Da quindici anni a questa parte, in Italia la libertà s’è sempre più allontanata dall’individuo. Eppure, nel 1992 sembrava stesse per esplodere una rivoluzione. La scure di Tangentopoli falciava ogni corrotto in circolazione. La Lega Nord imbarcava voti quanto la falla di una nave ingoia acqua nel bel mezzo di una burrasca. L’Urss era miseramente crollata sotto le sue stesse miserabili macerie. Si respirava un’aria che pareva pura e frizzante. In Lombardia si credeva nel federalismo, quello di Miglio, e/o nella secessione. In tutta la Padania forse. Invece…
Nel 2007, la pressione fiscale è aumentata di parecchi punti, la tassazione locale s’è sovrapposta a quella regionale e nazionale, sputtanando ogni sorta di decentramento. Anzi, i separatisti con l’ampolla oggi masticano voracemente ai bordi della pastoia romana. La burocrazia è un cancro inestirpabile e i parassiti che la compongono sono talmente inamovibili che verrebbe da dire sia stato Dio in persona ad averli assunti. Per aprire un’azienda, ci vuole qualche giorno in più rispetto ad un tempo. E le aziende statali privatizzate si chiamano Poste, Trenitalia e Alitalia. Sul Mezzogiorno preferisco stendere un velo pietoso.
Che dire dei protagonisti di questo tracollo? Certo, ora tutti sanno che il loro nome è Casta, ma per un cinghialone che se ne è andato a morire in esilio da pregiudicato (a cui dedicheranno presto vie, piazze e persino vicoletti), ne sono comparsi a decine che restano in parlamento con tanto di condanne passate in giudicato sul groppone. Che volete…
Una volta c’erano i parrucconi. Insopportabili. Ora, basta che uno col parrucchino si elevi di qualche centimetro su una predella di un’utilitaria per credere che la libertà sia a portata di popolo. Dopo che la libertà, anche durante il suo governo, è stata stuprata peggio che una verginella sotto le sgrinfie di un orco. Dalla bocca dei nani e delle ballerine odierni gronda tanta e più demagogia di quanto grasso coli da una fetta di mortadella abbrustolita.
E la gente comune, specialmente quella che sgobba da mattino a sera? Niente… se le è bevute tutte, durante questi ultimi tre lustri, le boutade “innovative” di destra e di sinistra. Serve il maggioritario!!! E giù voti nelle urne. Serve l’uninominale!!! E giù voti nelle urne. Serve il federalismo ficale!!! E giù voti nelle urne. Abbasseremo le tasse!!! E giù voti nelle urne. Garantiremo la sicurezza!!! E giù voti nelle urne.
A volte, quando penso al “cittadino-votante” del recente passato mi viene in mente il racconto “i sette piani” di Dino Buzzati. Più o meno faceva così: al settimo piano, al malato veniva assicurato che il suo non era un caso grave. Ma puntualmente veniva portato al piano sotto insieme a quelli che stavano peggio. Ed ad ogni rassicurazione dei medici (i nostri politici), piano dopo piano la sua malattia si acutizzava. E’ morto a pianterreno il poverello.
Sorry, ma a che piano siamo arrivati??? Fermate l’ascensore, voglio scendere.
L’Argentina è fallita per eccesso di statalismo. Quando ha fatto crac spendeva il 72% del suo Pil in spese correnti. L’Italia, oggi, ne spende il 50%!
Sissignori, vorrei tanto scendere. Oppure svegliatemi se sto sognando. Mi chiedo, vi chiedo: possiamo far cambiare rotta alla nave sulla quale ci si siamo imbarcati e che, indipendentemente dal manovratore, sta andando dritta verso un iceberg? Io alle promesse ho smesso di credere da quando a farmele non sono stati più i miei genitori. Meno ancora presto l’orecchio a quelle da marinaio.
Sono un libertario. Non voglio cambiare il mondo, nemmeno l’Italia. Non voglio fare il bene dell’umanità. Però voglio che l’Italia mi lasci in pace, anche il mondo se possibile. Voglio fare da me. Voglio essere libero di decidere, di scegliere, di sbagliare. Basta Stato e più mercato è lo slogan che mi piace. Bruno Leoni, oltre cinquant’anni fa, si domandava: ma come è possibile che un cittadino voglia delegare le sue scelte ad un politico che dei mestieri degli altri conosce poco o nulla? Mai domanda è stata così d’attualità! Evviva la rivoluzione!
http://www.libertari.org/




Rispondi Citando

