Chissà perchè i sinistri sono così angosciati dalle presunte infiltrazioni mafiose in Lombardia (che non governano) e se ne impippano delle presunte infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna, che invece governano...misteri italici
Parma succursale della mafia: 8 in manette
Parma succursale della mafia: 8 in manette
PARMA, 15 DICEMBRE - Erano 8 le persone legate a Parma implicate in un giro di estorsioni legate alla mafia. È infatti corso dalle prime luci dell'alba tra la Sicilia e il Nord Italia una vasta operazione antimafia condotta dalla Polizia di Stato di Caltanissetta che sta eseguendo 41 ordini di custodia cautelare nei confronti di altrettanti presunti esponenti della cosca mafiosa degli Emmanuello di Gela (Caltanissetta). Gli arresti vengono eseguiti tra l'isola, la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria e la Toscana. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta, Giovanbattista Tona, su richiesta della Dda nissena. Le accuse variano dall'associazione mafiosa finalizzata al controllo illecito degli appalti e dei subappalti, intermediazione abusiva di manodopera, traffico di stupefacenti, ricettazione, estorsione, danneggiamenti, riciclaggio di denaro sporco, detenzione e porto abusivo di armi e munizioni. Secondo quanto accertato dagli investigatori, la cosca degli Emmanuello, avrebbe messo in piedi al Nord una vera e propria 'succursale’ della mafia, con base a Parma, che controllava imprese e appalti.
Nella città ducale la presunta 'mente' era Salvatore Terlati. Dal 2003 al 2004, anno del suo arresto, avrebbe messo in piedi un giro di estorsioni ai danni di imprenditori originari di Gela che operavano a Parma e nel nord Italia. Gli altri 7 sono stati definiti 'cellule dormienti' e abitavano in città ben prima dell’arrivo di Terlati nonostante pare fossero comunque legato alla cosca degli Emmanuello. La loro attività sarebbe stato interrotto nel 2004 , quando Terlati finì in manette.
Uno solo degli indagati è riuscito a sfuggire alla cattura. Questi i nomi degli arrestati. Carmelo Alabiso, 32 anni di Gela detto “u Mongolo”; Nunzio Alabiso, 30 anni di Gela ma residente a Varano Melegari (Parma); Francesco Aprile, 63 anni, di Niscemi detto «u Vecchiu»; Rocco Ascia, di 34 anni, Giuseppe Salvatore Bevilacqua, di 42, Giuseppe Billizzi, di 37, Massimo Carmelo Billizzi, di 34, Maurizio Bugio, di 39, Emanuele Caltagirone, di 33, Marco Gino Carfà, di 31, tutti di Gela; Rosario Cascino, 43 anni, nato a Gela e residente a San Zeno Naviglio (Brescia); Angelo Eugenio Di Bartolo, 32 anni nato a Gela e residente a Parma; Gianfranco Di Natale, 36 anni di Gela; Andrea Frecentese, 33 anni di Pordenone; Raimondo Gambino, 25 anni, Gianluca Gammino, di 35 e Salvatore Gravagna, di 27, tutti di Gela; Claudio Infuso, 31 anni nato a Gela e residente a Parma; Fabio Infuso, 37 anni di Gela; 39 anni di Gela ma residente a Parma; Nunzio Mirko Licata inteso Barboncino, 32 anni di Gela ma emigrato a Ghedi (Brescia); Claudio Lo Vivo 34 anni di Gela ma domiciliato a Pordenone; Crocifisso Lo Vivo, 44 anni di Gela; Marco Maganuco, 33 anni, Francesco Martines di 26, e Sandro Vissuto, di 21 anni, tutti di Gela; Claudio Parisi, 54 anni, domiciliato a Genova; Gianluca Pellegrino, 25 anni e Alessandro Piscopo, di 35, e Giuseppe Piscopo, di 33, tutti di Gela; Tommaso Placenti, 33 anni di Gela ma residente a Parma; Paolo Portelli, 41 anni di Gela; Bruno Salvatore Quattrocchi, 30 anni, di Gela, Nunzio Quattrocchi 34 anni di Gela residente a Sesto Fiorentino; Calogero Sanfilippo, 34 anni di Mazzarino; Gabriele Giacomo Stanzà, 39 anni nato a Capizzi (Messina) e residente a Valguarnera (Enna); Salvatore Terlati, 35 anni di Gela inteso “Ciap Ciap”, Daniele Turco, 40 anni, Francesco Vella, di 34 anni e Domenico Vullo, di 33, anche loro di Gela.
PARMA LA BASE OPERATIVA
Con l'operazione Compendium la Direzione investigativa antimafia, la squadra mobile di Caltanissetta e il commissariato di polizia di Gela hanno ricostruito le attività illecite della criminalità organizzata gelese degli ultimi 8 anni, tracciando la mappa di affari e interessi del gruppo di Cosa nostra, monitorando le attività di sostegno alla latitanza di Daniele Emmanuello, e sgominando la rete di collegamento che il clan aveva realizzato con il Nord, scegliendo Parma come base operativa. La prima traccia l'ha fornita uno dei pizzini ritrovati, durante l'autopsia, nello stomaco del boss, ucciso a novembre del 2007, mentre tentava di sottrarsi alla sua cattura, nelle campagne di Enna. A Parma si era trasferito uno dei luogotenenti di Daniele Emmanuello, Salvatore Terlati, il quale, con la complicità di alcuni imprenditori gelesi che operavano sul posto (i fratelli Infuso, gli Alabiso e Di Bartolo), era riuscito a mettere in piedi una lucrosa attività di caporalato, piazzando a varie imprese del Nord manodopera specializzata (saldatori, tubisti, carpentieri) proveniente da Gela. Lo stesso Terlati sottoponeva ad estorsione molte ditte di varie regioni attuando una sorta di 'racket dal volto umanò. Incassava tangenti ma a modo suo 'aiutava' le vittime a recuperare la spesa extra fornendo loro fatture false per prestazioni inesistenti, che permettevano di scaricare i costi ed evadere il fisco. Ma chi non pagava subiva intimidazioni e danneggiamenti. Copertura logistica e denaro servivano al clan per allargare i propri affari nelle regioni dell'Italia centro-settentrionale e per alimentare il traffico di stupefacenti. L'organizzazione era così radicata che aveva deciso di infiltrarsi nella politica. Orazio Infuso, Marco Carfì e Nunzio Alabiso furono candidati, nel 2007, alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Parma, nella lista dell'Udeur. Nessuno dei tre però è stato eletto.
15/12/2009





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