del Quirinale.
I rilievo del Colle si appuntano su una delle due norme del ddl Lavoro. Quella che riguarda la nuova procedura di conciliazione e arbitrato che di fatto incide sulle norme dell'articolo 18 relative al licenziamento. In particolare l'articolo indicato nel comunicato del Quirinale prevede che già nel contratto di assunzione, in deroga dai contratti collettivi, si possa stabilire che in caso di contrasto le parti si affidino ad un arbitrato.
I primi di marzo l'aual avevava approvato il ddl. Un provvedimento che contiene norme sui lavori usuranti, gli ammortizzatori sociali, l'apprendistato e le controversie sul lavoro. La contestata normativa sull'arbitrato, aveva sottolineato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, faceva parte della versione originaria della legge Biagi: "Il diritto sostanziale del lavoro, incluso l'articolo 18 dello Statuto non è stato minimamente toccato".
Cauta la prima reazione del governo. "Napolitano ha sempre mostrato una grande attenzione" alla etrogeneità delle norme e alle coperture finanziarie, è nel suo potere rimandare alle Camere, non ho nulla da obiettare" dice il ministro dell'Interno, Roberto Maroni.
(31 marzo 2010) Tutti gli articoli di Economia
http://www.repubblica.it/economia/20...icolo-3042552/
Ha finito l'inchiostro.:sofico:
Ultima modifica di Daniel.San; 31-03-10 alle 13:08
Chi trova un amico, trova un lavoro...




comunista!
l'italiano ha un tale culto per la furbizia che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno.
jesus died for somebody's sins but not mine


Abbiamo evitato di vedere stravolto ulteriormente il quadro normativo intorno alal materia del lavoro. Sottrarre il giudizio sulle contese agli organi giudiziari per trasferirlo ad un lodo sarebbe stato compiere un abuso ai danni dei lavoratori. Il punto è: evitare il ricorso al giudice del lavoro; produrre norme che impediscano lo scoppio della disputa e prevengano i licenziamenti disciplinari.
Ultima modifica di Aurelianus; 31-03-10 alle 15:24
"La credenza in un'economia di mercato in cui l'acquirente è sovrano è una delle più convincenti forme di truffa" (John Kenneth Galbraith, L'economia della truffa)


Ma che strano, è un presidente che firma tutto, e ora stranamente non firma ?
Ma è molto strano................
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http://castapolitica.blogattivo.com/index.htm


Ha appena fatto sapere che c'è il rischio che l'inchiostro della sua penna non venga rifornito nemmeno per la legge sul legittimo impedimento... sta un po' rovinando la festa a qualcuno...


Non bisogna riformare l'arbitrato ma abolirlo del tutto in caso di licenziamento. In questo senso non basta la "volontarietà" chiesta dal Quirinale. La "volontarietà" non salva il principio costituzionale della tutela del lavoratore che potrebbe essere indotto "volontariamente" ad adire all'arbitrato.
Rinvio alle Camera della 1167
Il Capo dello Stato non ha firmato l'indecente legge 1167 che vanifica l'art.18 e peggiora o rende impossibile l'accesso alla giustizia dei lavoratori. Dobbiamo di ciò essergli grati. Non ha voluto passare alla Storia come l'affossatore del diritto alla giusta causa mettendo il suo timbro su una legge che considera il lavoratore alla pari con il suo datore di lavoro e non minus habent bisognoso di tutele giuridiche.. Questa scelta di Napolitano è stata compiuta nonostante l'esistenza di un vasto partito di avversari e liquidatori dei diritti dei lavoratori fondato venticinque anni fa da Ezio Tarantelli con la sua campagna per abolire la scala mobile e poi sviluppata nel tempo da Massimo D'Antona che ha dato gli "instrumenti" giuridici per la privatizzazione del pubblico impiego e più avanti ancora da Marco Biagio fornitore dell'officina
per la precarizzazione. Questi personaggi sono stati uccisi dalle Brigate Rosse che hanno con ciò creato una sorta di mito sacralizzato della loro disastrosa dottrina. Non si può parlare male o criticare coloro che hanno pagato con la vita la loro convinzione ideologica e dottrinaria. Ed infatti il sacrificio del sangue versato ha imbarazzato o addirittura bloccato i critici di una linea che si è risolta in un grave imbarbarimento delle relazioni sociali ed in un costante impoverimento della maggioranza della popolazione lavoratrice. Avere truffato i lavoratori ed i pensionati con un meccanismo di copertura dall'inflazione fasullo ha generato un meccanismo di povertà. L'Italia della scala mobile e del contratto a tempo indeterminato era prospera e felice. Oggi, la crisi che investe le aziende e distrugge il commercio, è dovuta ad un drastico abbattimento dei consumi interni determinato dai bassi salari
e dalla mancanza di futuro per tante generazioni. I lavoratori sono infelici in continua ansia per il posto e per le bollette da pagare. Se avessimo Sindacati non felloni e collaborazionisti, dovremmo
rivendicare la scala mobile, il contratto a tempo indeterminato per tutti, l'abolizione delle
leggi che hanno menomato conquiste come quelle dell'orario di lavoro, sganciato le aziende dai loro obblighi sociali, ridotto il diritto ad un giusto ed equo processo con l'introduzione dell'onere delle spese per il lavoratore soccombente.
Il rinvio alle Camere della 1167 riguarda l'art.31 e l'art.20.. Ma tutta la legge è impregnata di una volontà di smobilitazione dei presidi legislativi esistenti a tutela dei diritti dei lavoratori. Muove nell'ottica della cosidetta sussidiarietà sostenuta da Sacconi che prevede la privatizzazione della legge, (già qualcuno nelle università italiane si improvvisa teorico dell'esercizio privato e tra privati della legge del lavoro).
Il rinvio è stato causato dalla brutalità e dall'impudenza di norme votate senza tenere in alcun conto il dettato costituzionale e la dottrina esistente. Ma ha influito la frattura nel campo di Agramante. Ichino e Treu, noti liberisti, si sono dissociati e l'ex Ministro del Lavoro Damiano si è lamentato di commissioni arbitrali che potrebbero avere rappresentanti dei sindacati locali (cobas o altri) al loro interno. Vorrebbe conservare il monopolio mafioso della rappresentanza a Cgil, Cisl, e Uil.
Cisl ed Uil si erano affrettati ancora prima della promulgazione della legge a sottoscriverla assieme al Governo ed alle associazioni padronali. Volevano mettere il Quirinale e l'opinione pubblica davanti al fatto compiuto di una volontà che sfidava ed isolava la CGIL che aveva dissentito. Ma la CGIL aveva percepito la collera del mondo del lavoro e l'aveva voluto rappresentare, sia pure insufficientemente, nello sciopero del 12 marzo. Tra le forze politiche bisogna notare che il PD, pur votando contro, non era dispiaciuto della legge e D'Antoni ed altri si sono spinti fino a difenderla pubblicamente.
Le forze che operano contro la giusta causa sono proterve, arroganti e difenderanno le loro posizioni. Non è detto che le Camere si ripresenteranno al Quirinale con una legge limpida, priva di ambiguità. Non bisogna riformare l'arbitrato ma abolirlo del tutto in caso di licenziamento. In questo senso non basta la "volontarietà" chiesta dal Quirinale. La "volontarietà" non salva il principio costituzionale della tutela del lavoratore che potrebbe essere indotto "volontariamente" ad adire all'arbitrato.
Non vorrei che fosse stato concordato tra i tecnici del Quirinale e del Governo un testo di richieste alle Camere che avranno l'effetto della classica montagna che partorisce il topolino.
Insomma, tutti contenti e soddisfatti della riaffermata legalità costituzionale della Repubblica ma alla fine fregati nel merito.
Pietro Ancona
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Lavoro, Napolitano non firma Troppi dubbi sull'arbitrato - Repubblica.it
Eguaglianza & Libertà
Angolo@ATA: IL PROCESSO DI LAVORO 2010
Ddl lavoro, Napolitano non firma - Corriere della Sera
Solo il socialismo può salvare il pianeta
Basta con il PIL


segnali di vita dal quirinale?